Il falso ricordo (detto anche confabulazione) è un ricordo non autentico, o perché del tutto inventato, o perché derivante da altri ricordi reali, ma in parte alterati. Un falso ricordo può crearsi anche per aggregazione: da varie memorie distinte possono essere estrapolati frammenti che nella mente umana vengono ricombinati insieme.
I falsi ricordi a volte possono essere condivisi da più persone. Questa particolare situazione è anche nota come effetto Mandela.
Tipi di falsi ricordi I falsi ricordi si distinguono innanzitutto per la loro origine, a seconda che si siano formati: per cause biologiche; per cause psicologiche. Lo psicologo Daniel Berlyne definisce il falso ricordo la «falsificazione di un ricordo che avviene in buona fede, anche a causa di un'amnesia»; Berlyne fa una diversa classificazione dei falsi ricordi, suddividendoli in due categorie principali: falsi ricordi "momentanei" (o "provocati") - Vengono incoraggiati da un'indagine insistente sulla memoria del soggetto; sono memorie che possono formarsi dall'unione di ricordi autentici per i quali c'è confusione a livello cronologico. In questa tipologia rientrano i ricordi impiantati per suggestione. falsi ricordi "fantastici" (o "spontanei") - Spesso nascono da idee stravaganti, ma possono essere convinzioni salde per chi li manifesta. Un'ulteriore sottocategoria dei falsi ricordi sono i ricordi impiantati per suggestione, che nascono su influenza di esterni. Per esempio, una persona può suggestionarne un'altra inducendola a ricordare un avvenimento mai accaduto, fino a impiantare nella sua mente un ricordo che può essere anche molto ben articolato e dettagliato. La misura dell'influenza di simili interventi dipende soprattutto dalla persona suggestionata e, molto spesso, dalla fiducia incondizionata che questa nutre nei confronti di chi le ha suggerito quel falso ricordo.
Amnesia infantile Secondo uno studio del 2018 di università del Regno Unito, 4 persone su 10 hanno molti ricordi falsi, non realmente avvenuti, dell'infanzia fino ai 5 anni circa. È stato chiesto a migliaia di persone il loro primo ricordo che per 900 persone circa risaliva anche al primo anno di vita. Temi ricorrenti erano stare sulla carrozzina o dire le prime parole.
Secondo un'analisi che è seguita molti di questi ricordi non sono reali, sono in realtà composti da frammenti di ricordi diversi e in buona parte di cose raccontate da altre persone, e il cervello umano prima dei 3 anni circa non è in grado di fissare cose nella memoria.
Cause biologiche Le cause biologiche per cui si originano i falsi ricordi sono da ricondursi a encefaliti, sindrome di Wernicke-Korsakoff, traumi e a disfunzioni neurologiche"Mind fiction: Why your brain tells tall tales", «New Scientist», 7 ottobre 2006William Hirstein, Brain Fiction: Self-Deception and the Riddle of Confabulation, «The MIT Press», 2004.
I pazienti che hanno subito lesioni al cervello, specie se alle regioni corticali prefrontali, possono accusare - tra gli altri sintomi - anche dei falsi ricordi. È possibile soffrire di falsi ricordi anche dopo danni all'arteria comunicante anteriore, nel Poligono di Willis. Anche alcuni tipi di droghe possono generare un falso ricordo.
Cause psicologiche Tra le principali cause psicologiche che possono incoraggiare la formazione di falsi ricordi si possono elencare: l'influenza di persone care o autorevoli, per le quali si nutre stima e fiducia; un esempio può essere l'esperienza di Jean Piaget, importante psicologo infantile. Il primo ricordo di Piaget era di essere stato sequestrato all'età di due anni. Di questo episodio l'uomo ricordava diversi dettagli: si rivedeva in carrozzina mentre la sua baby-sitter si difendeva contro il delinquente; ricordava i graffi sul viso della donna e il poliziotto che con un bastone bianco aveva inseguito il rapitore. La storia era confermata dalla tata, dalla famiglia e da altri che ne erano a conoscenza. Piaget era così convinto di ricordare l'evento. In realtà, il tentato sequestro non era mai avvenuto: infatti, tredici anni dopo il presunto tentativo di rapimento, la prima tata di Piaget scrisse a suoi genitori per confessare di aver inventato l'intera storia. In seguito Piaget scrisse: «Devo dunque aver sentito, da bambino, il resoconto di questa storia... e devo averlo proiettato nel passato nella forma di una memoria visiva, che è la memoria di una memoria, ma è falsa». una terapia insistente e suggestiva per recuperare ricordi perduti, come la RMT (recovered memory therapy) o anche l'ipnosi (anche se non è detto che i ricordi recuperati in seguito ad una terapia siano necessariamente falsi); infatti, se un terapista esercita pressione su un paziente o gli suggerisce puntualmente dei particolari nel momento in cui questi tarda a rispondere, allora il terapista può essere il responsabile della costruzione di un falso ricordo; infatti, il paziente, incalzato dalle domande, può sentirsi obbligato a completare il ricordo, arricchendolo così di particolari irreali, come ha dimostrato anche Frederic BartlettBartlett, F. La memoria: studio di psicologia sperimentale e sociale, Franco Angeli, 1990, ISBN 88-204-3709-0. Al termine di questo processo, è possibile che il paziente dimentichi l'origine dei particolari aggiunti e si convinca della genuinità del falso ricordo. Di conseguenza, coloro che lavorano nel settore della salute della mente devono essere consapevoli dell'enorme influenza che potrebbero esercitare sui loro pazienti, influenza che non può essere stimata con certezza e che varia da individuo a individuo. I terapisti devono quindi agire con moderazione e cautela in situazioni in cui l'immaginazione è utilizzata come supporto per recuperare memorie presumibilmente perse.
Teoria della visione costruttiva della memoria Negli anni settanta molti studiosi hanno promosso una teoria, chiamata "teoria della visione costruttiva della memoria" (da qui il termine "costruttivismo"); essa afferma che il ragionamento influenza la memoria, in contrasto con l'opinione predominante per cui la memoria sostiene il ragionamentoReyna, V.F. & Brainerd, C.J., "Fuzzy trace theory: an interim synthesis", Learning and individual differences, 7, 1–75, 1995. In particolare, Bransford e FranksBransford, J.D. & Franks, J., "The abstraction of linguistic ideas", Cognitive Psychology, 2, 331–350., 1971 hanno notato l'importanza dei desideri e delle credenze personali nel recupero dei ricordi.
Oggi, in alcuni ambienti accademici, il costruttivismo ha perso plausibilità: si ritiene che la memoria non sia sempre "ricostruttiva", poiché nella maggior parte dei casi essa è ritenuta autentica.Reyna, V.F. & Lloyd, F., "Theories of false memory in children and adults", Learning individual differences, 9 (2), 95–123, 1997 Le teorie a sostegno di una memoria solo ricostruttiva o solo riproduttiva presentano, a detta delle opposte scuole di pensiero, lacune in molti punti; per questa ragione gli esperti affermerebbero che la memoria può essere talvolta riproduttiva e talvolta ricostruttiva.
Teoria degli errori di source monitoring Il source monitoringJohnson, Hashtroudi & Lindsay, "Source monitoring" Psychological Bulletin, 114, 3–28, 1993 (“controllo della fonte”) è il processo tramite cui distinguiamo le fonti di falsi ricordi; un esempio può essere la spontanea distinzione tra ciò che è stato detto (fonte esterna) e ciò che è stato pensato (fonte interna). I teorici di questo fenomeno sostengono che esso avviene nella mente per mezzo del confronto dei ricordi e delle informazioni che si sono costituite nella codifica della memoria. Di conseguenza, un falso ricordo ha origine da un'informazione attribuita alla fonte sbagliata. Questo si verifica quando le informazioni disponibili sono insufficienti per attribuirle alla fonte esatta.
Teoria della fuzzy trace La teoria della fuzzy trace (“traccia sfocata”) si basa sul presupposto che la memoria non venga registrata in forma unitaria. Secondo questa corrente, i ricordi sono "posizionati" ad un certo numero di livelli, a partire da uno ”esatto” (traccia alla lettera) a uno più sommario, che rappresenta il significato sostanziale (traccia di sostanza) dell'evento.
La teoria sostiene che nel momento in cui si sperimenta un evento, di esso vengono catturati sia i dettagli sia il significato. Se il significato di un evento non realmente accaduto è sovrapponibile al significato di un'esperienza al contrario realmente vissuta, si forma un falso ricordo. Gli effetti di un falso ricordo hanno origine da una dipendenza da tracce generali in una situazione in cui è invece richiesta una traccia esatta. A causa di ciò una persona può avere un ricordo vago (traccia di sostanza), per cui non colloca gli eventi in modo corretto. Per avvalorare questa ipotesi sono state proposte tre argomentazioni: in primo luogo, probabilmente c'è una propensione generale verso le tracce di sostanza, dovuta alla loro “efficienza”; in secondo luogo, le "tracce alla lettera" (esatte) sarebbero meno stabili delle tracce di sostanza, e si perderebbero prima; infine, nel corso del tempo i ricordi si frammentano: in questi casi le tracce alla lettera e le tracce di sostanza possono diventare indipendenti le une dalle altre.
Altre cause e fattori che generano falsi ricordi Bisogna sottolineare che il soggetto che ha un falso ricordo non mente quando lo esprime ad altri come se fosse vero: anzi, è assolutamente in buona fede, in quanto - almeno nella sua mente - quel dato evento si è effettivamente verificato.
Riassumendo, un falso ricordo può essere: totalmente inventato; infatti, un evento immaginato con grande ricchezza di particolari può lasciare nel cervello una traccia molto simile a quella di un avvenimento realmente accaduto, e questo spiega la difficoltà della distinzione tra memorie reali e falsi ricordi. formato sulla base di un ricordo autentico, alterato; formato per aggregazione di frammenti di altri ricordi, che vengono confusi e mischiati. Questi ricordi possono concernere avvenimenti accaduti in tempi diversi, ma nel "ricordo ricombinato" si neutralizza il dato temporale di ogni frammento, e la memoria inventata viene percepita integra, come se si fosse realizzata in un unico momento; indotto da un sogno piacevole, o da un terribile incubo frustrante e angoscioso, che dopo tempo viene erroneamente considerato un'esperienza reale; indotto dall'ipnosi; nel caso dell'ipnosi un terapista deve essere particolarmente cauto, perché essa crea facilmente confusione e mescolanza tra ricordi autentici e invenzioni del paziente: il ricordo ricostruito può corredarsi di particolari sgradevoli e dolorosi, i quali possono avere un forte impatto sul paziente, che ne soffre come se il falso evento ricostruito fosse realmente avvenuto. Anche il sonno concorre tra i fattori che stimolano un falso ricordo. Infatti, durante il sonno vengono rielaborate le immagini del giorno: il nostro cervello ne salva alcune e le elimina altre. Questo processo si divide in due fasi: consolidazione sinaptica: i nuovi fatti acquisiti vengono "stampati" in particolari circuiti cerebrali; consolidazione del sistema: i nuovi fatti vengono integrati con fatti preesistenti, già memorizzati in altri circuiti; è questa la procedura che permette la correlazione spontanea di vecchi ricordi con nuovi. Molti esperti ritengono che il processo di memorizzazione possa portare alla formazione di falsi ricordi. Il ruolo del sonno: il test DRM Nella formazione di falsi ricordi ha un ruolo fondamentale il sonno; durante il sonno la mente assimila gli eventi della giornata: grazie al riarrangiamento delle sinapsi tra i neuroni di differenti zone cerebrali vengono formate nuove memorie. Gli studiosi Susanne Diekelmann, Hans-Peter Landolt, Olaf Lahl, Jan Born, Ullrich Wagner hanno effettuato un test per verificare questa teoria. Procedimento