Lontano dal Vietnam (Loin du Vietnam) è un documentario del 1967 diretto da Joris Ivens, William Klein, Claude Lelouch, Agnès Varda, Jean-Luc Godard, Chris Marker e Alain Resnais.
Goffredo Fofi dedicando un lungo articolo su Quaderni piacentini n. 33 del febbraio 1968 ricorda che fu Chris Marker l'organizzatore, l'ideatore, il montatore e il commentatore del film risultando quindi quale primo autore, peraltro facilmente riconoscibile vedendo il film. «Il regista di Cuba si, Dimanche à Pékin, Le Joli Mai, ma anche del foto-romanzo La Jetée, ha dunque fatto né più né meno che un film alla Marker».
Trama Un viaggio nel clima della contestazione a livello mondiale della fine degli anni sessanta attraverso lo sguardo di Chris Marker al nuovo cinema di quegli anni rappresentato da alcuni dei registi francesi più rappresentativi, da una parte lasciando visibile completamente la realtà di ognuno di loro, dall'altra rimanendo fedele completamente al proprio stile. Il Vietnam diviene simbolo della divisione del mondo in ricchi e poveri, i primi appartenenti a un mondo sofisticato ed efficiente dove con la stessa tecnica vengono prodotti gli strumenti del benessere e bombe destinate alla distruzione, i secondi che con calma conservano la propria realtà e ricostruiscono le basi della sopravvivenza, serena al posto di quella concitata e alienata dei primi. Un'altra idea di base, che emerge particolarmente in Ivens e in Klein, è quella che i poveri non sono tali perché meno intelligenti o abili dei ricchi ed è la loro bellezza priva di ogni forma di pietismo che viene filtrata dai registi e che risulta nell'opera. Le città dove si vive lontani dal Vietnam, da qui il titolo, interessano soltanto per le ribellioni, che si tratti di rabbia ed energia giovanile o di nuove forme artistiche che coinvolgono tutte le espressioni, si veda l'intellettuale parigino esistenzialista che comunque controbilancia il teatro d'oriente di satira anti americana il cui linguaggio universale va di pari passo con la commedia dell'arte italiana (maschere, movimenti meccanici, assenza di ogni forma di interiorità individuale). Contrapposta a questa dimensione emerge d'altra parte la concezione del Vietnam che è in ognuno di noi.
Accoglienza Il Centro Pompidou nel 2013 presenta la versione restaurata del film, patrimonio della Collezione della Cinémathèque française, riportando parte di un articolo di Chris Marker del 1997 su Télérama dove l'autore spiega, tra le altre cose, che ridurre un'avventura così ricca quale la realizzazione di questo film a quella di un conduttore clandestino sarebbe stato soltanto sfiorare l'originalità profonda di questo film.
Critica Chris Marker, noto anche per voler restare invisibile, pochissime le sue foto reperibili, «(non ne avrebbe voluta nessuna, ma oggi sulla rete se ne trovano)», spesso dalla critica viene presentato soltanto come uno dei registi di Lontano dal Vietnam, autore di «un episodio». Questo l'incipit della presentazione dell'opera al George Eastman House: «Indignato dalla guerra del Vietnam, Chris Marker riunì un consorzio internazionale di autori, oltre a più di 150 altri artisti, intellettuali, tecnici e amici, per produrre un manifesto cinematografico che affermasse, attraverso l'esercizio della loro arte, la solidarietà con il popolo vietnamita nella sua lotta contro l'aggressione».
Note
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Categoria:Film documentari francesi