Uno dei membri più conservatori della Democrazia Cristiana, dopo aver ricoperto diversi incarichi governativi nei governi Bonomi III, Parri, De Gasperi I, De Gasperi VII e Pella, Segni fu per due volte presidente del Consiglio dei ministri, dal 6 luglio 1955 al 20 maggio 1957 e dal 16 febbraio 1959 al 26 marzo 1960.
Eletto presidente della Repubblica il 6 maggio 1962, la sua fu la seconda presidenza più breve nella storia della Repubblica Italiana dopo quella di Enrico De Nicola, in quanto mantenne il ruolo solamente per due anni, fino alle dimissioni per impedimenti di salute del 6 dicembre 1964.
Come capo dello Stato ha conferito l'incarico a tre presidenti del Consiglio dei ministri: Amintore Fanfani (del quale ha respinto le dimissioni di cortesia presentate nel 1962), Giovanni Leone (1963) e Aldo Moro (1963-1968); ha nominato tre senatori a vita nel 1963 (Ferruccio Parri, Cesare Merzagora e Meuccio Ruini). Non ha nominato alcun giudice della Corte costituzionale.
Suo figlio Mariotto è anch'egli un politico.
Biografia Giovinezza, esordi in politica e la docenza Antonio Segni nacque in una nobile famiglia sarda, ascritta al patriziato genovese dal 1752, da Annetta Campus e Celestino Segni.
Portati a termine gli studi liceali classici presso il liceo Domenico Alberto Azuni di Sassari, si laureò in giurisprudenza nel 1913, e fu ufficiale di artiglieria durante la prima guerra mondiale. Aderì al Partito Popolare Italiano fin dalla sua fondazione nel 1919 e fu consigliere nazionale del PPI dal 1923 al 1924. Con l'avvento del fascismo e le elezioni del 1924, smise temporaneamente di fare politica.
Intanto aveva perfezionato gli studi all'Università di Roma, dove fu allievo del professore di diritto processuale civile Giuseppe Chiovenda, insieme a Piero Calamandrei. Insegnò quindi in varie università italiane, nel 1920 a Perugia, nel 1925 a Cagliari (dove fu preside), nel 1929 a Pavia, e dal 1930 a Sassari (di cui fu commissario dal 1943 al 1945, e magnifico rettore dal 1946 al 1951). Dal 1954 insegnò diritto processuale civile a "La Sapienza" di Roma fino al 1961.
Incarichi governativi
Nel 1942 fu tra i fondatori della Democrazia Cristiana e autorevole esponente dell'antifascismo sardo. Fu chiamato il 12 dicembre 1944 come sottosegretario all'agricoltura nel governo Bonomi III, quindi nel governo Parri e nel governo De Gasperi I, fino al 14 luglio 1946.
Nel giugno 1946 venne eletto deputato all'Assemblea Costituente e dal 1948 alla Camera dei deputati, sempre rieletto (dal 1964 al Senato).
Da quel periodo ricevette numerosi incarichi istituzionali e governativi: ministro dell'agricoltura e foreste dal 14 luglio 1946 al 26 luglio 1951 nei governi De Gasperi II, III, IV, V e VI; Ministro della pubblica istruzione dal 26 luglio 1951 al 7 luglio 1953 nel governo De Gasperi VII e dal 2 agosto 1953 al 12 gennaio 1954 nel governo Pella. Vicepresidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana e ministro della difesa dal 1º luglio 1958 al 15 febbraio 1959 nel governo Fanfani II; Ministro dell'interno dal 15 febbraio 1959 al 25 marzo 1960 nel secondo governo da lui stesso presieduto; Ministro degli affari esteri dal 25 marzo 1960 al 7 maggio 1962 nel governo Tambroni, nel governo Fanfani III e nel governo Fanfani IV, accumulando un curriculum politico di ben 135 mesi da ministro, un record tuttora imbattuto per tutti gli altri Presidenti della Repubblica eletti sia prima che dopo di lui.
Fu ministro dell'agricoltura quando venne varata, grazie ai fondi del Piano Marshall, una riforma agraria detta legge Stralcio (legge n. 841 del 21 ottobre 1950), da alcuni studiosi ritenuta la più importante riforma dell'intero secondo dopoguerra, che sancì l'esproprio coatto delle terre ai grandi latifondisti e la loro distribuzione ai braccianti agricoli di modo da renderli de facto piccoli imprenditori non più sottomessi al grande latifondista e facendo nascere successivamente forme di collaborazione come le cooperative agricole che, programmando le produzioni e centralizzando la vendita dei prodotti, diedero all'agricoltura quel carattere imprenditoriale che era venuto meno con la divisione delle terre.
In tale periodo, per controllare il suo bacino elettorale, pose al vertice della DC sassarese il cugino Antonio Campus. La linea locale fortemente anticomunista imposta da Segni è stata descritta in un'intervista da Francesco Cossiga, all'epoca giovane militante sassarese: "Alla vigilia delle elezioni del 1948 ero armato fino ai denti. Mi armò Antonio Segni. Non ero solo, eravamo un gruppo di democristiani riforniti di bombe a mano dai carabinieri. La notte del 18 aprile la passai nella sede del comitato provinciale della DC di Sassari... Prefettura, poste, telefoni, acquedotto, gas non dovevano cadere, in caso di golpe rosso, nelle mani dei comunisti" Aprileinfo. Presidente del Consiglio
Politico di tendenze conservatrici, Segni fu due volte presidente del Consiglio dei ministri. Guidò il suo primo governo di stampo centrista tra DC, Partito Socialista Democratico Italiano e Partito Liberale Italiano dal 6 luglio 1955 al 15 maggio 1957, straordinariamente lungo per l'epoca e ancora oggi uno dei dieci governi più longevi della Repubblica italiana, e un monocolore DC che si resse con l'appoggio esterno di liberali, monarchici e missini, dal 15 febbraio 1959 al 23 marzo 1960; quest'ultimo esecutivo cadde perché le strategie politiche orientate a sinistra del segretario della Democrazia Cristiana Aldo Moro e di Amintore Fanfani indussero le forze di destra a ritirargli la fiducia.
Durante il primo governo di Segni vennero firmati il 25 marzo 1957 i trattati di Roma istituendo la Comunità Economica Europea (CEE) di cui l'Italia fu uno Stato cofondatore ed il Mercato Europeo Comune (MEC); venne definitivamente creata e insediata la Corte Costituzionale, fino ad allora mai entrata in funzione, venne varata la legge che garantì all'Eni l'esclusiva della ricerca e dello sfruttamento degli idrocarburi in tutto il territorio italiano (Sicilia esclusa) e fu creato il Ministero delle partecipazioni statali, organo del governo italiano addetto alla supervisione e gestione delle partecipazioni statali nell'economia italiana, determinando per le aziende statali anche un'autonomia sindacale «pubblica» e sottraendole alla disciplina confindustriale per assoggettarle a un regime proprio. Durante il suo secondo governo venne istituito con la legge n. 617/1959 il Ministero del turismo e dello spettacolo. Fu presidente del Consiglio dell'Unione europea dal 1º luglio al 31 dicembre 1959.
Presidenza della Repubblica Elezione al Quirinale
Allo scadere del settennato di presidenza di Giovanni Gronchi, Aldo Moro non vedeva di buon occhio le manovre del presidente dell'Eni, Enrico Mattei, miranti alla rielezione del presidente uscente GronchiIndro Montanelli, Storia d'Italia. Vol. 10, RCS Quotidiani, Milano, 2004, pagg. 340-341.
Propose quindi e ottenne dal suo partito la candidatura di Antonio Segni, ritenendo che l'elezione di quest'ultimo, che era un conservatore, fosse necessaria per rassicurare le correnti a destra della DC e guadagnare anch'esse alla sua politica di apertura al Partito SocialistaIndro Montanelli, cit., pag. 342. Fu l'unica volta che un candidato ufficiale della DC alla presidenza della Repubblica uscì vittorioso dal responso delle urneAnche l'elezione al primo scrutinio del democristiano Francesco Cossiga, nel 1985, infatti, fu frutto di un accordo tra i partiti e non di una candidatura predeterminata.. Il partito, tuttavia, nei primi otto scrutini non votò mai compatto per il politico sassarese, in quanto Gronchi ottenne sempre tra i 20 e i 45 voti, mentre altri consensi furono dispersi tra Attilio Piccioni (addirittura 51 voti al terzo scrutinio), Cesare Merzagora (tra i 12 e i 18) ed altri. Anche nello scrutinio decisivo vi furono 51 schede bianche di aleatoria attribuzione.
Antonio Segni fu comunque eletto Presidente della Repubblica Italiana il 6 maggio 1962 al nono scrutinio, con 443 voti su 842, comprensivi dei consensi del MSI e dei monarchici, che avevano cominciato a votarlo sin dal terzo scrutinioIndro Montanelli, cit., pagg. 345-346. Prestò giuramento l'11 maggio 1962 e il giorno dopo respinse le dimissioni di cortesia presentategli dal Presidente del Consiglio Amintore FanfaniFrancesco Bartolotta, Parlamenti e governi d'Italia dal 1848 al 1970. II vol., Vito Bianco Editore, Roma, 1971, pag. 281 che, pertanto, restò in carica sino alle elezioni politiche dell'aprile 1963, con la partecipazione di socialdemocratici e repubblicani e l'appoggio esterno del PSI.
Segni e il centro-sinistra I suoi due anni al Quirinale furono contrassegnati da tensioni con il blocco formato da Ugo La Malfa, il PSI ed una parte della DC che spingeva per riforme sociali e strutturali, invise ad un conservatore come Segni. Fu anche contrario alla candidatura di Giovanni Battista Montini al soglio pontificio, tanto da far pervenire, tramite Luigi Gedda, il suo dissenso ai cardinali prima che entrassero nel conclave conseguente alla morte di papa Giovanni XXIII.Alberto Melloni, Montini, vince il Concilio (contro le riserve di Adenauer e Franco), da: Corriere della Sera, 15 aprile 2005
Logorato dall'insuccesso alle elezioni politiche del 1963, il 16 maggio Fanfani rassegnò le dimissioni del suo governo. L'incarico venne affidato al segretario democristiano Aldo Moro, intenzionato a varare un nuovo governo tra DC, Partito Repubblicano e PSDI appoggiato esternamente dal PSIIndro Montanelli, cit., pag. 367-368, ma gli organi direttivi del Partito Socialista fecero mancare la ratifica dell'accordo programmatico già concordato con Pietro Nenni e il segretario DC fu costretto a rinunciare.
Segni designò allora il presidente della Camera Giovanni Leone, specificando che, in caso di ulteriore fallimento, avrebbe sciolto il neoeletto Parlamento e indetto nuove elezioniIndro Montanelli, cit., pag. 369. Leone riuscì allora a costituire un monocolore DC di respiro transitorio e, per tale motivo, detto dalla stampa «balneare» – con l'appoggio esterno di PRI, PSDI e PSI. Finalmente, nel dicembre 1963, Aldo Moro poté varare il primo governo di centro-sinistra della Repubblica italiana, con la partecipazione del Partito Socialista Italiano.
Il 17 settembre 1963, Segni inviò un messaggio alle Camere, a norma dell'art. 87 della Costituzione, con il quale si segnalavano alcuni problemi istituzionali collegati alle previsioni della Costituzione. In particolare, il presidente rilevava alcune difficoltà funzionali delle modalità di elezione dei componenti della Corte costituzionale - suggerendo le opportune soluzioni - e la necessità di prevedere espressamente la non rieleggibilità del presidente della RepubblicaAtti parlamentari, Camera dei deputati, Seduta del 17 settembre 196.3. Mentre in seguito, con l'approvazione della legge costituzionale n. 2 del 22 novembre 1967, il Parlamento provvide a modificare la Costituzione nel senso indicato da Segni nella prima parte del suo messaggio, le norme sull'eleggibilità del presidente della Repubblica rimasero invariate.
Segni e il Piano Solo