L'accesso intraosseo (IO) è un'iniezione nel midollo osseo, praticata con un ago dedicato. Viene utilizzato per somministrare soluzioni e farmaci quando l'accesso venoso non è facilmente o rapidamente disponibile. È dimostrato che l'IO, in genere, è più veloce dell'accesso venoso, richiedendo meno di 20 secondi per essere posizionato. Grazie a questa procedura è anche possibile effettuare esami del sangue, a partire da campioni intraossei.

La preparazione prevede la sterilizzazione del punto di inserzione, con l'uso di anestesia locale ove necessario. Quando si usa il trapano, è innanzitutto necessario spingere l'ago attraverso la pelle perpendicolarmente all'osso, fino a quando non si entra in contatto con quest'ultimo. A questo punto va attivato il trapano, esercitando una lieve pressione verso il basso. I punti di accesso più comuni negli adulti sono la tibia prossimale e l'omero prossimale, mentre nei neonati si usano più di frequente il femore distale e la tibia prossimale. Il sito di inserzione per la tibia prossimale è localizzato un dito sotto la tuberosità tibiale, leggermente verso l'interno della gamba.

I segni che il procedimento ha avuto successo comprendono un ago stabile, la capacità di aspirare dal midollo osseo e la capacità di effettuare un lavaggio con soluzione fisiologica. Per ridurre il dolore dell'iniezione negli adulti, è necessario somministrare di lidocaina al 2%, prima di eseguire un lavaggio con 10 ml di soluzione fisiologica. In questo modo, l'ago viene stabilizzato. Qualsiasi farmaco somministrabile per via endovenosa (EV) può essere anche somministrato per via intraossea, compresi i mezzi di contrasto. Il dispositivo IO può essere usato fino a un massimo di 24 ore. La procedura è stata sviluppata tra gli anni Venti e gli anni Quaranta.

Note

Categoria:Vie di somministrazione parenterali