Il Waltharius è un poema epico anonimo della letteratura latina medievale di area germanica, scritto in esametri.
Trama In un tempo antico, ai limiti del fiabescoRisulta difficile datare con esattezza le vicende del Waltharius. La storia è sì ispirata a fatti storici realmente accaduti, ma vengono deformati per favorire lo sviluppo della storia. Una descrizione, fra l’altro, che traspone il modello politico e civile romano sulla civiltà unna: Foedera supplicibus donans sternesque rebelles. / Ultra millenos fertur dominarier annos (vv. 9-10)., il sovrano unno Attila muove le sue schiere per conquistare i regni europei di Francia, Borgogna e Aquitania. Non appena il re Gibicone dei Franchi apprende la notizia dell'arrivo degli Unni nei suoi territori, convoca un'assemblea per decidere il da farsi. Il pavido re, non fidandosi della forza dei suoi sudditi, decide di scendere a patti con gli Unni, pagando un tributo e offrendo come ostaggio il giovane guerriero franco Hagen, di sangue troiano.
Gli Unni proseguono la loro marcia nel territorio dei Burgundi e anche il loro re, Eririco, cede alle pressioni degli invasori, pattuendo come aveva fatto Gibicone e consegnando la principessa Hiltgunt come ostaggio. Infine, Attila arriva nel regno di Aquitania e il re Alfere, venuto a conoscenza che due popolazioni tanto potenti come i Franchi e i Burgundi avevano capitolato di fronte alla potenza unna, decide anche lui di pagare un tributo all'invasore e di consegnare il figlio Walther, promesso sposo di Hiltgunt. Alla fine, sottomessi i tre regni, Attila ritorna nella sua reggia in Pannonia, con il tesoro ricevuto dai tributi e gli ostaggi. Nella reggia, Attila educa Hagen e Walther come figli, offrendo loro una degna istruzione nelle arti e nella guerra: i due così arrivano a essere gli imbattibili capi della milizia unna. Hiltgunt, invece, viene istruita dalla regina Ospirin e diventa la sua ancella personale e custode del tesoro unno.
La vita nella reggia unna procede tranquilla, anche se il ricordo del suolo natio è sempre presente nella mente dei tre ostaggi. L'equilibrio raggiunto si rompe quando Gunther, il figlio di Gibicone che gli succede al trono dopo la morte, decide di non pagare più il tributo agli Unni, rompendo così il patto contratto ai tempi del padre. Venuto a sapere della notizia, Hagen, in ossequio alle decisioni del suo nuovo re, scappa dalla Pannonia per ritornare in patria. La regina Ospirin si mostra molto preoccupata del fatto, sospettando che anche Walther avrebbe potuto fare qualcosa di simile, mandando così in rovina l'esercito unno e con esso l'intera Pannonia. Ospirin rende note le sue preoccupazioni ad Attila, suggerendogli di accasare Walther con qualche donna unna. Attila accoglie i consigli della consorte. Tuttavia, Walther dissente perché, sposandosi, avrebbe trascurato i suoi doveri di guerriero con conseguenti svantaggi per l'esercito unno.
Come poco dopo si scopre, le vere ragioni che hanno spinto Walther a rifiutare sono legate al suo rapporto con Hiltgunt e la sua patria: Walther, infatti, tornato da una campagna militare, decide di confermare a Hiltgunt la sua promessa di matrimonioWalther, al suo arrivo nella reggia, stringe la mano ad Hiltgunt dopo aver bevuto da una coppa. Nella cultura germanica, la stretta di mano da parte di due amanti era il segno della conferma della promessa di matrimonio., pur nello sbigottimento della fanciulla. Dopo un discorso finalizzato a chiarire le vere motivazioni di Walther riguardo alla promessa fatta, il guerriero propone alla principessa burgunda un piano di fuga. Dopo aver bardato il loro cavallo Leone con degli scrigni pieni d'oro e scarpe e dopo aver recuperato armature, ami e tutto il necessario per il loro lungo viaggio, Hildgunt si premura di imbandire un lauto banchetto per gli Unni per farli ubriacare e addormentare, così da fuggire nella notte, fra i boschi.
Il piano riesce alla perfezione. Dopo i festeggiamenti gli Unni si risvegliano un po' storditi e vogliono ringraziare Walther per aver organizzato il banchetto, ma non lo trovano. Attila cerca di convincersi che il guerriero sia andato a riposarsi in un luogo recondito e tranquillo, ma nessuno lo trova. Quando la regina Ospirin si rende conto che anche Hiltgunt è sparita, la corte unna concepisce la fuga organizzata dei due ostaggi. Appresa la notizia, Attila impazzisce: non dorme, non mangia, vaga per la città senza meta, è inquieto e insonne, mentre i due ostaggi, con la complicità della notte, si lasciano alle spalle quella terra aliena per ritornare a casa.
Passano quaranta giorni e Walther e Hiltgunt arrivano nei pressi di Worms e si accingono a oltrepassare il Reno grazie a un traghettatore che pagano con dei pesci pescati in precedenza. Attraversato il fiume, i protagonisti si dirigono verso la catena montuosa dei Vosgi, mentre il traghettatore porta i pesci al cuoco della corte franca che li cucina e li offre al re Gunther. Curioso di sapere da dove venissero quei pesci, il re fa chiamare il cuoco che a sua volta chiama il traghettatore che racconta di averli ricevuti da due viandanti. La descrizione del traghettatore fa sobbalzare Hagen, che contento riconosce il suo amico. Gunther, tuttavia, venuto a conoscenza che un presunto unno era entrato nei suoi territori con il tesoro - quello stesso tesoro che era stato sottratto durante il regno del padre Gibicone - mosso da un moto di vendetta e di avarizia, organizza un gruppo di dodici guerrieri (fra cui c'è anche Hagen) per raggiungere Walther e combatterlo, per impadronirsi di tutto l'oro.
Walther e Hitgunt trovano rifugio in un anfratto nei Vosgi e qui si riposano, facendo a turno la guardia. Hiltgunt all'improvviso vede un polverone sollevato da un manipolo di guerrieri e avvisa Walther credendo che gli Unni li avessero raggiunti e volessero per buona misura vendicarsi per il furto e la fuga. Walther rassicura la promessa sposa: sono i Franchi quelli che marciano verso di loro a briglia sciolta, fra cui c'è anche il loro amico Hagen.
Giunto nel territorio dei Vosgi, Gunther manda il guerriero Camalone per farsi consegnare da Walther tutto l'oro, ma restio a questa proposta l'aquitano cerca di contrattare, offrendo solo una parte del tesoro che portava con sé. Gunther pretende però l'intero bottino e ordina a Camalone di attaccare qualora Walther continuasse a non collaborare.
Nel frattempo, Hagen cerca di dissuadere in tutti i modi il suo re dal combattimento: Gunther non conosce l'eccezionale abilità bellica di Walther e andrebbe incontro a sconfitta certa se intraprenderà contro di lui una battaglia. Gunther non ascolta il suo suddito che cerca di persuaderlo più e più volte, confessandogli di aver fatto un sogno premonitore spaventoso: un orso avrebbe ferito gravemente lui e il suo re, amputando loro rispettivamente un occhio e una gamba. Gunther, forse stanco di sentire queste ammonizioni, insulta pesantemente Hagen e la sua stirpe, accusandolo di codardia. Comprendendo che non ci sarebbe stato più nulla da fare, Hagen si tira indietro, isolato su un'altura, sottraendosi all'imminente battaglia.
Dopo aver rifiutato per la seconda volta la contrattazione di Walther, Camalone avvia la battaglia. Da questo momento si susseguono undici battaglie. Le prime cinque (contro Camalone, Scaramondo, Verinardo, Ekifrido e Adavardo) vengono combattute rigorosamente uno contro unoLa ristrettezza del luogo in cui si sono rifugiati Walther e Hiltgunt prevede che i Franchi attacchino Walther solo uno alla volta., secondo uno schema ricorsivo, che presenta nome, origine, arma del guerriero, battaglia e morte cruenta. Walther combatte la sesta battaglia contro Patafrido (il nipote di Hagen, figlio della sorella) che uccide e decapita post mortem. Nei seguenti cinque combattimenti (contro Ghervito, Randolfo, Elmnodo, Trogo e Tanasto), i guerrieri franchi, consapevoli della forza immane dell'aquitano, cercano di organizzarsi per attaccarlo tutti insieme con subdole strategieInsertum triplici gestabat fune tridentem / quem post terga quidem socii stantes tenuerunt (vv. 983-984). Forse viene realizzata una sorta di rudimentale fionda o catapulta., ma invano. Alla fine dell'undicesimo combattimento, Walther depone le armi e prega vicino ai cadaveri dei caduti in battaglia, affinché possano essere salvati grazie all'intercessione divina.
Gunther vede morire tutti i suoi guerrieri e, in preda al panico, chiede soccorso a Hagen che fino a quel momento si era sottratto dalla battaglia. Vedendo il suo sovrano umiliato, Hagen non sa che cosa fare: combattere a fianco del suo re, fedele al rapporto feudale che li lega, oppure tradire Gunther per non scontrarsi con il suo amico Walther. Dopo molte pressioni da parte di Gunther e trovandosi di fronte i cadaveri dei parenti e degli amici, Hagen cede ed escogita con Gunther una strategia per attaccare Walther.
Lo scontro finale incomincia, anticipato da un alterco fra Walther e Hagen: l'aquitano ricorda i tempi dell'amicizia presso la corte di Attila, ma il franco è indispettito dal fatto che l'amico abbia combattuto lo stesso, nonostante avrebbe potuto benissimo riconoscerlo e tirarsi indietro. I tre combattono e il sogno di Hagen di avvera: Walther amputa una gamba a Gunther e cava un occhio a Hagen. Walther, invece, perde la mano destra a causa di un colpo inferto da Hagen che voleva proteggere il suo re. La battaglia finisce così senza vincitori né vinti. Walther e Hagen tornano di nuovo amici e tutti ritornano in patria. Alla morte di Alfere, Walther sposa Hitgunt e regnerà per trent'anni sul regno di Aquitania.
La materia di Walther nel Medioevo Il Waltharius è un'opera complessa, che attinge a più fonti di culture diverseSchaller lo definisce come «l’unico componimento epico latino che si riallaccia alla tradizione orale di una saga germanica o di un canto eroico» in Dieter Schaller, La poesia epica, p.33.: in esso confluiscono elementi propri delle saghe germaniche, elementi di derivazione classica (soprattutto Virgilio e Prudenzio) ed elementi cristiani (eco e citazioni biblicheFra i riferimenti biblici più significativi, si possono ricordare: Ecce quater denos sol circumflexerat orbes (v. 428) dove i quaranta giorni della fuga di Hitgunt e Walther ricordano i 40 giorni degli Ebrei nel deserto; Taliter in nonam conflictus fluxerat horam (v.1343) ad indicare il momento preciso delle mutilazioni dei corpi in corrispondenza all’ora della morte di Cristo (l’ora nona, cioè le tre del pomeriggio).). Il risultato di questo ibrido affonda poi le radici in una serie di racconti folklorici germanici di tradizione orale (una sorta di “Waltharilied prototipica”) che si contaminano a vicenda, pur descrivendo sempre Walther come l'eroe semiotico, l'esempio di campione di religiosità e invincibile.
Fra i poemi epici mediolatini, il Waltharius stenta a trovare una sua posizione precisa: esso non è un “epos biblico”, pur essendo la Bibbia una componente fondamentale del poema; non è nemmeno un poema encomiastico, pur affrontando il tema della guerra; non è una semplice saga germanica, in quanto in essa confluiscono elementi pagani (classici e germanici) ma anche cristiani. Il Waltharius è dunque un'opera che si pone al confine di tre universi culturali differenti.
La “materia di Walther”Per maggiori dettagli al riguardo, si rimanda alla pagina Wikipedia relativa a Gualtiero di Aquitania. Gualtiero è la versione italianizzata dell’eroe Walther. è di origine germanica e la ricostruzione della “Waltharilied prototipica” è del tutto impossibile, in quanto le origini devono essere rintracciate nella cultura popolare trasmessa per via orale.