Studioso della musica popolare dell'Europa orientale e del Medio Oriente, fu uno dei pionieri dell'etnomusicologia.
Biografia Infanzia e giovinezza Béla Bartók nacque a Nagyszentmiklós, nella regione del Banato, al tempo ungherese (oggi Sânnicolau Mare, in Romania). Il padre, anch'egli di nome Béla, era direttore di una Scuola di agricoltura ed era un musicista dilettante; la madre era un'insegnante di pianoforte. Dopo la morte di suo padre (1888), Bartók si trasferì con la madre dapprima a Nagyszőlős (oggi Vynohradiv, in Ucraina) e, successivamente, a Pozsony (oggi Bratislava, capitale della Slovacchia).
Gli inizi della carriera musicale Venne educato alla musica sin dall'età di cinque anni, dapprima dalla madre che gli insegnò i rudimenti del pianoforte; a otto anni iniziò i primi tentativi di composizione di piccoli pezzi. In seguito, a soli dodici anni, divenne allievo di L. Erkel che lo iniziò alla composizione. Nel 1897 scrisse la sua prima sonata per pianoforte. Dopo aver conseguito il diploma liceale si iscrisse all'Accademia Reale di Musica di Budapest; qui studiò pianoforte con István Thomán, che era stato alunno di Franz Liszt, e composizione con János Koessler. Conobbe in quel periodo la musica tedesca, soprattutto Richard Wagner e Johannes Brahms; la scoperta della musica di Debussy fu per lui di fondamentale importanza per la sua evoluzione di compositore. In quegli anni incontrò Zoltán Kodály di cui divenne amico e con cui successivamente raccolse molta musica popolare dalla regione. Questo ebbe molta influenza sul suo stile; precedentemente, l'idea che Bartók aveva della musica popolare ungherese derivava dalle melodie ascoltate nei lavori di Liszt. Nel 1903 Bartók scrisse un grande lavoro orchestrale, il poema sinfonico Kossuth, in onore di Lajos Kossuth, eroe della rivoluzione ungherese del 1848, contenente melodie in quello stile e da cui lavorò per estrarre una marcia funebre pianistica che lo rese celebre come pianista-concertista-compositore per lo stile "nazional-ungherese" , capeggiato da Paderewsky, Busoni, d'Albert e dall'ungherese Ernő Dohnányi.
Influenze sulla musica di Bartók Dopo aver scoperto le musiche contadine dei magiari, che erano le autentiche musiche popolari ungheresi, Bartók cominciò a includere canzoni popolari nelle proprie composizioni e a scrivere temi originali con caratteristiche simili, oltre ad usare frequentemente figure ritmiche di matrice folklorica.
La musica di Richard Strauss, che incontrò alla prima ungherese di Also sprach Zarathustra a Budapest nel 1902, lo influenzò molto (trascrisse ed eseguì più volte a memoria il poema sinfonico Vita d'Eroe). Questo nuovo stile emerse durante gli anni seguenti. Bartók stava costruendo la sua carriera pianistica, quando nel 1907 ottenne il posto di professore di pianoforte all'Accademia Reale. Questo gli permise di rimanere in Ungheria e di non girare l'Europa come pianista e gli lasciò più tempo per raccogliere altre canzoni popolari, soprattutto in Transilvania. Intanto la sua musica cominciava ad essere influenzata da composizioni di Claude Debussy che Kodály aveva portato da Parigi. I suoi lavori orchestrali erano ancora scritti alla maniera di Johannes Brahms o Richard Strauss, ma scrisse numerose composizioni brevi per pianoforte che mostrano il suo crescente interesse per la musica tradizionale. Probabilmente il primo brano che mostrava chiaramente i suoi nuovi interessi è il Quartetto per archi n. 1 (1908), che contiene vari rimandi alla musica folklorica.
Nel 1908 scrisse le 14 bagatelle per pianoforte, in cui cominciò a delineare il suo stile che appunto parte dal pianoforte, distaccandosi dal romanticismo, basandosi su procedimenti armonici basati su intervalli diminuiti ed eccedenti, sulla bitonalità e su una marcata percussività, elemento che si ritrova anche in Prokof'ev e Stravinskij. Altre composizioni pianistiche importanti in Bartók sono la Rapsodia Op.1 e i Quattro pezzi per pianoforte, ricchi di influenze brahmsiane, più altri lavori da camera quali la Sonata per violino e pianoforte e il Quintetto per pianoforte ed archi.
La carriera concertistica di Bartók non riuscì però mai a ricevere onorificenze, nemmeno in campo esclusivamente compositivo. Come pianista-compositore al contrario di altri come Rachmaninov (che aveva composto in quegli anni il Secondo concerto per pianoforte e orchestra), Dohnányi che ebbe fortuna col suo Concerto per pianoforte e orchestra, o lo svedese Stenhammar. Questo scarso successo internazionale lo costrinse ad accontentarsi di un posto come insegnante di pianoforte all'Accademia Musicale di Budapest.
Le prime influenze popolari nelle sue composizioni cominciarono quando iniziò a raccogliere melodie popolari con Zoltán Kodály: nel 1907 compose le Tre canzoni popolari del distretto di Csík, due semplici melodie ascoltate da un pastore che suonava un flauto. Qui si dimostra la tenacia di Bartók che nonostante gli insuccessi continua a cercare un connubio tra la musica popolare e le sale da concerto nello stile pianistico, cominciando con le Due Elegie Op.8b, influenzate dallo stile pianistico delle Elegie di Busoni, e con le Quattro Nenie Op.9 che risentono invece dello stile di Debussy, che troviamo anche nelle Burlesche Op.8c. Le Nenie sono basate sul canto popolare ungherese che fa delle scale modali, non presenti nella musica occidentale, armonizzate in maniera quasi impressionistica. Lo stile di Bartók cominciò a uscire dalle influenze di Busoni e Debussy con le Due danze rumene Op.8a per pianoforte, in cui lo stile divenne decisamente percussivo e d'avanguardia, anche se non riuscì a trovare il modo di proporre i suoi lavori come recital pianistico, se non negli anni Venti, sfruttando anche l'ingigantimento delle capacità tecnico-stilistiche e timbriche del pianoforte che già presso Paderewsky e Rachmaninov avevano raggiunto livelli ragguardevoli.
Bartók focalizzò sulla percussività l'Allegro Barbaro del 1911, parallelamente alla Toccata Op.11 di Prokof'ev e alla Danza rituale del Fuoco di Manuel de Falla in cui il pianista rende l'effetto percussivo anche con la gestualità.
Gli anni centrali
Nel 1909 Bartók sposò la sua giovane allieva Márta Ziegler. Il loro figlio, anch'egli di nome Béla, nacque nel 1910.
L'avvicinamento alla musica popolare di Bartók (su esempio di Franz Liszt) è stato compiuto in maniera scientifica, influenzando in maniera metodica il suo stile, ricco di richiami alla musica popolare di molti popoli dell'area europea orientale e medio-orientale (uso di scale pentatonica e modale) ma contemporaneamente aggiornato anche sulle innovazioni ritmiche e armoniche portate dai contemporanei come Stravinskij.
Nel 1911, Bartók scrisse quella che sarebbe stata la sua unica opera, Il castello di Barbablù, dedicata a sua moglie, Márta, ancora ricca di influenze stilistiche derivanti da Strauss e Debussy. Con questa composizione partecipò a un concorso indetto dalla Commissione Ungherese per le Belle Arti, ma questi dissero che era insuonabile, e la respinsero. L'opera rimase ineseguita fino al 1918, quando il governo fece pressione su Bartók perché togliesse il nome del librettista, Béla Balázs, dal programma a causa delle sue convinzioni politiche. Bartók si rifiutò, e alla fine ritirò il lavoro. Per il resto della sua vita, Bartók non si sentì molto legato al governo o alle istituzioni ungheresi, pur continuando la sua passione per la musica popolare.
Di questo periodo sono anche i Due ritratti Op.5 (1907-08) e i Due quadri Op.10 (1910) per orchestra, l'Allegro barbaro (1911) per pianoforte (che ebbe molto successo per le sue timbriche appunto barbariche e per la sua melodia semplice), prima geniale sintesi del suo stile, la Suite per pianoforte Op.14 (1916), le due Sonate per violino e pianoforte (1921 e 1923) scritte per Jelly d’Arányi e le Sei danze popolari rumene per orchestra. I lavori di questo periodo sono caratterizzati da un'energia ritmica basata sull'ossessione percussiva e una ricerca timbrica molto fine immersa in un'armonia ai limiti dell'atonalità in cui l'influenza popolare viene immessa attraverso rielaborazione e reinvenzione. Le Melodie di Canzoni natalizie rumene sono dello stesso periodo delle Danze popolari rumene (1915) che raggiunsero abbastanza successo da essere pubblicate dalla Universal di Vienna nel 1918. Tuttavia le Danze rumene non sono pensate come brani da concerto come la Suite Op.14, in cui Bartók dichiara di voler superare lo stile accordale tardoromantico a favore di una strumentazione "fatta di ossa e muscoli", trasparente e semplice come quella dell'Allegro barbaro, ma alleggerita dall'assenza dei raddoppi. Questa suite viene collegata da molti critici alla Sonata No.2 Op.14 di Prokofiev (1912), alla Sonatina ad usum infantis di Busoni (1916) e a Le tombeau de Couperin di Ravel (1914-17) e rappresenta quel percorso di distacco dal tardoromanticismo che troverà le sue propaggini nella Sonata Op.1 di Berg (1908) e dai Tre pezzi Op.11 di Schönberg del 1909.
Un altro aspetto che colpisce di questa suite è la drammaturgia nei contrasti tra i movimenti, legabile al conflitto bellico, che trova prodromi già nella Sesta sinfonia di Čajkovskij e nella Grande Sonata Op.33 di Alkan. Nell'ultimo movimento (Sostenuto) vengono usate le quarte giuste con finalità ritmico-timbriche. La simbologia bartokiana è di difficile interpretazione, comunque si ritiene che la presenza di un valzer sia riferita a Vienna. La armonizzazione delle melodie popolari presenti nella Suite è ingegnosa e si basa sulla presenza palese del tritono ottenuto dividendo l'ottava in due parti uguali per armonizzare in maniera del tutto nuova, al contrario della maniera ottocentesca. Nel primo movimento vengono accostati accordi di Si bemolle maggiore e Mi maggiore e l'accordo di settima di dominante è costruito con la settima maggiore anzi che minore.
Questa suite è interessante per capire le posizioni di Bartók nell'ambito formale: all'inizio al secondo posto doveva esserci un Andante in Fa diesis maggiore che avrebbe reso la suite simmetrica ma Bartók lo elimina. Tuttavia vengono rispettate le forme dei tempi secondo la tradizione occidentale (primo tempo in forma tripartita, secondo in rondò, terzo tripartito e quarto monotematico con intermezzo). Per quanto riguarda la ritmica abbiamo un'accelerazione del tempo nei primi tre movimenti e una brusca caduta nel quarto.
Dopo il disappunto causato dal premio della Commissione per le Belle Arti, Bartók scrisse molto poco per due o tre anni, preferendo concentrarsi sulla raccolta e l'arrangiamento di musica tradizionale (in Europa Centrale, i Balcani e la Turchia). Comunque, lo scoppio della prima guerra mondiale lo costrinse ad interrompere queste spedizioni, e ritornò a comporre, scrivendo il balletto Il principe di legno (1914-1916) e il Quartetto per archi n. 2 nel 1915-1917. Fu Il principe di legno a dargli un certo grado di fama internazionale. Bartók successivamente lavorò a un'altra composizione, la pantomima Il mandarino meraviglioso, con uno stile più moderno de Il castello di Barbablù, influenzata in particolare dalla musica di Igor' Stravinskij e dal primo Arnold Schönberg.
Il mandarino meraviglioso fu iniziato nel 1918, ma non fu eseguito fino al 1926 a causa dell'argomento trattato: una storia che parla di prostituzione, furto e omicidio con un rapporto molto violento tra i due sessi. L'introduzione di personaggi fiabeschi nel teatro musicale fu invece un punto che trovò come sostenitore Ferruccio Busoni. Bartók divorziò da Márta nel 1923, e sposò una studentessa di pianoforte, Ditta Pásztory. Il suo secondogenito, Péter, nacque nel 1924.
Nel 1918 portò a termine anche i Tre studi per pianoforte in cui più che il virtuosismo emergono le idee creative e bizzarre.