Erba (Erba in dialetto brianzolo, AFI: ; in passato anche Inscén, AFI: ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Como in Lombardia.

Geografia fisica

Il paese sorge ai piedi delle Prealpi lombarde a 320 m s.l.m., in Brianza, ed è situato nell'omonimo Piano d'Erba. È attraversato dal torrente Bova e dal fiume Lambro. Include nel suo territorio parte delle sponde del lago di Pusiano e del lago di Alserio.

Storia

L'origine dei vari borghi che in seguito diedero vita ad Erba è piuttosto antica. Il luogo venne infatti abitato in epoche precedenti a quella romana; vi si sarebbero alternati gli Orobi, i Liguri ed i Celti, ma soprattutto i secondi lasciarono tracce delle proprie abitudini. Il ritrovamento di alcuni utensili in selce presso il Buco del Piombo lascia pensare che la zona fosse già abitata dall'uomo attorno al 3000 a.C..

Del periodo romano è noto che da Herba, nome latino di Erba, passavano sia la via Mediolanum-Bellasium, la quale metteva in comunicazione Milano con Bellagio, sia la strada che da Aquileia, passando per Como, conduceva in Rezia. Alla stessa epoca risalgono tre necropoli rinvenute nel borgo di Incino, alcune epigrafi ed are votive all'interno del campanile di Sant'Eufemia e un tratto di acquedotto venuto alla luce a Crevenna. Tuttavia non è ancora oggi chiaro se il territorio di Erba corrispondesse effettivamente al centro di Licini Forum, menzionato da Plinio il Giovane tra gli abitati degli Orobi.

Nel periodo carolingio, i castelli di Erba vengono menzionati tra i baluardi difensivi contro le invasioni degli Ungari. Durante le lotte tra i comuni e l'Impero, gli abitanti di Erba si schierarono dalla parte di Milano, ottenendone la cittadinanza nel 1160. Dal Duecento al Cinquecento il territorio dell'odierno comune di Erba costituì parte della signoria dei Visconti prima e degli Sforza poi, con questi ultimi che lo concessero in feudo dapprima ai Dal Verme (1441 o 1411.) e poi ai Fregoso.. Successivamente, l'erbese rientrò tra le conquiste del Medeghino. Negli anni 1580, Erba figura tra i paesi indicati nella mappa che nella Galleria delle carte geografiche dei Palazzi Vaticani riguarda il Ducato di Milano.

Dal 1647 Erba e tutta la pieve di Incino divennero feudo degli Archinto, i quali vi mantennero i propri diritti feudali fino al decreto napoleonico del 1797. Sotto Maria Teresa d'Austria il territorio erbese fu interessato da un'opera di bonifica delle campagne. Nell'Ottocento il governo di Napoleone Bonaparte varò una prima esperienza d'unione con Incino e Crevenna durata però solo sette anni, venendo annullata dagli austriaci nel 1816. Durante il periodo asburgico la zona fu un importante centro di villeggiatura della Brianza, come testimoniano numerose ville patrizie, tuttora esistenti. Fu frequentata anche dalla famiglia reale d'Italia (grazie alla presenza di un ippodromo, detto dell'Eupilì, gestito dal conte Emilio Turati amico privato del re) in particolare da re Umberto I, dalla regina Margherita e l'allora principe ereditario Vittorio Emanuele; dopo l'omicidio di Umberto I, avvenuto a Monza la sera del 29 luglio 1900, i Savoia non si presentarono più a Erba.

Il comune attuale è il risultato della multipla fusione avvenuta in più tappe: nel 1906 con Incino prendendo per ventun anni il nome di Erba Incino, nel 1927 con Buccinigo, Crevenna e Cassina Mariaga tornando al nome di Erba, nel 1928 con Arcellasco e Parravicino operando però una rettifica di confine a favore di Merone trasferendo a questo la frazione di Pontenovo, per concludersi nel 1935 con un'altra modifica confinaria stavolta a vantaggio di Albavilla, alla quale furono trasferite le frazioni di Molena e Ferrera.

Negli anni della seconda guerra mondiale, tra il 1940 e il 1943, furono internati a Erba 26 profughi ebrei (inclusi famiglie con bambini), provenienti da Lubiana. Dopo l'8 settembre 1943, con l'occupazione tedesca, il gruppo immediatamente si dette alla fuga. La maggior parte trovò rifugio in Svizzera, ma alcuni si diressero invece verso Sud incontro all'esercito alleato. Alla fine tutti gli internati riuscirono a salvarsi. Fu invece arrestata ad Erba il 2 dicembre 1943 un'anziana coppia di ebrei italiani originari di Ancona, i coniugi Portaleone, deportati alla morte ad Auschwitz.Armando Portaleone e la moglie Laura Norsa furono condotti da Erba al campo di Fossoli da dove partirono per Auschwitz il 22 febbraio 1944. CDEC Digital Library.

Durante il conflitto Erba venne bombardata per due volte, l'obiettivo erano i depositi di carburante tedeschi collocati nella periferia sud del paese in prossimità della linea ferroviaria, in località Sassonia. Il 30 settembre 1944 alle ore 14:26 dodici aerei B-26 Marauder arrivarono sorvolando il monte Palanzone per iniziare il bombardamento con bombe Mk-4 da 100 Libbre (circa 45 chilogrammi), per un errore di puntamento lo sgancio anticipato degli ordigni causò solo la distruzione di edifici civili. Il secondo bombardamento avvenne domenica 1º ottobre 1944 alle ore 13:24, diciotto aerei B-26 seguendo la rotta della precedente incursione, sganciarono le bombe centrando e distruggendo il bersaglio ma causando ancora vittime tra la popolazione civile. Stime non confermate parlano di 77 civili uccisi, per la maggior parte donne e bambini.

Simboli Lo stemma civico della città di Erba nella sua forma attuale ha origine dall'unione dei due comuni di Erba e Incino avvenuta nel 1906 ed è ancora privo di un documento ufficiale di concessione.

Il gonfalone è un drappo di verde.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose Per la storia della diffusione della fede cattolica e degli edifici sacri vedi anche . Chiese Chiesa di Sant'Eufemia, romanica, con il campanile risalente alla fine dell'XI secolo. Chiesa di Santa Maria Nascente, dal 1584 sede della pieve di Incino,. riadattata a parrocchiale nel 1580 e ristrutturata a partire dal XVIII secolo. Eremo San Salvatore, già attestato nel 1536, contenente un affresco attribuito a Michelino da Besozzo (1390).. L'eremo ospita la sepoltura di Giuseppe Lazzati. Palazzo Chiesa Molinari con annessa cappella, riadattati dall'architetto Simone Cantoni di Muggio. Chiesa di Santa Maria Assunta di Casiglio (1842-1846) con il monumento funebre del vescovo Beltramino, opera pregevole di metà Trecento scolpita dal maestro campionese. Giovanni da Campione. Chiesa di santa Maria degli Angioli, unico resto dell'ex convento francescano tardoquattrocentesco.. Al Cinquecento risalgono, all'interno della chiesa, un grande affresco di una Crocifissione e un grande altare ligneo, quest'ultimo abbellito da quattro statuette dei Dottori della Chiesa databili al secolo successivo. Sull'area dell'ex convento Leopoldo Pollack costruì tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, Villa Amalia.

Chiesa di Santa Maria Maddalena (1490) Chiesa dei Santi Pietro e Paolo (XVIII secolo) Chiesa di San Maurizio (1741-1744)

Chiesa di Santa Marta (1844) Chiesa di Santa Gemma Chiesa di San Cassiano Chiesa di San Rocco a Morchiuso Chiesa di San Giorgio (XVIII secolo)

Piccoli oratori Oratorio di San Bernardino ad Arcellasco (1450), con affreschi quattrocenteschi. Oratorio di San Pietro a Buccinigo dove, a seguito di restauri sono venuti alla luce una Crocifissione affrescata del 1513 (o 1512) firmata Andrea de Magistris ed un affresco della metà del Trecento, raffigurante un vescovo Oratorio di San Bartolomeo, edificio romanico inserito nel complesso di Villa Lado di Parravicino, oratorio rifatto nel 1920 sulla base di una precedente chiesa del tardo Duecento. Oratorio di San Bernardino a Pomerio (1539-1542) Oratorio di Sant'Antonio a Campolongo (1720) Oratorio di San Pietro (XII secolo) Oratorio dei Magi (1509) Oratorio di Sant'Ambrogio a Bindella (XV secolo), chiesetta ristrutturata dal comune di Cassina Mariaga nel primo Ottocento ma che conserva ancora oggi elementi architettonici di età medievale:. una monofora romanica, una monofora gotica lacerti di affreschi databili tra il XV e il XVI secolo.. Già parrocchiale, attorno al 1517 la chiesa fu ridotta alle dipendenze della parrocchia di Brugora di Arcellasco. Agli inizi del secolo successivo risale la tela della pala d'altare, raffigurante una Incoronazione della Madonna col Bambino e sant'Ambrogio. L'opera, attribuita a Guglielmo Caccia, è incorniciata in un telaio in legno intagliato, sormontato da una statua di Sant'Ambrogio. Dal 1838, un'altra statua dello stesso santo si trova in una nicchia all'esterno dell'oratorio.

Architetture civili e militari Castelli e resti di strutture medievali Tra le architetture civili e militari di origine medievale tutt'oggi visibili sul territorio erbese si trovano i resti del castello di Villincino e del fortino del Buco del piombo, nonché tre strutture legate alla casata dei Parravicini, vale a dire: la torre pendente di Villa Lado (già Belgioioso), residuo del vecchio castello di Parravicino, torre originariamente costruita nell'XI secolo; e i castelli di Casiglio e Pomerio, la storia dei quali è intrecciata a quella del cardinale Beltramino Parravicini.

Da segnalare anche la torre di Buccinigo, anch'essa di epoca medievale, situata al numero 8 di via Corti.

Non vi sono invece più tracce del castello di Erba, sui cui ultimi resti sono stati eretti i torrioni di Villa Valaperta (inizio XX secolo). Già proprietà della casata ghibellina dei Di Herba, il castello fu espugnato da Cassone Della Torre nel 1278. Nel 1404, il castello di Erba costituì la prigione di Franchino e Ottone Rusca, catturati dal capitano visconteo Giovanni da Carcano.

Scomparso è anche il cosiddetto "Castel Nuovo", costruito nel 1351 dalla famiglia Parravicini, sulla base del quale fu costruita l'attuale Villa Majnoni d'Intignano.

Villa Amalia

Villa Amalia, in stile neoclassico, fu realizzata nel 1801 dall'architetto Leopoldo Pollack. L'edificio fu costruito sui resti di un convento di frati minori riformati, intitolato a Santa Maria degli Angeli. Risalente al 1488, il convento soppresso fu dai decreti napoleonici e acquistato nel 1798 dal milanese Rocco Marliani, committente dei lavori di trasformazione in villa e marito di Amalia (dalla quale derivò il nome attuale).. Questi ultimi lavori, iniziati nel 1799, comportarono, tra l'altro, la realizzazione di un atrio dotato di cinque colonne con capitelli ionici. Memoria del passato conventuale fu ripreso nella realizzazione del cortile d'onore sul retro della villa.

Gli interventi del Pollack comportarono inoltre una serie di interventi al giardino, attraversato dal cosiddetto "Lambroncino" (un ruscello, canalizzato dallo stesso architetto).

Dopo vari passaggi di mano, la villa divenne proprietà di Massimiliano Giovanni Stampa di Soncino, committente di un'importante ristrutturazione in stile neogotico dalla quale furono risparmiati solamente gli esterni della villa, il Salone dell'Aurora e il cosiddetto "portico della Cappuccina" che conduce dal cortile al parco. Alla ristrutturazione presero parte i pittori Domenico Borri, Francesco Piana, Ignazio Manzoni e Luigi Scrosati, con quest'ultimo che curò anche la realizzazione degli arredi.. Gli stucchi neorococò e i colori pastello della sala da pranzo e dei salotti sono invece il risultato di un successivo intervento di fine Ottocento.

Villa Amalia ha ospitato Giuseppe Parini (un busto del quale fu collocato nel parco), Vincenzo Monti (che la definì «d'attico gusto eccelsa mole») e Ugo Foscolo.

Nel 1962 divenne un bene della Provincia di Como e successivamente divenne la sede del Liceo Carlo Porta.