Sis () è stata la capitale del regno armeno di Cilicia. La cittadella fortificata si trova a sud dell'odierna città turca di Kozan, nella provincia di Adana. Fu la capitale del Regno armeno di Cilicia dal 1186 al 1375 e la sede del catholicos d'Armenia di Ani dal 1292 al 1441, poi del catholicos di Cilicia fino al 1919.

Storia Dal 3000 a.C. in poi ci furono insediamenti ittiti in tutte le pianure dietro la costa del Mediterraneo, basati sull'agricoltura e il pascolo di animali, tra cui Sis.

In seguito l'area cambiò di mano più volte, divenendo probabilmente, durante il I secolo a.C., Flavias o Flaviopolis, villaggio non fortificato della provincia romana della Cilicia Secunda.

I nomi Sisan o Sisia furono citati per la prima volta nel V e VI secolo d.C. in fonti greche e latine. Se si accetta la probabile identificazione di Sis con la Flavias romana, si troverà che essa è stata menzionata per la prima volta nella Vita di San Simeone Stilita di Teodoreto.

La città ha avuto un posto importante nella storia ecclesiastica sia della Chiesa apostolica armena sia come sede titolare della Chiesa cattolica. Nel Medioevo Sis fu il centro religioso dei cristiani armeni, almeno fino a quando San Gregorio Illuminatore trasferì la sua sede a Vagarshabad (Echmiadzin) nel 302.

La chiesa rimase comunque e lo studioso francese Michel Le QuienOriens Christianus, II, p. 899 ha elencato i nomi di diversi vescovi di Sis, precedenti e successivi a Gregorio:

Alessandro, in seguito patriarca di Gerusalemme e fondatore della famosa libreria del Santo Sepolcro nel III secolo; Niceta, presente al primo concilio di Nicea nel 325; Giovanni, che visse nel 451; Andrea nel VI secolo; Giorgio (681); Eustrato, patriarca di Antiochia circa 868.

Tra il 703 e il 704, i bizantini respinsero un attacco arabo, ma furono poi costretti ad abbandonare la città, che divenne un avamposto del califfato abbaside. Il califfo Al-Mutawakkil ricostruì le difese bizantine a metà dell'IX secolo.

Nel 962 la città fu strappata agli arabi dall'imperatore bizantino Nicoforo II Foca, mentre nel 1113 fu occupata e ricostruita da Thoros I d'Armenia, divenendo un possedimento armeno.

Tra la fine del XII secolo e il XIII, durante i regni di Leone I e Aitone I, Sis subì un significativo ampliamento con l'aggiunta di un palazzo, edifici residenziali, chiese e giardini, divenendo nel 1186 la capitale dell'Armenia Minore, ruolo che mantenne fino al 1375.

Wilbrand von Oldenburg, monaco tedesco che visitò la città nel 1212, descrisse una capitale completa e consolidata. Nel 1241 la moglie di Aitone, Zapēl, vi fece costruire un ospedale. Inoltre, sono ancora visibili sul castello dei frammenti di un'iscrizione dedicatoria che menziona Aitone.

Nel 1266 i mamelucchi egiziani, guidati da Baybars, razziarono e bruciarono la città.Mack Chahin, The Kingdom of Armenia: A History, p. 253 Similmente nel 1277 al-Said Barakah inviò Qalawun ad attaccare la città, venendo però sconfitto dalle forze armene. Nel 1292, dopo che Hromgla fu conquistata dai mamelucchi egiziani, Sis divenne la sede del catholicosato.Stewart, A. D. (2006). Qal'at al-Rūm/Hromgla/Rumkale and the Mamluk Siege of 691ah/1292ce. In H. N. Kennedy (Ed.), Muslim Military Architecture in Greater Syria: From the Coming of Islam to the Ottoman Period (pp. 269-280). Brill. Tra il 1204 e il 1361 la città ospitò diversi sinodi della chiesa armena, durante i quali venne anche discusso il progetto di adesione della chiesa armena al cattolicesimo romano e il riconoscimento dell'autorità papale, progetto poi abbandonato.

Nel 1369 i mamelucchi nuovamente la città, venendo però costretti ad abbandonarla. Solo nel 1375 i turchi di Ramazanoğlu, sotto la bandiera del sultano mamelucco, riuscirono a conquistarla definitivamente, razziandola e bruciandola. Il 13 aprile 1375 il re cilicio Leone V fu catturato con la sua famiglia e diversi nobili e venne inviato al Cairo come prigioniero di guerra, finché non fu liberato cinque anni dopo grazie ad un cospicuo riscatto pagato dal re di Castiglia. Con la caduta di Sis, anche il territorio del regno armeno di Cilicia cadde nelle mani del sultanato mamelucco. Di questi eventi parla lo storico coevo Gregorio di Akner.

La città non ha mai recuperato la sua prosperità, neanche quando passò sotto il dominio degli ottomani nel 1516.

Nel 1441, essendo ormai Sis decaduta, il clero armeno propose di spostare la sede ed al rifiuto del catholicos dell'epoca, Gregorio IX, installò un rivale a Echmiadzin che, non appena Selim I conquistò l'Armenia Maggiore, divenne il più ampiamente accettato, dei due, dalla chiesa armena nell'Impero ottomano.

Nondimeno il catholicos di Sis rimase, e mantenne la giurisdizione su vari vescovi, numerosi villaggi e conventi, la sua posizione fu sostenuta dal governo ottomano fino alla metà del XIX secolo, quando il patriarca Nerses, optò infine per Echmiadzin, trascinando il governo con lui. Nel 1885, Sis tentò di dichiarare Echmiadzin scismatica, e nel 1895 il suo clero elesse un catholicos senza riferimenti al patriarca; ma il governo ottomano annullò l'elezione, che furono permesse solo sei anni più tardi su rinuncia di Sis alle sue pretese di indipendenza. Il catholicos aveva il diritto di preparare il sacro myron (olio) e di presiedere un sinodo, ma nei fatti non fu più di un metropolita, considerato da molti armeni come scismatico.

Epoca turca

Sotto il dominio ottomano Sis fu capoluogo dell'omonimo cazà (distretto), nel vilayet (provincia) di Adana e contava circa 1900-4000 abitanti, la maggior parte armeni. Secondo censimenti ottomani del 1519 e 1540 i castelli di Feke, Anavarza, Lembert, Küpdere e Partzerpert (Fortezza Alta)

Nel XVII secolo la presenza e potenza ottomana nell'area si indebolirono e l'autorità fu esercitata, in pratica, dai signori locali della dinastia dei Kozanoğlu, fino a che, nel 1865, il generale ottomano Derviş Paşa radunò un esercito, disperse i Kozanoğlu e riportò la zona sotto il controllo ottomano.

Kozan è una delle tante località che proclamano di essere il luogo natale del leggendario poeta popolare del XVII secolo Karacaoğlan.

All'inizio dell'XX secolo la città era ancora popolata di armeni e si conservavano diverse abitazioni medioevali. La popolazione armena di Sis fu deportata nel 1915 durante il genocidio armeno, ed il monastero di Santa Sofia, sede del catholicato di Sis (che dominava la città nelle fotografie dell'inizio del XX secolo) venne distrutto.

La città fu occupata da truppe francesi tra il marzo del 1919 e il giugno del 1920.

Cittadella La cittadella di Sis è uno dei più ampi siti fortificati del levante, con un circuito murario lungo 3 km. Le mura, le torri, i sotterranei a volta, le cisterne e gli edifici residenziali sono ricavati nelle pieghe dell'alto affioramento calcareo. La maggior parte di queste costruzioni sono realizzate in bugnato rustico, comune in Armenia. Vi sono frammenti delle mura bizantine nonché un corridoio d'ingresso a sud-est, costruito durante l'occupazione dei mammalucchi e con un'iscrizione in arabo. La sua posizione strategica lega Sis agli altri castelli di Andil, Anzarbo e Tumlu.

Immediatamente sotto l'affioramento del castello a sud-est si trova un ampio slargo che ospita i resti di diverse importanti chiese e cappelle nel complesso dei Patriarchi, inclusa una basilica dedicata a santa Sofia costruita dal re Aitone I e la chiesa ottocentesca di san Gregorio. Una delle cappelle, Kara Kilise, conserva ancora l'abside e la volta ogivale sopra la navata.

Note

Bibliografia

E. Lohmann, Im Kloster zu Sis, Striegau, R. Urban, 1905. R. W. Edwards, Ecclesiastical Architecture in the Fortifications of Armenian Cilicia in Dumbarton Oaks Papers 36 (1982) 168-170 Abb. 24-30; 37 (1983) 134-141 Abb. 51-67.

Collegamenti esterni

Documentazione fotografica di Sis

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