Michelangelo Dome è un sistema difensivo multidominio, sviluppato dall'Italiana Leonardo, progettato per proteggere territori ed infrastrutture critiche da attacchi di nuova concezione, quali droni, missili ipersonici e minacce ibride.

Descrizione

Da un punto di vista operativo è una barriera modulare (sitema difensivo) disposta su più livelli (multidominio) che vede la cooperazione di forze di terra, mare, aria, spazio e cybersicurezza; mentre da un punto di vista tecnico è un sistema di sistemi interconnessi da satelliti che vengono coordinati da remoto, tramite un'architettura digitale, da personale militare con il supporto dell'intelligenza artificiale.

Contesto

Operativo dal 2026, mira alla piena operatività tra 2027 e 2029 e viene proposto dalla Leonardo come sistema di difesa comunitario dell'Unione Europea predisponendone l'infrastruttura per operare con il GCAP (del quale ne anticipa alcune soluzioni), con le EPC, con la costellazione satellitare IRIS² (anch'essa in piena operatività prevista entro il 2029), e con il programma Leonardo Space Cloud per la difesa e la gestione dei dati criptati direttamente in orbita.

Il sistema è inoltre già predisposto per operare in sinergia con future basi spaziali, sia con il futuro programma di stazione orbitante europea (dopo la cessazione della ISS nel 2031) sia con il Moon Village, il progetto di base lunare permanente dell'ASI/ESA, tutti progetti in cui Leonardo è direttamente coinvolta.

Se, nel suo insieme, il Michelangelo Dome si presenta come uno scudo totale di difesa da ogni tipo di minaccia (non solo missili balistici ma anche bombardamento strategico, fino ad un'ipotetica invasione), nell'immediato va a soddisfare la sempre più alta necessità da parte delle armate di una soluzione economicamente sostenibile nella specifica lotta antidrone. La lotta antidrone, infatti, si è dimostrata molto dispendiosa perché richiede l'utilizzo di risorse dal valore di diversi milioni di euro (missili intercettori, missili da crociera, caccia di prima linea ecc...) per distruggere droni che ne costano qualche decina di migliaia. La proposta di Leonardo, invece, utilizza munizioni balistiche (affidabili, standardizzate e supportate da una grossa industria globale) ed, eventualmente, microonde e raggi di energia concentrata. Tali soluzioni richiedono poco costo operativo e non hanno grossi vincoli di autonomia: nel caso di concentratori laser, è sufficiente che restino collegati alla corrente elettrica mentre nel caso dei sistemi balistici, una ricarica avviene in meno di 5 minuti.

Anche i Veicoli/velivoli a controllo remoto sono più sostenibili dai sistemi tradizionali poiché gestiti da un'unica unità centrale ed algoritmi in tempo reale, senza quindi coinvolgere direttamente personale umano e senza quindi utilizzare risorse costose "a perdere" o dover mobilitare unità di prima linea.

Storia Lo "scudo" viene presentato per la prima volta nel novembre 2025 ma è nel marzo 2026, in concomitanza con la presentazione del piano industriale 2026-2030 di Leonardo che il Michelangelo Dome attira l'attenzione internazionale. Nel piano, infatti, il sistema non viene solo presentato in modo approfondito ma viene già svelata la sua imminente operatività: il sistema è già pronto e dal 2026 operativo in Ucraina per la difesa del territorio interessato dal conflitto.

Poiché la presentazione del piano industriale è avvenuta nel pieno della guerra d'Iran, l'amministratore delegato di Leonardo, Roberto Cingolani ha annunciato che il sistema è già in grado di essere operativo nella difesa degli terzi (stati del Golfo ed Azerbaigian) coinvolti nel conflitto. Proprio lo stato azero ha aperto una trattativa con l'Italia per la realizzazione di un "bordo di difesa nazionale" basato sul Michelangelo Dome.

Subito dopo la presentazione ufficiale, Leonardo annuncia due test operativi della piattaforma di comando e controllo volante: tale soluzione anticipa, di fatto, i futuri caccia di sesta generazione, in particolar modo la tecnologia alla base del GCAP. Leonardo presenta una versione speciale del proprio M-346, in grado di gestire uno sciame di droni, fungendo da nodo centrale per il coordinamento di droni gregari.

Composizione thumb|Rappresentazione grafica del funzionamento della barriera multidominio. Il michelangelo Dome racchiude in sé diversi sistemi di difesa che hanno funzione e posizione ben definita all'interno della "cupola".

Il Dome è una sorta di cupola invisibile composta da una barriera avente un cuore centrale (C5i) che riceve informazioni da satellite orbitante artificiale per lo stoccaggio dei dati crittografati (Leonardo Space Cloud) recuperati da sensori post lungo la zona di comando e inviata da radar e altri sistemi in posizione fissi o su SRM6 (o altri autocarri come l'Iveco ACTL.)

Il cuore invia informazioni ad componenti mobili o fisse di terra e a componenti aeree o navali.

Tale scudo difensivo permette di ottenere una "zona sicura", ovvero tutta l'area interna al perimetro delle difese; queste, inoltre, rendono sicura anche tutta l'area davanti a loro per circa 3,5 km. Oltre tale distanza vi è la "zona morta" ovvero l'area dove tutte le minacce vengono abbattute. La zona morta generalmente non ha difese, ma può avere unità aree per ricognizione o individuazione dei bersagli: anche unità navali, lontane dalla zona da difendere, possono dare supporto.

Tutto è coordinato, interconnesso e criptato, tutte le parti sono aggiornate in tempo reale da personale militare con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.

Modulo centrale, comunicazione, sensori ed IA Il sistema è composto da un software centrale, appositamente progettato, che funge da comando e controllo basato sul modulo MC5 (modulo C5i che comprende comando, controllo, comunicazioni, computer, collaborazione ed intelligence). Tale software coordina quindi i vari domini (terra, aria, mare, spazio e cyber), gestendo la risposta alle minacce in tempo reale.

Per l'identificazione delle minacce il sistema utilizza radar multifunzionali e sensori capaci di tracciare minacce a distanze elevate e di gestire sciami di droni o missili ipersonici e sfrutta algoritmi predittivi supportati dall'intelligenza artificiale per anticipare i comportamenti ostili e garantire comunicazioni cyber-resilienti tra le varie attività della difesa.

L'uso dell'intelligenza artificiale è concesso in quanto si tratta di un sistema di difesa, quindi a scopo difensivo e quindi non viene utilizzato per scopi di aggressione. La scelta finale spetta sempre alla componente umana, la componente IA funge solo da supporto.

Artiglieria e componente di terra

La componente terrestre riceve anch'essa informazioni direttamente dal cuore centrale ed è composta dagli Hystrix (fissi o motorizzati su IDV SRM6) composti da cannoni OTO 76 SP, Marlin 40 oppure Lionfish 30/Hitfist 30 derivati dai modelli navali Leonardo/OTO Melara.

Gli Hystrix fissi a loro volta comunicano con i semoventi antiaerei e altri veicoli ruotati (Hystrix 76 ADS Ligh) o su cingoli (A2CS AA) al fine di cooperare sinergicamente. La componente mobile è integrata con droni terrestri a pilotaggio remoto, come l'IDV Viking.

Aviazione La componente aerea è generalmente composta da elicotteri ad alta manovrabilità (Leonardo AW249, AWHero, UH-169D) oppure da aerei specifici come il M346FA "MUM-T" (il Block 20 in versione anti-drone).

Indipendente dal velivolo utilizzato, questo funge da capostazione volante (sistema di sistemi) in grado di controllare comandare e coordinare direttamente sciami di droni a distanze non gestibili dal controllo di terra.

Rete satellitare Il cuore di comando centrale (C5i) riceve informazioni da una rete di satelliti orbitanti artificiali. Questo sistema è il Leonardo Space Cloud, il quale si occuopa anche dello stoccaggio dei dati crittografati recuperati dai sensori posti lungo la zona di comando e dalle altre unità connesse al Dome.

Marina Il Dome può essere integrato con il supporto di navi stealth (per esempio le Comandanti o le EPC) della Marina Militare o altre unità in configurazione multiruolo, possono connettersi al sistema difensivo per contrastare minacce aeree coprendo zone marittime più ampie.

Reazioni internazionali Il Michelangelo Dome viene accolto con entusiasmo dagli investitori che non si aspettavano una così imminente operatività del programma, facendo salire il titolo in borsa. Leonardo, infatti, è arrivata alla presentazione industriale con un piano già molto ricco che confermava l'elevata crescita aziendale negli ultimi anni, sia in termini produttivi che di acquisizioni (IDV, Becrypt, Hensoldt, Axiomatics, GEM Elettronica, DRS Technologies e Alea Srl per i 5G), che alleanze strategiche (LRMV, GCAP, OSN, MAESTRAL con l'emiratina Edge Group, il progetto Bromo: nuovo colosso europeo insieme ad Airbus e Thales, LBA Systems, l'UIS con Fincantieri ed il PSN, gli accordi con l'Agenzia Industrie Difesa e l'alleanza con la spagnola Indra). Il Michelangelo Dome già pronto è stato quindi una sorpresa.

All'entusiasmo degli analisti si è contrapposto qualche parere negativo da parte di alcuni politici sovranisti che hanno criticato duramente un concetto di difesa comune europea.

Il Dome ha colto di sorpresa anche il presidente del Consiglio della Repubblica Italiana: Giorgia Meloni, la quale ha dichiarato di non essere stata avvisata degli accordi presi da Leonardo con l'Ucraina.

Note

Collegamenti esterni Il Michelangelo Dome sul sito della Leonardo

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