Morengo (Morèngh in dialetto bergamascoIl toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario di ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Bergamo in Lombardia. Dista circa 19,2 chilometri da Bergamo, circa 7 chilometri da Treviglio e 39,5 chilometri da Milano. Il territorio comunale si estende su una superficie di 10,28 chilometri quadrati e appartiene alla Bassa Bergamasca.
Storia
Origini Pochi reperti preistorici, una lametta e un raschiatoio in selce, rinvenuti in Campo San Martino (un'area comunemente indicata con il nome di "Morti di San Martino") lasciano intendere che i primi insediamenti umani si trovavano nella zona a nord ovest dell'abitato, e che erano legati ad un'industria litica. Tale collocazione non è affatto casuale, ma appartiene la più ampio contesto di organizzazione del territorio in età preistorica, regolata dagli assi fondamentali su cui si muoveva la pastorizia transumante. Secondo le ipotesi più recenti infatti la bassa bergamasca era attraversata fin dall'età preistorica da vie lungo le quali avvenivano nelle stagioni intermedie lo spostamento delle greggi dalla pianura, ossia dall'area cremonese e piacentina, alla collina e alla montagna, cioè alla fascia ai piedi di Bergamo e alle sue spalle, verso i pascoli della Maresana e del Canto Alto. Questi sentieri pastorali avevano nell'area di Morengo una zona di attraversamento molto importante, collocata esattamente sul percorso che da Crema, attraverso Mozzanica e Bariano, raggiungeva Morengo e proseguiva per Cologno, Urgnano e Zanica fino alle soglie dei colli di Bergamo da dove poi ritornava per pascoli collocati a quote più alte. Non è improbabile che il territorio di Morengo fosse anche luogo di sosta per le greggi, poiché la fortunata presenza in esso di risorgive ne rendeva fertile la terra e ricca la produzione di erba, mentre la non lontana presenza del fiume Serio, verso est, doveva costituire un'allettante circostanza per greggi e pastori. C'era poi un ulteriore asse di frequentazione protostorica, soprattutto nel tratto compreso fra Ghisalba e Morengo. Le due località infatti presentavano dei "guadi" del fiume che dovevano costituire importanti tappe lungo le vie di comunicazione. Su queste direttrici fondamentali, l'una più pastorale terrestre, l'altra fluviale, si è dunque costruita l'organizzazione del territorio e su di essa si è fondata il suo iniziale sviluppo economico.
Villa romana Il territorio ha avuto una fase di rinnovata importanza verso la fine del III secolo a.C. quando Roma fonda le due colonie di Cremona e Piacenza, quest'ultima collegata con il nord Italia tramite la via Emilia e poi con la sua "continuazione" che si riallacciava proprio con l'asse Bergamo- Crema. Ed è proprio quell'asse ad essere protagonista della prima centuriazione romana praticata a partir dall'89 a.C. A seguito della centuriazione lo sfruttamento del territorio deve essere stato sistematizzato, così da fare di Morengo un'area tipicamente agricola. Numerosi ritrovamenti archeologici sempre di età romana, ma cronologicamente successivi, fanno ritenere proprio che la zona fosse sottoposta ad un intenso sfruttamento agricolo di cui resta traccia nelle numerose ville diffuse in tutta l'area a sud-est di Bergamo. Ghisalba, Cologno, Bariano — per prendere i centri più vicini — e la stessa Morengo hanno sicuramente ospitato delle ville di età imperiale che hanno avuto proprio il compiti di sfruttare le non poche risorse naturali del territorio. Per quanto riguarda Morengo alcuni ritrovamenti archeologici indicano l'area nord-ovest del paese come la più probabile per la collocazione di un'unità produttiva. La maggior parte dei reperti (frammenti di tegoloni, tegole curve usate nella canalizzazione dei ninfei, tessere di mosaico colorate, frammenti di intonaco dipinto, pezzi di piombo e di ferro) proviene infatti da Campo San Martino dove appunto «una prospezione di superficie fece rilevare l'esistenza di estese tracce insediative romane riferibili verosimilmente ad una villa…»
La frequentazione romana di Morengo è stata dunque intensa e importante, probabilmente legata ad attività agricole e forse anche pastorali, ma anche relativa al guado del Serio, poiché anche Carpeneto (la zona abitativa che si affacciava sul fiume Serio) è stata sede di ritrovamenti romani, e quella zona era congiunta a Campo San Martino da una via su cui confluivano sia la direttrice Bergamo-Crema, sia quella trasversale Brescia-Milano. In altri termini la villa romana di Morengo probabilmente aveva il suo centro sull'area rialzata di Campo San Martino e si estendeva dai confini di Castel Liteggio a nord-ovest fino al guado di Carpeneto sul Serio verso est. Sicuramente comprendeva edifici illustri in zona Campo San Martino, dove sono stati infatti rinvenuti molti frammenti di intonaco dipinto, della ceramica raffinata e possibili tracce riferibili ad un ninfeo. Tra tutti questi ritrovamenti è importante ricordare anche il "tesoretto" che attualmente è conservato presso il Museo Archeologico di Bergamo. Si tratta con molta probabilità di un piccolo "ripostiglio" di monete collocabile cronologicamente intorno al II secolo dopo Cristo. La vicenda del ritrovamento di questi reperti è significativa: nel 1958 in località Campo Boschetto furono ritrovate durante l'aratura dei campi alcune monete sotto una sorta di strato di cenere, identificabile con i resti dell'involucro di legno che le conteneva. Le monete giunte sino a noi sono 64, cui se ne sono aggiunte altre 56 recuperate nel 1979 nello stesso luogo dopo un paziente lavoro di setaccio del terreno. Dunque almeno da questi ritrovamenti si può dedurre che fino alla fine del II secolo d.C. qualcuno in questa zona "tesaurizzava" monete per le ragioni più disparate.
Alto Medioevo Il nome Morengo Il nome antico di Morengo, identificabile prevalentemente nella forma Mauringo, compare per la prima volta nell'anno 963 d.C. in un diploma dell'imperatore Ottone I, il quale dona al vescovo di Bergamo, Olderico, un gruppo di terreni situati in varie zone della bergamasca, terreni già appartenuti, specifica il documento, al re Berengario e a sua moglie Villa. È dunque corretto affermare che l'abitato di Morengo esiste a partire almeno dalla seconda metà del IX secolo. Circa l'origine del nome, gli studiosi hanno sempre concordato sulle sue radici longobarde, garantite dalla terminazione -ing (trasformato in -eng) molto frequente in tutta la Lombardia e riferimento sicuro ad un "podere" ad un'estensione territoriale di proprietà di qualche personaggio importante di epoca romana. Nulla quindi impedisce di interpretare il nome "Mauringo" come "Il podere di Mauro", che potrebbe essere ad esempio il proprietario della villa romana citata precedentemente.
Anno mille tra vescovi e monaci Nel 1047 l'imperatore Enrico III «conferma e restituisce al vescovo di Cremona Ubaldo la decima di Morengo, pertinente alla plebe di Fornovo» e già in precedenza usurpata a quel vescovo dall'arcivescovo di Milano. Dunque dal territorio di Morengo proviene alla metà dell'XI secolo una decima della curia di Cremona, mentre fin dalla fine del secolo precedente lo stesso territorio era stato donato da un altro imperatore alla curia di Bergamo. Si temevano già dei contrasti tra i due episcopati confinanti, visto che nessuna delle due carte specifica alcunché sui confini di queste donazioni, quando tra i due "litiganti" si inserisce persino un terzo potente istituto ecclesiastico: infatti nel 1095, in un privilegio del papa Urbano II al monastero francese di Cluny, è elencato tra i possessi cluniacensi nella bergamasca «il monastero di San Giacomo di Pontida con le sue pertinenze di Prezzate, Medolago, "Portiziana", Morengo». Morengo è forse individuato come luogo degno di grande attenzione perché dotato di acque risorgive, preziosissime per le coltivazioni, perché situato all'interno di una rete di viabilità sempre più importante, all'incorcio di strade che mettevano in collegamento la bassa pianura Padana con Bergamo e infine perché situato vicino ad un luogo di comodo attraversamento del Serio per chi da Brescia e Venezia doveva muoversi verso Milano.
XII secolo: Castel Morengo Nel XII secolo i diversi interessi del vescovado di Cremona e dell'abbazia di Pontida nel territorio di Morengo danno luogo a una aperta ostilità fra i due istituti, mentre per il momento la curia di Bergamo si defila dalla contesa dando tutti i suoi possedimenti al monastero cluniacense. Nel 1144, infatti, per ordine diretto del papa Lucio II, il vescovo di Novara di nome Litifredo viene incaricato di stabilire una volta per tutte i limiti dei confini e delle proprietà dell'episcopato di Cremona e dell'abbazia di Pontida nel territorio di Morengo così da porre fine alla lite. Litifredo stabilisce che il priore di Pontida debba cedere al vescovo di Cremona la chiesa di San Martino con i suoi possedimenti vecchi e nuovi. Inoltre rende a Cremona la quarta parte delle decime «tranne quelle delle terre che i monaci coltivano per proprio conto, così come impone l'autorità della chiesa di Roma, e in totale tutti i diritti tanto temporali quanto spirituali» su quella chiesa. Per quanto riguarda invece la chiesa di San Salvatore il priore di Pontida deve cederne al vescovo di Cremona soltanto i diritti spirituali, mentre questi doveva restituire al priore i diritti temporali perché già da quarant'anni questa chiesa era nel possesso spirituale del vescovo di Cremona mentre il priore di Pontida ne possedeva il potere temporale. Attraverso questi avvenimenti di carattere e interesse economico è possibile comprendere la conformazione del borgo di Morengo in quegli anni che appare come chiuso da mura in cui si aprono almeno due porte di accesso, una rivolta verso occidente, ossia verso Pagazzano e Treviglio e l'altra rivolta verso settentrione, cioè verso Bergamo. Morengo viene presentato come un vero e proprio "castello" come viene ricordato in una bolla pontificia del 1186.
Medioevo Secoli XIII e XIV: i feudatari Con il XIII secolo si apre per Morengo l'epoca feudale che durerà per un lungo periodo dall'inizio dell'XI secolo fino al XX secolo inoltrato. La divisione della proprietà del territorio fra il vescovo di Cremona e il monastero di Pontida, non è l'unica ragione di conflitti legati al possesso dei territori del borgo. Infatti a partire da questo secolo diversi rappresentanti di importanti famiglie nobili, non solo bergamasche ma anche forestiere, si riterrano in vari modi beneficiari del "Castello" di Morengo e faranno uso di questa proprietà con la disinvoltura del feudatario che sfrutta, vende, cede, dona case e terreni, ecc. I "passaggi di mano" del borgo in quel periodo furono numerosi: il primo risale al 1222 quando il feudo vien ceduto da parte di un Giovanni di Bariano ad un altro di nome Alberto. Nello stesso anno, però, avviene un fatto estremamente importante in affti, il castello di Morengo che in qualche modo faceva parte del feudo della famiglia Codedferri di Solto, viene da questa donato alla città di Bergamo.
Comune di Morengo sotto la "speciale protezione" dei Visconti