Figlio di Franc Čargo, dirigente del catasto e Amalija Sovdat. Trascorse l'infanzia a Canale d'Isonzo, dal 1909 al 1915 frequentò il liceo prima a Gorizia e poi a Novo mesto dove la famiglia si era trasferita dopo lo scoppio della prima guerra mondiale.

Arruolato nell'esercito austro ungarico, prese parte all'offensiva Brusilov sul fronte russo e fu poi trasferito sul fronte dell'Isonzo. L'esperienza della guerra lo segnò profondamente. Nel 1919 rientrò a Novo mesto dove nel frattempo era morta la madre, riprese e completò gli studi e riallacciò i contatti con compagni di classe e amici tra i quali il poeta Anton Podbevšek, il pittore Božidar Jakac e il poeta e drammaturgo Miran Jarc.

Entrò a far parte dell'associazione degli artisti figurativi sloveni (Društvo slovenskih upodabljajočih umetnikov) con cui esordì nel 1920 in una collettiva presso il Jakopičev paviljon a Lubiana.

Nell'anno accademico 1921/22 frequentò il corso introduttivo all'Accademia di belle arti di Roma ma non completò gli studi, a Roma si avvicinò però alle correnti del futurismo e del cubismo che influenzarono molto le sue opere future. Viaggiò per l'Italia insieme allo scultore serbo Živojin Lukić, visitò la Sicilia e in seguito la costa della Spagna. Nel 1922 fu tra i fondatori del Klub mladih (Club dei giovani) tra i quali vi era anche il pittore Veno Pilon del quale esiste un ritratto di Čargo del 1923.

Dal 1923 fino al 1926 lavorò a Gorizia come scenografo. Nel 1927 si trasferì a Lubiana, fece parte della redazione della rivista d'avanguardia artistica "Tank", nel 1928 alcune sue opere furono esposte nella mostra "Junge Slowenische Kunst" a Berlino. Collaborò con la rivista «Ilustracija». Nel 1930 si recò a Belgrado per una mostra, vi rimase fino al 1937 lavorando come illustratore per diversi giornali e riviste. Durante la seconda guerra mondiale visse a Lubiana, nel 1941 si arruolò in una formazione partigiana della Bassa Carniola per sfuggire all'arruolamento nell'esercito italiano. Venne catturato e inviato al confino nelle isole Tremiti. Dopo l'8 settembre 1943 si aggregò alla I Brigata d'oltremare con la quale raggiunse la Dalmazia. Produsse illustrazioni e manifesti per la propaganda partigiana.

Morì a Lubiana nel 1958.

Sue opere si trovano, tra gli altri, nella pinacoteca di Palazzo Attems Petzenstein a Gorizia, al Museo del Goriziano a Nova Gorica, al Museo centrale d'arte moderna e contemporanea della Slovenia di Maribor, al Museo nazionale di storia contemporanea a Lubiana e al Los Angeles County Museum of Art (LACMA)

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