Madonna con i santi Giovanni evangelista e Gregorio Taumaturgo è un dipinto a olio su tela (293 x 184,5 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino intorno al 1630 conservato presso la chiesa di Chiesa di San Vincenzo a Modena. Storia La prima menzione di questo dipinto si trova nel Libro dei conti del Guercino, redatto dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri a partire dal 1629 fino al 1649, anno della sua morte. Il registro, proseguito dai familiari, annota tutti i pagamenti ricevuti dal Guercino. Si conclude con la morte del pittore (1666). Nell'anno 1630 è annotato un unico pagamento per questa pala: «Dal Ser.mo Sigr Duca di Modena, si riceuto p[er] il Quadro d'Altare ne' Padri Teatini, con la Madona, San Giovanni, San Gregorio Taumaturgo che sono tutte figure n° 3 dacordo in ducat.ni 300 - e questo rsidovo, e Schudi 250.» Poiché non è registrata alcuna caparra, molto probabilmente la commissione è stata fatta nel 1629 prima dell'inizio del Libro dei conti, dove è registrato solamente il saldo. Il dipinto è registrato anche dal Malvasia.
La pala fu collocata nella chiesa di San Vincenzo, dove è sempre rimasto, che a quel tempo era la chiesa dei Teatini, il 17 novembre, che è il giorno della festa del santo. Catalogato da Salerno e Stone.
Questo è il primo dipinto commissionato dal duca Francesco I d’Este, che invitò il pittore di Cento a trascorrere l’inverno 1632–1633 presso la sua corte. Il Guercino, dal canto suo, detrasse dal prezzo il putto alato nell’angolo superiore destro, a testimonianza del buon rapporto esistente fra il pittore e il signore di Modena.
Descrizione e stile Il dipinto raffigura la Vergine assisa su un trono di nubi, avvolta in un ampio manto azzurro, mentre guarda con atteggiamento meditativo il santo inginocchiato ai suoi piedi. Alla sua destra compare un putto alato in volo, che introduce un elemento dinamico nello spazio superiore della composizione.
In primo piano, il santo, rivestito di sontuosi paramenti vescovili, si volge verso la Madonna con un gesto ampio e solenne, accentuato dall’apertura delle braccia e dal panneggio riccamente articolato. Di fronte a lui, un giovane santo stante presenta una pergamena con l’iscrizione, fungendo da intermediario visivo e teologico tra il devoto e la figura mariana.
Le figure sono disposte secondo un impianto chiaramente leggibile e gerarchico, che separa il piano terreno da quello celeste senza ricorrere a effetti atmosferici complessi. Il fondo, occupato da un cielo uniforme e luminoso, contribuisce a isolare nettamente i protagonisti, conferendo alla scena un carattere solenne e controllato, in linea con la destinazione celebrativa dell’opera.
Dal punto di vista stilistico, il dipinto si colloca nel periodo di transizione che segue il rientro del Guercino a Cento dopo il soggiorno romano. La composizione appare semplificata e chiaramente leggibile: le figure sono nettamente definite nei contorni, la luce si distribuisce in modo più uniforme e contribuisce a rafforzare la solidità dei volumi, mentre i colori locali, intensi e profondi, restano ben individuati senza essere spezzati da forti contrasti chiaroscurali.
Secondo Denis Mahon, in questa opera il pittore rinuncia deliberatamente a sfruttare le possibilità offerte dal soggetto di attenuare, attraverso il gioco delle nubi, l’autonomia plastica delle figure, in netto contrasto con le soluzioni adottate negli anni giovanili. Le forme restano infatti robuste e saldamente costruite, pur mostrando i primi segni di una moderata idealizzazione, che preannuncia l’evoluzione verso uno stile più misurato e classicheggiante.
Note
Bibliografia
Categoria:Dipinti su san Giovanni Evangelista Categoria:Dipinti del Guercino