Eusebichthys è un genere estinto di pesci ossei appartenente all’ordine Tselfatiiformes, vissuto nel Cretaceo superiore, durante il Cenomaniano, circa 100 milioni di anni fa. I suoi resti fossili sono stati rinvenuti nei celebri giacimenti fossiliferi del Libano, noti per l’eccezionale conservazione della fauna marina mesozoica. Il genere comprende una sola specie descritta ufficialmente, Eusebichthys byblosi. Etimologia Il nome Eusebichthys combina il nome di Eusebio di Cesarea, storico e vescovo palestinese del IV secolo che menzionò i fossili ittici del Libano nelle sue cronache, con il termine greco ichthys, che significa “pesce”. Il nome specifico byblosi fa riferimento alla città di Byblos, presso la quale sono stati scoperti i fossili.Taverne, L.; Gayet, M. 2004. Ostéologie et relations phylogénétiques des Protobramidae (Teleostei, Tselfatiiformes), poissons marins du Cénomanien (Crétacé Supérieur) du Liban. Cybium, 28(4) : 285-314. Descrizione Eusebichthys era di dimensioni relativamente grandi rispetto a forme simili, con una lunghezza superiore ai 10 centimetri. Il corpo era molto alto e fortemente compresso lateralmente, con un profilo dorsale elevato. L’altezza massima del corpo era contenuta circa 1,7 volte nella lunghezza standard, mentre la testa risultava particolarmente alta, superando leggermente la sua lunghezza.
Il muso era corto e alto, con mascelle prive di denti. Il premascellare possedeva un processo ascendente sinfisario ben sviluppato, mentre l’endopterigoide era robusto e munito di denti. Le ossa infraorbitali erano molto ampie e il preopercolo mostrava una caratteristica branca ventrale corta e larga associata a una branca dorsale molto stretta. Una delle caratteristiche più distintive del genere era la presenza di una forte cresta sul supraoccipitale. Il post-temporale era alto e dorsalmente molto espanso, aderendo alla cresta supraoccipitale.
Le pinne pettorali erano inserite molto in basso sui fianchi. La colonna vertebrale comprendeva da 55 a 58 vertebre, di cui 29 addominali e da 26 a 29 caudali. Le neurapofisi e le emapofisi presentavano espansioni aliformi anteriori molto sviluppate. Erano presenti tra 23 e 26 paia di coste. La pinna dorsale era estremamente lunga, costituita da circa 82 raggi molli, e iniziava molto vicino alla testa. Anche la pinna anale era allungata, con 53–60 raggi, ma iniziava più posteriormente rispetto alla dorsale. Gli pterigiofori anali anteriori erano inclinati all’indietro e strettamente addossati alle lunghe emapofisi anteriori. La pinna caudale possedeva 18 raggi principali ramificati. Soltanto i raggi centrali risultavano segmentati nella parte inferiore. Dal punto di vista osteologico, Eusebichthys presentava numerose fusioni tra gli elementi dello scheletro caudale, tra cui la fusione della seconda vertebra urale con la placca ipurale dorsale. Classificazione Eusebichthys appartiene ai Protobramidae, una famiglia di Tselfatiiformes diffusa nei mari tropicali del Cretaceo. I protobramidi erano pesci pelagici caratterizzati da corpi alti e pinne dorsali e anali molto sviluppate, ritenuti meno specializzati rispetto ai Plethodidae, un gruppo di tselfatiiformi solitamente di dimensioni maggiori.Taverne, L.; Gayet, M. 2005. Phylogenetical relationships and palaeozoogeography of the marine Cretaceous Tselfatiiformes (Teleostei, Clupeocephala). Cybium, 29: 65–87.
La specie Eusebichthys byblosi è stata descritta sulla base di esemplari provenienti dall’area di Byblos, l’antica città fenicia oggi chiamata Jbeil. Altre specie non ancora descritte ufficialmente sono state ritrovate in vari giacimenti del Libano. Paleoecologia I fossili di Eusebichthys provengono dai famosi calcari litografici del Libano, depositati in ambienti marini tropicali relativamente profondi durante il Cenomaniano inferiore. Come altri Tselfatiiformes, probabilmente era un pesce pelagico che viveva nelle acque aperte della Tetide. La struttura del corpo, molto alta e compressa lateralmente, suggerisce un nuoto agile ma non particolarmente veloce, forse adatto a movimenti verticali nella colonna d’acqua. Le lunghe pinne dorsale e anale contribuivano probabilmente alla stabilità durante il nuoto.
Note
Categoria:Tselfatiiformes