Durante la seconda guerra mondiale la Spagna franchista rimase ufficialmente neutrale, ma mantenne stretti legami politici ed economici con la Germania nazista e l'Italia fascista per tutto il periodo dell'Olocausto. Prima della guerra Francisco Franco aveva preso il potere a capo di una coalizione di fazioni fasciste, monarchiche e conservatrici al tempo della guerra civile spagnola (1936-1939), avvalendosi del sostegno militare tedesco e italiano. Simpatizzava con diversi aspetti dell'ideologia nazista, in particolare con l'anticomunismo e l'antisemitismo. Tra il 1940 e il 1941, quando l'alleanza della Spagna con le potenze dell'Asse appariva probabile, il regime compilò un registro degli ebrei residenti nel Paese e ne indicò l'appartenenza religiosa sui documenti d'identità ufficiali, mantenendo in vigore le preesistenti misure antiebraiche.
Il regime non protesse la grande maggioranza degli ebrei sefarditi di cittadinanza spagnola che vivevano nell'Europa occupata dai tedeschi, anche se permise a un numero compreso tra e ebrei provenienti dalla Francia di Vichy di attraversare la Spagna con visti di transito. Nel dopoguerra il regime franchista promosse attivamente il mito di aver agito per proteggere gli ebrei europei, utilizzandolo come strumento diplomatico per migliorare le relazioni con le potenze alleate.
Contesto storico
Francisco Franco salì al potere guidando una coalizione di forze nazionaliste contro il governo repubblicano sostenuto dalle fazioni di sinistra. Nel corso della guerra civile ricevette aiuti determinanti da Hitler e Mussolini; la sua affinità con il nazismo si manifestò soprattutto in chiave anticomunista. All'epoca esistevano una piccola comunità ebraica in Spagna e una più numerosa nel Marocco spagnolo; le restrizioni post-belliche resero la vita degli ebrei sempre più difficile.
Sebbene avesse dichiarato la neutralità allo scoppio del conflitto nel 1939, Franco valutò l'ingresso in guerra a fianco della Germania dopo la caduta della Francia nel 1940. Durante l'incontro di Hendaye (23-24 ottobre 1940) Hitler non concesse a Franco i territori coloniali francesi in Nord Africa per non destabilizzare il regime di Vichy, e la Spagna rimase formalmente neutrale, ma continuò a rifornire la Germania di materie prime e mantenne una stretta collaborazione politica fino al termine delle ostilità.
L'Olocausto Politica ufficiale Lo storico Paul Preston rileva che una delle convinzioni cardine di Franco fu la "cospirazione giudaico-massonica-bolscevica", in quanto vedeva nell'ebraismo un alleato sia del capitalismo statunitense che del comunismo sovietico. Le funzioni religiose ebraiche pubbliche furono proibite già durante la guerra civile. Il regime franchista, pur non adottando un antisemitismo biologico di stampo nazista, integrò l'avversione per l'ebreo nella propria visione della ispanità (), un "antigiudaismo culturale", una costruzione identitaria basata sulla purezza cattolica e sulla lotta contro i nemici della nazione.
Nel maggio 1941 José Finat y Escrivá de Romaní ordinò la creazione di un elenco degli ebrei e degli stranieri presenti nel Paese; lo status di ebreo fu annotato per la prima volta sui documenti d'identità. I volontari spagnoli della Divisione Blu, testimoni degli eccidi di massa di civili ebrei, polacchi e russi, informarono il regime delle atrocità che venivano commesse sul fronte orientale. In alcuni casi i volontari della Divisione Blu offrirono protezione temporanea agli ebrei nelle zone sotto il loro controllo.
In precedenza la Spagna aveva cercato di estendere la propria influenza sui sefarditi in altre parti d'Europa: il decreto del 1924, promulgato durante la dittatura di Primo de Rivera sotto il regno di Alfonso XIII, fu un debole tentativo di concedere loro la cittadinanza, e molti ebrei sefarditi che vivevano nell’Europa occupata dai tedeschi erano cittadini spagnoli o godevano di uno status protetto,Il decreto reale del 1924 offriva la cittadinanza spagnola a qualsiasi persona di ascendenza spagnola che vivesse all'estero, includendo specificamente i discendenti degli ebrei espulsi dalla penisola iberica nel 1492 con il decreto dell'Alhambra. ma il governo di Franco si mostrò riluttante. Quando le autorità tedesche emisero l'ultimatum di rimpatrio () che imponeva agli Stati neutrali di rimpatriare i propri cittadini ebrei, Madrid accettò solo 300 ebrei provenienti dalla Francia e dalla Grecia, non curandosi della sorte di molti altri cittadini spagnoli. Michael Alpert sostiene che il regime temeva di dover accogliere stabilmente i profughi; pertanto, mentre formalmente invitava i diplomatici a cercare di impedire le deportazioni, nei fatti permetteva ai nazisti di applicare le leggi razziali anche alle persone che la Spagna avrebbe dovuto proteggere.
Le autorità spagnole permisero il transito di circa - ebrei in fuga dalla Francia occupata. Altri rifugiati, definiti évadés, attraversarono illegalmente i Pirenei diretti verso il Portogallo o Gibilterra per imbarcarsi verso il Regno Unito o gli Stati Uniti.
Iniziative personali
Nel giugno 1940, a Bordeaux, Eduardo Propper de Callejón rilasciò centinaia di visti agli ebrei in fuga, agendo di propria iniziativa come il portoghese Aristides de Sousa Mendes. Molti documenti relativi a queste azioni furono poi distrutti dal regime.
In Ungheria, nel 1944, il diplomatico Ángel Sanz Briz fornì protezione a centinaia di ebrei. Quando ricevette l'ordine di abbandonare Budapest per l'avanzata sovietica, istruì Giorgio Perlasca affinché si fingesse console spagnolo per continuare l'opera di salvataggio. Grazie a questo stratagemma furono salvati circa ebrei. Stanley G. Payne ha definito l'operato di Sanz Briz come il più alto risultato umanitario del periodo, pur sottolineando che avrebbe potuto salvare più vite se avesse ricevuto più supporto dal governo di Madrid.
Parallelamente all'azione in Ungheria, Sebastián de Romero Radigales, console generale ad Atene, condusse una strenua battaglia diplomatica per salvare la comunità sefardita di Salonicco. Tra il marzo e l'agosto del 1943, mentre le autorità naziste deportavano circa ebrei dalla Grecia ad Auschwitz, Romero Radigales rivendicò ripetutamente presso l'ambasciatore tedesco il diritto al rimpatrio per i cittadini di origine spagnola. Entrò in conflitto non solo con i tedeschi, ma anche con il proprio governo. Il Ministero degli Esteri spagnolo, temendo che l'accoglienza dei profughi potesse irritare la Germania o causare difficoltà economiche interne, oppose una forte resistenza. Nonostante l'ostruzionismo ministeriale, il console riuscì a ottenere che un gruppo di 367 ebrei sefarditi, inizialmente internati nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, non venisse ucciso ma trasferito nel Marocco spagnolo.
9 cittadini spagnoli sono stati riconosciuti come Giusti tra le Nazioni dallo Yad Vashem.
Gli anni dal dopoguerra Dopo il 1945 il regime costruì meticolosamente il mito di Franco come salvatore degli ebrei per mitigare l'isolamento internazionale e le accuse di collaborazionismo. Già dal 1943, presagendo la sconfitta dell'Asse, il ministro degli Esteri Josè Felix de Lequerica iniziò a giocare la "carta ebraica" nelle relazioni diplomatiche. Nel 1949 il pamphlet España y los Judíos affermò falsamente che Franco aveva salvato persone. La strategia fu efficace: con l'inizio della guerra fredda, la Spagna migliorò i rapporti con gli Stati Uniti (1953) e fu ammessa all'ONU nel 1955. Michael Alpert osserva che questa operazione di propaganda convinse anche settori del mondo ebraico, come dimostra lo studio del rabbino Chaim Lipschitz del 1984 intitolato Franco, Spain, the Jews and the Holocaust, scritto dopo un viaggio in Spagna agevolato dalle autorità franchiste.
Solo dopo la transizione spagnola del 1975 gli archivi ufficiali sono stati aperti agli studiosi, il che permise una revisione critica del ruolo del regime. Dal 2008 la Spagna è membro dell'International Holocaust Remembrance Alliance.
Note
Bibliografia
Approfondimenti
Categoria:Franchismo Categoria:Antisemitismo in Spagna Spagna