Considerato uno degli uomini politici più rilevanti e influenti nella storia della Repubblica Italiana, in particolare negli anni ottanta, fu anche il primo socialista ad aver rivestito l'incarico di presidente del Consiglio dei ministri. Il primo dei due governi da lui presieduti è stato il quarto più longevo nella storia della Repubblica Italiana, nonché il più duraturo della cosiddetta Prima Repubblica.
Sotto la sua leadership, il Partito Socialista Italiano rescisse ulteriormente i legami con il marxismo per intraprendere una direzione liberalsocialista, a detta di alcuni osservatori con vent'anni di anticipo rispetto al New Labour di Tony Blair nel Regno Unito.
Craxi aveva una forte sintonia con i leader della sinistra europea come Felipe González e Mário Soares, e s'impegnò fortemente per l'affermazione del "socialismo mediterraneo" e dell'eurosocialismo.
Coinvolto nelle inchieste di Mani pulite condotte dai giudici di Milano agli inizi degli anni 1990, subì due condanne definitive per corruzione e finanziamento illecito al Partito Socialista Italiano. Morì mentre erano in corso altri quattro processi contro di lui. Egli respinse fino all'ultimo l'accusa di corruzione, mentre ammise di essere a conoscenza del fatto che il PSI aveva accettato finanziamenti illeciti, affermando che «per decenni» tutti i partiti si erano finanziati illegalmente senza mai essere «oggetto di denunce», con atteggiamenti di «complicità». Il partito e i governi di Craxi vennero sostenuti anche da Silvio Berlusconi, il quale aveva instaurato con il leader socialista un rapporto di amicizia, rimanendone politicamente distante ma non avverso.
Ancora oggi, a svariati anni dalla morte, la sua figura suscita sentimenti controversi. Quelli di apprezzamento lo indicano come precursore della modernizzazione del Paese e della politica italiana, mentre quelli di esecrazione sono cagionati dal forte aumento del debito pubblico sotto i suoi governi e dalle condanne riportate a seguito delle indagini di Tangentopoli, ai quali fece seguito la decisione di fuggire dall'Italia.
Recatosi ad Hammamet, in Tunisia, mentre erano in corso i procedimenti giudiziari nei suoi confronti, di fatto morì latitante, mentre secondo i suoi sostenitori fu vittima di una giustizia politicizzata, sostenuta dai media, che lo avrebbe costretto all'esilio in Tunisia.
Biografia Infanzia e istruzione Benedetto Craxi nacque il 24 febbraio 1934 a Milano, presso la clinica ostetrica Macedonio Melloni, primogenito dell'avvocato messinese Vittorio Craxi (1906-1992), trapiantato a Milano, antifascista e perseguitato politico, la cui famiglia paterna era originaria di San Fratello (ME), mentre la famiglia materna era di origini lombarde, e di Maria Ferrari (1908-1971), una casalinga originaria di Sant'Angelo Lodigiano, proveniente da una famiglia di commercianti e mediatori. Dopo di lui nasceranno Antonio (1936-2017) e Rosilde (1940-2017). Durante la seconda guerra mondiale la famiglia decise di affidarlo alle cure del collegio cattolico Edmondo De Amicis di Cantù (CO), sia per il suo carattere turbolento sia per allontanarlo dai pericoli che la famiglia correva a causa dell'attività politica contro il regime fascista, in cui era coinvolto il padre.
A seguito del proclama Badoglio dell'8 settembre 1943, la casa dei Craxi a Casasco d'Intelvi (CO) diventò un punto di riferimento per varie famiglie ebraiche oltreché per amici militari disertori in fuga verso la confinante Svizzera. Dopo la Liberazione, il padre assunse la carica di viceprefetto a Milano, SEGNATURA ARCHIVISTICA: Pietro Nenni, 1.1.3.1093, p. 7. e, successivamente, quella di prefetto a Como, dove si trasferì con la famiglia nel 1945. Pochi mesi dopo Bettino ritornò in collegio, dapprima a Como e poi di nuovo a Cantù, arrivando a un passo dall'entrare in seminario.
Alle elezioni politiche del 1948, suo padre fu candidato al Parlamento per il Partito Socialista Italiano, nelle liste unitarie con i comunisti del Fronte Democratico Popolare; in quest'occasione Bettino ebbe il suo primo incontro con la politica, facendo propaganda per lui. In seguito frequentò il liceo classico "Giosuè Carducci" di Milano, praticò la pallacanestro e, all'età di 17 anni, prese la sua prima tessera del PSI, nella sezione di Lambrate, diventandone poi funzionario. Ottenuto il diploma, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza della Statale di Milano. Successivamente si trasferirà nella facoltà di scienze politiche a Urbino, ma, a causa dell'attività politica, non terminò gli studi.
Esordi della carriera politica
Nell'ateneo di Urbino fondò il "Nucleo Universitario Socialista", entrando nel gruppo "Università Nuova", aderente al CUDI (Centro Universitario Democratico Italiano), il raggruppamento studentesco che, nei primi anni dell'UNURI (Unione Nazionale Universitaria Rappresentativa Italiana), unì le forze della sinistra frontista.
In quel periodo teneva i primi discorsi in pubblico, organizzava conferenze, dibattiti, proiezioni cinematografiche e, nel 1956, entrato a fare parte del Comitato provinciale del PSI milanese, diventò anche vicepresidente nazionale dell'UNURI e dirigente della Federazione Giovanile Socialista Italiana. In seguito all'invasione sovietica dell'Ungheria, Craxi, coadiuvato da un gruppo di fedelissimi, s'impegnò per il distacco del PSI dalla politica filo-sovietica, finendo però in minoranza: la sua proposta di uscita del Movimento giovanile socialista dalla Federazione mondiale della gioventù democratica venne respinta. Dopo essere stato eletto consigliere comunale a Sant'Angelo Lodigiano (paese natale della madre) dal novembre di quell'anno, al Congresso nazionale di Venezia del febbraio del 1957 fu eletto nel Comitato centrale del PSI, in rappresentanza della corrente autonomista di Pietro Nenni.
Assieme ad altri giovani universitari socialisti, entrò nell'Unione Goliardica Italiana (UGI), diventando poi membro del Consiglio Nazionale, ma comunisti e socialisti massimalisti lo misero in minoranza sia nell'UGI sia nell'UNURI. Nel frattempo, il partito lo mandò a Sesto San Giovanni (MI) come responsabile organizzativo; nel novembre del 1960 fu eletto consigliere comunale a Milano con più di mille preferenze, divenendo assessore all'economato nella giunta di centro-sinistra di Gino Cassinis. Nel 1961 fu escluso dal Comitato Centrale del PSI da Francesco De Martino, nel 1963 assunse la guida della segreteria provinciale milanese del partito e nel 1965 divenne membro della Direzione Nazionale. Nel frattempo, nel novembre del 1964, fu riconfermato consigliere comunale a Milano, proseguendo il suo impegno pubblico come assessore alla beneficenza e assistenza nella giunta di Pietro Bucalossi.
Nel 1966, con l'unificazione del PSI e del PSDI, diventò segretario provinciale del PSU milanese, affiancato dai socialdemocratici Enrico Rizzi e Renzo Peruzzotti. Per i successivi sei anni ricoprì anche l'incarico di presidente dell'Istituto di scienze per l'amministrazione pubblica (ISAP).
Nel 1968 venne eletto per la prima volta deputato al Parlamento con preferenze nel collegio Milano-Pavia. Nel 1970, poco dopo lo sfaldamento del PSU, diventò vicesegretario nazionale del PSI su proposta di Giacomo Mancini. All'interno del partito si impose come uno dei più accaniti fautori della linea politica di Nenni e di conseguenza della prospettiva di governo del cosiddetto centro-sinistra "organico". Nel 1972, con l'elezione di De Martino a segretario nazionale del PSI durante il Congresso di Genova, Craxi, assieme a Giovanni Mosca, venne confermato nel ruolo di vicesegretario, ricevendo l'incarico di curare i rapporti internazionali del partito.
Da rappresentante del PSI presso l'Internazionale Socialista strinse legami con alcuni dei protagonisti della politica estera del tempo, da Willy Brandt a Felipe González, da François Mitterrand a Mário Soares, da Michel Rocard ad Andreas Papandreou. A partire da quella funzione di responsabile del PSI per gli esteri, e per tutto il seguito della sua carriera politica, appoggiòVi si legge che Francesco Cossiga rivelò in un'intervista a Raisat Extra: anche finanziariamente"Il Psi aveva cominciato a tessere una fitta rete di rapporti politici e di solidarietà concreta − che nel caso di Soares si tradusse in un lavoro stipendiato − non solo con i compagni portoghesi, spagnoli e greci, ma anche con molti altri partiti, movimenti di liberazione e singole personalità dell’opposizione democratica alle dittature dell’Est e dell’Ovest (cecoslovacchi, polacchi, cileni e palestinesi compresi)....Di Soares voglio anche ricordare che fu l’unico leader politico di statura europea − in quel momento era già Presidente − a incontrare Bettino Craxi a Tunisi.": Pia Locatelli, Il risorgimento portoghese, Mondoperaio, n. 1/2017, p. 88. alcuni partiti socialisti messi al bando dalle dittature dei rispettivi Paesi, tra cui il Partito Socialista Operaio Spagnolo, il Movimento Socialista Panellenico e il Partito Socialista Cileno di Salvador Allende, di cui Craxi era amico personale.Craxi "è stato il primo democratico europeo a volare in Cile, per mandato dell’Internazionale Socialista, nei giorni immediatamente successivi al golpe messo in atto da Pinochet e che portò anche all’assassinio di Allende": Gennaro Acquaviva, Antonio Badini, , Marsilio ed., p. 70. In omaggio all'apporto dato ai socialisti cileni, Craxi è stato insignito del Premio Allende alla memoria al Festival del cinema latino-americano di Trieste del 2009.
Elezione a segretario e nuovo corso
Nel 1976 il ritiro del sostegno socialista deciso dal segretario De Martino causò la caduta del governo Moro IV, con successive elezioni anticipate che videro una crescita impressionante del PCI di Enrico Berlinguer, mentre solo per pochi voti la DC riuscì a rimanere il partito di maggioranza relativa. Le elezioni furono invece una pesante sconfitta per il PSI, che confermò il deludente risultato delle elezioni precedenti (9,6%). De Martino, che aveva puntato a una nuova alleanza con i comunisti, fu costretto alle dimissioni: si aprì all'interno del partito una grave crisi.
Alla ricerca di una nuova identità che rilanciasse il partito, il 16 luglio il Comitato centrale del PSI si riunì in via straordinaria presso l'Hotel Midas di Roma eleggendo quale nuovo segretario Bettino Craxi, da pochi giorni capogruppo alla Camera. La scelta del parlamentare lombardo fu frutto di una mediazione fra le varie correnti socialiste, che si presentavano fortemente frammentate e quindi incapaci di far emergere un segretario appoggiato da una solida maggioranza. Emerse così la volontà di eleggere un "segretario di transizione" che guidasse il partito fuori dalla crisi.
Il primo a proporre il nome di Craxi fu Giacomo Mancini, che riuscì a fare convergere sul suo nome anche i voti delle correnti guidate da Claudio Signorile (sinistra lombardiana) ed Enrico Manca (giovani ex demartiniani). Si opposero alla sua elezione soltanto i cosiddetti "demartiniani", ostili a colui che era considerato il "pupillo di Nenni". Spencer Di Scala, Renewing Italian socialism: Nenni to Craxi, Oxford University Press, 1988, , 9780195052350. Comunque questi ultimi, al momento delle votazioni, preferirono astenersi. Secondo un sondaggio commissionato da Craxi, la popolarità del partito era scesa al minimo storico del 6%; solo dopo lo scandalo di Mani pulite il PSI scenderà più in basso.
Craxi mostrò immediatamente le sue doti politiche, palesando di essere tutt'altro che un semplice "segretario di transizione". Nominò suoi collaboratori personalità nuove, alcune molto giovani, tanto da dare inizio a quella che sarà chiamata la "rivoluzione dei quarantenni". Si mosse con determinazione ed energia, puntando al rilancio del partito che, partendo dalla sua grande tradizione, ritrovasse il suo orgoglio e il coraggio di intraprendere nuove strade, di dare inizio a quello che il segretario stesso chiamò "il nuovo corso".