Biografia Formazione e primi incarichi I primi quattro decenni della vita di Attendolo sono scarsamente documentati e non consentono di ricostruire direttamente le modalità della sua formazione; la preparazione architettonica e tecnica maturò soprattutto attraverso l'esperienza nei cantieri, i rapporti con l'apparato amministrativo del viceregno e il contatto con gli ambienti dell'umanesimo capuano.

La prima attività professionale attestata è quella di pittore: nel 1540 il suo nome compare nell'elenco dei «mastri dell'Annunciata» di Capua, mentre il 13 maggio 1563 gli amministratori cittadini gli affidarono la valutazione di sette opere di pittura a olio eseguite dal pittore capuano Cesare Martuccio. Già dal 1542, tuttavia, è documentata anche la sua attività tecnica nell'ambito dei lavori alle fortificazioni di Capua progettate da Gian Giacomo dell'Acaya: il più antico documento autografo noto lo mostra infatti mentre sottoscrive una ricevuta in qualità di addetto all'amministrazione del cantiere, nel quale non ricopriva ancora funzioni direttive ma svolgeva compiti di controllo e assistenza tecnica.

Negli anni quaranta Attendolo fu quindi incaricato di verificare la corrispondenza fra le opere eseguite e i progetti, effettuando misurazioni utilizzate anche per determinare i pagamenti dovuti a fornitori e maestranze; i risultati erano raccolti in un proprio «libro delle misure», richiamato negli ordinativi di pagamento, e proprio l'esperienza acquisita sul campo, insieme alla fiducia progressivamente maturata presso l'amministrazione vicereale, contribuì alla sua successiva affermazione come tecnico e ingegnere.

Attività a Capua e nel territorio Attendolo rimase coinvolto nei lavori delle fortificazioni di Capua dagli anni quaranta fino agli ultimi anni della propria vita, ricoprendo nel contempo incarichi nel governo cittadino e nell'amministrazione della fortificazione regia: nel 1561 dispose l'abbattimento della vecchia porta del castello delle Pietre, mentre dodici anni più tardi, nel 1573, diresse i lavori per il completamento della nuova porta Sant'Angelo.

La sua attività si estese anche ai centri appartenenti al territorio capuano: l'8 maggio 1550 gli amministratori della città disposero che fosse inviato a Calvi per progettare la nuova fabbrica del castello e, alla fine dello stesso mese, nell'affidamento dei lavori fu espressamente stabilito che l'opera dovesse essere eseguita secondo il suo disegno; nel gennaio 1564 la costruzione risultava quasi ultimata, anche se nel luglio 1569 Attendolo ne dirigeva ancora l'intervento relativo alla realizzazione delle coperture. Sempre nel 1564, per ordine regio, effettuò inoltre un sopralluogo al castello di Castel Volturno, verificando le condizioni delle strutture murarie dopo il crollo di una parte del complesso e accertando lo stato precario di un'altra muratura.

Ingegnere regio Nel 1566 Attendolo entrò al servizio delle Strade regie di Roma e degli Abruzzi, con una retribuzione di dieci ducati al mese e il compito di affiancare l'ingegnere Franco Alghiera; nel 1573 il compenso risultava già aumentato a venti ducati mensili e l'anno successivo, in qualità di commissario regio delle strade di Napoli e Calvi, gli fu affidato il ripristino della massicciata lungo il tratto fra Capua e Calvi.

Le competenze acquisite nel campo delle infrastrutture trovarono applicazione anche nell'ingegneria idraulica: nel 1575 intervenne come perito in una controversia relativa alla costruzione di un ponte sul Garigliano, fornendo indicazioni tecniche sulle punte metalliche destinate ai pali in rapporto alla natura del fondo del fiume e facendo realizzare un modello ligneo secondo un proprio disegno; due anni più tardi, insieme all'ingegnere idraulico Benvenuto Tortelli, raggiunse Benevento per esaminare la fattibilità di un acquedotto destinato all'approvvigionamento idrico di Napoli.

I progetti per Crotone Nel 1573 Attendolo fu inviato a Crotone, allora comunemente indicata come Cotrone, per esaminare lo stato delle fortificazioni cittadine: l'incarico riguardava il crollo di una struttura e della cisterna del castello, oltre al deterioramento di un tratto della cinta muraria. Il 9 maggio dello stesso anno redasse due relazioni distinte, oggi conservate presso l'Archivo General de Simancas, delle quali una riguardava le mura della città e l'altra il castello; per le segnature archivistiche, : Archivo General de Simancas, Estado, leg. 1065, f. 62, Relation de la fortezza (mura) de la città di Cotrone de Ambrogio Attendolo, 9 maggio 1573, e f. 65, relazione di Attendolo al viceré sul castello di Cotrone, 9 maggio 1573.; entrambe erano originariamente corredate da disegni planimetrici, successivamente perduti.

Per il castello Attendolo propose la costruzione di un nuovo bastione, successivamente denominato San Giacomo: a partire dal secondo livello, l'opera era caratterizzata da fianchi ritirati e casematte arretrate e meno esposte, mentre alla base delle due facce furono realizzati camminamenti di contromina e, sul fianco settentrionale, un percorso di fuga verso il mare protetto da una chiusura a levatoio. Il progetto comprendeva inoltre una nuova cisterna, più capiente e collocata in posizione maggiormente protetta dalle artiglierie, insieme ad altri interventi destinati ad adeguare le strutture più antiche del complesso alle mutate esigenze difensive; rimasero invece sulla carta le tre opere indicate nella parte conclusiva della relazione, relative all'altura di San Leonardo, alla controscarpa del fossato e all'adeguamento delle torri Aiutante e Comandante.

Nella relazione dedicata alle mura cittadine Attendolo concentrò l'attenzione soprattutto sul settore orientale della cinta, dove sopravviveva un tratto delle precedenti mura medievali e non era stata realizzata la congiunzione prevista dal progetto di Gian Giacomo dell'Acaya fra il bastione Don Pedro e la controscarpa del fossato del castello; propose pertanto di rafforzare le strutture esistenti e, in alternativa alla soluzione precedente, di costruire un rivellino basso e largo, formato da due ampie facce e dotato di un doppio fianco rivolto verso il castello.

L'opera fu realizzata negli anni successivi durante il viceregno di Juan de Zúñiga y Avellaneda, conte di Miranda, in carica fra il 1586 e il 1595, e sul suo spigolo venne collocata l'iscrizione «MIRANDA», dalla quale derivò la successiva denominazione di rivellino Miranda. Il grado di dettaglio delle due relazioni, confrontato con le strutture superstiti e con la cartografia ottocentesca, ha inoltre permesso di riconoscere parte degli interventi progettati e di proporre una ricostruzione delle planimetrie originariamente allegate ai documenti.

Ultimi anni e memoria Attendolo continuò a esercitare incarichi tecnici fino agli ultimi mesi di vita: il 5 aprile 1585 redasse il proprio testamento e morì a Capua nel corso dello stesso anno, tanto che il 6 ottobre l'ufficio rimasto vacante in seguito alla sua morte fu assegnato a Benvenuto Tortelli. Nel testamento aveva disposto di essere sepolto nella cappella gentilizia della famiglia presso la chiesa di Santa Caterina, dove fu successivamente collocata un'epigrafe funeraria redatta dal figlio Giovan Battista, letterato ed ecclesiastico.

L'iscrizione celebrava l'attività professionale di Attendolo qualificandolo con l'espressione latina «Neapolis summus architectus»; Moucheront ne ha tuttavia evidenziato il carattere encomiastico, osservando che Attendolo non ricoprì la funzione di architetto di corte e che la successiva tradizione erudita trasformò impropriamente tale formula nella qualifica di «architetto maggiore del Regno di Napoli».

Note

Bibliografia

Voci correlate Gian Giacomo dell'Acaya Fortificazione alla moderna Castello di Castel Volturno Castello di Carlo V (Crotone) Mura di Crotone Rivellino Miranda

Collegamenti esterni

Attendolo, Ambrogio