Il re degli scacchi (Schachnovelle) è un film del 2021 diretto da Philipp Stölzl, adattamento del romanzo di Stefan Zweig Novella degli scacchi.
Il film è stato distribuito il 23 settembre 2021 in Germania e Svizzera e il giorno successivo in Austria. In Italia è stato trasmesso direttamente in TV il 29 gennaio 2024 su Cielo.
Trama Vienna, 1938. Il notaio Josef Bartok sottovaluta fino all’ultimo il pericolo rappresentato da Hitler per l’Austria e viene colto di sorpresa dall’Anschluss, l’annessione dell’Austria alla Germania nazista. All’ultimo momento riesce a convincere la moglie Anna a fuggire, mentre egli viene arrestato dai nazisti e condotto all’Hotel Métropole, trasformato nel quartier generale della sezione viennese della Gestapo, la polizia segreta del Terzo Reich. Il capo della Gestapo, Franz-Josef Böhm, sa che Bartok amministra i patrimoni della vecchia aristocrazia austriaca e vuole da lui i codici di accesso ai conti esteri. Bartok tuttavia si rifiuta di collaborare e viene quindi condotto in isolamento in una stanza d’albergo, con una finestra che dà su un cortile interno, privato di ogni effetto personale e senza contatti umani.
L'isolamento logora mentalmente Bartok, che nonostante la tortura psicologica non rivela i codici, temendo di essere ucciso subito dopo. Durante un momento di confusione nell'anticamera dell'ufficio di Böhm riesce a mettere le mani su un libro censurato dal regime e quindi destinato al rogo, libro che però, con sua delusione, non contiene letteratura bensì partite di scacchi. Bartok non si era mai interessato agli scacchi, ma per tenere occupata la mente ricostruisce le partite, utilizzando pezzi modellati con il pane e sfruttando le piastrelle del bagno come scacchiera. Viene però scoperto e privato dei pezzi e del libro, e per tenere la mente occupata continua a giocare nuove partite immaginandole. Gli scacchi, divenuti il suo unico pensiero, finiscono per assorbire completamente la sua personalità, al punto che durante gli interrogatori, invece dei codici richiesti, Bartok scrive solo codici delle mosse effettuate durante le sue partite immaginarie. Nemmeno la brutale esecuzione di un amico sotto i suoi occhi riesce a piegarlo. Per punizione, gli murano l’accesso al bagno e la finestra sul cortile, costringendo Bartok alla sola luce di una lampadina, con solo un secchio di latta come latrina. Dopo un anno di privazioni, Bartok ha ormai perso la ragione, e viene rilasciato in quanto incapace di intendere e di volere. Böhm lo lascia andare con la frase: "ha vinto la sua partita". Bartok firma i documenti di scarcerazione con il nome Max van Leuwen, quello di un maestro di scacchi che egli ha letto nel libro, e che nel 1928 aveva affrontato il campione del mondo Mirko Czentovič. Alla fine Bartok riottiene il suo orologio da polso, che gli era stato confiscato all’inizio della detenzione. Poi esce in strada, alla luce del sole.
Parallelamente Bartok, sotto la nuova identità di Max van Leuwen, giunto a Rotterdam si imbarca su una nave verso gli Stati Uniti, accompagnato dalla moglie Anna. In seguito, però, si scopre che egli ha solo immaginato la presenza della moglie. Soffre di allucinazioni ed è profondamente segnato dalla lunga detenzione in isolamento. A bordo si svolge un torneo di scacchi: accompagnato dal suo manager Koller, il campione del mondo in carica Mirko Czentovič gioca per denaro in simultanea contro chiunque lo desideri. Van Leuwen osserva uno degli avversari, Owen McConnor, proprietario della nave, e interviene evitando la sconfitta e strappando un pareggio. Tutti gli altri avversari vengono invece facilmente sconfitti da Czentovič. McConnor invita van Leuwen a una partita personale contro il campione del mondo. Durante l’incontro, van Leuwen ricomincia ad avere allucinazioni, ma alla fine vince. Come premio per la vittoria riceve l’orologio da polso di Czentovič, sorprendentemente simile al suo, confiscato dalla Gestapo e che gli era stato restituito al rilascio.
Il finale mostra Bartok come paziente di una struttura psichiatrica, seduto davanti a una scacchiera. Accanto a lui c'è una donna che somiglia alla moglie Anna, e la cui voce gli è familiare, ma Bartok sembra non riconoscerla. La donna spiega a Bartok di essere venuta in visita dall’America, poiché ora che la guerra è finita si può viaggiare di nuovo. Poi gli legge alcuni passi dell’Odissea, un’opera molto amata da Bartok, ma che probabilmente la pazzia gli ha fatto dimenticare. Non è chiaro se la donna sia effettivamente Anna oppure una nuova allucinazione di Bartok nè se egli abbia realmente viaggiato sulla nave giocando contro Czentovič.
Differenze rispetto al romanzo Nel film il dottor B. ha un nome, Josef Bartok, e una moglie, Anna. Inoltre è il protagonista assoluto delle vicende narrate, a differenza del romanzo dove è sì un personaggio importante, ma il racconto è sviluppato dagli occhi di un io narrante protagonista. Nel film la nave va da Rotterdam fino a New York, mentre nel romanzo va da New York a Buenos Aires. Nel film non compaiono l'io narrante del romanzo e il suo amico. Compare invece McConnor, che è il proprietario della nave, mentre nel romanzo è un semplice viaggiatore appassionato di scacchi. Nel film Bartok è ancora segnato dalla detenzione quando sale sulla nave, e questa mostra i suoi effetti con deliri e allucinazioni. Nel romanzo la detenzione appartiene al passato e il dottor B. non mostra alcun segno di instabilità mentale fino a quando non gioca a scacchi contro Czentovič, riprendendosi comunque non appena si allontana dalla partita. Nel film la detenzione ha un ruolo molto più rilevante rispetto al romanzo, intrecciandosi con il presente nella nave e mostrando i suoi effetti su Bartok. Nel romanzo la vicenda è ambientata principalmente sulla nave, e il racconto della detenzione è una semplice analessi, seppur importante, per capire perché il dottor B. anche se è molto forte a scacchi, non riesce a giocare contro Czentovič per la tensione nervosa che prova durante la partita. Nel film tutta la parte che riguarda il viaggio in nave e la partita contro Czentovič viene mostrata come una possibile allucinazione di Bartok durante la detenzione. Bartok infatti vincendo la partita ottiene in premio il suo orologio, cioè il rilascio. Nel film Bartok si appropria del libro durante la confusione generale, prendendolo da una pila di libri messi all'indice. Nel romanzo, il dottor B. ruba il libro dalla giacca di un militare delle SS. Nel film Bartok si vede confiscare gli scacchi e il libro, e la sua detenzione si fa più dura fino al rilascio per infermità mentale. Nel romanzo non viene scoperto, la sua detenzione non peggiora e continua fino a quando non finisce in ospedale per infermità mentale, dove un medico con uno stratagemma riesce a farlo liberare. Nel film Bartok finisce in una struttura psichiatrica, nel romanzo non viene ricoverato ma durante la seconda partita contro Czentovič (nel film la partita è una sola) sente che gli scacchi gli provocano uno stress troppo profondo e si ritira.
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