Castiglione a Casauria è un comune italiano di abitanti della provincia di Pescara in Abruzzo, nella subregione delle Terre di Casauria dalla parte occidentale della Val Pescara.

Nel paese sorge l'abbazia di San Clemente a Casauria, uno dei maggiori esempi del romanico abruzzese e centro politico dell'area nel periodo medievale.

Oltre ad essere il paese dell'abbazia di San Clemente, Castiglione è anche il paese del Moscatello e della ciambella. Infatti, importante è la produzione del Moscatello di Castiglione, un antico vitigno autoctono, le cui fonti più antiche lo riportano già in uso e noto nel Regno di Napoli nel Seicento. La ciambella, ottima se intinta nel Moscatello, è invece un prodotto da forno dolce e rustico legato al culto di San Biagio.

Storia

Il villaggio di Interpromium In età antica, nell'area casauriense tra Castiglione a Casauria e Tocco da Casauria sorgeva l'insediamento di Interpromium, ricordato dalle fonti itinerarie romane lungo la via Claudia Valeria. Il centro è stato variamente collegato ai territori dei Peligni e dei Marrucini, anche per la sua posizione nella Val Pescara.

La localizzazione esatta resta discussa, ma gli studi moderni collocano generalmente il sito nell'area fluviale prossima all'abbazia di San Clemente a Casauria, tra Castiglione a Casauria e Tocco da Casauria. Dall'Antiquarium P. L. Calore dell'abbazia di san Clemente provengono numerose iscrizioni, fra cui una stele funeraria che nomina una donna di nome Efesina, appartenente alla tribù Sergia. Dopo la lex Iulia de civitate Latinis et sociis danda del 90 a.C., i Peligni furono iscritti nella tribù Sergia, mentre i Teatini furono iscritti nella tribù Arniense. L'archeologo Adriano La Regina, nel 1966, sostenne invece che la lapide fosse marrucina.

Un'altra iscrizione proveniente dai dintorni di Scafa, murata nella parete esterna della chiesa di San Donato a San Valentino in Abruzzo Citeriore, menziona il finanziamento della costruzione di un anfiteatro da parte di Dullio Gallo, della tribù Arniense.CIL, IX, n. 3044. A queste testimonianze si aggiunge la documentazione relativa al ponderarium del pagus Interprominus presso Castiglione a Casauria.CIL, IX, p. 286.

Lo studioso M. H. Crawford, nel 2006, servendosi delle distanze riportate nella Tabula Peutingeriana, ha ipotizzato che Interpromium sorgesse presso Castiglione a Casauria e appartenesse all'ambito peligno, prendendo in considerazione l'iscrizione pubblicata da Theodor Mommsen e l'attestazione della tribù Sergia nel ponderarium del II secolo d.C. Secondo questa interpretazione, il villaggio sarebbe stato collegato a gruppi peligni provenienti da Ceii, il vicus localizzato presso Scafa, noto anche dall'iscrizione di San Valentino, che documenta la tribù Arniense nel pago di Scafa. I confini dell'area sarebbero stati segnati dall'Aterno e dall'Orta, mentre il territorio sarebbe stato organizzato in piccoli insediamenti legati al controllo dei pascoli, in rapporto con località come Musellaro, Caramanico, Sant'Eufemia e Tocco.

Origini e altomedioevo

Le origini del paese di Castiglione risalgono al villaggio romano di InterpromiumC. Mancini, Il pago latino Interpromio stabilito nel territorio sulmonese sul finire della guerra sociale in Estratto dagli Atti dell'Accademia Pontaniana, XXXXI, Napoli, 1901., di cui si hanno poche tracce. Tale problematica interessa un ampio settore della valle della Pescara, a nord e a sud del corso fluviale, ossia nelle aree che contribuirono a formare i comitati altomedievali di Pinna (Penne), Teate (Chieti), e poi i giustizierati d'Abruzzo Ultra e Citra, divisi dal corso della Pescara. Il toponimo attuale di Castiglione è di origine longobarda, e viene usato definitivamente dopo la fondazione dell'82 del monastero della Santissima Trinità, poi abbazia di San Clemente a Casauria, intitolata a san Clemente I PapaCfr. E. Giammarco, Il dominio longobardo in Abruzzo in "Aprutium", Teramo, 1985, n. 3, p. 14. Il documento più antico che attesta il toponimo Castiglione è del 980 d.C., si attesta la compravendita di terreni da parte di Liutone e Sansone di Penne figlio di RenedioViene definito "Castellone" in Liber instrumentorum seu chronicorum monasterii casauriensis (Codex Parisinus Latinus n. 5411 della Biblioteca Nazionale di Parigi).

Alla tradizione della Cronaca di Casauria del monaco Giovanni di Bernardo, che vuole edificato il castello di Castiglione nel 980 per volere dell'abate Adamo, sembrerebbe non contrapporsi un diversi contenuto documentario dello stesso codice casauriense. Sembra che testo cronistico e testi documentari concordino su ciò, in effetti la nozione toponimica è fornita proprio da testi del X secolo, sicché pare non retrodatabile alla stessa edificazione del cenobio di Casauria, nel IX secolo, l'affermazione del toponimo di Castellone. Nei documenti di quest'epoca si fa confusione tra l'abitato di Castellone e la Rocca Tagliata, ossia il Mons Soti del X secolo, dove abitava il sacerdote Liutone, addetto alla chiesa di San Martino, indicato nel territorio del Comitato Pennese, che si estendeva sino al nord del fiume Pescara. Il toponimo è territoriale, non riguarda il castello in sé; il venditore Sansone di Remedio di stirpe franca, fondamentale per le fasi di costruzione del castelloL. Feller, Les Abruzzes Médiévales, Roma, 1998, pp. 586-587.A. Clementi, L'incastellamento negli Abruzzi. Problematiche ed esempi, Colledara, Andromeda Editrice, 1996.

Nel IX secolo si attesta la presenza di una chiesa di San Comizio, presso le rive della Pescara, dove erano conservate le reliquie di san Massimo d'Aveia, patrono di L'Aquila e Penne, che erano state traslate in loco dopo la decadenza della Cattedrale di Forcona, e poi passarono a Penne, trasferite nel duomo della Beata Vergine degli Angeli.

La presenza certa di un castello si ha nell'XI secolo con la presenza normanna in Abruzzo, nel territorio di Castellone sono compresi quelli del Vico Pennese, di Gemmeto e le due ville di Cevanarum. Nel cartulario riportato nella Cronaca di Casauria, si riportano i territori, dal placito Pennese del 981, di Bectorrita nel placito del 981, poi i casali di Ragiano, Pantano e Colle, uniti ai castelli di Olivola, Colle e Rocca de Soti, mentre Casalecclo e San Martino fanno parte direttamente di Castellone. Alti 7 documenti mostrano Teczanico dentro Castellone, con 20 moggi di terra di pertinenza della chiesa di San Felice.

Il casale di Cervarano era compreso tra due insediamenti villici, risalenti all'epoca tardo imperiale del IV secolo, il casale di Gemmetum era a vocazione rurale e transumante, e si snoda ad ovest verso il castello triangolare di Castellone (oggi Palazzo De Petris), posto sul vertice più alto dello sperone roccioso. Con il privilegio di Ottone I di Sassonia, Castellone si popolò con l'ampliamento della rocca e la costruzione di chiese. Nel 982 Tresidio di origine franca, figlio di Remenolfo, cedette all'abate Adamo di Casauria la terza porzione dei suoi beni situati in Carufano, in Opesclo in Teczanico e Cerbarano e Ozano, condivisa con Pescosansonesco.

Dai Normanni al Trecento Nel 1057 il conte Palommo donò al monastero di Casauria il Vico di Prata, e si confermano i beni di Olivola e Rocca de Soti: l'abate Alberico viene riconosciuto signore di questi castelli in vista dell'occupazione normanna e della costituzione della Contea di Manoppello con Ugo Malmozzetto. Tali domini di Castiglione sono visibili anche nel Catalogus baronum di Ruggero II di Sicilia. Nel 1111 si ha il frazionamento del territorio normanno, la testimonianza del centrismo dei castelli nei vari borghi si ha dal loro restauro, e dalla loro sempre più vasta fortificazione secondo le tecniche belliche d'epoca. Il castello assunse un aspetto gotico, anche se il portale d'ingresso del Palazzo De Petris è neogotico, ispirato a quello di un tempo.

Sotto l'abate Leonate, che riqualificò architettonicamente e politicamente il monastero, si riallacciò il rapporto dell'abbazia con i castelli di suo possesso. Durante il governo di Federico II di Svevia, l'abbazia di san Clemente mantenne i privilegi, a patto che venisse riconosciuta l'autorità imperiale, nel 1240 il governo della valle della Pescara è affidato a Federico d'Antiochia, figliastro di Federico II, le terre di Picciano e Loreto Aprutinocfr. T.B. Stoppa, Capitula, privilegia ad statuta Universitatis Terrae Laureti in Aprutio, Giulianova, 1900, p. 18., Castiglione era sotto il governo dei discendenti di Gualtiero Gentile, non inserito nella Contea di Loreto, il castello era ben affermato dal punto di vista strategico. Nel 1222 venne distrutta Celano per ribellione del conte Tommaso dei Marsi a Federico II, insieme a Città Sant'Angelo nel 1239 per ribellione del conte Berardo II, ne risentì l'abbazia di Casauria perché lì possedeva delle proprietà.

Nel 1273 Carlo I d'Angiò suddivise il Giustizierato d'Abruzzo in due tronconi divisi dalla Pescara, quello Citra e Ultra, Castiglione passò nell'Abruzzo Citra a differenza degli altri feudi dello storico Vico Pennese, insieme a Bussi, Colli filiorum Rainaldi, Ortona cum Carreto (Ortona dei Marsi) e Pesculum Sansoniscum (Pescosansonesco), Corbareum (Corvara), Furca de Pennis (Forca di Penne). Si andò ingrandendo la Contea di Manoppello quando passò dai conti di Palearia agli Orsini Del Balzo. Questi nel 1269 avevano San Valentino, Miglianico, Ripa Teatina, Abbateggio e feudi presso Caramanico. San Valentino nel 1284 risulta feudo di Giovanni di Gianvilla, signore di Rivello, e della moglie Isabella Filangieri, così pure Abbateggio che nello stesso anno passa a Pietro de Rignone; nel 1273 Berardo di Torre è possessore dei feudi di Salle e Andravano presso Cugnoli.

Nel 1293 c'è una concessione in favore dei fratelli Guglielmo e Giovanni di Ponziaco di Castiglione de Penna situato presso l'isola di San Clemente, ossia Castiglione della Pescara, vessata da Matteo de Plessiaco, conte di Manoppello e Tocco. Alla morte di Giovanni, una parte del feudo restò a Guglielmo, al quale succedette Giovanni di Gianvilla con Isabella Filangieri sua consorte. Nel 1324 i registri di San Clemente riportano le chiese di Castiglione, Corvara e Pescosansoneso: in tutto sono 127.

Epoca angioino-aragonese Un'epigrafe presso il portale dell'ex chiesa di San Francesco mostra la datazione 1345, opera realizzata per volere di Restaino Cantelmo signore di Castiglione, discendente di Jacopo Conte di Popoli, che l'ebbe nel 1269 insieme a Torre de' Passeri. Retsaino sposò Margherita de Corban, vedova di Atenolfo d'Aquino, signore di Alvito nel Lazio, e di Pettorano sul Gizio; gli succedettero Restaino II e III. La politica dei Cantelmo a Castiglione fu propizia per la cittadina, non potendo succedere a l fratello Giacomo nel 1377 per la signoria di Popoli. Nel 1343 ci furono tumulti tra i paesani di Castiglione e quelli di Tocco per la fiera di San Clemente, cui Restaino dovette metter rimedio. Negli anni Settanta del XIII secolo il governo di Castiglioen era sotto i De Plessiac, scacciati poi dai Cantelmo, nel 1381 grazie a loro il feudo di Tocco passò a Guglielmo, conte di Martina, marito di Caterina di Giacomo Cantelmo, nel 1377 i Cantelmo acquistarono il castello di Bussi, realizzando una compattazione territoriale nella Val Pescara, partendo da Popoli e arrivando sino al versante sud-occidentale della Maiella.