Gli Ittiti (o Hittiti o anche Etei, Nesiti e Canesiti) furono un popolo di lingua indoeuropea. che abitò la parte centro-orientale dell'Asia Minore nel II millennio a.C. È il più noto degli antichi popoli anatolici. Nella seconda metà del XIV secolo a.C. gli Ittiti si affermarono come una delle più importanti e potenti popolazioni del Vicino Oriente antico. Le prime tracce documentali relative agli Ittiti sono contenute in contratti e lettere commerciali dell'età paleo-assira, concernenti i karu, colonie commerciali che gli Assiri impiantarono in Anatolia tra i secoli XX-XVII a.C.

Fonti L'ittitologia è una disciplina relativamente recente nel campo degli studi sul Vicino Oriente antico. Per lungo tempo, gli studiosi, sulla base di effimeri riferimenti biblici, hanno ritenuto gli Ittiti un piccolo popolo cananeo, che viveva da qualche parte in Palestina..

I risultati degli studi sulla storia ittita sono in continua evoluzione per la grande quantità di materiale in tavolette d'argilla a disposizione degli studiosi. Gran parte di tale materiale (recuperato principalmente nella capitale Hattuša, presso il moderno villaggio turco di Boğazköy) deve ancora essere tradotto e interpretato.. Nel complesso, a Boğazköy sono stati rintracciati circa testi tra tavolette e frammenti, appartenenti all'intero arco della storia ittita. Il corpus deriva da diversi archivi amministrativi, palatini e templari, e da biblioteche, soprattutto templari..

Le tavolette ittite di Boğazköy sono state pubblicate soprattutto in due serie principali: Keilschrifttexte aus Boghazköi (in sigla KBo, pubblicata a Lipsia e Berlino Keilschrifttexte aus Boghazköi su uni-wuerzburg.de.) e Keilschrifturkunden aus Boghazköi (in sigla KUB, Berlino). Si tratta di copie delle originali iscrizioni cuneiformi. Gran parte delle tavolette pubblicate fino agli inizi degli anni settanta del Novecento sono state catalogate per tipo e per argomento dallo studioso francese Emmanuel Laroche, nel suo Catalogue des textes hittites, in sigla CTH (Parigi, 1971).. Catalogue des textes hittites (CTH) su uni-wuerzburg.de. CATALOG OF HITTITE TEXTS, su mesas.emory.edu.

A Maşat Höyük (l'antica Tapikka), in un archivio palatino, sono state rintracciate 116 tavolette, tra lettere e inventari, del tempo del re Shuppiluliuma I (XIV secolo a.C.).

A Ortaköy, dove stanno i resti dell'antica Šapinuwa, una sede reale ittita, sono stati ritrovati quasi 1900 frammenti.

Da Kuşaklı, presso i resti dell'antica Šarišša, sono giunti 40 frammenti dall'archivio del cosiddetto edificio C (forse il tempio del dio della tempesta). Si tratta di documenti della seconda metà del XIII secolo a.C. Da Šarišša provengono anche due lettere del periodo medio-ittita e alcune bullae di tabarna (regnanti) anonimi e di re .

Altri testi sono stati recuperati da vari centri in Anatolia, in prossimità di Boghazköi: un testo mitologico da Yozgat, un frammento di lettera da Alacahöyük, una donazione del periodo antico-medio ittita da İnandıktepe.

Vi sono poi testi ittiti rintracciati fuori dall'Anatolia, in aree controllate dal Regno ittita: Tell Meskene (l'antica Emar, Siria settentrionale): circa 800 tavolette, databili tra la fine del XIV e il XII secolo a.C., provenienti dagli archivi di palazzo, da quattro santuari e da abitazioni private, scritte per lo più in accadico, mentre in misura minore in hurrita; sono, inoltre, presenti due lettere e quattro resoconti di indagini mantiche in ittita. Tell Açana (l'antica Alalakh, Turchia meridionale): tre testi in ittita del XIII secolo a.C., accanto a documentazione in prevalenza in accadico. Ras Shamra (l'antica Ugarit, sulla costa siriana): testi in ittita del XIII secolo a.C., accanto a documentazione in prevalenza in accadico, in sumero e in ugaritico.

Infine, tra le Lettere di Amarna, figurano due testi in ittita: una missiva inviata dal faraone Amenofi III al re di Arzawa, Tarhuna-Radu, (EA 31) e una inviata dal re di Arzawa al Faraone (EA 32).

Problemi storiografici Etnonimo

Il nome 'Ittiti' è nato in epoca moderna e nasce da un equivoco, risultato da una serie di assunti fatti propri dagli studiosi del tardo XIX secolo (tra questi i britannici Wright e Sayce, e il francese Scheil.) e poi risultati errati.. La civiltà che chiamiamo oggi "ittita" ebbe un ruolo importantissimo nel Vicino Oriente del II millennio a.C. e scomparve intorno al 1200 a.C., in circostanze non chiare (da mettere comunque in relazione all'arrivo dei Popoli del Mare e al generale Collasso dell'Età del Bronzo). Da questo collasso emersero, nel I millennio a.C., alcuni stati (detti oggi Stati neo-ittiti), situati tra il Tauro e il Monte Amano, nell'area di confine tra le odierne Turchia e Siria. Tali stati mantennero una delle lingue e alcune caratteristiche dei propri antenati, in un'area allora caratterizzata dalla prevalenza di un nuovo gruppo etnico, gli Aramei. Quest'area era indicata dagli Assiri dell'epoca con il toponimo Paese di Hatti (o anche semplicemente Hatti o anche Qatti o Khatti; KUR URUHatti). Tale toponimo fu poi adottato dalla Bibbia ad indicare quest'area della Siria storica (quindi non l'area anatolica che rappresentava in effetti la sede della civiltà del II millennio a.C.) e ittiti "biblici" sono Uria (ʾŪrīyyā haḤītī o Uria ha-Hitti, cioè 'Uria l'ittita') e la moglie Betsabea.

Fu proprio dalla Bibbia che gli studiosi ottocenteschi trassero il termine ebraico hitti (nella Septuaginta ; nella Vulgata hetaeus), collegandolo al toponimo KUR Hatte e alla nisbe hattū ('ittita') dei documenti neo-assiri e neo-babilonesi, oltre che al toponimo egizio kheta (o h(e)ta o anche hita) del II millennio, tutti derivati dall'endonimo Hatti.

Da un lato, non è certo che l'ebraico hitti sia davvero collegabile all'endonimo Hatti; dall'altro, come detto, la Bibbia si riferisce all'area siriana degli Stati neo-ittiti (o "siro-ittiti"), non all'Anatolia del II millennio. Quando, all'inizio del XX secolo, vennero fuori i primi resti della civiltà ittita presso il villaggio turco di Boğazköy (cioè l'antica capitale Hattusha), gli studiosi del tempo compresero di avere a che fare con una lingua sconosciuta e la battezzarono "ittita" (in quanto lingua degli Ittiti). Nel tempo, gli studiosi si resero però conto che questa popolazione si riferiva al proprio idioma con le locuzioni našili, nišili o nešumnili, cioè 'nesita' o, più specificamente, 'come dicono a Neša' o 'nella lingua di Neša' (cioè Kanesh, centro della Cappadocia che rappresentava una delle maggiori città ittite), mentre l'espressioni hattili (cioè 'nella lingua di Hatti', quindi 'in hattico') si riferiva al hattico, una lingua non indoeuropea, parlata dai Hatti, un popolo indigeno dell'Anatolia già presente nell'area prima del coagulo dell'antico regno ittita.

Denominazioni filologicamente più corrette, come 'canesico' (o 'nesico') e 'canesita' (o 'nesita') per indicare la lingua ittita o 'Canesiti' (o 'Nesiti') per indicare il popolo sono state talvolta usate, ma senza mai prendere piede, anche perché la denominazione tradizionale ha comunque un suo valore storico-politico (cioè il riferimento al Paese di Hatti).

Periodizzazione La storia del popolo ittita viene abitualmente divisa in due fasi: Antico Regno (1650-1430 a.C. ca.) e Nuovo Regno (1430-1200 a.C. ca.), con eventualmente una fase intermedia.. Mancano nella storia ittita, tuttavia, cesure tali da giustificare una divisione in periodi diversi (come accade invece per la storia egizia e assira). Durante i 500 anni della storia ittita questo popolo fu governato da re appartenenti tutti a un ristretto numero di famiglie imparentate tra loro. La storia dei reali ittiti fu comunque funestata da numerose congiure e usurpazioni, ma non sono dimostrabili veri e propri cambi dinastici.. Di certo, sussiste molta incertezza sui sovrani che regnarono tra Telipinu e Tudhaliya I..

L'adozione di una fase intermedia (Medio regno, 1500-1400 a.C.) risponde in genere alla tendenza a rifarsi eccessivamente al modello egizio, ma anche alla constatazione della fase oscura per il XV secolo, dopo Telipinu.

L'Anatolia nell'antica età del bronzo

Tra la fine del IV millennio e la fine del II millennio a.C., l'Anatolia fu teatro di importanti culture.. È possibile distinguere una regione a nord-ovest, con Troia come centro rappresentativo, una regione centrale (Alişar Hüyük, Alacahöyük ecc.), una regione sud-occidentale (Beycesultan), una regione corrispondente alla Cilicia di età classica, con Mersin e Tarso, una regione a sud-est (Arslantepe, Norşuntepe ecc.). Altre aree sono state individuate in modo meno preciso: Eskişehir, pianure di Konya e Ponto.

Rispetto all'Età del rame, il Bronzo antico non stacca in modo improvviso; in particolare, non si segnalano immigrazioni nell'area anatolica, fatta eccezione per l'area che verrà poi chiamata, in età classica, Cilicia. Il tratto caratteristico dell'età del bronzo (una periodizzazione di natura archeologica) è appunto l'apparizione del bronzo, una lega metallica di rame e stagno fino al 10% più durevole del solo rame. Tale apparizione avrà profonde conseguenze sulla storia dell'Anatolia, la quale aveva abbondanti depositi di rame, piombo, nichel e arsenico, ma probabilmente non di stagno, che la regione doveva procurarsi forse interamente da altre aree (ma quali fossero è controverso: forse dal sud-est della Mesopotamia e dalla Siria). Tali bisogni commerciali rendevano sempre più importante il consolidamento di strutture amministrative in grado di regolare i commerci..

Nell'Anatolia centrale si erano sviluppati diversi centri abitati piuttosto floridi, in particolare dalla riva meridionale del Mar Nero all'area subito a sud del fiume Halys (che gli Ittiti chiameranno Marrassantiya). Del più rappresentativo (sito nei pressi della moderna Alacahöyük e fondato alla fine dell'Età del rame) non è noto il nome antico. Altri centri importanti erano Hattus (sito della futura capitale ittita Ḫattuša), Zalpa e Kanesh. Il fenomeno di urbanizzazione dell'Anatolia, sviluppatosi a partire dalla tarda Età del rame, sembra culminare nel Bronzo antico II senza soluzione di continuità.. Intorno al 2300, però, vi è traccia di sconvolgimenti tali che, a quanto sembra, poche delle comunità fiorenti nel Bronzo antico II sopravvissero. Questi sconvolgimenti sono da taluni attribuiti all'arrivo nell'area di popoli indoeuropei..

Popoli di lingua indoeuropea in Anatolia

Verso la fine del III millennio, in Anatolia c'erano almeno tre popolazioni che parlavano lingue indoeuropee: i Luvi nell'ovest e i Palaici nel nord, mentre al centro e ad est si parlava una lingua detta nesita. I nomi dei Luvi e dei Palaici derivano dal modo in cui le fonti cuneiformi di Hattusha indicavano le loro lingue: luwili ('nella lingua di Luvia'), palaumnili ('nella lingua di Pala') e nešili (o našili o anche nišili, 'nella lingua di Neša'). È stato attraverso la diffusione di toponimi, teonimi e antroponimi nelle rispettive lingue che gli studiosi hanno stabilito dove queste popolazioni erano collocate nella penisola anatolica.

Non c'è consenso sul luogo di origine di questi popoli di lingua indoeuropea. Sono state avanzate diverse ipotesi: l'Anatolia orientale, il Caucaso meridionale o l'Alta Mesopotamia (quindi da est) oppure la Russia meridionale, la costa settentrionale del Mar Nero (quindi da nord) oppure ancora l'Europa centrale o i Balcani (quindi da ovest). Tanto meno c'è consenso sulla data di arrivo di questi popoli. Alcuni ritengono che sarebbero arrivati nel III millennio. Diverse sono anche le sequenze proposte: prima i Luvi e poi gli altri oppure prima i Palaici o i Nesiti e poi i Luvi oppure ancora tutti in massa, in un unico movimento migratorio, seguito da una dispersione. Secondo altri, tale movimento migratorio non sussiste o comunque sarebbe avvenuto moltissimo tempo prima..

I Hatti e l'insediamento indoeuropeo in Anatolia