Come ultimogenita ed unica femmina del matematico Alfred Pringsheim, figlio a sua volta del ricco industriale Rudolf Pringsheim, e dell'ex attrice Hedwig Dohm, crebbe in un ambiente molto ricco e liberale. In diverse opere di Mann è possibile ritrovare numerosi personaggi che attestano il rispetto da lui provato per la moglie. Egli trasse ispirazione anche dal soggiorno fatto dalla moglie presso un sanatorio di Davos per le opere La montagna incantata (1924) e L'inganno (1953).
Biografia Famiglia
Katharina Hedwig Pringsheim (detta Katia, più tardi nota come Katia Mann) era la più giovane, e l'unica femmina nella sua famiglia. Suoi fratelli furono Erik (1879-1908), Peter (1881-1963), Heinz (1882-1974), e Klaus, il gemello di Katia. Suoi genitori furono il matematico Alfred Pringsheim e l'ex attrice Hedwig Dohm.
Il padre era membro della ricca famiglia di mercanti slesiani Pringsheim, mentre sua madre era una delle figlie della ben nota scrittrice e femminista Hedwig Schleh (originariamente Schlesinger). Anche la famiglia Dohm era di origine slesiana, e come quelle Pringsheim e Schlesinger, era di radici ebraiche. Tuttavia sia gli Schlesinger che i Dohm si erano convertiti al luteranesimo, rispettivamente nel 1817 e nel 1827.
Il padre di Katia era nato ebreo, ma si definiva aconfessionale, e permise ai suoi figli di convertirsi tutti al luteranesimo. Tuttavia lui ed i suoi discendenti furono ritenuti ebrei dai nazisti, e per questo perseguitati durante il Terzo Reich. Tutti i fratelli di Katia divennero accademici. Il suo gemello Klaus insegnò, tra l'altro, composizione in Giappone. Peter si fece un nome come professore di fisica, Heinz ottenne un dottorato in archeologia, ed in seguito spostò con successo i propri interessi nel campo musicale, divenendo uno specialista in questo settore. Il primogenito Erik, avvocato, cadde in disgrazia presso il padre per il suo lussuoso stile di vita e morì a soli 29 anni in Argentina, in circostanze misteriose.
Infanzia e gioventù Katia ed i suoi fratelli crebbero in un ambiente ricco e liberale. La villa situata a Monaco nell'Arcisstraße numero 12, in cui la famiglia visse dal 1890 si estendeva su una superficie di oltre e possedeva, oltre ad alloggi per la servitù, una sala musicale, una biblioteca ed un impianto a corrente elettrica, all'epoca raro nelle abitazioni private. La villa costituì sino alla fine degli anni venti un centro sociale nella vita cittadina. La frequentarono, oltre a noti personaggi del mondo politico e della società quali Walther Rathenau e Franziska zu Reventlow, anche artisti di spicco quali Else Lasker-Schüler e Hugo von Hofmannsthal. Katia, insieme ai suoi fratelli, prese ben presto regolarmente parte alla vita sociale della famiglia. La sua apparizione ad un ballo in costume venne immortalata dal pittore Friedrich August von Kaulbach nella tela Kinderkarneval. Thomas Mann entrò in possesso di una riproduzione del quadro prima ancora d'incontrare Katia. Ella, descritta come straordinariamente bella, venne ritratta anche da Franz von Lenbach.
I Pringsheim avevano elevate esigenze per l'educazione dei propri figli. Mentre i suoi fratelli andarono a scuola, Katia ricevette dal settimo anno d'età lezioni private ed in seguito, nel 1901, fu la prima donna ad ottenere a Monaco un diploma di maturità. Essendo state le donne sino ad allora escluse dal conseguimento del baccalaureato, Katia dovette prima superare, quale studentessa privata, un esame preliminare, che le consentì di partecipare agli esami finali del Königliches Wilhelms-Gymnasium. In seguito, chiese ed ottenne il permesso di frequentare le lezioni presso l'Università di Monaco, dove il padre insegnava. Solo dal 1903, infatti, fu concesso alle donne di frequentare lezioni regolari in Baviera. Katia Pringsheim fu tra le prime studentesse attive e s'interessò principalmente ai corsi scientifici e matematici, ma ascoltò anche lezioni di filosofia.
Nella primavera del 1904 Katia incontrò, grazie alla mediazione della comune amica Elsa Bernstein, Thomas Mann, di sette anni più anziano. Come scrisse in seguito al fratello Heinrich Mann, egli decise di sposare Katia Pringsheim, prendendo "in parole ed opere un'iniziativa incredibile posto il giorno". In questa scelta l'estrazione familiare di Katia giocò, molto probabilmente, un ruolo importante. Nel suo romanzo autobiografico del 1909 Altezza Reale egli descrisse questa fase della propria vita. Katia Pringsheim inizialmente oppose resistenza all'idea di sposare Mann. "Non sono stata [...] molto entusiasta [...] Avevo vent'anni, mi sentivo molto bene e mi divertivo nella mia pelle nonché con lo studio, con i fratelli, il tennis club e tutto era molto felice e in realtà non so perché ora dovrei andare così in fretta". Anche la famiglia Pringsheim era scettica verso Mann. Anche se il suo romanzo d'esordio I Buddenbrook era stato un successo sin dalla sua pubblicazione nel 1901, Alfred Pringsheim desiderava tuttavia per la figlia un marito dalla solida carriera. Inoltre in Thomas Mann era presente una forte componente omoerotica, che emerse più tardi pubblicamente con la novella La morte a Venezia. Nel novembre del 1904 Katia Pringsheim accettò finalmente di sposare Mann. La coppia si unì in matrimonio l'11 febbraio 1905, con una cerimonia civile tenutasi a Monaco.
Primi anni con Mann
Thomas e Katia si stabilirono in un appartamento non lontano dalla casa dei Pringsheim, ed arredato dal padre di lei. Già nel novembre del 1905 nacque la loro prima figlia. Nel corso di quindici anni la coppia ebbe sei figli: Erika (1905-1969), Klaus (1906-1949), Golo (1909-1994), Monika (1910-1992), Elisabeth (1918-2002) e Michael (1919-1977). Nel 1907 Mann aveva talmente migliorato le proprie entrate, da poter far costruire una casa per i fine settimana, situata nei pressi di Bad Tölz. Per sostentare la sua famiglia in aumento, egli intraprese cicli di conferenze più lunghi e regolari. Dal 1910 la famiglia Mann, all'epoca di sei membri, visse al numero 13 della Mauerkircher Straße, in una dimora composta da quattro monolocali tra loro collegati. Nel 1914 i Mann si trasferirono, insieme al personale di servizio (cuoco, cameriera, bambinaia ed in seguito anche un autista), nella loro maestosa villa, situata al numero 1 di Poschingerstraße affacciantesi sull'Herzogpark, e da loro ribattezzata affettuosamente Poschi.
Nell'estate del 1911 Katia venne colpita da una malattia polmonare venendo ricoverata nel 1912 a Davos, con la diagnosi di "tubercolosi chiusa". In realtà, successivamente immagini ai raggi x dimostrarono l'assenza di tale malattia, sconfessando tale diagnosi. Negli anni successivi Katia Mann trascorse regolarmente vari mesi in sanatori montani. Le sue lettere da Davos e da Arosa, dove risiedette per curarsi, ispirarono al marito il romanzo La montagna incantata. I suoi figli rimasero a Monaco, dove furono accuditi da bambinaie. Klaus Mann scrisse riguardo a questo periodo che: " in questi anni donne capricciose ci governarono in maniera quasi assoluta, così come nostro padre, pur non vedendo niente di [...] fu colto da furore educativo nei nostri confronti."
Non è ancora chiaro se i disturbi di carattere psicosomatico di Katia fossero una sorta di reazione nei confronti del marito. È però chiaro, da molte fonti, che soffrisse per il peso eccessivo, anche sotto un profilo economico, di dover allevare ed educare da sola i suoi numerosi figli, a causa dei pregiudizi e del carattere intollerante del marito. Secondo Klaus il padre avrebbe affermato, alla fine dell'anno scolastico 1916/1917 che la madre era responsabile dell'educazione di tutti i figli, mentre la signora Prigsheim notò chiaramente nel 1906 che il genero aveva un carattere difficile e poco tollerante. La stessa Katia ammise che il marito desiderava massimo silenzio in casa, al punto da tirare le tende e chiudere la finestra del suo studio, se fuori si doveva stendere il bucato.
Prima Guerra Mondiale e Repubblica di Weimar
Katia Mann trascorse la prima guerra mondiale a Monaco di Baviera con la sua famiglia. Thomas Mann venne convocato presso la commissione di leva, ma fu dichiarato non idoneo. Tuttavia le sue finanze iniziarono a declinare, obbligandolo a licenziare i suoi domestici. Villa Poschi dovette essere venduta nel 1917 per sostenere un prestito di guerra.
Durante gli anni di guerra la famiglia Mann ottenne cibo e carbone a sufficienza pur dovendo subire, per approvvigionarsi, le lunghe code a Monaco di Baviera. Gli anni del primo dopoguerra non furono semplici in un primo momento, a causa della difficile situazione economica, che incideva su una famiglia con sei figli a carico. Durante il conflitto, Thomas Mann si era schierato a favore della guerra e del nazionalismo tedesco, nel suo saggio Gedanken im Krieg (Pensieri sulla guerra), rompendo per questo i suoi rapporti con il fratello Heinrich. Tuttavia il suo reddito, specie grazie ai diritti d'autore provenienti dalle vendite all'estero, permise alla sua famiglia di mantenere un tenore di vita relativamente buono.
Tuttavia Katia continuò a lamentarsi dello stile di vita impostole, scrivendo al marito da un centro termale: "Non ho tanto per pensare, ed a volte credo di non aver impostato correttamente la mia vita, incentrandola esclusivamente su di te ed i bambini." Nemmeno il rendimento scolastico dei suoi figli soddisfece le aspettative di Katia. Con l'eccezione di Elisabeth essi frequentarono collegi privati, spesso da internisti, ed alcuni di loro abbandonarono il liceo prima di conseguire l'Abitur. Nel 1923 Klaus abbandonò definitivamente la scuola, iniziando una carriera da critico teatrale. Nemmeno Erika soddisfece le attese accademiche della madre, e nel 1924, dopo aver concluso faticosamente il liceo, decise di frequentare un corso di recitazione. nel 1926 si sposò con l'attore Gustaf Gründgens, ma divorziò nel 1929.
In questo periodo Katia accompagnò regolarmente il marito nei suoi viaggi ufficiali. Nel 1920 egli ricevette un dottorato onorario dall'Università di Bonn, nel 1926 fu nominato professore del Senato di Lubecca e nel 1929 venne insignito del Premio Nobel per la Letteratura per il suo romanzo I Buddenbrook.
Ascesa di Hitler ed esilio in Svizzera
I Mann appresero della presa del potere da parte dei nazisti mentre stavano soggiornando ad Arosa. Nel 1930 Thomas Mann aveva tenuto un discorso nella sala Beethoven di Berlino, lAppell an die Vernunft (Un appello alla ragione), prendendo posizione contro il nazionalsocialismo, mentre Klaus ed Erika avevano inaugurato nel gennaio del 1933 il loro cabaret politico, ribattezzato nel clima ostile della Germania nazista lo Die Pfeffermühle (il macinapepe). Nel nuovo clima politico, i membri dell'élite intellettuale ostile al regime dovettero abbandonare il paese, per evitare l'arresto. Erika e Klaus avvertirono i genitori, per lettera e per telefono, di non tornare in Germania. Il 13 marzo Klaus espatriò a Parigi, mentre Erika, dopo aver recuperato il manoscritto del padre Giuseppe e i suoi fratelli, si rifugiò in Svizzera, dove lo consegnò al padre, salvando la sua opera dalla confisca nazista.