Castel del Piano è un comune italiano di abitanti della provincia di Grosseto in Toscana.

Geografia fisica Territorio

Il comune è situato sulle propaggini collinari occidentali del massiccio montuoso del monte Amiata. Il territorio comunale confina a nord con i comuni di Montalcino (SI) e di Seggiano, a est con il comune di Abbadia San Salvatore (SI), a sud-est con il comune di Santa Fiora, a sud con il comune di Arcidosso, a ovest con il comune di Cinigiano. Si estende per una superficie complessiva di 67,78 chilometri quadrati ed ha una densità di popolazione pari a 63,90 abitanti per chilometro quadrato.

Il centro del comune si trova a 637 metri sopra il livello del mare; peculiare risulta essere la configurazione territoriale del comune che risulta compreso i 93 e i metri sul livello del mare. L'escursione altimetrica complessiva è quindi pari a metri. A livello territoriale, infatti, il territorio comunale occupa l'area pianeggiante della val d'Orcia grossetana, annoverabile nella valle dell'Ombrone, le zone collinari che delimitano la valle del corso d'acqua e gran parte dell'area del monte Amiata che spazia dalle propaggini occidentali alla vetta.

Il territorio è caratterizzato dalla presenza di oliveti e vigneti, fino ai , mentre dai in su, sono presenti castagneti che producono diverse varietà di castagne protette dall'IGP. Dai – in poi il territorio comunale è ricoperto da una fitta faggeta che arriva fino al culmine del monte Amiata.

Castel del Piano divide la vetta del monte Amiata con il comune di Abbadia San Salvatore. Il territorio appartenente al comune grossetano è segnalato con l'imponente scultura della "Madonna degli Scout", mentre quello del comune senese con la croce monumentale in ferro battuto.

Nel comune di Castel del Piano si trovano anche il prato delle Macinaie e il prato della Contessa da dove partono alcuni impianti sciistici di risalita del monte Amiata e da dove si snodano alcune delle piste principali. Classificazione sismica: zona 3 (sismicità bassa), Ordinanza PCM 3274 del 20/03/2003

Clima

Il territorio comunale di Castel del Piano è caratterizzato da microclimi diversi, in base all'altitudine e all'esposizione.

L'area pianeggiante lungo il corso del fiume Orcia ha caratteristiche molto simili a quelle che si riscontrano nella pianura maremmana, tanto da essere annoverata tra le aree a clima mediterraneo. Le aree collinari e montuose hanno caratteristiche che variano dal clima sublitoraneo a quello subcontinentale, pur facendo registrare temperature medie superiori a quelle che si registrano, a parità di altitudine, sul versante senese del Monte Amiata, grazie alla più favorevole esposizione verso sud e verso ovest.

A livello climatico, il capoluogo comunale è stato classificato in zona E, con una sommatoria di gradi giorno. L'accensione degli impianti di riscaldamento è pertanto consentita per un massimo di 14 ore giornaliere tra il 15 ottobre e il 15 aprile.

Secondo i dati medi del trentennio 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a ; mentre quella del mese più caldo, agosto, è di +.http://clisun.casaccia.enea.it/Profili/tabelle/351%20%5BCastel%20del%20Piano%5D%20Castel%20del%20Piano.Txt Tabella climatica

Le precipitazioni medie annue si attestano a , con minimo in estate, picco massimo in autunno e massimo secondario in inverno.http://www.scia.sinanet.apat.it/ Medie pluviometriche 1961-1990 calcolate dalle serie temporali del Sistema nazionale di raccolta, elaborazione e diffusione di dati Climatologici di Interesse Ambientale dell'APAT

Classificazione climatica: zona E, GG Diffusività atmosferica: media, Ibimet CNR 2002

Origini del nome Il nome del comune ha significato evidente: un castello o un palazzo situato in un luogo pianeggiante.

Storia La prima testimonianza di Castel del Piano è data da un documento dell'abbazia di San Salvatore dell'anno 890, dove è nominato come Casale Plana. Nel 1175 divenne castello (castrum plani) dei conti Aldobrandeschi del ramo di Santa Fiora e nel 1198 si trova chiamato con il nome di Plana Ferraria, probabilmente dovuto alle rocce di colore ferrigno che sovrastano il pianoro. Nel 1330 gli Aldobrandeschi cedettero a Siena metà del paese, che l'anno successivo venne conquistato definitivamente dalla Repubblica senese, dopo un assedio comandato dal capitano di ventura Guidoriccio da Fogliano. Nel 1377 gli abitanti di Castel del Piano combatterono nell'esercito senese, riuscendo a meritarsi una franchigia sulle tasse; da segnalare che quello stesso anno le località di Montegiovi e San Processo ricevettero la visita di santa Caterina Benincasa.

Castel del Piano rimase sotto il dominio di Siena fino al 1559, quando fu annesso nel Granducato di Toscana. In questo periodo il paese conobbe un forte incremento artistico e culturale, con la costruzione di palazzi nobiliari rinascimentali e soprattutto la presenza di numerosi artisti che fondarono una vera e propria scuola, come la dinastia dei pittori barocchi Nasini. Nel XIX secolo, i casteldelpianesi parteciparono attivamente ai moti risorgimentali: Andrea Fratini e Achille Franci combatterono a Curtatone e Montanara, mentre Francesco Magliacani e Giuseppe Sorbelli seguirono più volte Giuseppe Garibaldi.

Negli anni della seconda guerra mondiale, tra il 1940 e il 1943, Castel del Piano fu uno dei comuni della Toscana designati dalle autorità fasciste ad accogliere profughi ebrei in internamento libero.Ebrei stranieri internati in Toscana. Altri comuni nella provincia di Grosseto includono Arcidosso, Civitella Paganico, Pitigliano e Roccalbegna. Vi furono internate 8 persone (incluse famiglie con minori). Dopo l'8 settembre 1943, con l'occupazione tedesca, la situazione divenne drammatica per il pericolo di deportazione. Due degli internati, Szerene Rosenfeld e Edita Singer (madre e figlia), rifugiatesi a Cinigiano furono lì arrestate; trasferite al campo di concentramento provinciale di Roccatederighi, furono deportate e perirono nei campi di sterminio. Gli altri internati evitarono la cattura e sopravvissero in clandestinità nella zona fino alla Liberazione. Ebrei stranieri internati in Toscana. Enzo Collotti (a cura di), Ebrei in Toscana tra occupazione tedesca e RSI, Carocci, Firenze 2007.

Nel 1965 chiuse lo storico stabilimento per la produzione dell'acido tannico, importante risorsa economica del territorio, ma quasi di pari passo il comune scoprì una nuova e importante risorsa: il turismo invernale, grazie all'apertura dei primi impianti sciistici alle Macinaie e alla Contessa, ancora oggi molto frequentati.

Simboli Lo stemma di Castel del Piano è costituito da uno scudo sagomato di colore rosso su cui è raffigurata una fortezza con una torre. Lo stemma ha la seguente blasonatura ufficiale: «di rosso al castello, merlato alla guelfa, torricellato di uno, aperto e finestrato del campo». Sotto lo scudo il motto Facile primum - Pius II. "Sicuramente il primo" è l'elogio che papa Pio II (Enea Silvio Piccolomini) dedica nei suoi Commentarii a Castel del Piano «…per la bellezza del luogo, per la comodità dell'amena posizione, senza dubbio è il primo tra quanti sorgono su quel versante…»

Il gonfalone è un drappo di bianco riccamente ornato di ricami dorati e caricato dello stemma comunale con l'iscrizione centrata (cioè arcuata verso l'alto) in oro .

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

Chiese parrocchiali Chiesa di San Leonardo, situata nel centro storico in piazza Arcipretura, è ricordata nel 1188 e nel 1198 come possesso dell'abbazia di San Salvatore. L'edificio ha subito ristrutturazioni nel 1451, nel 1520, anno in cui venne costruito il campanile, e nel 1915, assumendo l'aspetto che porta ancora oggi. Sulle pareti interne sono visibili resti di affreschi. Interessante la pala d'altare di Francesco Nasini raffigurante san Girolamo.Bruno Santi, Guida storico-artistica alla Maremma. Itinerari culturali nella provincia di Grosseto, Nuova Immagine, Siena, 1995, p. 184. La parrocchia di San Leonardo conta circa 500 abitanti.La parrocchia di San Leonardo sul sito della CEI. Chiesa dei Santi Niccolò e Lucia, conosciuta anche con il titolo del Santissimo Sacramento o chiamata semplicemente Chiesa Piccina, è situata nel centro storico in via dei Rossi. Ricordata in un atto del 1216, se ne hanno notizie nelle decime del 1302-1303; l'edificio fu ampliato a più riprese tra il XVI e il XVII secolo, poi nel 1703, con l'aggiunta di una cappella, nel 1858 e negli anni tra il 1872 e il 1877 con la costruzione del campanile.Santi, op. cit., p. 183. La parrocchia conta circa abitanti.La parrocchia dei Santi Niccolò e Lucia sul sito della CEI. Pieve di Santa Lucia, situata nel centro storico di Montenero d'Orcia, è citata nelle bolle di Clemente III (1188) e di Innocenzo III (1198) come proprietà dell'abbazia di San Salvatore. Al suo interno sono conservate opere d'arte di epoca medievale.Santi, op. cit., p. 192. La parrocchia di Montenero conta circa 560 abitanti.La parrocchia di Montenero sul sito della CEI.

Chiese minori Chiesa della Propositura, dedicata alla Natività di Maria e conosciuta anche come chiesa dell'Opera, è situata in piazza Madonna, fuori dalla porta dell'Orologio. La sua costruzione fu iniziata nel XV secolo, ma l'edificio è stato completato solamente nel 1870. Il campanile venne eretto nel 1829, disegnato dall'architetto Gaetano Baccani, mentre le statue poste sulla facciata furono realizzate da Giuseppe Felli. Tra le opere conservate all'interno, si ricordano un dipinto di san Cerbone (1642) di Domenico Manetti, alcune pitture di Giuseppe Nicola Nasini ed una tela con la Vergine tra i santi Niccolò e Michele di Francesco Nasini.Santi, op. cit., pp. 187-188. Chiesa della Madonna delle Grazie, situata in piazza Madonna, di fianco alla propositura, è stata costruita sul luogo di una cappella del 1504. L'aspetto attuale risale agli anni tra la fine del XVII e la metà del XVIII secolo, mentre la facciata è stata completata nel 1932. All'interno, tra le varie opere, si trova una pala d'altare di Francesco Nasini raffigurante la Madonna del Carmine (1652).Santi, op. cit., pp. 188-189. Chiesa di San Giuseppe, o anche della Misericordia, situata lungo corso Nasini, risale alla seconda metà del XVI secolo e conserva all'interno lo Sposalizio della Vergine (1664) di Francesco Nasini.Santi, op. cit., p. 189. Chiesa di Santa Lucia, situata poco fuori dal paese in direzione di Seggiano, sulla sinistra dopo il cimitero, risale agli anni tra il XII e il XIII secolo, anche se la prima attestazione è del 1676. È stata restaurata nel 1936 e nel 1984.Santi, op. cit., p. 190. Chiesa di San Biagio a Gravilona, situata fuori dal paese, dopo l'abitato del Leccio, è documentata sin dal 1188. Andata in rovina, fu consolidata nel 1739 e poi restaurata tra il 1908 e il 1910.Santi, op. cit., p. 191. Chiesa di Santa Fiora di Noceto, piccola chiesina immersa nei castagni tra Montegiovi e le Terre Gialle, è stata costruita nel XVII secolo sul luogo di un'antica cappella eretta dagli Aldobrandeschi nel 1097.Ibidem Chiesa della Madonna degli Schiavi, situata nella frazione di Montegiovi, è stata ricostruita nel 1868 in stile neo-rinascimentale sul luogo dove sorgeva il vecchio oratorio risalente al XVI secolo. Conserva al suo interno opere quali l'affresco della Madonna col Bambino del XV secolo, con due angeli adoranti di epoca barocca attribuiti a Francesco Nasini, ed un quattrocentesco Crocifisso affrescato di scuola senese.Santi, op. cit., p. 193. Chiesa di San Martino, situata a Montegiovi, è citata nelle decime del 1302-1303 e ricordata come pieve nel 1464. Sostanzialmente modificata tra il XVII e il XIX secolo, gli unici elementi che testimoniano l'origine medievale della chiesa sono le decorazioni della facciata (timpano, portale architravato e piccolo rosone). All'interno sono custoditi alcuni dipinti seicenteschi di Francesco Nasini.