Considerato uno dei più importanti romanzieri italiani del XX secolo, ha esplorato nelle sue opere i temi della sessualità, dell'alienazione sociale e dell'esistenzialismo.

Salì alla ribalta nel 1929 con il romanzo Gli indifferenti e pubblicò nella sua lunga carriera più di trenta romanzi. I temi centrali dell'opera di Moravia sono l'aridità morale, l'ipocrisia della vita contemporanea e la sostanziale incapacità degli uomini di raggiungere la felicità. La sua scrittura è rinomata per lo stile semplice e austero, caratterizzato dall'uso di un vocabolario comune inserito in una sintassi elegante ed elaborata.

Biografia Primi anni di vita Alberto Pincherle (Moravia era il cognome della nonna paterna) nacque a Roma, nel quartiere Pinciano, in via Giovanni Sgambati, il 28 novembre del 1907 in un'abbiente famiglia borghese. Il padre, Carlo Pincherle, era un architetto e pittore veneziano di religione ebraica, mentre la madre, Teresa Iginia De Marsanich, detta Gina, era un'anconetana di religione cattolica e d'origini in parte istriane.

Interessanti sono gli intrecci familiari, che ben descrivono la temperie culturale nella quale si formò il giovane Moravia: Il fratello del padre, Gabriele Pincherle (1851-1928), fu un noto giurista, collaboratore di Giuseppe Zanardelli e senatore del Regno dal 1913. La sorella del padre, Amelia Pincherle (1870-1954), fu la madre di Carlo e Nello Rosselli, oltreché nipote acquisita di Ernesto Nathan, sindaco di Roma tra il 1907 e il 1913. A sua volta, la figlia di Carlo fu la poetessa Amelia Rosselli. Un cugino del padre fu l'ammiraglio Augusto Capon (1872-1943), distintosi come ufficiale nella guerra italo-turca e nella prima guerra mondiale, la cui figlia, Laura (1907-1977), fu moglie del fisico Enrico Fermi. Il fratello della madre, Augusto De Marsanich, fu sottosegretario di Stato durante il fascismo e, nel dopoguerra, deputato, senatore e segretario del Movimento Sociale Italiano.

Alberto fu il secondo di quattro figli, nato dopo la sorella Adriana (1905-1996), pittrice, e prima dell'altra sorella, Elena (1909-2006), moglie dell'ambasciatore Carlo Cimino, e del più piccolo Gastone (1914-1941), caduto in combattimento a Tobruch, in Libia, durante la campagna del Nordafrica. Trascorse, assieme alla famiglia, un'infanzia "normale, benché grave e solitaria" nel villino di via Gaetano Donizetti 6, progettato dal padre. Alberto Moravia era ateoIl periodico Fermenti n. 203 del 1991.

Moravia non riuscì a compiere studi regolari perché nel 1916, all'età di nove anni, venne colpito da una seria forma di tubercolosi ossea che lo costrinse a letto per ben cinque anni, tre dei quali trascorsi a casa e due presso il sanatorio Codivilla di Cortina d'Ampezzo. Come i fratelli, frequenta per un anno il liceo Tasso conseguendo "a mala pena" la licenza ginnasiale, che costituirà il suo unico titolo di studio. Dotato di viva intelligenza, non potendo condurre la vita dei ragazzi della sua età, Alberto ebbe molto tempo per la lettura, alla quale si dedicò con fervido impegno e profonda passione, formandosi così una solida base letteraria allargata alle più significative tendenze della cultura europea. Tra i suoi autori preferiti vi furono Dostoevskij, Proust e molti altri. Imparò con facilità il francese e il tedesco e iniziò a scrivere versi in francese e in italiano.

Nel 1925, lasciato il sanatorio e recatosi a Bressanone per la convalescenza, cominciò a scrivere Gli indifferenti. Conobbe in quel periodo Corrado Alvaro e Massimo Bontempelli e nel 1927 iniziò a collaborare alla rivista Novecento dove pubblicò i suoi primi racconti tra i quali la Cortigiana stanca, che uscì in francese (Lassitude de courtisane) nel 1927, il Delitto al circolo del tennis del 1928, Il ladro curioso e Apparizione nel 1929.

Attività letteraria durante il regime fascista Nel 1929, dopo non poche difficoltà, riuscì a pubblicare a sue spese (5 000 lire dell'epoca) presso la casa editrice milanese Alpes, diretta dal fratello del duce Arnaldo Mussolini,Marina Valensise, Le censure letterarie al trentenne Moravia, in Il messaggero, 16 settembre 2018. il suo primo romanzo, Gli indifferenti, che ottenne subito da parte della critica buoni consensi e venne considerato uno degli esperimenti più interessanti di narrativa italiana di quel tempo. Al romanzo italiano, in crisi e in cerca di nuove soluzioni, si offriva un solido impianto romanzesco tradizionale. La struttura teatrale "in blocchi" del romanzo era molto in linea con il gusto letterario francese dell'epoca; Moravia infatti puntava alla tragedia, ma di fatto era impossibile trasportare le mediocri e meschine vicende dei personaggi della vicenda nel più sublime ed elevato dei generi della tradizione. La decadenza e lo sfacelo della borghesia italiana, durante il regime fascista, vengono rappresentati senza un intenzionale presupposto di critica (come dirà Moravia anni dopo) ma evidentemente ciò era congeniale al suo spirito; di fatto però ci troviamo di fronte al primo romanzo esistenzialista italiano, che partecipa al nascente clima esistenzialista europeo in una vicenda concreta e radicata in un contesto storico reale e attuale.

Il romanzo narra la storia di una famiglia i cui componenti, legati da una vicenda di corruzione e di viltà, sono fondamentalmente dei vinti, vinti dalla loro apatia, dall'assenza totale di orgoglio e dignità morale. Il secondo romanzo, Le ambizioni sbagliate, un misto di giallo poliziesco e romanzo introspettivo alla Dostoevskij, avrà meno fortuna.

Dal 1930 iniziò a collaborare con La Stampa, allora diretta da Curzio Malaparte e nel 1933 fondò, insieme a Mario Pannunzio, la rivista "Caratteri", che vedrà la luce per soli quattro numeri. Collaborò poi alla rivista Oggi (sulle cui pagine uscirà, nel 1940, Cosma e i briganti). Sempre nel 1933 iniziò a collaborare con la Gazzetta del Popolo, diretta da Ermanno Amicucci, uno dei futuri firmatari del Manifesto per la difesa della razza, ma il regime fascista avversò la sua opera vietando le recensioni a Le ambizioni sbagliate, sequestrando La mascherata e vietando la pubblicazione di Agostino.

Nel 1935 si recò negli Stati Uniti dove, invitato da Giuseppe Prezzolini, allora direttore della Casa Italiana della Columbia University di New York, tenne alcune conferenze sul romanzo italiano. Nel 1937, grazie a un finanziamento del Ministero della propaganda, partì per la Cina per articoli destinati alla Gazzetta del Popolo."Op. cit." Nel giugno 1937 vengono assassinati in Francia Nello e Carlo Rosselli, suoi cugini da parte di padre.

Ritornato in Italia scrisse un libro di racconti lunghi intitolato L'imbroglio che verrà pubblicato da Bompiani nel 1937. Scriverà negli anni del fascismo racconti allegorici e surreali, tra i quali I sogni del pigro pubblicato nel 1940 e nel 1941 il romanzo La mascherata.

Matrimonio con Elsa Morante

Nel 1941 si sposò in chiesa con la scrittrice Elsa Morante che aveva conosciuto nel 1936 (e con cui aveva trascorso lunghi periodi ad Anacapri). Il rito religioso fu officiato dal gesuita padre Pietro Tacchi Venturi. Moravia visse con Morante per un lungo periodo a Capri, dove scriverà il romanzo Agostino. Si separarono poi nel 1962Carmelo R. Viola: "Alberto Moravia o del «realismo borghese»", "Fermenti" n. 203/1991, numero speciale dedicato a Moravia. Dal 1962 al 1983 Moravia ebbe un'intensa vita amorosa e di lavoro con la scrittrice Dacia Maraini.

La ciociara e il dopoguerra Dopo gli avvenimenti dell'8 settembre 1943 si rifugiò con la moglie a Sant'Agata (nel territorio di Fondi, a nord della frazione San Magno), un villaggio montano di pastori provenienti da Vallecorsa (Valle del Sacco) presso la famiglia Marrocco-Mirabella, da questa esperienza e dal rapporto con questa famiglia nascerà il romanzo La ciociara. Il romanzo fu scritto in due epoche diverse: le prime pagine le scrisse nel 1944, mentre il corpo centrale dell'opera lo sviluppò tredici anni dopo, in un momento di crisi della sua narrativa. La ciociara risulterà opera alta e pietosa; attraverso la maturazione del personaggio di Cesira lo scrittore intese descrivere tutta la confusa e disperata realtà italiana di quel periodo della seconda guerra mondiale.

Con l'annuncio della Liberazione lo scrittore ritornò a Roma e riprese la sua attività letteraria e giornalistica collaborando con Corrado Alvaro a Il Popolo di Roma, a Il Mondo, allEuropeo e soprattutto al Corriere della Sera dove sarà presente fino alla morte con i suoi reportage, le sue riflessioni critiche e i suoi racconti. Gli anni che seguono il dopoguerra vedranno aumentare la fortuna letteraria e cinematografica dello scrittore, che pubblicò La romana (1947), i racconti La disubbidienza (1948), L'amore coniugale e altri racconti (1949) e il romanzo Il conformista (1951).

All'uscita de La romana il romanzo venne definito come uno dei migliori dell'ultima narrativa. Descrive impeccabilmente un ambiente corrotto, vacuo, frequentato da protagonisti che conducono un'esistenza priva di vere e integre ragioni morali. Al centro della vicenda emerge la figura di Adriana, donna di malcostume, ma meno colpevole e squallida di coloro che la circondano.

Anni 1950: il Premio Strega e l'attività cinematografica Nel 1952 gli venne assegnato il premio Strega per I racconti 1927-1951 e iniziarono le traduzioni dei suoi romanzi all'estero e i film tratti dai suoi racconti e romanzi. Sarà del 1953 il soggetto de La provinciale con la regia di Mario Soldati, La romana del 1954 con la regia di Luigi Zampa, nel 1955 collaborerà alla sceneggiatura di Racconti romani di Gianni Franciolini.

Nel 1949 e 1950 curò una rubrica radiofonica settimanale di cronache dal mondo del cinema (intitolata "Cinema") sulla Rete Rossa.

Nel 1953 fondò con Alberto Carocci la rivista Nuovi Argomenti, della quale divenne redattore e collaboratore l'amico Pier Paolo Pasolini.

Nel 1954, in seguito alla pubblicazione dell'opera Racconti romani, gli sarà assegnato il Premio Marzotto, confermando la notorietà internazionale acquisitaLa corrispondenza diplomatica statunitense evidenzia che «al rientro dagli Usa, Moravia, il più celebre romanziere contemporaneo, ha immediatamente annunciato che vi tornerà in autunno, due mesi non bastano» e che i suoi reportage americani sul Corriere della Sera, «frequentemente critici, di vivace analisi sociologica, sono l'evento letterario dell'anno»: Ennio Caretto, L'offensiva sugli intellettuali caldeggiata dall'ambasciatrice Luce. Una diplomatica anticomunista. Troppa Cgil per Tolstoj, Corriere della Sera, 17 aprile 2005.. Scriverà intanto il romanzo Il disprezzo e sulla rivista Nuovi Argomenti il saggio L'uomo come fine. Scrisse inoltre alcune importanti prefazioni, come quella ai Cento sonetti del Belli, a Paolo il caldo di Brancati e a Passeggiate romane di Stendhal.

Nel 1955 iniziò a collaborare a L'Espresso tenendo un'accurata rubrica di critica cinematografica, le cui recensioni verranno pubblicate nel 1975 in un volume intitolato Al cinema.

Anni 1960: La noia, il teatro, il Sessantotto Nel 1960 con il romanzo La noia gli verrà assegnato il premio Viareggio e nello stesso anno Vittorio De Sica realizzerà il film La ciociara, tratto dall'omonimo libro.

Separatosi da Elsa Morante, nel 1962 andò a vivere con la scrittrice Dacia Maraini, di circa trent'anni più giovane, conosciuta nel 1959.

Nel 1962 verrà anche realizzato il film diretto da Mauro Bolognini Agostino e nel 1963 Il disprezzo dal regista Jean-Luc Godard, La noia con la regia di Damiano Damiani a cui seguiranno nel 1964 Gli indifferenti di Francesco Maselli.