Barthes di Roland Barthes (titolo originale Roland Barthes par Roland Barthes) è un libro di Roland Barthes, pubblicato in Francia nel 1975 dalle Éditions du Seuil nella collana Écrivains de toujours. L'opera assume l'autore stesso come oggetto di scrittura, ma mette in discussione le convenzioni dell'autobiografia attraverso una costruzione frammentaria, l'alternanza delle persone grammaticali e il rifiuto di una narrazione lineare e di un soggetto unitario.

La prima traduzione italiana, di Gianni Celati, fu pubblicata da Einaudi nel 1980 con il titolo Barthes di Roland Barthes.

Genesi e pubblicazione

Il libro nacque da una proposta editoriale di Denis Roche, che, assunta la direzione della collana Écrivains de toujours delle Éditions du Seuil, intendeva aprirla maggiormente agli autori contemporanei. Barthes aveva già pubblicato nella stessa collana Michelet, nel 1954; Roche gli propose quindi di dedicare un volume a se stesso. Secondo Philippe Dulac, la natura apparentemente paradossale della commissione coincideva con una fase di trasformazione della scrittura di Barthes: in Il piacere del testo, pubblicato nel 1973, la prima persona aveva già cominciato ad assumere un ruolo più esplicito nel suo discorso critico.

La stesura di Roland Barthes par Roland Barthes si svolse fra il 1973 e il 1974 e il volume fu pubblicato nel 1975. Nell'opera di Barthes si colloca quindi fra Il piacere del testo e Frammenti di un discorso amoroso, uscito nel 1977.

La traduzione inglese di Richard Howard, intitolata Roland Barthes by Roland Barthes, apparve nel 1977. La prima edizione italiana uscì nel 1980 per Einaudi, nella traduzione di Gianni Celati e nella collana Gli struzzi.

Struttura e composizione

Il volume presenta una struttura composita. A una prima sequenza di fotografie, in gran parte legate all'infanzia, alla famiglia e alla giovinezza di Barthes, segue il corpo principale dell'opera, costituito da una successione di brevi testi autonomi. Non vi sono capitoli organizzati secondo periodi biografici né una progressione cronologica capace di ricostruire unitariamente la vita dell'autore; la scrittura procede invece per frammenti, appunti, ricordi, riflessioni teoriche e osservazioni su temi diversi.

Barthes era solito annotare singoli pensieri su piccole schede, successivamente riunite e disposte nel testo. I frammenti di Roland Barthes par Roland Barthes sono organizzati in gran parte secondo l'ordine alfabetico dei loro titoli o delle loro parole-guida. Il volume accosta così materiali autobiografici, riflessioni teoriche, ricordi e osservazioni senza ricondurli a una successione cronologica unitaria.

L'album fotografico

Il testo è preceduto da un album fotografico dedicato soprattutto alla famiglia, all'infanzia e alla giovinezza di Barthes. Le immagini, accompagnate da brevi didascalie e annotazioni, non costituiscono una semplice documentazione biografica: Barthes dichiara di aver conservato soltanto quelle capaci di esercitare su di lui una particolare fascinazione, senza ricondurle alla nostalgia per il passato o alla ricerca di una somiglianza stabile con se stesso. Nella disposizione dell'edizione, questa sezione precede il corpo testuale ed è separata da esso anche visivamente.

La scelta delle fotografie è inoltre limitata quasi interamente agli anni precedenti all'inizio dell'attività di scrittura. Barthes distingue infatti il «repertorio delle immagini», che termina con la giovinezza e con l'uscita dal sanatorio, da un successivo «repertorio della scrittura»: da quel momento il testo procede senza fotografie, salvo le riproduzioni della mano che scrive. L'album comprende così immagini familiari, luoghi dell'infanzia e ritratti dell'autore in diverse età, commentati mediante ricordi, associazioni e brevi riflessioni.

La posizione iniziale dell'album e la sua separazione dal corpo dell'opera assegnano alle immagini uno statuto distinto rispetto alla scrittura. Anderson osserva che Barthes le associa a un «repertorio delle immagini» che precede quello della vita produttiva e della scrittura.

Autobiografia e soggetto

Il rapporto del libro con il genere autobiografico è deliberatamente problematico. Linda R. Anderson lo considera uno dei più noti tentativi di scrivere un'autobiografia «contro se stessa»: l'opera assume come oggetto Roland Barthes, ma sottopone nello stesso tempo a critica alcuni presupposti tradizionali dell'autobiografia, fra cui l'esistenza di un'identità stabile che la scrittura possa ricostruire e rendere definitivamente conoscibile. Lo stesso avvertimento posto all'inizio del volume, secondo cui tutto ciò che segue deve essere considerato come detto da un personaggio di romanzo, introduce una distanza fra l'autore empirico e il soggetto rappresentato nel testo.

Questa distanza riguarda anche l'idea di autenticità. Il libro non si presenta come una confessione capace di offrire l'ultima parola sull'autore: ogni affermazione su di sé rimane esposta a nuove interpretazioni e non può essere garantita dalla sola sincerità di chi scrive. Il soggetto autobiografico non viene quindi trattato come un nucleo originario da portare alla luce, ma come qualcosa che si costituisce e si modifica nel linguaggio e nelle diverse immagini attraverso cui tenta di rappresentarsi.

La messa in discussione dell'autobiografia non equivale tuttavia necessariamente al suo rifiuto. L'opera può essere letta piuttosto come una riconfigurazione del genere, nella quale le difficoltà della rappresentazione del sé diventano parte dello stesso progetto autobiografico. Anche Peter Abbs interpreta il volume come un esperimento volto a elaborare una forma di scrittura adeguata a un soggetto non più concepito come unitario e continuo, pur sottolineando le tensioni che questa operazione lascia irrisolte.

Frammento, ordine alfabetico e pronomi

Il corpo principale dell'opera è costruito mediante una successione di frammenti relativamente autonomi, ciascuno introdotto da un titolo o da una parola-guida. L'ordine alfabetico fornisce alla maggior parte di essi un principio di successione esterno allo sviluppo narrativo o argomentativo: invece di ricostruire una storia secondo rapporti cronologici o causali, il testo accosta materiali eterogenei secondo la sequenza convenzionale delle lettere.

Barthes presenta questo procedimento come un modo per sottrarsi alla necessità di uno schema complessivo. L'alfabeto interrompe le possibili concatenazioni fra i frammenti e impedisce che le affinità locali si consolidino in una struttura unitaria; quando lo stesso ordine alfabetico rischia di produrre una nuova regolarità, può a sua volta essere infranto. Anderson osserva che ne deriva una composizione fatta di ripetuti ricominciamenti, nella quale il passato non costituisce più il punto d'origine privilegiato di una narrazione autobiografica.

Alla discontinuità dei frammenti corrisponde l'instabilità della voce grammaticale. Barthes passa dalla terza alla prima persona e ricorre inoltre alle forme «R.B.», «noi», al pronome impersonale e, occasionalmente, al «tu»; anche i tempi verbali variano nel corso del libro. Anderson interpreta questa molteplicità di posizioni enunciative come un dispositivo di distanziamento fra chi scrive e il soggetto scritto, che impedisce alla prima persona di assumere stabilmente il ruolo di centro dell'opera.

Interpretazioni critiche

Peter Abbs legge Roland Barthes par Roland Barthes come il tentativo di elaborare una forma adeguata a un'identità dispersa e definisce la sua costruzione una sorta di «rapsodica trapunta» (rhapsodic quilt): un testo-patchwork nel quale materiali eterogenei, frammenti e riflessioni sostituiscono la continuità della narrazione autobiografica. Nella sua interpretazione, tuttavia, la decostruzione del soggetto non riesce a eliminare completamente le tracce di continuità personale. I biografemi, i ricordi, la grafia dell'autore e soprattutto la sequenza fotografica continuano a restituire elementi di individualità e persistenza, così che l'«anti-autobiografia» finisce per coesistere con ciò che intendeva mettere in questione.

Linda R. Anderson insiste invece sui limiti interni delle stesse strategie di frammentazione. Barthes riconosce che il frammento, pur impiegato per disperdere il soggetto e sottrarlo a una rappresentazione unitaria, costituisce a sua volta una forma retorica e rimane quindi disponibile all'interpretazione. La dispersione del sé non consente perciò di uscire definitivamente dall'«immaginario» della rappresentazione. In questa prospettiva, richiamando la distinzione proposta da Sean Burke fra critica e rifiuto dell'autobiografia, Anderson sostiene che il genere sopravvive alla propria riconfigurazione poststrutturalista incorporando la critica delle sue stesse condizioni di rappresentazione.

In una rilettura italiana del 2016, Giuditta Bassano ha sottolineato soprattutto il carattere aperto e non totalizzante del libro: nessuna delle possibili linee di lettura — cronologica, tematica o grammaticale — riesce a esaurirne la struttura, fondata sullo spostamento continuo fra differenti percorsi di senso. Bassano riconduce questa mobilità alla «tattica» con cui Barthes si oppone al «mostro della Totalità».

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Note

Bibliografia

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Voci correlate

Autobiografia Post-strutturalismo La camera chiara

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