Il Crocifisso, la Madonna, la Maddalena, san Giovanni evangelista e san Prospero è un dipinto a olio su tela (440,5 x 245,5 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri detto Guercino intorno al 1624-25 e conservato nel Tempio della Beata Vergine della Ghiara a Reggio Emilia.
Storia Tra il 1618 e il 1621 le autorità del Tempio della Beata Vergine della Ghiara promossero l’edificazione della cappella del transetto sinistro della chiesa, affidandone il progetto a Giovanni Battista Magnani. In questa fase la committenza tentò di ottenere dal Guercino un impegno scritto per la realizzazione di una grande pala d’altare destinata alla cappella. Il tentativo non ebbe esito, poiché l’artista era stato chiamato a Roma da Papa Gregorio XV e non era in grado di prevedere i tempi di un suo eventuale ritorno. Fallita questa possibilità, fu avviato un successivo tentativo con Carlo Bononi, anch’esso senza esito.
Nel 1623 le autorità della chiesa tentarono un approccio con Guido Reni. Consapevoli dei lunghi tempi di esecuzione che caratterizzavano l’attività del pittore, soprattutto per opere di grandi dimensioni, i fabbricieri pretesero che nel contratto fosse inserita una clausola che imponesse agli eredi la restituzione della caparra in caso di morte dell’artista. La condizione non fu accettata e la trattativa non ebbe seguito.
Le successive trattative sono ricavabili dalla Felsina Pittrice di Carlo Cesare Malvasia, sebbene il racconto dello storico bolognese risulti alquanto confuso. Dalla sua esposizione sembra infatti che vengano descritte due opere distinte: la prima indicata come «un quadro votivo da porre nella chiesa della miracolosa Madonna», riferita all’anno 1624; la seconda come «il Christo morto per la Madonna di Reggio», riferita invece al 1625.
Nella nota relativa al 1624 Malvasia scrive: «Nel principio di maggio fù mandato à levare dalla città di Reggio, e fece un quadro votivo da porre nella Chiesa della miracolosa Madonna, e fù finito con l'anno, avendo anco nel medesimo tempo lavorati altri quadri, e particolarmente un tondo per il Sig. Tiberio Lancellotti Romano». È proprio l’espressione «fù finito con l’anno» a generare l’equivoco interpretativo.
Angelo Baldi, riferendosi all’altare della Comunità nella chiesa nuova della miracolosa Madonna dei Servi, registra un pagamento di lire 1518,15 (pari a 304 ducatoni), effettuato dal signor Squadroni a favore del pittore di Cento in data 26 novembre 1624. Tale somma non può tuttavia rappresentare il saldo finale: per una pala d’altare con cinque figure intere di grandi dimensioni risulterebbe infatti troppo modesta per un artista del rango del Guercino. È quindi da interpretare con ogni probabilità come un acconto.
Nella Felsina pittrice c'è un secondo passo, sotto l'anno 1625, in cui Malvasia scrive: «Fece il Christo morto nella Croce con la Madonna, S. Giovanni, S. Prospero e S.Maria Maddalena, & alcuni angioli per la Madonna di Reggio, che fù di tal gradimento à quella città, ch'oltre il prezzo stabilito di ducatoni 500 lo regalarono d'una collana d'oro con una medaglia di valuta ella sola Lire 100.»
«Non può esservi dubbio ragionevole che il Malvasia ha stampato qui un'altra notizia sul quadro che aveva in origine citato sotto l'anno della commissione, che riguardava la stessa opera e che non ci fu mai più di un quadro.»
Una ricostruzione più ordinata della fase esecutiva dell’opera è offerta dalla storiografia recente. Nell’aprile del 1624, rientrato a Cento dopo il soggiorno romano, il Guercino fu nuovamente contattato dai fabbricieri del Tempio della Ghiara. A metà maggio si recò personalmente a Reggio Emilia per valutare la collocazione della pala e si spostò quindi a Bologna per procurarsi le tele delle dimensioni adeguate.
Nel novembre dello stesso anno il conte Carlo Bianchetti, inviato a Cento per consegnare un primo acconto di 150 ducatoni, poté vedere nella bottega del pittore la figura del Cristo con un angelo in uno stadio di avanzata esecuzione. Il 5 marzo 1625 le autorità cittadine deliberarono un ulteriore pagamento di 600 ducatoni a saldo dell’opera, indicata nei documenti come la «tavola della città». Il dipinto giunse a Reggio Emilia tra la fine di aprile e i primi di maggio 1625, accompagnato dallo stesso Guercino e da due giovani collaboratori, verosimilmente Bartolomeo ed Ercole Gennari. L’arrivo fu celebrato con particolare solennità: oltre al compenso pattuito, al pittore fu assegnato un donativo supplementare, mentre un’ulteriore gratifica fu destinata ai giovani che lo accompagnavano. L’8 maggio, nel corso di una cerimonia ufficiale davanti all’altare, Paolo Emilio Ancimi pose al collo dell’artista una medaglia d’oro raffigurante la Madonna di Reggio e la città.
Fu citata da Scannelli, Balthasar de Monconys, Charles-Nicholas Cochin e Lalande.
Descrizione La pala raffigura la Crocifissione in una composizione di impianto monumentale, dominata dalla figura del Cristo crocifisso, rappresentato frontalmente e a grandezza imponente. Il corpo di Gesù, inchiodato alla croce con le braccia distese lungo i bracci orizzontali, è raffigurato negli ultimi istanti dell’agonia: il capo è reclinato verso destra, il busto è teso, le gambe allungate e i piedi sovrapposti sul suppedaneo. Il perizoma scuro, annodato sui fianchi, accentua per contrasto la luminosità dell’incarnato.
Alle spalle della croce si apre un cielo notturno carico di nubi, attraversato da una fascia di luce irregolare che si estende diagonalmente dietro il patibolo. Al di sotto di essa lo spazio si approfondisce in una vasta zona scura e indistinta, priva di riferimenti paesaggistici definiti, che funge da fondale atmosferico e contribuisce a isolare la figura del Cristo, accentuandone il risalto monumentale. Ai lati della croce si intravedono due aperture di cielo, più ampia sul lato sinistro e ridotta a una sottile lama luminosa sul lato destro.
Ai piedi della croce si dispongono le figure dolenti. Sulla sinistra la Vergine è raffigurata priva di sensi, accasciata dal dolore e sostenuta dalla Maddalena, che la sorregge mentre volge lo sguardo verso il Cristo crocifisso. Davanti al legno della croce, inginocchiato, san Giovanni è rappresentato nell’atto di raccogliere con un telo bianco il sangue che stilla dalle ferite del Redentore, mentre si volge verso Maria.
Sul lato destro compare san Prospero, vescovo e patrono di Reggio Emilia, raffigurato in ginocchio e rivolto verso il corpo di Cristo. Indossa un ricco piviale, reso con grande attenzione ai dettagli ornamentali e ai riflessi dei tessuti. Accanto a lui, nell’angolo inferiore destro, un angelo indica la tiara episcopale, allusione alla dignità del santo e al suo ruolo di protettore della città.
La scena è completata dalla presenza di un angelo collocato nella parte superiore sinistra, dietro e sopra la croce, raffigurato in atteggiamento di profondo sconforto: il volto turbato e il gesto del fazzoletto con cui si asciuga le lacrime accentuano il carattere patetico dell’episodio.
Stile Dal punto di vista stilistico, il Crocifisso della Beata Vergine della Ghiara rappresenta una delle opere più grandiose del percorso del Guercino, collocandosi in una fase di profonda trasformazione del suo linguaggio. Già nel Settecento il dipinto era segnalato come fortemente scurito: «extrệmement noirci»; tuttavia, al di là delle alterazioni cromatiche subite nel tempo, è evidente che l’artista concepì originariamente la scena come una rappresentazione di intensa tragicità, ambientata sotto un cielo cupo solcato da lividi raggi di luce.
L’opera mostra un uso dei contrasti luministici diverso rispetto alla produzione giovanile precedente al soggiorno romano: la luce, pur rimanendo incisiva, non dissolve più le forme, ma contribuisce a rafforzarne la solidità plastica e l’autonomia volumetrica. Questo mutamento è particolarmente evidente nella resa dei panneggi e nella disposizione delle figure, ormai stabilmente collocate in un primo piano ristretto, senza aperture significative verso la profondità.
I disegni preparatori testimoniano come Guercino avesse inizialmente esplorato soluzioni compositive più dinamiche, volte ad accrescere la profondità spaziale attraverso l’inclinazione obliqua della croce o il diverso raggruppamento delle figure attorno ad essa. La scelta finale di una composizione rigidamente frontale segna invece una deliberata rinuncia a tali effetti e indica una nuova concezione dello spazio, più stabile e concentrata. In questo senso, il dipinto riflette un avvicinamento al modello di Guido Reni, autore a Bologna di celebri raffigurazioni frontali della Crocifissione. Tuttavia, rispetto all’idealismo classico di Reni, l’opera di Guercino conserva una tensione naturalistica più accentuata, evidente soprattutto nella figura di san Giovanni Evangelista.
Restauri La pala fu restaurata nel 1722, nel 1857 e rifoderata e restaurata nel 1966-67.
Note
Bibliografia
Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti sulla crocifissione di Gesù con i dolenti Categoria:Dipinti in Emilia-Romagna Categoria:Dipinti su Maria Maddalena