Pietrasanta è un comune italiano di abitanti della provincia di Lucca in Toscana e parte della Versilia.
Geografia fisica
Origini del nome Pietrasanta prende il nome dal suo fondatore: il nobile e podestà milanese Messer Guiscardo da Pietrasanta. La città fu fondata nel 1255 per volere di Lucca allo scopo di difendere il territorio e controllare i traffici commerciali. La famiglia milanese dei Pietrasanta portò in eredità al nuovo borgo anche il proprio stemma nobiliare
Storia
Le ricche testimonianze archeologiche e le sicure fonti storiche attestano e comprovano la continua presenza dell'uomo nella terra dominata dall'antica Pietra Apuana. Vi si avvicendano Etruschi, Liguri-Apuani, Romani e, dopo il crollo dell'Impero romano d'Occidente, i Longobardi.
Il Ducato longobardo ha lasciato nel luogo una ricca e varia eredità: toponimi, cognomi, fondazioni e, soprattutto, il seme dal quale sarebbero poi discesi i Nobili di Corvaia e di Vallecchia, feudatari di Versilia.
Ma tutto questo succedeva quando Pietrasanta ancora non esisteva. Per veder nascere il suo borgo murato, si sarebbe dovuto attendere il 1255 quando, per contrastare le consorterie feudali dei Vallecchia e dei Corvaia, il nobile milanese Guiscardo di PietrasantaGiovanni da Cermenate, Historia Iohannis de Cermenate notarii mediolanensis, XIII-XIV secolo., Podestà della Repubblica di Lucca, decise di fondarla ai piedi della preesistente Rocca longobarda e del borgo chiamato SalaLa nuova città sorse disposta su una pianta rettangolare, con una piazza centrale ed un reticolo di vie ortogonali tra loro, prefigurando l’urbanistica rinascimentale dei secoli successivi.. Per popolare la nuova città vi fece trasferire gli abitanti di Corvaia e di altri luoghiLucha andò in Versiglia e disfece Gombitelli, Monte Magno e soctopuoseno li capitani della Versiglia e fecero Pietrasanta… E così le puosero nome perch’era podestà di Lucha messer Guiscardo da Pietrasanta..Ancora oggi la cittadina versiliese adotta come stemma comunale l'arma di famiglia dei Pietrasanta, costituito da un arco che racchiude una colonna sormontata dall'Ostia.
La fondazione duecentesca rappresenta la cesura fra due epoche storiche: la fine del periodo feudale con la cacciata dei Signori di Corvaia e Vallecchia, definiti Zelatores Pisani Communis e l'insediamento del nuovo potere comunale.
Per la sua posizione strategico-militare e per l'importanza economica delle sue risorse agricole e minerarie, la Pietrasanta lucchese sarà oggetto di continue mire di conquista da parte pisana, genovese e fiorentina.
In particolare alla base della lunga lotta fra Pisa e Lucca è la volontà di impossessarsi di un territorio molto importante per la presenza del porto di Motrone, per il controllo della Via Francigena e per le ricche risorse minerarie del ferro e dell'argento.
I Lucchesi, nel 1308, riorganizzano il nuovo borgo e il territorio a esso pertinente nella Vicaria di Pietrasanta. Nel 1313, diventata ormai un prospero centro, viene assediata e saccheggiata dalle truppe pisane e dell'imperatore Arrigo VII.Per evitare nuovi danni Castruccio Castracani, signore di Lucca dal 1316 al 1328, decide di fortificare il centro abitato con un valido sistema di mura difensive, del quale ancor oggi si vedono i resti, e con la costruzione della Rocchetta Arrighina. Al condottiero lucchese si deve anche la fondazione del Duomo e del Palazzo Pretorio.
Pietrasanta, subì fin dalla sua fondazione ed a fasi alterne, le invasioni ed i saccheggi pisani, che ne fecero un avamposto, fecente parte della Repubblica di Pisa tra il 1344/1345 e il 1369 (secondo alcune cronache fino al 1370). Il controllo pisano iniziò con la conquista del territorio e si consolidò formalmente con il lodo arbitrale dell'8 maggio 1345. In quell'epoca il porto di Motrone nel territorio di Pietrasanta, fu complementare al porto principale. Infine, nel 1370, la città ritorna nel dominio lucchese per più di sessant'anni. Nel 1437, Lucca, non essendo in grado di saldare un debito di scudi contratto alcuni anni prima con Genova, le consente di occupare lo scalo marittimo di Motrone e alcuni castelli vicini.
I genovesi, dopo aver preso possesso del porto e dei castelli lucchesi, sobillano i cittadini di Pietrasanta a ribellarsi a Lucca e s'impadroniscono della cittadina e del suo contado, amministrandoli fino al 1484 quando, nel corso della guerra fra Genova e Firenze, l'esercito di Lorenzo de' Medici, forte di fanti, mette sott'assedio ed espugna la cittadina versiliese. Consapevole dell'importanza strategica del borgo, in grado di controllare l'accesso da settentrione al territorio fiorentino, Lorenzo fa ristrutturare e rafforzare la Rocca, la Rocchetta e i tratti di mura di cinta del paese che erano rimasti danneggiati nel corso dell'assedio.
Nel 1494 Piero de' Medici è costretto a cedere il possesso di Pietrasanta a Carlo VIII che, forte del suo esercito, vi transita diretto a Napoli nel corso della prima Guerra d'Italia; per denaro il re francese prontamente la rivende poi a Lucca.
Nel 1513 Pietrasanta e il suo territorio, con un lodo di Papa Leone X, vengono definitivamente restituiti allo Stato mediceo di Firenze.Emanuele Repetti, Dizionario geografico fisico storico della Toscana contenente la descrizione di tutti i luoghi del Granducato Ducato di Lucca Garfagnana e Lunigiana, Firenze, edito dall'autore, 1841, IV, pp. 225-226. Da quel momento in poi il territorio pietrasantino, che comprendeva anche gli odierni comuni di Forte dei Marmi,Seravezza e Stazzema divenne una exclave toscana che a occidente si affacciava sul mare, a nord ovest, a sud e a est confinava con la Repubblica di Lucca (vicarie di Montignoso e Camaiore), mentre a nord toccava il ducato estense (Ducato di Ferrara, poi Ducato di Modena) e i domini dei Malaspina.
Sono anni di stabilità politico-amministrativa (nasce il Capitanato) e di espansione economica.È il periodo in cui Michelangelo è a PietrasantaTra il 1518 ed il 1520 Michelangelo è a Pietrasanta per scegliere i marmi dalle cave di Seravezza destinati alla facciata della medicea Chiesa di San Lorenzo. L’impresa non giungerà a conclusione per difficoltà tecniche, G.Busi, ‘’Michelangelo. Mito e solitudine del Rinascimento’’, Mondadori, Milano, 2017 in cerca di quel materiale che si rivela prezioso non solo per l'economia dei suoi tempi, ma anche per quella futura: il marmo.
Marmo che caratterizza gli edifici più importanti della città tra cui spicca per bellezza e splendore il Duomo che raccoglie al suo interno importanti opere d'arte e la Sacra icona della Madonna del Sole.
Grazie al Granduca Cosimo I Pietrasanta diviene un importante centro militare, parte del sistema di difesa e di controllo sulla Toscana settentrionale e sui passi appenninici.
Nel 1737, alla morte di Gian Gastone, si estingue la dinastia dei Medici e la corona del Granducato passa a Francesco Stefano di Asburgo-Lorena.
Poi è Granduca suo figlio Leopoldo I che in Toscana attua una serie di provvedimenti destinati a cambiare radicalmente l'economia del territorio: promuove la bonifica della palude costiera, l'incremento del commercio e dell'industria, la creazione di una scuola per la lavorazione artistica del marmo.Nel 1790 Leopoldo diventa Imperatore d'Austria, e il suo secondogenito Ferdinando III, diventato Granduca, continua la politica illuminata del padre. A seguito di insistenti richieste del Granducato di Toscana la Santa Sede decise di staccare Pietrasanta dall'Arcidiocesi di Lucca assegnandola a quella di Pisa (1798).
L'occupazione francese interrompe il governo della dinastia lorenese fino alla caduta di Napoleone.Con il ritorno del Granduca Ferdinando III nel 1814, vengono presto intrapresi ulteriori lavori di bonifica lungo la costa toscana, rimuovendo così in modo radicale la causa della malaria che da secoli era motivo della decadenza dei luoghi (1820).
Suo figlio Leopoldo II nel 1841 decide d'innalzare Pietrasanta al rango di "Città Nobile" per la sua storia, le importanti famiglie che l'hanno abitata e le sue istituzioni e in suo onore viene anche dedicata la statua tuttora in piazza DuomoL'Amministrazione di Pietrasanta commissionò l'erezione della scultura a Vincenzo Santini nel 1842 e sul suo basamento fu fatta incidere poi la data 1848 per ricordare l'anno in cui il sovrano aveva concesso lo Statuto liberale, peraltro poi revocato per imposizione di Francesco Giuseppe. Caduto il Granducato nel 1859 fu deciso di conservare il monumento apponendo sul retro del basamento il decreto dell'Assemblea Toscana del 16 agosto 1859 con il quale i Lorena erano stati dichiarati decaduti dal trono di Toscana, con l'aggiunta della frase «Esempio ai popoli ed ai regnanti»..
Ma ormai la Toscana e quindi Pietrasanta seguono le vicende del Risorgimento italiano: dopo i diffusi moti rivoluzionari del 1848 e le guerre d'indipendenza, con la pesante repressione austriaca il sostegno popolare viene meno. Nel 1849, a seguito dell'annessione al Granducato del Ducato di Lucca e all'applicazione del trattato di Firenze il territorio pietrasantino cessa il suo secolare stato di exclave e viene aggregato al compartimento Lucchese, trovandosi al nuovo confine nord occidentale dello Stato. Infatti parti dell'ex Ducato di Lucca, tra cui Montignoso, vennero cedute al Ducato di Modena. Con la crisi del 1859 Leopoldo II abdica a favore del figlio Ferdinando IV, ma il Granducato decade e nel 1860 un plebiscito ne sancisce l'unione al Regno di Sardegna e quindi al nuovo Regno d'Italia dal 1861. Il compartimento Lucchese viene annesso allo Stato unitario e Pietrasanta diviene uno dei comuni componenti la provincia di Lucca.
Simboli
Stemma
Gonfalone
Lo stemma è stato riconosciuto con decreto del capo del governo del 21 maggio 1929. Lo stemma della città riprende l'emblema del suo primo podestà, il milanese Guiscardo da Pietra Santa: un arco che racchiude una colonna sormontata da un'ostia.Blasone della famiglia Pietrasanta di Lombardia e Sicilia: d'azzurro, a tre colonne toscane d'argento, con capitello e base, in tre pali, le due laterali sostenenti , ossia un arco, dello stesso, quella di mezzo sormontata da un'ostia sacra, figurata, al naturale; col capo d'oro, all'aquila di nero, coronata dello stesso Questa immagine era a sua volta collegata alla Pietra Santa, porzione di colonna legata alla figura di sant'Ambrogio e alla sua lotta contro l'eresia ariana, in origine conservata nella chiesa di San Nazaro in Pietrasanta di Milano, chiesa demolita nel 1889.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse
Centro storico
Il centro storico accoglie vari monumenti, tra i quali il Duomo di San Martino (XIII-XIV secolo) in stile romanico-gotico e la chiesa di Sant'Agostino (sec. XIV), oggi sospesa al culto, in stile romanico, con l'annesso campanile tardo barocco. Accanto all'edificio è da visitare soprattutto il chiostro di Sant'Agostino, nel quale è il Centro culturale "Luigi Russo", caratterizzato dalla Biblioteca Comunale "G. Carducci" e dalla importante raccolta del Museo dei Bozzetti che presenta bozzetti in gesso di vari artisti tra cui Fernando Botero.
Sulla piazza è anche la Torre Civica o Torre delle Ore, in stile gotico (curiosamente non annessa al Palazzo comunale); sempre nella stessa piazza è il Teatro Comunale. Degna di nota è la Rocchetta Arrighina, accanto alla quale si trova l'arco di Porta a Pisa.
Sempre sulla piazza si ergono varie costruzioni risalenti al XVI secolo: la Colonna del Marzocco accanto alla fontana omonima, il Palazzo Panichi Carli e il monumento a Leopoldo II, volgarmente detto il Canapone.
Qui sono allestite esposizioni scultoree all'aperto di artisti contemporanei, che rimandano all'importanza culturale e artistica di questo comune.
Palazzo Moroni è sede del Museo archeologico che accoglie numerosi reperti d'epoca etrusca.