Tra i principali capi del comunismo persiano, si formò in Europa e fu arrestato e condannato in Iran nell'ambito del processo dei 53. Liberato, divenne uno dei principali esponenti politici nazionali. Pur nuovamente esiliato dopo una condanna a morte ricevuta dal governo dello Shah, fu segretario generale del Partito Iraniano del Tudeh tra il 1969 e il 1979. Dopo la rivoluzione iraniana del 1979 fu estromesso dalla guida del partito da Noureddin Kianouri, che cercava un accordo con gli Ayatollah e gli islamisti contro lo Shah, a cui invece Eskandari era contrario. Dopo la violenta repressione del comunismo operata dall'Ayatollah, Eskandari cercò di riformare il partito in Europa, iniziativa interrotta dalla sua morte.

Biografia Nacque nel 1907 a Teheran da una famiglia nobile imparentata con la dinastia Qajar. Il padre, il politico Yahya Eskandari, morì quando Iraj era un bambino, perendo nel bombardamento del Majlis del 1909 voluto da Mohammad Ali Shah Qajar per reprimere la rivoluzione costituzionale iraniana. Egli fu quindi affidato allo zio Soleiman Eskandari e al nonno Mohsen Eskandari, entrambi influenti politici, che lo educarono ad ideali socialisti. Nel 1925 si trasferì per motivi di studio in Francia, laureandosi in legge nel 1930 all'Università di Grenoble.

Durante il soggiorno francese entrò in contatto col comunismo, di cui divenne presto seguace anche grazie alla guida dello zio Soleiman, che gli fece conoscere importanti rappresentanti del comunismo dell'epoca come il francese Marcel Cachin e il persiano Morteza Alavi, quest'ultimo tra i maggiori diffusori del marxismo tra gli studenti iraniani in Europa. In questo periodo, come riportato anche da documenti del KGB, Eskandari era coinvolto nei movimenti comunisti sia francesi che tedeschi, anche se lo stesso Eskandari riconobbe la preminenza della propria attività in Francia. In questo periodo Eskandari tradusse anche Il Capitale di Karl Marx in lingua farsi, promuovendone la diffusione tra la comunità studentesca persiana sia in patria che all'estero. Nel 1931 tornò in Iran, dove cominciò ad esercitare la professione di magistrato; entrò a far parte dei circoli comunisti del paese, e assieme a importanti personalità come Taqi Arani e Bozorg Alavi divenne una delle principali figure del nascente comunismo persiano, fondando anche il quotidiano Donya, che per diverso tempo riuscì ad eludere la censura imposta da Reza Shah Pahlavi diffondendo contenuti marxisti durante le sue pubblicazioni dal 1933 al 1935.

Nel maggio del 1937, anche dietro la delazione di alcuni persiani filosovietici che avversavano l'indipendenza del comunismo iraniano rispetto allo stalinismo dominante, Eskandari fu arrestato assieme a decine di altri importanti esponenti marxisti con l'accusa di diffondere il comunismo nel Paese. Nel novembre 1938 fu quindi coinvolto nel processo dei 53, dove fu condannato a cinque anni di carcere per il suo ruolo di primo piano nei circoli marxisti. Nel 1941 tuttavia, col temporaneo crollo del regime dello Shah dopo l'invasione anglo-sovietica dell'Iran, fu rilasciato e quindi fondò assieme ad altri (tra cui lo zio Soleiman e Bozorg Alavi) il Partito Iraniano del Tudeh, entrando a far parte del suo Comitato Centrale. Soleiman Eskandari fu il capo del partito fino alla propria morte del 1944, conferendogli un carattere più moderato e filo-socialista; dopo il suo decesso, il Comitato Centrale si dimostrò più estremo e si riallineò su posizioni marxiste-leniniste. Nonostante personalmente Iraj Eskandari disapprovasse la violenta repressione del trotskismo voluta da Stalin, il Tudeh era affilato e sostenuto dall'Unione Sovietica. Durante gli anni successivi divenne editore e collaboratore di quotidiani comunisti come Mardom e Rahbar, sostenendo anche le mozioni pro-sovietiche al parlamento iraniano come la richiesta di sfruttamento dei pozzi petroliferi del Paese per sostenere lo sforzo bellico russo nella seconda guerra mondiale. Si trovò comunque spesso in contrasto coi sovietici, disapprovando ad esempio l'eccessivo strapotere del Partito Comunista dell'Azerbaigian che cercava di portare avanti i propri interessi in Iran a discapito del Tudeh.

Nel 1946 fu brevemente ministro del Commercio iraniano nel precario governo di unità nazionale di Ahmad Qavam, ma l'alleanza che egli aveva col Tudeh crollò dopo pochi mesi ed Eskandari rassegnò le dimissioni, in concomitanza col ritiro sovietico dall'Iran, essendo riuscito a fare ben poco di concreto mentre era in carica per i costanti scontri coi funzionari fedeli allo Shah. Tornò quindi in Francia, rappresentando per alcuni anni il Tudeh ai congressi comunisti che si tenevano regolarmente a Parigi; ciò gli salvò la vita, poiché in patria nel 1949 fu condannato a morte in contumacia per un suo supposto coinvolgimento in un complotto per uccidere lo Shah, nel frattempo tornato al potere. Rimase a Parigi fino al 1951, quando fu espulso dalla Francia per il suo attivismo politico; si trasferì quindi a Vienna e poi nei Paesi del Blocco Orientale, soggiornando a Budapest, Mosca e infine Lipsia, accasandosi infine in Germania Est. Nel 1969 fu eletto segretario generale del Tudeh, rimanendolo per i successivi dieci anni. Dall'esilio in Europa continuò a fare propaganda filo-sovietica e contro il governo dello Shah, venendo sorvegliato anche dalla CIA.

Eskandari, rientrato infine in patria dopo la rivoluzione iraniana del 1979, la accolse tiepidamente, rifiutando anche l'appoggio sovietico nell'imporre il Tudeh a capo dell'Iran per timore che la nazione precipitasse nella guerra civile come successo al vicino Afghanistan proprio in seguito ad un'invasione sovietica avvenuta per analoghi motivi. Era inoltre avverso a qualsiasi accordo con gli islamisti dell'ayatollah Ruhollah Khomeini, di cui intuiva la pericolosità e la volontà di sostituire lo Shah nel dominio autoritario dell'Iran; ciò gli costò l'appoggio della maggior parte del partito, favorevole invece ad un accordo, ed Eskandari fu infine destituito dal ruolo di segretario generale il 14 gennaio 1979, sostituito dall'avversario Noureddin Kianouri, favorevole ad un accordo con gli islamisti. Per evitare rappresaglie, Eskandari andò nuovamente in esilio, abbandonando il Tudeh e denunciando ai sovietici la pericolosità dell'accordo con gli islamisti. Eskandari scampò quindi alla sanguinosa repressione che l'ayatollah operò contro il Tudeh nel 1983, e rientrò nel partito per tentare di guidarne la dirigenza superstite ed evitare che il movimento si disgregasse. Nel 1985 il governo francese annullò il decreto di espulsione nei suoi confronti risalente al 1951, ed Eskandari sarebbe voluto tornare in Francia per coordinare meglio i comunisti persiani sparsi per l'Europa; malato tuttavia da tempo di cancro, si spense a Lipsia il 30 aprile 1985. La morte di Eskandari fu fatale a ciò che restava del Tudeh, che di lì a poco si dissolse, facendo perdere vigore al movimento comunista persiano.

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