Castelforte è un comune italiano di abitanti della provincia di Latina nel Lazio.

Geografia fisica Territorio Il comune di Castelforte è sito al confine orientale della provincia di Latina, alle estreme propaggini del massiccio dei Monti Aurunci, gli antichi Montes Vescini. Il centro storico si trova su di un'altura collinare, così come anche la frazione Suio. Da queste colline si domina la valle del fiume Garigliano. Il territorio comprende la valle che collega le due alture.

Clima Classificazione climatica: zona C, 1313 GR/G.

Origini del nome Il nome Castelforte deriva dal latino Castrum Forte. L'aggettivo forte è dovuto probabilmente all'ottima posizione strategica di difesa data la posizione di vedetta sulla valle del Garigliano e in particolare sulla foce stessa del fiume, una volta navigabile.

Storia Età antica Non si hanno notizie esatte sulla fondazione di Castelforte. Alcuni studiosi, tra i quali Figlioli, sostengono che Castelforte sia sorto sulle rovine dell'antica città di Vescia, appartenente alla Pentapoli Aurunca, distrutta dai Romani nel 314 a.C.

Su tutto il territorio del comune giacciono una grande quantità di antiche vestigia, ma non si hanno notizie storiche esatte risalenti all'epoca preromana e romana, a parte quelle relative alle imponenti Terme Vescinae. Erano ubicate nel territorio delle attuali Terme di Suio, frazione di Castelforte, molto frequentate in epoca imperiale, databili con certezza al III secolo d.C.; comunque l'esistenza della fonte termale era nota anche in epoca precedente.

Medioevo Castrum Forte nacque indubbiamente prima dell'anno 1000 come difesa del retroterra o anche come rifugio degli abitanti della piana sottostante. L'impostazione urbana è di una tipica piazza d'armi: ciò si può rilevare dalla cinta muraria munita di torrioni circolari, dalla porta di accesso e dal maschio imponente, punto di avvistamento e di comunicazione con le altre fortificazioni della zona. Il castello più vicino a Castrum Forte è Castrum Suji, a Suio. Per quest'ultimo centro abitato, che è la frazione più importante, si hanno dati sulla fondazione più certi, dovuti alla sua maggiore importanza storica: sorto prima di Castelforte, il castello di Suio era strettamente legato al controllo delle proprietà del monastero di Montecassino. Entrambi i castelli erano posti in posizione tale da costituire un ottimo punto di vedetta e di guardia al fiume Garigliano, all'epoca importante via fluviale di comunicazioni tra Montecassino e il mar Tirreno.

Appare verosimile l'ipotesi che i primi insediamenti avvennero tra l'881 e il 915 come risposta al campo trincerato saraceno, base per scorrerie, che in quel periodo sorgeva sulla riva destra del Garigliano. Nella località tuttora chiamata Vattaglia (cioè battaglia, in dialetto) si ebbe nell'agosto 915 lo scontro fra le truppe della lega voluta dal papa Giovanni X ed i Saraceni. Truppe guidate in campo dal papa stesso accorsero da tutto il Regno d'Italia, appena ricostituito, per scacciare i Saraceni dai loro insediamenti sulla penisola. Alla lega parteciparono anche Longobardi e Bizantini. La battaglia del Garigliano fu il capitolo conclusivo della guerra di espansione islamica in Italia. Tra i nobili che parteciparono alla battaglia si ricordano il duca di Spoleto Alberico, Landolfo I di Capua-Benevento e il fratello Atenolfo II, Guaimaro II di Salerno, il duca di Napoli Gregorio IV, il duca di Gaeta Giovanni I e lo stratega Niccolò Picingli, inviato da Bisanzio. Per tre mesi gli arabi resistettero in attesa di aiuti dalla Sicilia musulmana e poi tentarono di fuggire sui monti, ma vennero raggiunti e sconfitti: così finì un lungo periodo di terrore per la Terra di San Benedetto.

Nell'ottobre del 1079 l'abate Desiderio concesse agli abitanti di Suio le Chartae libertatis, ovvero le “Carte di franchigia”, come aveva già fatto nel 1061 per Traetto, in quanto nuova terra acquisita dalla Signoria di Montecassino. Queste carte includevano una serie di privilegi.

Nel 1320, col permesso di re Roberto d'Angiò, molti cittadini del Castrum Sugii si erano stabiliti in pianura per coltivare i campi. A causa della malaria si trasferirono a Castrum Forte che era assurto a centro più importante della zona. Alla fine del Duecento il dominio su Castelforte passò dai dell'Aquila ai Caetani e vi risiedette un piccolo nucleo di ebrei insediati nel vicolo chiamato “Giudea” (Iurèa), proprio accanto al torrione del castello.

Età moderna e contemporanea A Castelforte sostò Gonzalo Fernandes di Cordova che condusse l'esercito spagnolo nella battaglia del Garigliano del 29 dicembre 1503, scontro che pose fine al dominio francese sul Meridione d'Italia. Negli stessi avvenimenti, il 28 dicembre, lungo il corso del fiume Garigliano, nel territorio comunale, trovava la morte, annegato, Piero de' Medici detto “il Fatuo”, politico, militare, governatore di Cassino e figlio di Lorenzo il Magnifico, nel mentre a bordo di un battello carico di armi partecipava, diretto a Gaeta, ad una missione militare dei francesi, ai quali si era unito. Inoltre, ai piedi di Suio si ricorda come fosse stato gettato un ponte che permise agli spagnoli di assalire di sorpresa le truppe francesi.

È del 1620 il primo documento che attesta la disputa territoriale con la comunità di Santi Cosma e Damiano, allora chiamata de i Casali. La disputa dura fino a oggi e nei secoli sono avvenute anche diverse aggregazioni amministrative delle due comunità.

Tra il 1798-99 le truppe napoleoniche attraversarono l'Italia spodestando i regnanti. In questo periodo i castelfortesi insorsero contro gli invasori e contribuirono con due compagnie di volontari alle truppe irregolari dell'itrano Fra Diavolo. La prima compagnia di 105 uomini era comandata da Filippo Gionta, la seconda di 93 uomini era comandata da Giuseppe Vellucci. Il sacerdote di Castelforte, don Benedetto Ciorra, partecipò come cappellano. Castelforte fu assediato per ritorsione dalle truppe franco-polacche del generale Dambroski nel giorno di Pasqua del 1799 ed espugnato. Seguì la rappresaglia contro la popolazione. I morti castelfortesi furono 34 ai quali devono aggiungersi gli abitanti di Santi Cosma e Damiano che avevano lottato al loro fianco.

Nel 1807 Suio e il suo territorio furono aggregati amministrativamente in maniera definitiva a Castelforte per mancanza di popolazione.

A Castelforte si costituì una cellula di tipo carbonaro, la Grande Unione dell'Unità d'Italia, ispirata alle idee mazziniane. Per questo motivo, molti castelfortesi subirono un lungo processo nell'anno 1848 dalla Gran Corte Criminale di Terra di Lavoro in Santa Maria e furono imprigionati.

Nel 1943-44, durante la risalita delle truppe alleate verso Roma durante la Seconda guerra mondiale, per oltre nove mesi Castelforte fu sottoposto a incessanti bombardamenti da parte degli alleati per contrastare i tedeschi che qui tenevano la linea Gustav.

Centinaia di castelfortesi morirono per i bombardamenti, le mine e gli scoppi dei residuati bellici; molti non sopravvissero alle vessazioni o furono trucidati dagli occupanti tedeschi. Nell'area di Castelforte fu attivo il Gruppo Aloia, una divisione partigiana alle dipendenze dell'allora tenente colonnello Giuseppe Aloia.

Centro strategico sulla Linea Gustav La linea Gustav fu quella linea di difesa costruita dai tedeschi per arrestare l'avanzata degli alleati che, durante la Seconda guerra mondiale, erano diretti a Roma per liberare la penisola, dopo l'armistizio firmato a Cassibile tra l'Italia e le forze della coalizione alleata.

Su questa linea fu combattuto il più aspro e violento scontro della campagna, la battaglia di Montecassino. Castelforte e gli altri comuni che si trovavano sulla stessa linea furono quasi completamente distrutti. I bombardamenti e le rappresaglie prima dello sfondamento della linea da parte degli alleati e poi l'affronto del corpo d'armata marocchino dopo la vittoria, i cui soldati ebbero per 24 ore il permesso di saccheggiare e stuprare chi volessero, hanno segnato profondamente la comunità e la sua memoria.

Castelforte si ritrovò dunque teatro di una serie di lunghi e sanguinosi scontri durati fra l'ottobre del 1943 e il maggio del 1944. Per otto mesi fu sottoposto a duri e incessanti cannoneggiamenti, da terra e dal mare, e a bombardamenti aerei, subendo distruzioni tali da cancellare la fisionomia degli agglomerati urbani e dell'intero comprensorio.

La popolazione indifesa, coinvolta dalle continue azioni di guerra e rintanata nei rifugi malsani, sopportò indicibili sofferenze e inauditi sacrifici, subendo da parte di formazioni SS tedesche rastrellamenti e deportazioni nelle varie località del nord Italia e nei campi di lavoro tedeschi, ove fu fucilato il giovane castelfortese Di Pastena.

Dopo la battaglia del 17 gennaio 1944, le forze alleate sfondarono parzialmente la linea tedesca Gustav attestandosi sulla riva destra del fiume Garigliano, alla periferia del centro abitato di Castelforte. La popolazione, già provata dai cannoneggiamenti, dai rastrellamenti, dalle privazioni, abbandonata, affrontò, con disperazione e pericolo, l'attraversamento della linea del fronte lasciando sul terreno, dilaniati dallo scoppio delle mine, centinaia di persone tra donne, bambini, giovani e anziani, vivendo poi nei centri di raccolta profughi allestiti nelle varie località della Campania, della Calabria e della Sicilia e dopo la liberazione, per mancanza di abitazioni, nei centri di raccolta profughi di Latina e Gaeta.

Con la battaglia iniziata l'11 maggio 1944, gli alleati travolsero la resistenza tedesca causando il crollo della stessa linea Gustav, facendo di Castelforte e dell'intera zona circostante un cumulo di macerie; le formazioni militari nord-africane che combattevano per la Francia libera, penetrate per prime nell'agglomerato urbano, si diedero a saccheggi e a barbare violenze di ogni sorta. Le rovinose distruzioni accertate furono del 95% delle strutture e le crudeli perdite in vite umane per scoppio di granate, per schegge di cannonate, per scoppio di ordigni bellici, per fucilazioni, per malattie e per stenti causati dalla guerra furono ben 812, il 10% della popolazione (all'epoca Castelforte e SS. Cosma e Damiano costituivano un solo comune). Anche dopo il passaggio degli alleati si sono avuti morti, mutilati e invalidi per scoppio di mine e di ordigni abbandonati.

Sebbene siano trascorsi tanti anni, il ricordo di quella orribile tragedia è ancora viva nella mente dei sopravvissuti e i segni della distruzione sono ancora visibili. Sulla base di questa sconvolgente realtà il Presidente della Repubblica ha conferito al comune di Castelforte nel 1961 la Medaglia d'Argento al Valor Civile e successivamente, nel 2002, la Medaglia d'Oro al Valor Civile.

Simboli Lo stemma e il gonfalone della Città di Castelforte sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 2003.

Il gonfalone è un drappo di giallo.

Onorificenze Il Comune è stato insignito della Medaglia d'oro al valor civile per atti di abnegazione durante il secondo conflitto mondiale.

Monumenti e luoghi d'interesse Città Termale Nell’area comunale di Castelforte, lungo il fiume Garigliano, vi è una vasta area termale dove sgorgano varie sorgenti le cui acque, con una temperatura che va da 0 a 60 °C, sono classificate come le prime in Italia e le terze in Europa per presenza di iodio.

Proprio per questo motivo l'area fu una delle prime ad essere abitate in epoca remota. Lo stesso popolo degli Aurunci se ne serviva all'epoca della Pentapoli aurunca, prima dell'avvento dei Romani.

Le stazioni balneari di Suio, le cui acque termali chiamate vescinae (dalla città di Vescia), sono note sin dal III secolo, al tempo dell'Impero romano. Le antiche Terme, di cui parlano Lucano e Plinio, secondo alcuni studiosi somigliano strutturalmente a quelle di Caracalla e Diocleziano.