Il (sillabario) è un sistema di scrittura utilizzato nella scrittura giapponese. Assieme allo (alfabeto fonetico), costituisce la scrittura autoctona fonetica, detta kana, mentre i (scrittura logografica) sono caratteri ideografici di origine cinese, generalmente non dissimili da quelli utilizzati nel continente.
Caratteristiche Il sillabario giapponese, katakana, è facilmente distinguibile dallo hiragana per le sue forme rigide e spigolose, ben diverse dai tratti arrotondati dell'altro sillabario: scritti con i rispettivi sistemi, avremo katakana カタカナ e hiragana ひらがな. "Katakana" significa "carattere prestato di frammento", con riferimento all'origine dagli ideogrammi, prendendo una sola parte dell'ideogramma completo.
Nel katakana, come nello hiragana, ogni carattere non corrisponde esattamente ad un fonema vocalico o consonantico, come avviene in molte lingue occidentali scritte con alfabeti, ma a un'intera sillaba. Vi sono sillabe formate da una sola vocale, o da consonante e vocale; si dividono tradizionalmente in sillabe pure, impure, semipure, contratte.
Le sillabe pure seion sono formate da una sola vocale, da una consonante che precede una vocale, e dalla n sillabica. Facendo seguire dal segno diacritico dakuten ゛(anche detto nigori "impurità") quelle sillabe pure la cui consonante è sorda, si ottengono le corrispondenti sillabe impure dakuon nelle quali la consonante iniziale è sonora: per esempio, カ ka diventa ガ ga, シ shi diventa ジ ji, ヘ he diventa ベ be. Facendo seguire le sillabe che cominciano per h, inclusa fu, dal segno diacritico handakuten ゜(anche detto maru "cerchio"), si ottengono le sillabe semipure handakuon che hanno come consonante iniziale p: quindi ヘ he diventa ペ pe.
La combinazione fra due caratteri permette molte volte di rappresentare una terza sillaba: si tratta delle sillabe contratte yōon, nelle quali una delle sillabe ya, yu, yo (ャ, ュ, ョ) è scritta in piccolo dopo una sillaba che ha come vocale i. La consonante della sillaba risultante sarà palatalizzata: avremo, ad esempio, ニャ nya, リュ ryu, ジョ jo.
Il sillabario katakana, al pari dello hiragana, è propriamente composto dai 48 caratteri che rappresentano le sillabe pure, e spesso è detto – arrotondando il numero – gojūon "i cinquanta suoni"; ma a questi si aggiungono le 20 sillabe impure, le 5 sillabe semipure e le 36 sillabe contratte: in tutto 109 sillabe. Ma esistono nel katakana anche molte altre sillabe di più recente introduzione, formate in maniera simile a quelle contratte e utilizzate per la trascrizione di parole straniere.
Nell'uso corrente, il sillabario katakana è soprattutto impiegato nella trascrizione di parole straniere, sia di parole prese in prestito da altre lingue – in massima parte dall'inglese – e usate oggi in giapponese (dette gairaigo), sia di nomi propri intraducibili. In entrambi i casi è inevitabile un'approssimazione dei suoni, con un adattamento della parola al sistema fonetico del giapponese: "computer" diviene コンピュータ (konpyūta), "television" diviene, con abbreviazione, テレビ (terebi), "business" diviene ビジネス (bijinesu); "William Shakespeare" è reso ウィリアム・シェイクスピア (Wiriamu Sheikusupia), "Guglielmo Marconi" è reso グリエルモ・マルコーニ (Gurierumo Marukōni).
Il katakana è anche usato per la rappresentazione di parole onomatopeiche, come ワンワン wanwan ("bau bau", l'abbaiare del cane); l'uso enfatico di un termine nella frase può essere espresso con la scrittura in katakana, così come avviene nelle indicazioni stradali, o nella pubblicità. In ambito scientifico è comune scrivere in katakana i nomi specialistici di piante, animali e minerali.
Il katakana è anche usato spesso, ma non sempre, nella trascrizione di nomi di aziende giapponesi. Per esempi, Suzuki è scritto スズキ, e Toyota è scritto トヨタ. Il katakana è anche usato per enfatizzare, specialmente nel caso della segnaletica, pubblicità e dei tabelloni. Per esempio, è comune vedere ココ koko ("qui"), ゴミ gomi ("rifiuti"), oppure メガネ megane ("occhiali"). Parole che lo scrivente desidera evidenziare in una frase sono qualche volta scritte in katakana, rispecchiando l'uso europeo del carattere italico.
Il katakana era stato usato per la telegrafia in Giappone prima del 1988, e per i sistemi informatici - prima della introduzione dei caratteri multibyte - negli anni '80. Molti elaboratori di quell'era usavano il katakana invece del kanji o del hiragana per la stampa e visualizzazione.
Nonostante parole prestate dal cinese antico siano usualmente scritte in kanji, le parole prestate dai dialetti cinesi moderni, se sono usate direttamente, usano il katakana invece che la grafia on'yomi sino-giapponese.
È molto comune usare il katakana per scrivere parole che, se scritte in kanji, sarebbero difficili da leggere. Questo fenomeno si riscontra spesso nella terminologia medica. Per esempio, nella parola 皮膚科 hifuka ("dermatologia"), il secondo kanji, 膚, è considerato difficile da leggere, e perciò la parola hifuka è comunemente scritta 皮フ科 oppure ヒフ科, mescolando kanji e katakana. Similmente, il kanji difficile da leggere come 癌 gan ("cancro") è spesso scritto in katakana ガン oppure hiragana がん.
Il katakana è anche usato per la notazione musicale tradizionale, come nel Tozan-ryū del shakuhachi, e nei gruppi sankyoku con koto, shamisen, e shakuhachi.
Tabella di traslitterazione del katakana secondo il sistema Hepburn Se il vostro computer ha i font per le lingue orientali potrete vedere la seguente tabella con i caratteri katakana assieme alla loro romanizzazione in stile Hepburn. I kana scritti in rosso sono obsoleti.
ア aイ iウ uエ eオ oカ kaキ kiク kuケ keコ koキャ kyaキィ kyiキュ kyuキェ kyeキョ kyoサ saシ shiス suセ seソ soシャ [ɕa]シィ shiシュ [ɕu]シェ [ɕe]ショ [ɕo]タ taチ chiツ tsuテ teト toチャ [tɕa]チィ chiチュ [tɕu]チェ [tɕe]チョ [tɕo]ナ naニ niヌ nuネ neノ noン nニャ nyaニィ nyiニュ nyuニェ nyeニョ nyoハ haヒ hiフ fuヘ heホ hoヒャ hyaヒィ hyiヒュ hyuヒェ hyeヒョ hyoマ maミ miム muメ meモ moミャ myaミィ myiミュ myuミェ myeミョ myoヤ yaイィ yiユ yuイェ yeヨ yoラ raリ riル ruレ reロ roリャ ryaリィ ryiリュ ryuリェ ryeリョ ryoワ waヰ wi ウゥ wuヱ weヲ wo ヰャ wyaヰィ wyiヰュ wyuヰェ wyeヰョ wyoガ gaギ giグ guゲ geゴ goギャ gyaギィ gyiギュ gyuギェ gyeギョ gyoザ zaジ jiズ zuゼ zeゾ zoジャ [dʑa]ジィ jiジュ [dʑu]ジェ [dʑe]ジョ [dʑo]ダ daヂ djiヅ dzuデ deド doヂャ [dʑa]ヂィ djiヂュ [dʑu]ヂェ [dʑe]ヂョ [dʑo]バ baビ biブ buベ beボ boビャ byaビィ byiビュ byuビェ byeビョ byoパ paピ piプ puペ peポ poピャ pyaピィ pyiピュ pyuピェ pyeピョ pyoヴァ vaヴィ viヴ vuヴェ veヴォ voヸャ vyaヸィ vyiヸュ vyuヸェ vyeヸョ vyoヴャ vyaヴィィ vyiヴュ vyuヴィェ vyeヴョ vyoスィ siスャ syaスィィ syiスュ syuスィェ syeスョ syoズィ ziズャ zyaズィィ zyiズュ zyuズィェ zyeズョ zyoティ tiトゥ tuテャ tyaティィ tyiテュ tyuティェ tyeテョ tyoディ diドゥ duデャ dyaディィ dyiデュ dyuディェ dyeデョ dyoツァ tsaツィ tsiツェ tseツォ tsoツャ tsyaツィィ tsyiツュ tsyuツィェ tsyeツョ tsyoヅァ dzaヅィ dziヅェ dzeヅォ dzoヅャ dzyaヅィィ dzyiヅュ dzyuヅィェ dzyeヅョ dzyoホゥ huファ faフィ fiフェ feフォ foフャ fyaフィィ fyiフュ fyuフィェ fyeフョ fyoウァ waウィ wiウェ weウォ woウャ wyaウィィ wyiウュ wyuウィェ wyeウョ wyoクァ kwaクィ kwiクェ kweクォ kwo kwaグァ gwaグィ gwiグェ gweグォ gwo gwaスァ swaスゥィ swiスェ sweスォ swoズァ zwaズゥィ zwiズェ zweズォ zwoツゥァ tswaツゥィ tswiツゥェ tsweツゥォ tswoヅゥァ dzwaヅゥィ dzwiヅゥェ dzweヅゥォ dzwoトァ twaトィ twiトェ tweトォ twoドァ dwaドィ dwiドェ dweドォ dwoトゥァ twaトゥィ twiトゥェ tweトゥォ twoドゥァ dwaドゥィ dwiドゥェ dweドゥォ dwoヌァ nwaヌィ nwiヌェ nweヌォ nwoホゥァ hwaホゥィ hwiホゥェ hweホゥォ hwoフゥァ fwaフゥィ fwiフゥェ fweフゥォ fwo厶ァ mwa厶ィ mwi厶ェ mwe厶ォ mwoルァ rwaルィ rwiルェ rweルォ rwoヴゥァ vwaヴゥィ vwiヴゥェ vweヴゥォ vwo
Pronuncia in dettaglio Nella tabella sottostante si spiega la pronuncia in giapponese, suono per suono, tale per cui i suoni sono poi combinabili tra loro. Sotto la tabella si forniscono alcune informazioni sugli allungamenti vocalici, sui dittonghi arcaici e su alcuni accomodamenti dal primo cinese medio. +Lettera/ dittongo
(rōmaji)HiraganaKatakanaTrascriz. IPASpiegazioniaあア/a/È una "a" di albero, come in italiano.iいイ/i/È una "i" di interno, come in italiano. Questa vocale deriva dall'assimilazione di due diverse tipologie di vocali dal giapponese antico, trascritte come i1 e i2. Su che suoni rappresentassero queste vocali è ancora attivo un dibattito molto acceso. Queste distinzioni valgono solo in alcune sillabe.uうウ/ɯ/ < */u/È una "u" di uno, ma non è arrotondata/procheila. In altre parole, oggi si pronuncia tenendo le labbra non
arrotondate ma rilassate. Anticamente, si pronunciava arrotondata, come in italiano.eえエ/e/È una "e" di evento, come in italiano. Anche questa vocale deriva dall'assimilazione di due diverse tipologie di vocali dal giapponese antico, e1 e e2.oおオ/o/È una "o" di ordine, chiusa e arrotondata e come in italiano. Anche questa vocale deriva dall'assimilazione di due diverse tipologie di vocali dal giapponese antico, o1 e o2.yaやヤ/ja/È una "ia" di già, come in italiano: è un dittongo. In generale, la /j/ semivocalica non si raddoppia: la
confusione può derivare per un'interferenza con l'italiano (e.g. con parole come "aglio", diversa da
"ahio". Peraltro, il suono in questione non è nemmeno /j/, ma /ʎ̩/ tensificato/raddoppiato/geminato).
La /j/ semivocalica in rōmaji (il sistema più diffuso in assoluto è il sistema Hepburn, dal nome del
missionario che lo inventò) si scrive con la "y".ye𛀁 / いぇイェ/je/È una "ie" di iena, come in italiano: è un dittongo che si reperisce in prestiti. Ufficialmente, esiste solo la
versione in katakana. In hiragana il dittongo, largamente in disuso, si ottiene affiancando due vocali.
Una seconda versione di scrittura è una sillaba rarissima, 𛀁, che deriva dalla stilizzazione di 江, un
sinogramma e kanji che indica il concetto di "grande fiume" (radicale dell'acqua 水 e, come chiave di
lettura, la squadra da carpentiere 工).yuゆユ/jɯ/ < */ju/È una "iu" di iuta, come in italiano ma tenendo la "u" non arrotondata. Anticamente, il dittongo era
pronunciato arrotondato.yoよヨ/yo/È una "io" di sciolto, arrotondata.waわワ/ɰa/ < /wa/È una "ua" di quaglia, ma con la "u" semivocalica non arrotondata. La versione semivocalica di /ɯ/ si scrive /ɰ/, pertanto il dittongo è /ɰa/. Anticamente, la semivocale era arrotondata come in italiano, pertanto il dittongo era /wa/. La /w/ semivocalica si romanizza con la lettera "w". Il dittongo è ancora in uso in giapponese ma in isolamento: nei kanji, è caduto. wiゐヰ/ɰi/ < /wi/È una "ui" di qui, sempre con le labbra rilassate. Anticamente, era /wi/. Oggi questa sillaba è in disuso pure negli anglismi/wasei-eigo in japanglish, ma è utile se si affronta la pronuncia storica in particolare dei
kanji, con cui si può fare un confronto con i prestiti cinesi in altre lingue e con il cinese stesso. In più, siccome questo dittongho si è ridotto in /i/, molti kanji non rispecchiano la pronuncia cinese e sino-xenica,
ragion per cui solo in apparenza sembrano avulsi e scollegati dal cinese. Lo stesso discorso vale per "-wa",
ridotto in /a/.weゑヱ/ɰe/ < /we/È una "ue" di quelli, sempre con le labbra rilassate. Anticamente, era /we/. Oggi questa sillaba è in disuso, ma la sua utilità è analoga a "wi" e a "-wa" usato dentro una sillaba.woをヲ/ɰo/ < /wo/È una "uo" di uomo, sempre con le labbra rilassate. Anticamente, era /wo/. Oggi, la sillaba è in disuso
eccetto per la particella che indica il complemento oggetto diretto, を, che anticamente si pronunciava
/wo/ e oggi si riduce in /o/: pertanto, la pronuncia è irregolare.k--/k/È una "c" di cane/"ch" di chela/"k" di koala. La consonante si combina con ogni vocale, generando una distinta sillaba, ognuna con il suo segno grafico in katakana e hiragana (i due sillabari/kana sono nati
da una stilizzazione di una serie di kanji). Il suono resta invariato di fronte a ogni vocale e dittongo. Al
massimo, di fronte alla /i/ e /j/- si palatalizza leggermente. La /k/- e la versione palatalizzata /kʲ/- si
riconoscono se si pronuncia alla massima velocità "ko-ku-ko-ku-ko-ku" e "ke-ki-ke-ki-ke-ki", lasciando la
lingua libera di muoversi. La palatalizzazione è leggera: non diventa /t͡ʃ/, come nell'italiano "ciao"), ma più
semplicemente il dorso della lingua si spinge più in avanti. Quando a una consonante si aggiunge il
dittongo che inizia con /j/-, si usa come "base/perno/sedia" la versione in /kʲ/- e accanto si aggiunge il