La quinta offensiva di Palmira è stata un'operazione militare lanciata dall'Esercito arabo siriano (SAA) nella parte orientale del governatorato di Homs contro i miliziani dello Stato islamico con lo scopo di riconquistare la città di Tadmor (vicino alle rovine dell'antica città di Palmira) e le limitrofe aree rurali.
L'offensiva, iniziata nel gennaio del 2017, venne progettata dopo che tra l'8 e l'11 dicembre 2016 le forze dell'ISIS conquistarono la città di Palmira a seguito di una offensiva contro le forze governative siriane.
Il 2 marzo 2017, l'esercito siriano, affiancato da rinforzi russi, riuscì nuovamente a riconquistare la città di Palmira, duramente provata dal conflitto.
Sfondo A metà del dicembre 2016, i miliziani dello Stato Islamico lanciarono un attacco contro Palmira, assumendo infine il pieno controllo della città mentre l'esercito siriano si ritirava. Dopo la conquista di Palmira, l'ISIS iniziò ad avanzare verso ovest in direzione della base aerea militare di Tiyas (nota anche come al-Taifor o base T4), arrivando quasi ad assediarla.
Gli scontri attorno alla base aerea proseguirono fino alla fine di dicembre, quando l'assalto del Daesh fu respinto. All'inizio di gennaio 2017 venne riferito che l'ISIS si stava ritirando dalle aree circostanti la base aerea.
Offensiva Tra il 12 e il 13 gennaio, l'esercito siriano avviò una controffensiva per il possesso di Palmira. All'inizio dell'operazione, Abu Hafs al-Mashrifi, capo della sicurezza dello Stato Islamico nel governatorato di Homs, rimase ucciso in un attacco di artiglieria contro il suo quartier generale nella zona di Huwaysis. Il 14 gennaio, l'esercito conquistò diverse posizioni attorno al villaggio di al-Tayyas, nonché aree nei pressi della base abbandonata, avanzando verso i monti Jazal e lanciando poco dopo un attacco contro di essi. Le forze governative avanzarono ulteriormente il 15 gennaio, conquistando le colline attorno alla base aerea. Il 16 gennaio, l'ISIS riuscì a respingere un tentativo dell'esercito di avanzare attorno alla base di Tiyas. A supporto dell'esercito siriano, arrivarono numerosi rinforzi e rifornimenti per proseguire l'offensiva. Il 19 gennaio, l'esercito arabo siriano (SAA) lanciò un'offensiva nelle aree rurali a sud della base aerea T-4, conquistando un vasto territorio nei pressi di al-Qaryatayn e mettendo in sicurezza diverse postazioni a est della stazione di pompaggio e del villaggio di Tayfor. Il 21 gennaio riconquistò l'area di Jeb al-Murr e avanzò attorno alle colline di al-Tiyas.
Il 25 gennaio, l'esercito siriano conquistò l'area di al-Fawa'ra, inclusa una base militare. Il 2 febbraio, l'esercito occupò le aree di al-Hattaniyyah e al-Marhatan, nonché l'incrocio di Jihar. Il 4 febbraio riconquistò i giacimenti di gas di Hayyan persi durante l'offensiva dello Stato Islamico nel dicembre 2016. Il 5 febbraio, l'esercito conquistò le aree di Majbel Asphalt, Al-Baydah al-Sharqiyah e Al-Baydah al-Gharbiyah. Il 7 febbraio, i miliziani dello Stato Islamico riconquistarono i giacimenti di gas di Hayyan. Il 10 febbraio, le forze fovernativa riconquistarono le colline di Hayyan. L'11 febbraio, l'ISIS riottenne l'area di Majbel Asphalt e diverse posizioni circostanti nei pressi dell'incrocio di Hajjar, incluse le colline di Hayyan. Il 13 febbraio, l'esercito riprese l'offensiva attaccando le posizioni del Daesh e tentò di riconquistare l'intera catena delle colline di Hayyan. Il giorno seguente, l'esercito infranse le difese dello Stato Islamico e riconquistò i giacimenti di gas di Hayyan.
Il 16 febbraio, l'esercito siriano fece il suo ingresso nei giacimenti di gas di Jihar, scontrandosi con i miliziani dell'ISIS. Contemporaneamente, lo Stato Islamico riconquistò diversi pozzi nei giacimenti di gas di Hayyan. Lo stesso giorno, le forze russe subirono le prime perdite quando un convoglio diretto dalla base aerea di Tiyas a Homs fu fatto saltare in aria da un ordigno esplosivo improvvisato (IED) azionato a distanza, causando la morte di quattro soldati russi e il ferimento di altri due, tra cui il maggior generale Pëtr Milyukhin, che perse entrambe le gambe e un occhio. Durante l'assalto alle forze russe, l'esercito siriano si trovava a meno di ventiquattro chilometri da Palmira. Il 17 febbraio, le forze governative conquistarono l'area orientale di Bayarat. Nel corso della giornata conquistarono anche le fattorie di Al-Kalaabiyah, riaffermando il pieno controllo sulla zona occidentale di Bayarat. Successivamente un contrattacco dell'ISIS contro i giacimenti di gas di Hayyan venne respinto. Il 18 febbraio, l'esercito siriano conquistò l'area di Tarfah Al-Gharbiyah e assunse il pieno controllo dei giacimenti di gas di Hayyan, spingendosi fino alle pendici dei monti Jazal. Il giorno seguente, attaccarono i giacimenti petroliferi di Jazal e al-Mahr e conquistarono diverse delle ultime postazioni rimaste dell'ISIL nella parte orientale di Al-Bayarat. Il 20 febbraio venne diffusa la notizia che le forze del presidente Assad avevano conquistato Tarfah al-Sharqiyah.
Il 23 febbraio l'SAA riprese l'offensiva, dopo averla sospesa per rafforzare le proprie posizioni presso i giacimenti di gas di Hayyan. Nel corso della giornata, l'esercito siriano avanzò verso l'area della scuola guida di Palmira. Il 24 febbraio, l'SAA conquistò, dopo una breve battaglia con le forze dello Stato Islamico in ritirata, la torre di comunicazione di Palmira nella zona orientale di Bayarat e raggiunse il monte Jabal Hayyal, il quale sormonta Palmira. Il 26 febbraio conquistò la collina di Tal SyriaTel, imponendo il controllo di fuoco sui giacimenti di gas di Al-Mahr. Successivamente occuparono la cima più alta di Jabal Hayyal, ottenendo il controllo di fuoco sull'area del "Triangolo di Palmira" e sulla parte sud-occidentale della città stessa. Inoltre, conquistarono la zona delle cave, a nord-ovest della città. Avanzò inoltre conquistando le cave e tutte le posizioni che dominavano i giacimenti petroliferi di al-Mahr. Il giorno seguente, l'esercito conquistò una posizione adiacente al monte Hayyal. Prese inoltre il villaggio di al-Tamtheel, situato direttamente a ovest di Palmira, raggiungendo il monte strategico al-Tar. L'avanzata ai danni dell'ISIS portò le forze del presidente Assad a soli tre chilometri da Palmira.
L'esercito siriano conquistò l'area del "Triangolo di Palmira", il castello di Palmira, il castello del Qatar e il villaggio di al-Amriyah, oltre a numerose alture – tra cui Jabal Hayyal e Jabal al-Tar – in seguito a un assalto sferrato il 1° marzo. Lo stesso giorno, l'esercito siriano e le forze alleate, con il supporto di aerei da combattimento, entrarono nella parte moderna di Palmira conquistando via al-Motaqadin, dopo aver preso il controllo dei settori occidentale e nord-occidentale della città, mentre giungevano notizie di un ritiro dell'ISIS dall'area. Il giorno seguente, l'ISIS lanciò un contrattacco fallimentare, in seguito al quale l'SAA sferrò un attacco e assunse il pieno controllo di Jabal al-Tar e del castello di Palmira. L'ISIL si ritirò successivamente dalla maggior parte di Palmira, dopo aver minato diversi punti della città. Tuttavia, lasciò degli attentatori suicidi nei quartieri orientali per coprire la ritirata dei propri miliziani e ostacolare l'avanzata dell'esercito siriano. Il 2 marzo, l'esercito siriano riconquistò l'intera città di Palmira, dopo che i miliziani dello Stato Islamico abbandonarono completamente la città. Il giorno seguente, l'esercito siriano conquistò l'aeroporto di Palmira e ne mise in sicurezza l'intera area il 4 marzo, dopo che l'ISIS fu costretto a ritirarsi verso i silos per i cereali di Palmira, situati a est dello scalo aereo.
Perdite Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani (SOHR), durante l'offensiva rimasero uccisi 283 miliziani dello Stato Islamico, 115 soldati dell'esercito siriano e cinque militari russi, mentre le forze armate russe riferirono che oltre mille miliziani vennero uccisi o feriti e che furono distrutti centinaia di veicoli dell'organizzazione, tra cui 19 carri armati, 37 veicoli corazzati da combattimento della fanteria, 98 veicoli armati leggeri ("technical") e oltre 100 altri mezzi.
Conseguenze In seguito alla caduta di Palmira, l'esercito siriano continuò ad avanzare nelle regioni intorno all'antica città romana. Verso la fine di maggio del 2017, tutte le strade che collegavano Damasco a Palmira passarono sotto il controllo del governo siriano.
Note
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