Mirandola (La Miràndla in dialetto mirandolese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Modena in Emilia-Romagna, situato a nord del capoluogo. Ha il titolo di città.
Geografia fisica La città dista da Modena, sia da Mantova che da Ferrara, e da Verona. Il territorio comunale di Mirandola si trova in pianura, ad un'altitudine compresa tra i (nella zona di San Martino Spino) e i (a San Giacomo Roncole), mentre la casa comunale è posta a
Territorio
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Storia
Distante circa 34 chilometri da Modena (lungo la statale 12, in direzione di Verona) questa cittadina della bassa modenese mantiene ancora nella pianta ottagonale tracce della sua struttura di città-fortezza rinascimentale. Intorno a piazza Costituente, nucleo centrale e di riferimento dell'intero centro cittadino, si innalzano i fabbricati, in parte originali e in parte ricostruiti, facenti parte dell'antico grande complesso del castello dei Pico. Il castello, dopo un periodo di decadenza iniziato nei primi decenni del Settecento, è stato completamente restaurato e il 4 giugno 2006 è stato riaperto al pubblico. Il nucleo storico di piazza Costituente è completato dal palazzo della Ragione, in stile tardo gotico, dal quattrocentesco palazzo Bergomi e dal palazzo Comunale (1468, ma molto restaurato nell'Ottocento). Le mura che circondavano la città furono abbattute alla fine dell'Ottocento e oggi al loro posto c'è l'anello della circonvallazione che percorre quello che era il perimetro della città che mantiene la forma di "stella".
Nel corso della seconda guerra mondiale, tra il 1942 e il 1943, Mirandola fu uno dei comuni dell'Emilia-Romagna adibiti a località di internamento libero per ebrei stranieri. Vi soggiornarono a domicilio coatto un totale di 45 profughi, provenienti dalla Libia o dai Balcani. Con l'occupazione tedesca e la Repubblica Sociale Italiana, la trentina di internati ancora presenti a Mirandola al netto di diversi trasferimenti si dettero alla clandestinità e si dispersero per sfuggire agli arresti e alle deportazioni.A sei internati era stato concesso il visto di emigrazione in Spagna nel marzo 1943, altri erano stati trasferiti ad altra località (come Zocca o Monfestino in Serra Mazzoni). Ebrei stranieri internati in Emilia Romagna. Tutti riuscirono a sopravvivere,CDEC Digital Library. alcuni poterono raggiungere la Svizzera grazie all'aiuto ricevuto dalla popolazione locale.In particolare la famiglia Borghi si distinse per l'aiuto offerto alla famiglia Talvi, ricevendo per questo nel 2019 l'onorificenza di "giusti tra le nazioni". La Famiglia Borghi.
Nel 2012, Mirandola è stata colpita da una serie di violenti terremoti a catena, che hanno causato quattro vittime nella periferia della città e danneggiato buona parte degli edifici fra cui il duomo, la chiesa di San Francesco d'Assisi, le aziende del distretto biomedicale e vari capannoni industriali, causando un enorme danno all'economia locale.
A poco meno di un anno dal terremoto, il 3 maggio 2013, la frazione di San Martino Spino ha subìto seri danni a causa di un tornado.
Ducato della Mirandola
A partire dal 1310 fu la capitale della Signoria dei Pico (tra i quali è notissimo Giovanni Pico della Mirandola, umanista e filosofo del Quattrocento), Mirandola passò al dominio estense soltanto nel 1711. Nel corso della sua storia Mirandola fu oggetto di due celebri assedi, il primo nel 1510, ai tempi di papa Giulio II, il secondo sotto Giulio III, nel 1551, che costituì l'ambientazione di un romanzo del modenese Antonio Saltini.
La decadenza della cittadina è segnata anche dalla sciagura di un fulmine che nel 1714 fece esplodere la polveriera e con essa buona parte del castello che costituiva la reggia dei Pico: l'attuale torrione, che si affaccia su piazza Costituente al centro della città, è in gran parte una ricostruzione novecentesca, che reintegra l'originale portico seicentesco e la facciata della galleria Nuova.
Nobiltà civica La città godeva di una propria nobiltà civica, con tanto di libro d'oro della nobiltà, composta da quelle famiglie che per vari motivi avevano contribuito alla storia della città. La consulta araldica del Regno d'Italia riconobbe la nobiltà civica di Mirandola e di contesto entrarono a far parte dell'Elenco Ufficiale della Nobiltà Italiana le famiglie col titolo di Nobile di Mirandola:
Bacci Baldasseroni Barbieri Besini Ciardi Ghirelli Lolli Maffei Montanari Muratori Natali Panigadi Papazzoni Papazzoni dei Figli di Manfredi Personali Tabacchi Viani Vignocchi Vischi
Don Zeno A partire dagli anni trenta e fino al dopoguerra don Zeno Saltini fu molto attivo nella frazione San Giacomo Roncole. Qui fondò l'Opera dei Piccoli Apostoli a favore dei ragazzi abbandonati, che poi si evolse nella comunità di Nomadelfia (inizialmente a Fossoli e quindi a Grosseto) incontrando dapprima un appoggio negli ambienti ecclesiastici, trasformati poi in un'aperta ostilità. Gli avvenimenti sono stati in seguito raccontati da una fiction televisiva Don Zeno - L'uomo di Nomadelfia.
Il caso dei "Demoni della Bassa Modenese"
A Mirandola, tra il 1997 e il 1998, alcuni bambini vengono allontanati dalle proprie famiglie perché questi ultimi avevano accusato i propri famigliari di violenze e di abuso rituale satanico. Il caso, scoppiato inizialmente a Mirandola, e in seguito a Finale Emilia e Massa Finalese, è finito sulle testate giornalistiche dei più importanti quotidiani nazionali.
In totale vennero accusate 20 persone con diversi capi di accusa. L'accusa di abuso rituale satanico fu archiviata in tutti i processi per mancanza di prove. Alcuni degli imputati vennero assolti in via definitiva, mentre altri vennero condannati per il reato di abuso su minori. Le famiglie e gli indagati hanno sempre sostenuto la loro non colpevolezza.
I bambini sottratti alle famiglie non videro mai più i loro genitori.
La storia completa è stata raccontata nel podcast "veleno" del quotidiano La Repubblica, pubblicato nel 2017.
Simboli
Lo stemma comunale è costituito da un capriolo d'oro in campo azzurro, in cartella a scudo, sormontata da una corona turrita con cinque torri che simboleggiano il titolo di città riattribuito dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro nel 1997, in occasione del quattrocentesimo anniversario della concessione del titolo di città da parte dell'imperatore Rodolfo II d'Asburgo (1596-1597). Completano lo stemma due rami, uno di alloro e uno di quercia, che si intrecciano e legano in basso.cfr. Articolo 5 dello Statuto comunale
Il gonfalone è interamente giallo, con lo stemma leggermente traslato verso l'alto e contornato in basso da ricami in oro e in alto alla scritta "Città di Mirandola".
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
Duomo di Santa Maria Maggiore (o Santa Maria Assunta). Ha un impianto originario tardo-gotico. Fautori della costruzione furono Giovanni e Francesco I Pico. Iniziata verso il 1440, venne continuata da Giovan Francesco I Pico e nel 1470 dai fratelli Galeotto e Anton Maria. Varie modifiche e restauri, ultimati nel 1885, comportarono la ricostruzione dell'attuale facciata in forme quattrocentesche e pseudo-rinascimentali. L'interno era a tre navate con volte a crociera costolonate e conservava pregevoli dipinti, affreschi e monumenti funebri, fra cui due preziose ancone lignee dorate opere della scuola di Paolo Bonelli e due pale d'altare di Sante Peranda. Il campanile è alto 48 metri. La parte inferiore è tardo-quattrocentesca. Nel XVII secolo fu rialzato e nel 1888-1889 fu rifatta la guglia terminale. Il Duomo è stato gravemente danneggiato dal terremoto del 20 maggio 2012, mentre le navate e il tetto sono completamente crollati con la scossa del 29 maggio 2012. Il campanile è anch'esso pericolante: presenta molte crepe a partire dal "primo anello", risultate ancora più evidenti dopo il lieve movimento sismico del 3 giugno 2012 che ha interessato di nuovo la medesima zona.Agenzia della ASCA del 29 maggio 2012. È stato riaperto dopo i lavori, il 21 settembre 2019.
Chiesa di San Francesco d'Assisi, con convento e chiostro, è uno dei più antichi della città, già presente all'inizio dell'assetto urbano del XIII secolo. Si tratta di una delle prime chiese francescane dell'Emilia, costruita pochi anni dopo la canonizzazione del santo (1228) e sistemata nelle forme attuali nell'anno 1400. L'importanza dell'edificio è inoltre dovuta al suo ruolo di Pantheon della famiglia Pico: al suo interno si trovano le arche pensili di Galeotto (1499), di Prendiparte (1394) opera di Pier Paolo dalle Masegne, di Spinetta (1399), di Giovan Francesco I e Giulia Boiardo, i genitori di Giovanni Pico (1467). La monumentale chiesa rischiava di essere chiusa, dopo che i Francescani la lasciarono definitivamente nel 1994. Cosicché, grazie al già vescovo di Carpi, mons. Bassano Staffieri, fu affidata in modo continuativo, nel gennaio del 1997, a Don Luciano Ferrari, sacerdote diocesano e cappellano all'Ospedale "Santa Maria Bianca". Questi la resse, in qualità di rettore, fintantoché, vista l'età avanzata, il nuovo vescovo Mons. Elio Tinti, appena insediatosi, decise di assegnarla, dal 19 ottobre 2001, alla Congregazione dei "Missionari Servi dei Poveri" (Boccone del Povero). Il terremoto del 20 maggio 2012 ha reso inagibile, a causa delle vistose lesioni riportate, tutto l'edificio sacro, la sagrestia, l'annesso convento vecchio e il campanile. La torre campanaria, dopo il nuovo e violento sisma del 29 maggio 2012, è crollata sulla Chiesa e sui locali circostanti, distruggendoli quasi totalmente (è rimasta in piedi solo la facciata). Chiesa del Gesù, voluta da Alessandro I Pico in occasione dell'investitura a Duca della Mirandola, e rimasta incompiuta nella facciata, conserva al suo interno notevoli opere della locale scuola d'intaglio: sono di Paolo Bonelli le ancone dei due altari lignei ai lati del transetto e le cornici; il pulpito è del Gibertoni. Pregevoli anche il ciborio dell'altare maggiore in marmi policromi, la pala della "Circoncisione" di Innocenzo Monti e gli stucchi del cornicione di Pompeo Solari. Oratorio della Beata Vergine della Porta (comunemente chiamato la chiesa o chiesetta della Madonnina o semplicemente la Madonnina) L'edificio fu eretto nel 1602-1604 per onorare l'immagine miracolosa della Vergine dipinta sul muro presso la porta della città, la facciata neoclassica risale al 1868. Fu voluto dal principe Federico II Pico e intitolato alla Vergine per celebrare la cessazione della "burraschetta", una breve e violenta malattia epidemica che aveva colpito la città. Nel 1868 venne collocata, sul timpano della facciata, la statua marmorea della Beata Vergine detta "della piazza" o "Madonnina" posta in precedenza sul porticato del Palazzo Comunale. La chiesetta è stata fortemente lesionata dal sisma del 2012 e successivamente messa in sicurezza per tamponare le lesioni strutturali. La statua marmorea della Beata Vergine è stata rimossa dai Vigili del fuoco. Ex oratorio del Santissimo Sacramento, edificio sconsacrato risalente agli inizi del XVII secolo e realizzato in stile barocco durante il principato di Alessandro I Pico. Prima del terremoto del 2012 veniva utilizzato come sala culturale polivalente per mostre d'arte e di beneficenza. L'interno è decorato in stile tardo barocco, con diversi altari in scagliola. Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, parrocchiale nella frazione di San Giacomo Roncole. Chiesa di San Leonardo Limosino nella frazione di Mortizzuolo. Chiesa di San Michele Arcangelo nella frazione di Cividale. Chiesa della Visitazione della Beata Vergine Maria nella frazione di Tramuschio
Architetture civili