Vincitore del Leone d'oro alla 54ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia nel 1997 e del Leone d'argento nel 2003, è considerato uno dei più importanti registi orientali viventi in virtù del suo peculiare stile e l'originalità del suo cinema.

Biografia La gioventù e la formazione

Nasce nella Tokyo dell'immediato dopoguerra come quarto figlio di Kikujiro, un pittore e decoratore alcolizzato dal carattere violento. Il padre era costretto ad accettare qualsiasi lavoro secondario pur di portare a casa i soldi necessari alla famiglia, anche se gran parte dei propri guadagni li spendeva in donne e alcol. Quando ancora Takeshi era piccolo, il padre se ne andò di casa: Kitano si trasferisce quindi con la madre e i fratelli a Senju, uno dei quartieri più poveri di Tokyo. Le difficoltà incontrate in questo periodo e la forte diffusione di clan di Yakuza nel quartiere segneranno per sempre il piccolo Takeshi, il quale riprenderà questi temi nel suo cinema.

Cresciuto, Kitano decide di lasciare l'università e, dopo avere svolto vari lavoretti per sbarcare il lunario, nel 1972 lascia la famiglia trasferendosi ad Asakusa, un famoso quartiere di Tokyo, sperando di diventare un comico. Takeshi viene assunto al Français, un locale di spogliarelli dove fra un numero e l'altro si esibiscono dei comici di cabaret. Kitano vi trova lavoro come inserviente; per caso, una sera la spalla di uno dei comici non può salire sul palco e così viene chiamato il giovane Kitano a sostituirlo. Da allora rimane per molti anni tra le presenze fisse del locale, in cui impara la danza, la recitazione e tutto il teatro satirico classico giapponese sotto l'ala protettrice del famoso comico Senzaburo Fukami. Kitano stesso racconterà questa sua esperienza formativa nel libro autobiografico Asakusa Kid, così come gli servirà da ispirazione per il suo film Kids Return.

Una volta abbandonato il Français, Kitano e un suo amico, Kaneko Kiyoshi, formano il gruppo chiamato Two Beats specializzandosi in manzai, numeri comici a due tipicamente giapponesi. Il duo ottiene sempre più consensi arrivando a monopolizzare la televisione giapponese con un picco di popolarità nella metà degli anni ottanta, al punto che Kitano rimane tutt'oggi uno dei volti più conosciuti del mondo televisivo giapponese. Sua è anche l'ideazione di Takeshi's Castle, programma nel quale decine di concorrenti devono superare vari ostacoli e avversari per arrivare allo stage finale e cercare di vincere la puntata; il programma è approdato anche in Italia (in versione tagliata e rimontata col nome Mai dire Banzai) grazie alla Gialappa's Band e continua tutt'oggi ad avere numerose imitazioni in tutto il mondo. Anche dopo queste esperienze televisive, Kitano ha voluto usare il nome d'arte che aveva nel duo dei Two Beats, scegliendo di firmarsi per i suoi ruoli come attore al cinema, mentre da regista ha sempre mantenuto inalterato il suo vero nome.

I "due esordi" da regista Dopo una gavetta nel mondo del cinema parallela a quella televisiva, fra cui degna di nota è la partecipazione in Furyo (Merry Christmas, Mr. Lawrence, 1983) di Nagisa Ōshima, Kitano viene scritturato per il ruolo da protagonista in Violent Cop (titolo originale Sono otoko, kyobo ni tsuki, traducibile con "Attenzione, quest'uomo è pericoloso!"). Il film nasce come violento poliziesco sulle orme dei successi cinematografici americani, con Kinji Fukasaku alla regia e Kitano nel ruolo del tipico poliziotto contrapposto alla criminalità organizzata. Per motivi di impegni in altre produzioni, Fukasaku abbandona il progetto e Kitano chiede alla produzione di potersi cimentare lui stesso alla regia, sancendo di fatto il proprio esordio. La motivazione è semplice: non l'ha mai fatto e vorrebbe provare, senza ancora mirare a diventare un regista di professione. Il passato da cabarettista e poi da comico televisivo non sono d'aiuto in questa impresa, soprattutto agli occhi della critica, ma Kitano, essendo un artista largamente eclettico, riesce a vincere ogni pregiudizio realizzando la propria opera prima. Una volta avuta la regia in mano, infatti, Kitano si appropria del film girandolo secondo la propria visione.

Invece di un classico film di Yakuza tipicamente giapponese o di un poliziesco all'americana, il neo-regista gira un film personale e intenso, intriso di violenza e tragicità, con un'impronta stilistica già potente seppur ancora grezza. Infatti, accanto alle caratteristiche tipiche dei film di genere, si intravede già l'innesto di temi come l'astrazione e la preparazione alla morte, oltre all'assenza di un protagonista positivo, rappresentato invece come anti-eroe. Tutti questi aspetti risulteranno preponderanti nella produzione successiva di Kitano. Alla sua uscita nelle sale giapponesi nel 1989, il film passò quasi inosservato. La figura di un Beat Takeshi inaspettatamente violento e cupo giustiziere strideva molto con l'immagine di comico e cabarettista che si era costruito fino ad allora; perciò il pubblico rimase disorientato, esattamente come la critica, che solo anni dopo rivaluterà questo film.

Il successivo film di Kitano, Boiling Point - I nuovi gangster (3-4x jūgatsu, 1990), è stato definito come una "seconda opera prima", in quanto è da questo film che il regista ha quella completa libertà d'espressione che gli era mancata nel subentro in corso d'opera di Violent Cop. Oltre ad attore e regista infatti, questo "secondo esordio" vede Kitano anche come sceneggiatore e montatore (sebbene qui non ancora accreditato), ruoli che ricoprirà stabilmente nel resto della carriera. Di rottura e senza un preciso sviluppo della trama, questo film permette a Kitano di sperimentare varie tecniche di regia per continuare a delineare il proprio stile, rimanendo comunque su un'impronta che aveva già fatto intravedere e che diverrà da qui in poi caratteristica del suo cinema. A differenza di Violent Cop, questo film mostra per la prima volta il lato ironico del regista, fatto di battute e azioni inaspettate altamente in contrasto con il clima cupo della pellicola; proprio per questo risulta una componente che mette ancor più in risalto la violenza e i dolori della vita mostrati. Come il precedente, il film fu un insuccesso di pubblico e critica, ma malgrado questo Kitano non si arrese nel suo percorso da regista.

I primi successi Nel 1991 è la volta de Il silenzio sul mare (Ano natsu, ichiban shizukana umi), prima collaborazione con il compositore Joe Hisaishi. Kitano figura anche nel ruolo di montatore accreditato, avendo così ufficialmente il pieno controllo su ogni singolo aspetto della pellicola. Il film è quasi completamente muto, i dialoghi e la storia sono ridotti all'essenziale, e racconta di due innamorati accomunati dal fatto di essere sordomuti alla ricerca di uno stimolo nella loro monotona esistenza, che sarà scoperto grazie al surf. Già al suo terzo film, il regista gira forse la sua opera più ermetica ed essenziale, in cui si possono trovare tutti gli elementi più puramente lirici del suo cinema. L'opera vince il premio come miglior film ai Kinema Junpo Awards e ai Blue Ribbon Awards, con questi ultimi che incoronano Kitano anche come miglior regista.

Nel 1993 esce al cinema Sonatine, quarto film del regista e seconda collaborazione con Joe Hisaishi. Presentato al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard e vincitore del primo premio al XXIII Festival del cinema di Taormina, è il primo film che ha diffuso il cinema di Kitano fra gli appassionati di tutto il mondo, e senz'altro uno dei più apprezzati dagli ammiratori del regista.Citato anche in: Il film è considerato un capolavoro per le esotiche ambientazioni sull'isola di Okinawa, la regia geometrica di Kitano, la colonna sonora martellante di Hisaishi e soprattutto il suo contrapporre una storia di spietati yakuza alla ricerca di redenzione del protagonista: un uomo violento e cinico caduto in una trappola tesagli dai suoi superiori e consapevole di non avere più vie di fuga. Finito per rassegnarsi alla morte imminente, egli vivrà gli ultimi giorni della sua vita cercando la pace e improvvisando giochi sulla spiaggia incontaminata coi suoi compagni. Definendo una situazione che verrà ripresa anche in altri suoi successivi lavori, il regista sembra voler creare un'oasi di felicità che possa far rinascere i personaggi, in attesa di tornare in un mondo violento e spietato.

Il flop e l'incidente Il 1994 è un anno particolarmente buio per Kitano, il quale subisce due incidenti, uno sul piano fisico e uno sul piano professionale, che segneranno per sempre la sua carriera. All'inizio dell'anno esce il suo quinto film, Getting Any? (Minnâ-yatteruka!), primo lavoro demenziale del regista che egli stesso giudica un proprio "suicidio professionale". Il film è un insieme di gag comiche tenute assieme da un labile filo conduttore, girato con pochi mezzi e quasi senza sceneggiatura. Ogni genere cinematografico giapponese viene ridicolizzato in quest'opera: dallo yakuza movie alla love story, dai kaiju eiga ai tokusatsu. Più simile a una raccolta di sketch televisivi, Kitano lo considera un esperimento fallito, oltre che un grande flop dopo l'eccellente passaparola internazionale per Sonatine.

Il vero e proprio infortunio però avviene il 2 agosto 1994: il regista è vittima di un violento incidente motociclistico, a causa del quale dovrà subire un pesante intervento di chirurgia estetica al volto, il quale rimarrà paralizzato nella parte destra. L'intervento contribuirà a rendere particolare e unico il suo sguardo, causandogli anche il distintivo tic all'occhio destro che rende ancora più inusuale la sua espressività. Questo incidente segna profondamente Kitano anche sul lato psicologico, spingendolo in uno stato di cupezza che si rifletterà sui successivi lavori da regista, particolarmente disincantati e con una maggiore consapevolezza del valore della vita e della morte.

Il ritorno e l'affermazione

Nel 1996, dopo una lunga convalescenza dall'incidente, Kitano ritorna al cinema con Kids Return (Kidzu ritan), suo sesto film e primo vero successo cinematografico in patria. Il film è una rielaborazione di esperienze di vita vissuta del regista, le stesse che anni prima aveva raccolto nel libro autobiografico Asakusa Kid. Si ritorna alle atmosfere di Boiling Point parlando del mondo giovanile giapponese con uno sguardo minuzioso e disincantato. L'attore protagonista Masanobu Andō che interpreta Shinji viene premiato ai Blue Ribbon Awards, Hochi Film Awards, Kinema Junpo Awards e dal Mainichi Film Concours, mentre in Europa il film viene presentato al Festival di Cannes nella sezione Quinzaine des réalisateurs.