Lautodeterminazione di genere (o autoidentificazione di genere, abbreviato in self-ID dall'inglese gender self-identification) è il principio secondo cui il sesso o il genere legale di una persona è determinato sulla base della sua identità di genere, senza la necessità di requisiti medici o giudiziari.

I sostenitori (tra cui diversi esponenti del movimento per i diritti delle persone transgender) affermano che i requisiti medici per il riconoscimento del genere costituiscano forme invasive e umilianti di controllo dell'accesso al riconoscimento legale, che possono spingere le persone transgender a sottoporsi a procedure mediche indesiderate. Affermano inoltre che l'autoidentificazione semplifichi il processo attraverso il quale le persone transgender possono vivere senza essere soggette a pregiudizi e discriminazioni.

Tra le principali critiche vi è la preoccupazione che il riconoscimento basato sull'autodeterminazione possa entrare in conflitto con norme e politiche fondate sulla distinzione sessuale, anche per quanto riguarda la sicurezza e la privacy in alcuni contesti.

Posizioni degli organismi intergovernativi Nel corso degli anni, diverse istituzioni europee e delle Nazioni Unite hanno progressivamente sostenuto un approccio al riconoscimento giuridico dell'identità di genere fondato sull'autodeterminazione. La Risoluzione 2048 (2015) dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha invitato gli Stati a introdurre procedure rapide, trasparenti e accessibili, senza discriminazioni legate all'età, alle condizioni mediche, alla situazione economica o ai precedenti penali. Nello stesso anno, l'ONU ha criticato i requisiti che subordinano il riconoscimento dell'identità di genere a interventi medici, come la riassegnazione forzata del sesso. Nel 2018, inoltre, l'esperto indipendente delle Nazioni Unite Victor Madrigal-Borloz ha ulteriormente affermato che l'autodeterminazione di genere costituisce un aspetto fondamentale della libertà e dell'identità personale, sottolineando la necessità di garantire procedure basate sull'autodeterminazione e accessibili anche ai minori.

Posizioni delle organizzazioni non governative internazionali Nel 2014, Amnesty International ha pubblicato un rapporto intitolato The State Decides Who I Am: Lack of Legal Gender Recognition for Transgender People in Europe. Il rapporto criticava i Paesi europei per le leggi sul riconoscimento legale del genere basate su stereotipi di genere e considerate lesive di diritti quali il diritto alla vita privata e familiare, il riconoscimento della persona davanti alla legge, il più alto livello possibile di salute e la libertà da trattamenti crudeli, inumani o degradanti. Amnesty sosteneva che le persone transgender dovessero avere accesso al riconoscimento legale del genere attraverso procedure rapide, accessibili e trasparenti, conformi alla propria percezione della propria identità di genere.

In occasione della Settimana della Consapevolezza Transgender (Transgender Awareness Week) del novembre 2019, Dentons ha prodotto un rapporto intitolato Only Adults? Good Practices in Legal Gender Recognition for Youth, redatto insieme a IGLYO (un'organizzazione per i diritti LGBTQ+ internazionale creata nel 1984) e alla Thomson Reuters Foundation (fondazione indipendente senza scopo di lucro). Il rapporto analizzava la situazione del riconoscimento legale del genere per i minori in diversi Paesi europei e la possibilità di indicare un genere non binario o un terzo genere.

Posizioni delle organizzazioni non governative nazionali Il Sylvia Rivera Law Project (SRLP) sostiene l'autodeterminazione dell'identità di genere nei documenti ufficiali. L'organizzazione evidenzia però che, nella pratica, l'accesso a documenti coerenti con la propria identità di genere può essere ostacolato da fattori economici, dallo status migratorio e dai requisiti burocratici. Queste difficoltà colpiscono soprattutto le persone transgender con redditi bassi e possono creare una barriera sistemica, poiché i documenti di identità sono spesso indispensabili per accedere a lavoro, alloggi, servizi pubblici e altre prestazioni essenziali.

Per le persone transgender immigrate, queste difficoltà si aggravano ulteriormente, poiché sono soggette a maggiori controlli e forme di sorveglianza, ulteriormente accentuate da altre barriere all'accesso. L'espansione dei controlli sull'identità e delle politiche antiterrorismo ha contribuito, secondo SRLP, a un aumento della criminalizzazione e di pratiche di controllo di carattere xenofobo.

Riconoscimento legale Nel dibattito sull'autodeterminazione di genere è utile distinguere tra sesso, identità di genere e riconoscimento legale. Il sesso è generalmente associato a caratteristiche biologiche e fisiologiche, mentre l'identità di genere indica la percezione individuale della propria appartenenza di genere. L'espressione di genere riguarda invece il modo in cui una persona manifesta la propria identità attraverso, tra le altre cose, l'abbigliamento, il comportamento o l'aspetto. Il riconoscimento legale del genere riguarda la possibilità di modificare il genere o il sesso registrato dalle autorità pubbliche e riportato nei documenti ufficiali. Le modalità con cui tale riconoscimento viene disciplinato variano considerevolmente da uno Stato all'altro. L'autodeterminazione del genere costituisce quindi una specifica modalità di riconoscimento legale e non coincide necessariamente con l'autodeterminazione del sesso in tutti gli ambiti della vita sociale e giuridica.

Procedure di autodeterminazione Nei sistemi basati sull'autodeterminazione, la modifica del genere legale avviene principalmente attraverso una procedura amministrativa nella quale la persona dichiara la propria identità di genere, senza dover dimostrare di aver ricevuto una diagnosi medica, di essersi sottoposta a trattamenti ormonali o chirurgici oppure di aver ottenuto l'autorizzazione di un tribunale. La procedura concreta, tuttavia, varia a seconda della legislazione nazionale. L'espressione "autodeterminazione" non implica quindi necessariamente l'assenza di qualsiasi requisito amministrativo. Alcuni ordinamenti prevedono, ad esempio, dichiarazioni formali, periodi di attesa, limiti alla frequenza con cui è possibile modificare il dato anagrafico o requisiti differenti in base all'età. Possono inoltre esistere differenze tra i diversi documenti ufficiali: una procedura applicabile al certificato di nascita può non essere identica a quella prevista per il passaporto o per altri documenti di identità.

Minori e riconoscimento legale del genere L'applicazione dell'autodeterminazione ai minori varia considerevolmente tra gli ordinamenti. Le legislazioni nazionali adottano approcci differenti: alcuni ordinamenti prevedono un'età minima per la modifica dei documenti, altri consentono la procedura anche ai minorenni con il consenso dei genitori, mentre altri ancora attribuiscono un ruolo a giudici o autorità amministrative. Il riconoscimento legale del genere deve inoltre essere distinto dagli interventi medici di affermazione di genere. La possibilità di modificare il genere riportato nei documenti non implica automaticamente l'accesso a trattamenti ormonali o chirurgici, che sono disciplinati da norme sanitarie specifiche. Nel dibattito sui minori vengono pertanto considerate separatamente le questioni relative al riconoscimento giuridico, all'autorità genitoriale, alla tutela dell'autonomia del minore e all'accesso all'assistenza sanitaria.

Genere non binario e terzo genere Un'ulteriore questione riguarda il riconoscimento giuridico delle persone che non si identificano esclusivamente come uomini o donne. Alcuni ordinamenti consentono di utilizzare nei documenti un indicatore di genere diverso da "maschile" o "femminile", spesso indicato con la lettera "X", mentre altri prevedono categorie giuridiche specifiche o forme di riconoscimento del cosiddetto terzo genere. Il riconoscimento delle identità non binarie e l'autodeterminazione del genere sono questioni collegate ma non coincidenti. Un ordinamento può infatti consentire la modifica del genere legale attraverso una procedura basata sull'autodeterminazione mantenendo contemporaneamente un sistema documentale limitato alle categorie maschile e femminile. Al contrario, il riconoscimento di una categoria non binaria può essere previsto anche attraverso procedure che non costituiscono un modello completo di autodeterminazione.

Riconoscimento in ambito lavorativo

Sport, carceri e strutture riservate Lo sport agonistico rappresenta uno degli ambiti nei quali il riconoscimento del genere legale e la classificazione in base al sesso possono entrare maggiormente in tensione. Le federazioni sportive adottano criteri differenti per stabilire l'ammissibilità alle categorie maschili e femminili, prendendo in considerazione, a seconda della disciplina e del regolamento, fattori quali il sesso alla nascita, la pubertà e i livelli ormonali. Le politiche sportive non coincidono necessariamente con le norme sul riconoscimento legale del genere. Questioni analoghe riguardano le carceri e le strutture destinate alle vittime di violenza. I sostenitori dell'autodeterminazione sottolineano l'esigenza di tutelare le persone transgender da discriminazioni e violenze, mentre i critici evidenziano la necessità di garantire la sicurezza e la privacy delle altre persone che utilizzano strutture riservate. In molti ordinamenti queste problematiche sono quindi affrontate attraverso regole specifiche che non dipendono esclusivamente dal dato riportato sui documenti di identità.

Posizioni lavorative Il rapporto tra self-ID, identità di genere e accesso al lavoro presenta questioni giuridiche complesse, soprattutto per le professioni in cui il sesso costituisce un requisito specifico. L'ILO (Organizzazione internazionale del lavoro) considera la discriminazione basata sull'identità di genere nell'occupazione un problema rilevante, pur ammettendo che, in determinate circostanze, possano essere previsti requisiti legati al sesso quando sono effettivamente necessari per lo svolgimento della mansione. In alcuni Paesi il riconoscimento dell'identità di genere non comporta necessariamente un accesso automatico a tutte le posizioni riservate alle donne: la normativa può stabilire condizioni specifiche o prevedere esclusioni giustificate. Ne deriva che l'impatto del self-ID sul lavoro varia in base alla legislazione nazionale.

Età pensionabile

Un'ulteriore controversia riguarda il possibile utilizzo del self-ID per ottenere vantaggi giuridici legati al sesso, soprattutto nei Paesi in cui uomini e donne hanno diritti o obblighi differenti, ad esempio in materia pensionistica. Gli oppositori temono che una procedura basata sulla semplice autodichiarazione possa consentire cambiamenti opportunistici del sesso legale finalizzati a ottenere benefici non legati all'identità di genere.

Servizio militare

Un'altra questione riguarda il possibile utilizzo del self-ID per sottrarsi al servizio militare nei Paesi in cui la coscrizione è differenziata in base al sesso. Il problema è emerso, ad esempio, in Germania e Svizzera, dove sono state introdotte specifiche disposizioni o sono stati discussi meccanismi per evitare che il cambiamento del sesso legale possa essere utilizzato per eludere gli obblighi militari. La questione può interessare anche altri Paesi europei che combinano il self-ID con sistemi di coscrizione basati sul sesso.

Note

Altri progetti

Collegamenti esterni https://www.context.news/socioeconomic-inclusion/what-are-trans-self-id-laws-and-what-impact-do-they-have https://imgender.com/en/gender-self-determination-around-the-world/

Categoria:Identità di genere