In seguito si occupò anche del rapimento di Patricia Campbell Hearst e del successivo processo. Per gran parte della sua carriera Avery lavorò presso importanti quotidiani californiani, tra cui il San Francisco Chronicle e il Sacramento Bee, distinguendosi per il suo lavoro nel giornalismo investigativo.
Biografia Paul Avery nacque con il nome di Paul Stuart Depew a Honolulu, nell’allora Territorio delle Hawaii, il 2 aprile 1934. Era figlio di Frances Quette Cannon (1911-1971) e Paul Stuart Depew Sr. (1905-1960). I genitori divorziarono quando era ancora giovane e la madre sposò in seguito Howard Malcom Avery, un ufficiale e pilota della Marina degli Stati Uniti pluridecorato. Paul assunse successivamente il cognome del padre adottivo, diventando così Paul Avery.
Trascorse l’infanzia e gli anni della formazione tra Honolulu, Oakland, in California, e Washington D.C. A soli 21 anni, nel 1955, iniziò la sua carriera nel giornalismo entrando nella redazione del Vicksburg Post-Herald di Vicksburg, nel Mississippi.
Negli anni successivi lavorò per diverse testate in varie parti degli Stati Uniti, tra cui il Victoria Advocate di Victoria, in Texas, l’Anchorage Daily Times di Anchorage, in Alaska, e l’Honolulu Advertiser di Honolulu. Proprio a quest’ultima testata, a soli 23 anni, fu nominato responsabile della redazione dell'ufficio dell'isola di Hawaii.
La sua esperienza professionale proseguì poi al San Luis Obispo Telegram-Tribune, a San Luis Obispo, in California, dove continuò a maturare quella competenza nel giornalismo investigativo che avrebbe caratterizzato la sua carriera e lo avrebbe portato, alcuni anni più tardi, a occuparsi di alcuni dei casi criminali più controversi e seguiti della storia americana.
Durante la sua attività di giornalista inviato in Vietnam, Avery rimase gravemente ferito in un incidente: mentre si trovava a bordo di un mezzo corazzato per il trasporto delle truppe, venne colpito da un grosso ramo spezzato dalla caduta di un albero. L'impatto lo fece precipitare dal mezzo e gli provocò una frattura della colonna vertebrale.
Carriera
San Francisco Chronicle Nel 1959, Paul Avery entrò nella redazione del San Francisco Chronicle, quotidiano per il quale avrebbe lavorato per diversi anni. Nella seconda metà degli anni Sessanta si prese un periodo di aspettativa e si trasferì con la famiglia in Vietnam, dove gli Stati Uniti stavano intensificando il proprio coinvolgimento nel conflitto.
A Saigon, Avery fondò insieme ad altri giornalisti Empire News, un'organizzazione dedicata al fotogiornalismo freelance. L'iniziativa ebbe successo e Avery ne ampliò l'attività aprendo anche una sede a Hong Kong. Dopo aver trascorso circa tre anni in Asia, nel 1969 fece ritorno a San Francisco e riprese la sua attività giornalistica.
A metà degli anni Ottanta, dopo aver lavorato per il Sacramento Bee e aver scritto un libro sul rapimento di Patty Hearst, Avery entrò nella redazione del San Francisco Examiner, allora di proprietà del gruppo Hearst. Rimase al giornale fino al suo ritiro nell'agosto del 1994.
Il caso del killer dello Zodiaco
Avery raggiunse la notorietà soprattutto grazie alla sua attività di cronista nel caso del killer dello Zodiaco, una serie di omicidi iniziata nel dicembre del 1968 e che, secondo la ricostruzione dell'epoca, sembrò concludersi con l'assassinio di un tassista di San Francisco nell'ottobre del 1969. In quel periodo Avery lavorava come cronista di nera per il San Francisco Chronicle.
Inizialmente gli investigatori ritenevano che le attività del killer fossero circoscritte alla Bay Area di San Francisco. Avery, tuttavia, si imbatté nel caso di un omicidio avvenuto nel 1966 a Riverside, nel sud della California, e individuò alcuni elementi che lo portarono a ipotizzare un collegamento con il misterioso assassino.
La sua attenzione sul caso attirò presto anche quella dello stesso Zodiac. Il killer gli inviò infatti un biglietto di Halloween, indirizzato a lui ma con il cognome storpiato in «Averly», contenente una minaccia esplicita: «You are doomed», ovvero «Sei condannato».
La minaccia suscitò grande clamore all'interno del Chronicle. Per sdrammatizzare la situazione, un collega di Avery fece realizzare centinaia di spille, simili a quelle utilizzate nelle campagne elettorali, con la scritta «I Am Not Paul Avery» («Io non sono Paul Avery»). Le spille furono indossate da gran parte del personale del giornale, compreso lo stesso Avery. Nonostante l'ironia dei colleghi, Avery prese molto sul serio le minacce e iniziò a portare con sé una pistola revolver calibro .38 per proteggersi.
Il rapimento di Patricia Campbell Hearst
Nel febbraio del 1974, quando la giovane ereditiera Patricia Campbell Hearst venne rapita, Avery si unì al collega del Chronicle Tim Findley per realizzare una serie di articoli dedicati al sequestro. I due si occuparono anche dell'organizzazione responsabile del rapimento, la Symbionese Liberation Army (SLA), un piccolo e poco conosciuto gruppo rivoluzionario statunitense.
Avery seguì da vicino il caso fino all'arresto di Patty Hearst nel settembre 1975. Dopo la cattura della giovane, si ritirò temporaneamente sul suo houseboat, ormeggiato al Gate 5, a Sausalito, insieme allo scrittore di Boston Vin McLellan. I due lavorarono alla stesura di The Voices of Guns, un libro dedicato alla SLA e al rapimento Hearst.
Gli ultimi anni Negli ultimi anni della sua vita Avery dovette fare i conti con una diagnosi di enfisema polmonare, una malattia progressiva che avrebbe finito per compromettere gravemente la sua salute. Nonostante le sue condizioni, continuò a lavorare nel giornalismo e a occuparsi di cronaca nera fino agli ultimi anni.
Nel 1976, dopo essere entrato al Sacramento Bee, Avery si imbatté in un caso particolarmente significativo: scoprì che le autorità avevano accusato ingiustamente un uomo di omicidio. Il suo lavoro contribuì a portare alla luce gli errori commessi dagli investigatori e fu determinante nel convincere gli stessi detective a ritirare le accuse nei confronti dell'innocente.
Questo episodio rappresentò bene uno degli aspetti centrali della carriera di Avery: un giornalismo investigativo fortemente orientato alla verifica dei fatti e alla ricerca di errori o incongruenze nelle ricostruzioni ufficiali, anche quando ciò significava mettere in discussione il lavoro delle forze dell'ordine.
Morte Paul Avery morì il 10 dicembre 2000, all'età di 66 anni, a West Sound, nello Stato di Washington, a causa di un enfisema polmonare. L'anno successivo, nel mese di giugno, la sua famiglia ne sparse le ceneri nella baia di San Francisco, la città alla quale era particolarmente legato per la sua lunga attività professionale.
Al momento della morte, Avery era sposato con Margo St. James, attivista femminista e fondatrice di COYOTE (Call Off Your Old Tired Ethics), un'organizzazione impegnata nella difesa dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori del sesso. Da un precedente matrimonio Avery aveva avuto due figlie.
Nella cultura popolare Nel film Zodiac del 2007, diretto da David Fincher, Paul Avery è interpretato dall'attore Robert Downey Jr. La pellicola dedica ampio spazio al ruolo del giornalista nell'indagine sul killer dello Zodiaco, mostrando alcuni degli episodi più significativi della sua esperienza professionale. Tra questi viene raccontata la scoperta del possibile collegamento tra l'omicidio di Cheri Jo Bates, avvenuto a Riverside nel 1966, e gli omicidi attribuiti al killer dello Zodiaco nella Bay Area. Il film mostra inoltre le minacce ricevute da Avery a causa delle sue indagini e il suo rapporto, in parte romanzato, con Robert Graysmith, vignettista del San Francisco Chronicle che negli anni successivi avrebbe sviluppato una profonda conoscenza del caso e delle vicende legate al misterioso assassino.
La pellicola segue anche il progressivo declino personale e professionale di Avery, rappresentandolo alle prese con problemi legati all'abuso di cocaina e alcol. Il film si conclude con un breve riferimento alla malattia che lo avrebbe portato alla morte nel 2000.
La rappresentazione cinematografica di Avery, tuttavia, non fu considerata del tutto fedele alla realtà da chi lo aveva conosciuto. Nel 2010, il suo ex collega Lance Williams criticò infatti il modo in cui il film aveva raccontato la sua parabola personale, sostenendo che Zodiac lo avesse rappresentato come un uomo "distrutto dal caso del killer dello Zodiaco", una descrizione che, secondo Williams, non corrispondeva alla realtà.
Note