San Felice Circeo è un comune italiano di abitanti della provincia di Latina nel Lazio.
Geografia fisica
Territorio Il comune si trova nell'Agro Pontino, a circa a sud di Roma, e il suo territorio ha un'estensione di . In origine l'estensione territoriale comunale era più ampia, ma nel 1934, con la fondazione della nuova Sabaudia, vennero espropriati di terreno boschivo a nord del promontorio e in cambio gli vennero assegnati del territorio di Terracina.
Il territorio comunale si sviluppa in due aree ben definite: il promontorio del Circeo, , e la parte pianeggiante.
Il promontorio appare da Anzio come il profilo di un volto di una donna sdraiata (identificata con la maga Circe, in cui la vetta "Picco di Circe" corrisponde al suo naso), mentre da Gaeta appare come un'isola, l'antica Isola Eea. Lungo la dorsale del promontorio si innalzano le seguenti vette: Vetta di Paola, Picco di Circe (), Punta di Torre Moresca, Punta di Vasca Moresca, Punta del Fortino di Cretarossa, Punta del Semaforo (), Punta dell'Acropoli o delle Crocette (). Inoltre sono presenti vari colli che si elevano nel versante orientale e che circondano il centro storico: Peretto, Guardia Orlando e Monticchio verso nord, Monte Morrone e S. Rocco verso sud. Varie indagini geologiche hanno dimostrato che il promontorio è costituito perlopiù da calcari di vario tipo (cristallini e bianchi, compatti, selciferi con brachiopodi, argillosi).
La pianura sottostante il promontorio invece è costituita da sabbie sommerse, bonificate durante il periodo fascista. Il promontorio nel quaternario era veramente un'isola e varie ne sono le prove: il ritrovamento sul promontorio di un'arenaria bigia, ritrovata poi solamente a di profondità, i solchi marini fossili, i segni dell'erosione marina e le informazioni ottenute dallo studio degli strati pliocenici.
Clima
Il clima è assai mite, grazie alla brezza marina che lo addolcisce d'estate e lo intiepidisce d'inverno.
Classificazione climatica: zona C, 1254 GR/G
Storia
Preistoria A partire dal 1937, le ricerche paleontologiche di Alberto Carlo Blanc nel promontorio del Circeo portarono alla luce, nella grotta Guattari e nelle cavità vicine, straordinarie testimonianze della presenza neandertaliana — tra cui un cranio ritualmente disposto, mandibole e resti infantili databili a 50.000-60.000 anni fa — mentre la grotta del Fossellone e il Riparo Blanc documentano una frequentazione ininterrotta del territorio fino al mesolitico, quando gruppi di cacciatori-raccoglitori vi vissero tra 9.300 e 7.500 anni fa.
Età antica
L'epoca pre-romana Dalla metà del II millennio a.C. il Lazio fu abitato da popolazioni protolatine dedite alla pastorizia e all'agricoltura, cui si aggiunsero intorno al 1000 a.C. Sabini, Etruschi e Ausoni, questi ultimi insediatisi sui monti che delimitano le Paludi Pontine, mentre gli Etruschi fondarono Terracina e Velletri prima di cedere il passo ai Volsci, che occuparono Circei e Terracina spingendosi fino a Roma. Il promontorio del Circeo era già allora un fiorente centro commerciale e un approdo frequentato dai navigatori stranieri — tra cui verosimilmente i Focei, popolazione greca presente lungo tutta la costa tirrenica — ai quali si attribuisce la localizzazione in questo luogo della leggenda di Ulisse e Circe, la cui diffusa fama nel mondo greco testimonia come il Circeo avesse raggiunto prosperità commerciale ben prima di molte altre città laziali.
Epoca romana Al Circeo vennero fondate due colonie a distanza di un secolo: la prima, inviata da Tarquinio il Superbo e guidata dal figlio Arunte per via della posizione strategica del promontorio., lasciò tracce esigue e dovette cedere presto all'invasione dei Volsci guidati da Coriolano, i quali ottennero una resa pacifica da una città prospera ma isolata e priva di soccorsi. Riconquistato dai Romani nel 393 a.C. e trasformato in città-fortezza, il Circeo continuò tuttavia a mostrarsi turbolento, partecipando a ripetute guerre contro Roma nel 385 e nel 383 a.C. e schierando addirittura uno dei due pretori della Lega Latina durante la Guerra latina del 340 a.C., conflitti che si conclusero ogni volta con la vittoria romana e dure repressioni. Un ultimo episodio di resistenza si registrò durante la seconda guerra punica, quando Circei rifiutò di fornire soldati e rifornimenti a Roma, salvo poi essere costretta a corrisponderli in misura doppia; eppure, al di là di queste tensioni, nel corso dell'intero periodo romano il Circeo si affermò come colonia fiorente, dotata di porto e frequentata come luogo di villeggiatura dalle più influenti personalità della vita politica romana.
Medioevo
Alto Medioevo La storia del Circeo presenta un ampio buco temporale che va dalla caduta dell'Impero romano fino all'anno mille. Sono gli anni delle invasioni barbariche e non è da escludere che gli abitanti della colonia abbiano subito violenze e devastazioni, prima con Alarico e poi con Genserico. Non vi sono documenti ufficiali che attestino il passaggio di queste popolazioni barbare al Circeo ma è tutto molto verosimile poiché comunque attaccarono le città situate lungo la Via Appia. Sicuramente Circei venne distrutta nel IX secolo dalle invasioni saracene. Nella prima metà dell'anno 800 infatti la costa italiana, dalla Sicilia alle foci del Tevere, venne attaccata e saccheggiata da navi arabe che partivano dalla Tunisia. Nell'829 Circei conobbe una prima devastazione e i pochi abitanti sopravvissuti si rifugiarono a Terracina. Tutto il secolo fu segnato da battaglie navali fra Saraceni e Stato Pontificio con le vittorie delle flotte papali nella seconda metà del secolo, quando papa Giovanni VIII sconfisse 18 navi nemiche. I pochi fuggiaschi saraceni si rifugiarono nei boschi del Circeo. Nel momento della vittoria però le città marinare di Gaeta, Salerno, Amalfi firmarono la pace con i Saraceni che rimasero presso il Garigliano per trenta anni. In questi trenta anni i paesi costieri del Lazio meridionale vennero saccheggiati e rasi al suolo. Circei ebbe la stessa sorte di molti altri paesi: l'annientamento totale. L'antica colonia era sparita e da quel momento in poi il centro abitato cambiò nome in Rocca Circei, Rocca Circea, Rocca de Circeio, Castrum Sancti Felicis, Locus Sancti Felici.
Basso medioevo La Rocca Circea passò attraverso una lunga serie di dominazioni, dai terracinesi alla signoria di Marino di Formosa, alleata con Gaeta, poi ai Normanni e infine ai Frangipane, potente famiglia pontina che la ottenne in concessione da papa Lucio II nel 1145, fino a quando, nel 1207, papa Innocenzo III la acquistò direttamente, consapevole della sua rilevanza strategica per lo Stato Pontificio. Nel 1239, durante il conflitto tra Gregorio IX e Federico II, il papa affidò la Rocca ai Cavalieri templari, che la ribattezzarono Castrum Sancti Felicis e vi eressero un convento e una torre, ancora oggi visibili nel centro storico; il castello passò poi ai Pironti-Conti e infine agli Annibaldi di Roma.
Il 1301 segnò l'inizio di un dominio plurisecolare: gli Annibaldi cedettero il Castrum a Pietro Caetani, la cui famiglia, resa potentissima dall'elezione di Benedetto Caetani al soglio pontificio come Bonifacio VIII, governò il territorio per oltre quattrocento anni, non senza traversie, tra cui la lunga ribellione di Onorato I durante lo Scisma d'Occidente, la distruzione del castello per mano di Alfonso V d'Aragona nel 1441 e le successive contese con la Chiesa, che arrivò a imprigionare Onorato III per trent'anni. Il secolo si chiuse con ulteriori occupazioni, quella del duca di Calabria nel 1482 e delle milizie francesi di Carlo VIII nel 1495, prima del definitivo passaggio sotto il dominio dello Stato Pontificio.
Età moderna
Il Cinquecento si aprì tragicamente per San Felice, rasa al suolo nel 1501 da Federico I d'Aragona per rivalità con i Caetani, i superstiti che fuggirono a Sermoneta; fu papa Giulio II a incaricare Guglielmo Caetani di ricostruire il castello e le mura, richiamare gli abitanti dispersi e donare loro delle terre, lasciando però a ciascuno la responsabilità di riedificare la propria casa. Al ripopolamento, rimasto stentato per tutto il secolo, si affiancò la minaccia costante dei pirati saraceni, che spinsero papa Pio IV a ordinare nel 1562 la costruzione di quattro torri costiere, Torre Paola, Torre Fico, Torre Cervia e Torre Moresca, destinate a presidiare il promontorio e il litorale.
Nel Seicento che San Felice assunse l'aspetto attuale, grazie a una decisa opera dei Caetani di ricostruzione e ripopolamento che portò genti provenienti da Ischia, Sperlonga, Napoli, Orvieto e molti altri centri, raddoppiando la popolazione e aprendo manifatture tessili, concerie e osterie, in un clima di prosperità che il paese non conosceva forse dai tempi romani e che si distinse per il suo carattere eccezionale in un'Italia altrimenti devastata dalla peste e dalla guerra dei Trent'ann.Nel Settecento il feudo passò dai Caetani ai Ruspoli, poi agli Orsini e infine, nel 1720, alla Reverenda Camera Apostolica, che lo governò per centocinquant'anni attraverso una serie di figure di rilievo: il cardinale Collicola, collaboratore di Clemente XI, avviò importanti lavori infrastrutturali; Neri Maria Corsini, nipote di Clemente XII e diplomatico di fama europea, dimezzò le tasse e curò il lago di Paola; e Giovanni Angelo Braschi, futuro Pio VI, costruì nuove case, ampliò la chiesa parrocchiale e riattivò la cava di alabastro. Il 1777 segnò anche un cambiamento religioso, con la consacrazione della chiesa a San Felice II papa e martire.
L'Ottocento portò al Circeo una figura ancora oggi ricordata con gratitudine, il principe polacco Stanislao Poniatowski, che prese in affitto il feudo nel 1808 e in soli quattordici anni vi piantò vigneti e frutteti, costruì strade e case, migliorò il lago e le strutture per i pescatori, e portò artisti da Roma, tra cui Giuseppe Valadier. Il periodo napoleonico, infine, riportò il promontorio a un ruolo militare, con la costruzione di batterie alle torri costiere e l'installazione di un telegrafo sull'Acropoli, fino al ritiro senza combattimento delle truppe francesi nel 1814, strette tra le forze di Gioacchino Murat e la pressione della popolazione locale.
Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con regio decreto del 9 novembre 1933.
Il gonfalone è un drappo di azzurro.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose Chiesa parrocchiale di San Felice Martire nel Centro Storico, Chiesa Madre dove vengono conservate le reliquie di san Felice Martire patrono del Circeo. È stata realizzata negli anni sessanta sulla base della Chiesa Vecchia, ormai demolita. La vecchia chiesa aveva la facciata con un pronao classico e conservava numerose statue di santi.
Chiesa dell'Immacolata, si trova in piazza Italo Gemini (Pineta), a pochi metri dal mare e ai piedi del Monte Morrone, dove è sormontata la Statua della Madonna Immacolata realizzata da A. Gemini. Edificata nell'anno 1954, è gestita dalle suore benedettine di Priscilla ed è emblema della devozione dei sanfeliciani alla Madonna. La chiesa è un importante centro religioso per la comunità di San Felice Circeo e per i villeggianti che nel periodo estivo la frequentano, data la sua vicinanza al mare. Presso la chiesa, nel periodo natalizio, è visitabile un presepe animato, in cui i personaggi sono in movimento. Chiesa parrocchiale di Santa Maria degli Angeli, in località Pantano Marino realizzata negli anni novanta. Custodisce la riproduzione della Sindone. Chiesa parrocchiale di San Francesco d'Assisi in piazza IV Ottobre, presso Borgo Montenero, cui patrono è proprio il Santo di Assisi festeggiato il 4 ottobre. La chiesa, come il borgo, è stata edificata in epoca fascista.