La Porta di Terra dell'Arsenale di Venezia, nota anche come Porta Magna, Porta da Terra o, in veneziano, Porta da tera, è l'accesso monumentale terrestre all'Arsenale di Venezia, dove la Repubblica di Venezia costruiva e armava le navi pubbliche.
Il nucleo monumentale fu completato nel 1460 sul modello dell'arco trionfale classico, con un riferimento diretto all'Arco dei Sergi di Pola. Dopo la battaglia di Lepanto furono aggiunte le Vittorie alate e l'iscrizione del 1571; nel 1578 seguirono le urne e la statua di santa Giustina. Tra il 1692 e il 1695 fu costruita la terrazza con cancellata e statue. Nel 1694 furono rivestiti in rame anche i battenti lignei. I primi due leoni greci furono collocati davanti alla porta nel 1692; la leonessa di Delo vi fu aggiunta nel 1716.
Storia
La trasformazione dell'ingresso medievale fu decisa durante il dogado di Pasquale Malipiero, con deliberazioni del 1458 e del 1459. Calogero data l'avvio del cantiere al 1458 e la conclusione entro il 1460; Concina, pur ricordando le deliberazioni del 1458 e del 1459, pone invece l'inizio dei lavori nella primavera del 1460. Il progetto riprese nei suoi elementi principali l'Arco dei Sergi di Pola: un grande arco centrale, un attico e un frontespizio trasformavano l'accesso in un arco trionfale.
L'autore del progetto non è documentato con certezza. L'attribuzione tradizionale ad Antonio Gambello è stata messa in dubbio sia da Concina sia da Calogero. Concina ritiene difficile conciliarla con lo stile del portale e propone che Antonio Averlino, detto il Filarete, presente a Venezia il 10 aprile 1458, possa aver fornito indicazioni progettuali; Calogero non considera però dimostrato un suo ruolo determinante.
Le iscrizioni originarie indicano il 1460 come anno di completamento e ricordano il doge con le parole "DVCE INCLITO PASCALI / MARIPETRO"; nello stesso testo compaiono i Patroni dell'Arsenale Leo de Molino, Maffeo Contarini e Albano Cappello. La porta compare anche nella veduta prospettica di Venezia di Jacopo de' Barbari, datata 1500.
Tra il 1467 e il 1468 la Repubblica decise di acquistare e demolire alcune case davanti alla porta per aprire uno slargo di circa 60 metri per 20, tra la riva occidentale del rio dell'Arsenale e il portale. La deliberazione del 24 marzo 1468 richiedeva espressamente che la nuova porta rimanesse in una visuale aperta; lo spazio serviva anche al passaggio dei cortei del doge e dei rappresentanti stranieri diretti all'Arsenale. Tra il 1524 e il 1526 lo slargo fu trasformato in una piazza quadrata.
La data dell'atrio dietro il portale non è stabilita con precisione: è indicato come costruito nel 1523 oppure dopo quell'anno, senza una data più precisa. L'ambiente, di forme semplici, comunicava mediante una scala marmorea con il piano superiore dell'edificio adiacente, sede degli uffici del Magistrato all'Arsenale. Nell'atrio fu collocata la Madonna col Bambino di Jacopo Sansovino, firmata e datata 1533-1534. Sansovino era giunto stabilmente a Venezia nell'agosto 1527 e nel 1529 era stato nominato proto della Procuratia di San Marco.
Dopo la vittoria della flotta cristiana a Lepanto nel 1571 furono aggiunte nuove decorazioni alla porta. Venezia aveva fornito alla Lega 110 galere, contro le 98 messe insieme da Spagna, Stato Pontificio e altri principi italiani. Nei pennacchi, gli spazi triangolari ai lati dell'arco principale, furono inserite due Vittorie alate. Sulla trabeazione comparve l'iscrizione "VICTORIAE NAVALIS MONIMENTUM MDLXXI". Nel 1578 furono aggiunte due grandi urne marmoree sull'attico e, sulla sommità del frontone, la statua colossale di santa Giustina scolpita da Girolamo Campagna. La scelta della santa richiamava il 7 ottobre, giorno della sua ricorrenza liturgica e della battaglia di Lepanto.
Dal 1688 la Porta di Terra fu modificata per ricordare anche le vittorie di Francesco Morosini nel Peloponneso durante la Guerra di Morea. Dal 1692 il precedente passaggio con ponte levatoio lasciò posto a una terrazza sopraelevata con otto statue, trofei militari e una cancellata in ferro. I lavori erano conclusi entro il 1695, anno della morte di Giovanni Comin, autore delle statue di Marte e Nettuno. Non è conservato un documento che nomini il progettista della terrazza; l'attribuzione ad Alessandro Tremignon deriva dal fatto che dal 1677 egli ricopriva l'incarico di "proto alle fabbriche dell'Arsenale", responsabile dei lavori edilizi del complesso.
Nel 1694 la grande porta lignea a due battenti fu rivestita con lastre di rame lavorate a sbalzo e decorate con trofei d'armi. Il rivestimento comprendeva lo stemma di Francesco Morosini e l'iscrizione "FRAN. MAVROCENVS DVX". Sui battenti comparivano inoltre gli stemmi Marcello, Nani, Giustinian, Mocenigo e Malipiero, riferiti ai provveditori all'Arsenale Agostino Marcello, Giacomo Nani e Giulio Giustinian e ai Patroni dell'Arsenale Girolamo Mocenigo e Marco Malipiero.
Descrizione
Il portale quattrocentesco è costruito in pietra e si apre in un grande fornice, ossia un'apertura monumentale ad arco. La parte inferiore della facciata, fino all'architrave, rientra in un quadrato di quattro passi veneziani per lato; la luce dell'arco misura due passi, come l'altezza delle colonne e degli stipiti. La sezione centrale è larga il doppio di ciascuna sezione laterale. Un reticolo di un quarto di passo regola la larghezza degli stipiti e dei basamenti. In origine l'altezza complessiva, comprese le sfere marmoree poste come acroteri sul frontespizio, corrispondeva a due quadrati sovrapposti.
Ai lati del fornice sono disposte coppie di colonne medievali in marmo greco con capitelli "esarcali", di tradizione bizantina. Il loro reimpiego richiama l'uso di elementi analoghi nei portali della basilica di San Marco. I capitelli, decorati da foglie d'acanto spinoso, sono stati datati al XII secolo. Sopra la trabeazione si alza l'attico, coronato dal grande leone marciano andante, raffigurato di profilo in movimento. Paoletti propose con cautela Bartolomeo Bon o uno scultore vicino al suo modo di lavorare; l'attribuzione non è certa.
L'arco riprende un modello romano; le colonne e i capitelli reimpiegati appartengono invece alla tradizione bizantina veneziana. Concina interpreta l'accostamento come una scelta intenzionale: l'architettura presenta Venezia insieme come erede di Roma e come alterum Byzantium, "una seconda Bisanzio", dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453. Nella parte superiore le Vittorie alate e l'iscrizione appartengono all'intervento del 1571; le urne e la statua di santa Giustina furono aggiunte nel 1578.
Dietro il fornice si apre l'atrio. La sua costruzione è datata al 1523 oppure, senza maggiore precisione, a un periodo posteriore. Una scala marmorea conduceva da qui agli uffici del Magistrato all'Arsenale. La Madonna col Bambino di Sansovino, firmata e datata 1533-1534, è inserita in un'edicola.
Davanti alla porta si estende la terrazza iniziata nel 1692. La cancellata comprende sei pannelli metallici fissati alla pietra d'Istria con piombo e un cancello a due ante. Ogni pannello è formato da otto aste verticali a sezione ottagonale; cinque elementi decorativi fusi ornano ciascuna asta, conclusa superiormente da una punta di lancia. Otto piedistalli con trofei in rilievo sostengono altrettante statue.
Le quattro statue rivolte verso il campo sono, da sinistra a destra per chi guarda la porta, Giustizia, Marte, Nettuno e Bellona. La Giustizia, firmata, è opera di Heinrich Meyring; Marte e Nettuno sono di Giovanni Comin. Bellona è di Francesco Penso, detto Cabianca.
Per le quattro statue rivolte verso l'Arsenale le attribuzioni non coincidono. Il catalogo Zeri assegna a un anonimo scultore veneto del XVII secolo le due allegorie femminili poste dietro Giustizia e Marte; identifica invece come Vigilanza e Abbondanza le figure dietro Nettuno e Bellona, attribuendole entrambe a Tommaso Rues. Nel 2006 Wolff indicava invece tutte e quattro le figure interne come opere di autori ignoti, senza identificarne con certezza i soggetti.
Leoni dell'Arsenale
Davanti alla Porta di Terra si trovano quattro sculture greche zoomorfe. Il Leone del Pireo e il leone accovacciato proveniente dall'Attica furono sistemati presso la terrazza nel 1692; il Senato approvò la collocazione definitiva dei due trofei il 15 marzo. La leonessa di Delo fu aggiunta nel 1716. Per la quarta scultura non è documentata una data precisa di collocazione.
Il maggiore è il Leone del Pireo, alto circa tre metri. Fu scolpito probabilmente negli anni 360 a.C. come monumento funerario e venne poi riutilizzato come fontana nel porto del Pireo, dove divenne un punto di riferimento tanto noto che nel Medioevo lo scalo era chiamato anche "Porto Leone". La flotta veneziana lo trasferì a Venezia nel marzo 1688 come bottino di guerra; dopo alcuni restauri fu collocato davanti all'Arsenale nel 1692.
Sui fianchi sono incise tre iscrizioni runiche dell'XI secolo, probabilmente opera di mercenari svedesi, i Variaghi, al servizio dell'Impero bizantino. L'erosione del marmo e i danni lasciati dai combattimenti del 1687 impediscono una lettura completa dei testi. Nella ricostruzione del 2023, la prima e la terza iscrizione commemorano compagni morti; la seconda è interpretata come un breve graffito. Sul basamento fu posta un'epigrafe che celebrava Francesco Morosini "Peloponnesiaco", la conquista di Atene e il trasferimento dei leoni a Venezia.
A destra dell'ingresso è disteso il cosiddetto leone dell'Hephaisteion, una scultura attica del IV secolo a.C. probabilmente destinata a un monumento funerario. Proviene dalle vicinanze della Via Sacra tra Atene ed Eleusi; la testa visibile non appartiene al corpo antico. La targa bronzea del basamento recava l'iscrizione "ATHENIENSIA VENETAE CLASSIS / TROPHOEA VENETI SENATVS / DECRETO IN NAVALIS / VESTIBVLO CONSTITVTA", che lo definiva un trofeo ateniese della flotta veneziana collocato all'ingresso dell'Arsenale.
La targa del Leone del Pireo rimase in bronzo fino al 1797; anche quella del leone dell'Hephaisteion fu rimossa. Nel 1829 entrambe le iscrizioni risultavano già riprodotte sui basamenti. Le targhe furono rimosse durante l'occupazione francese; i testi vennero quindi reincisi sulla pietra d'Istria e l'esposizione agli agenti atmosferici ne ridusse la leggibilità.
La leonessa di Delo proviene dall'isola di Delo e fu collocata davanti all'Arsenale nel 1716 per ricordare la difesa veneziana di Corfù dall'assedio ottomano. La scultura si trovava però a Venezia già prima del dicembre 1684: l'aveva trasportata da Delo Alvise Pasqualigo, morto in quel mese, quindi prima delle campagne peloponnesiache di Morosini e della spedizione di Andrea Pisani. Nel 1716 Domenico Pasqualigo, provveditore all'Arsenale, la donò per commemorare la liberazione di Corfù dai Turchi. Il corpo, in marmo nassio, cioè proveniente dall'isola di Nasso, appartiene alla fine del VII secolo a.C. e al gruppo dei leoni arcaici di Delo; la testa è un'aggiunta barocca. Sul basamento si legge "ANNO CORCYRAE / LIBERATAE".
La scultura più vicina al canale è stata interpretata come un cane accovacciato, una sorta di mastino o pseudo-molosso, anziché come un leone. È scolpita in marmo imettio (proveniente dall'area dell'Imetto) e viene datata intorno al 320 a.C.; la testa è un'aggiunta di restauro di data non precisata. Non è accertato da quale luogo dell'Attica provenga né quando sia stata posta davanti all'Arsenale. Rafn ipotizzò che fosse arrivata da Atene insieme ai due trofei collocati nel 1692 e che fosse stata sistemata presso la porta dopo il 1692, senza indicarne l'anno. Sul basamento compare soltanto l'iscrizione "EX / ATTICIS".
Note
Bibliografia Fonti
Approfondimenti
Voci correlate Arsenale di Venezia Leone del Pireo Francesco Morosini
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