La riunificazione tedesca () è stato il processo di riconquista dell'unità nazionale da parte della Germania, che al termine della seconda guerra mondiale, conclusasi con la sconfitta del Terzo Reich, era stata divisa dalle potenze alleate in due Stati:
Germania Ovest, ufficialmente Repubblica Federale di Germania – RFG (Bundesrepublik Deutschland – BRD); Germania Est, ufficialmente Repubblica Democratica Tedesca – RDT (Deutsche Demokratische Republik – DDR).
La riunificazione tedesca avvenne il 3 ottobre 1990, quando i territori della Germania Est vennero incorporati nella Germania Ovest, per poi costituirsi in cinque nuovi Stati federati (Länder): Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Brandeburgo, Sassonia, Sassonia-Anhalt e Turingia. Lo Stato riunificato mantenne il nome della Germania Ovest: Repubblica Federale di Germania.
Passaggi fondamentali in vista della riunificazione furono la caduta del muro di Berlino (9 novembre 1989) e l'entrata in vigore, il 1º luglio 1990, del Trattato sull'unione monetaria, economica e sociale (Währungs-, Wirtschafts- und Sozialunion) tra i due Stati, che prevedeva un tasso di conversione tra marco dell'est e marco dell'ovest di 1 a 1 per le partite correnti e di 2 marchi dell'est per un 1 marco dell'ovest per patrimoni e debiti..
Dopo le prime elezioni libere nella Germania Est, tenutesi il 18 marzo 1990, i negoziati tra i due Stati culminarono in un Trattato di Unificazione, mentre i negoziati tra le due Germanie e le quattro potenze occupanti (Francia, Regno Unito, Stati Uniti d'America e Unione Sovietica) produssero il cosiddetto Trattato due più quattro, che garantiva la piena indipendenza a uno Stato tedesco riunificato.
Secondo il diritto che regola la successione di Stati, non si trattò propriamente di una riunificazione tra i due Stati tedeschi, ma dell'annessione da parte della Germania Ovest dei cinque Länder della Germania Est e di Berlino Est: tale scelta velocizzò la fusione dei due Stati, evitando così la creazione di una nuova costituzione e la sottoscrizione di nuovi trattati internazionali.
La Germania riunificata rimase un Paese membro delle Comunità europee (e poi dell'Unione europea) e della NATO. La stessa riunificazione tedesca appare come un passaggio imprescindibile per la successiva integrazione europea (a partire dal Trattato di Maastricht firmato il 7 febbraio 1992 ed entrato in vigore il 1º novembre 1993) e per l'adozione dell'euro come valuta comune a numerosi Paesi del continente..
Si parla di "riunificazione" in relazione al più antico processo di "unificazione tedesca" (Deutsche Einigung), che portò alla costituzione dello Stato tedesco nel 1871.
Antefatti
Dopo la fine della seconda guerra mondiale in Europa, la Germania era stata divisa in quattro zone di occupazione. La vecchia capitale Berlino, in quanto sede del Consiglio di Controllo Alleato, venne essa stessa suddivisa in quattro zone di occupazione. Benché l'intento delle quattro potenze occupanti fosse di governare insieme una Germania con i confini del 1947, l'avvento delle tensioni della guerra fredda fece sì che le zone francese, britannica e statunitense formassero nel 1949 la Repubblica Federale di Germania (e Berlino Ovest), escludendo la zona di occupazione sovietica, che divenne nello stesso anno la Repubblica Democratica Tedesca (comprendente Berlino Est). Oltre a ciò, diverse parti dell'ex Reich tedesco vennero annesse alla Polonia e all'Unione Sovietica.
Sia la RFG che la RDT avanzarono la pretesa di essere il legittimo successore legale dello Stato tedesco del 1945. Comunque la RDT cambiò in seguito la sua posizione, dichiarando che la Germania aveva cessato di esistere nel 1945 e che sia la RFG che la RDT erano due stati di nuova fondazione.
La prima proposta per la riunificazione della Germania venne avanzata da Stalin nel 1952, con termini simili a quelli in seguito adottati per l'Austria con il Trattato di Stato austriaco. Stalin proponeva la creazione di una Germania neutrale, con un confine orientale posto lungo la Linea Oder-Neiße e la rimozione di tutte le truppe alleate nel giro di un anno. Il governo tedesco occidentale del cancelliere Konrad Adenauer favoriva una maggiore integrazione con l'Europa occidentale e chiese che la riunificazione fosse negoziata alla condizione che si svolgessero in tutta la Germania elezioni politiche sotto osservazione internazionale. Questa condizione venne respinta dai sovietici. Un'altra proposta di Stalin prevedeva la riunificazione della Germania con i confini del 31 dicembre 1937, a condizione ch'essa aderisse al Patto di Varsavia.
Vi è da notare che Konrad Adenauer era renano e che la Renania da secoli era stata in aperto conflitto con la Prussia, talché nel corso della storia dell'Impero Germanico il motto dei Renani era sempre stato «Weg von Berlin» (via da Berlino). L'unico serio tentativo di superare e risolvere il problema della "riunificazione tedesca" (Deutsche Wiedervereinigung) ebbe luogo in occasione del Vertice di Ginevra nel luglio del 1955, presenti Nikolaj Aleksandrovič Bulganin, Dwight D. Eisenhower, Pierre Mendès-France ed Anthony Eden. Nella dichiarazione finale si diceva espressamente:
Solo tre mesi dopo, nell'ottobre del 1955, alla Conferenza dei Ministri degli Esteri che doveva rendere operativa la dichiarazione, Vjačeslav Molotov si rimangiò gli impegni presi dal suo Paese, frustrando ogni ulteriore tentativo di soluzione negoziale della questione. A partire dal 1949, la Repubblica Federale di Germania si sviluppò in una nazione con una economia di libero mercato di tipo occidentale e un governo parlamentare democratico periodicamente rieletto con libere elezioni. Una prolungata crescita economica iniziata negli anni cinquanta diede vita a trent'anni di "miracolo economico" (Wirtschaftswunder).
Oltre confine, la Repubblica Democratica Tedesca instaurò un governo autoritario con un'economia pianificata. La RDT divenne la nazione economicamente più ricca e più avanzata del blocco sovietico., . La fuga di un numero crescente di tedeschi dell'est nelle nazioni non comuniste, attraverso Berlino Ovest, portò la Germania Est, nel 1961, a erigere il Sistema di confine della RDT (del quale faceva parte il Muro di Berlino) per bloccare qualsiasi ulteriore esodo, anche se, nonostante queste misure, le fughe continuarono.
Il governo della Germania Ovest e i suoi alleati della NATO inizialmente non riconobbero la RDT, seguendo la Dottrina Hallstein. Le relazioni tra le due Germanie rimasero fredde fino a quando, negli anni settanta, il cancelliere della Germania Ovest Willy Brandt lanciò un riavvicinamento altamente controverso con la Germania Est (la cosiddetta Ostpolitik).
La fine della divisione
Le proteste del 1989
Alla metà degli anni ottanta, la prospettiva di una riunificazione della Germania era considerata, sia ad est che ad ovest, una lontana speranza, irraggiungibile finché i governi comunisti governavano l'est europeo. La speranza di una riunificazione entrò nel novero delle possibilità politiche grazie ai cambiamenti interni all'Unione Sovietica. L'avvento del leader riformista Michail Gorbačëv nel 1985 causò infatti un'ondata di riforme che si propagò in tutto il blocco orientale, rappresentando un'opportunità per il cambiamento nella RDT.
Nell'agosto del 1989, l'Ungheria rimosse le restrizioni ai confini con l'Austria, risultando così il primo tra i Paesi del Patto di Varsavia ad aprire le proprie frontiere con un Paese occidentale, e in settembre più di tedeschi orientali fuggirono ad ovest attraverso l'Ungheria, che decise di non rimpatriarli.. Le manifestazioni di massa contro il regime comunista tedesco iniziarono nel tardo 1989, principalmente con le Dimostrazioni del Lunedì a Lipsia. Di fronte allo scontento popolare il presidente del consiglio di Stato e segretario generale della SED, Erich Honecker, fu costretto a dimettersi il 18 ottobre 1989. Il 7 novembre si dimise il governo Stoph9 novembre 1989, Berlino dice addio al Muro, da adnkronos.com..
L'apertura del Muro di Berlino
Nel frattempo ci si muoveva per rimuovere le restrizioni ai movimenti per i tedeschi dell'est. L'apertura del Muro di Berlino era originariamente prevista per il 10 novembre, ma durante una conferenza stampa data il giorno precedente dal responsabile dell'informazione della SED, Günter Schabowski, questi, rispondendo al giornalista dell'ANSA Riccardo Ehrman, affermò che l'apertura era prevista per "subito". Tale incauta risposta fu ritrasmessa dalla televisione e fiumi di cittadini si riversarono sul Muro per accertarsi della sua veridicità. Le guardie di confine aprirono i punti di accesso permettendo alla gente di passare. Molti tedeschi di entrambe le parti iniziarono ad abbattere sezioni del muro stesso, dando conclusione senza spargimenti di sangue a uno dei simboli più significativi del XX secolo..
La democratizzazione del socialismo
A succedere a Willi Stoph nella carica di presidente del consiglio della RDT fu, il 13 novembre, Hans Modrow, leader della SED a Dresda. Già quattro giorni dopo si avviarono contatti con la RFG e con la CEE. In un'intervista pubblicata il 4 dicembre da Der Spiegel, Modrow non escludeva la possibilità di una "confederazione tedesca"..
In generale, gli obiettivi principali dei movimenti di protesta sorti negli ultimi mesi del 1989 in Germania Est miravano ad una democratizzazione dello Stato, senza mettere in discussione né l'indipendenza della RDT né la sua politica socialista.
Il 26 novembre venne pubblicato l'appello Per il nostro Paese. Firmato da numerosi personaggi pubblici della RDT, venne letto in televisione dalla scrittrice Christa Wolf. Nel documento era ribadita l'intenzione di mantenere un'alternativa socialista alla RFG per mezzo di una RDT indipendente. A gennaio del 1990 il documento risultava firmato da quasi 1.200.000 personeLindner, cit., p. 149-150, citata in .. E ancora il 28 novembre il cancelliere della RFG Helmut Kohl proponeva al Bundestag un Programma in 10 punti per il superamento della divisione della Germania e dell'Europa che non andava oltre la previsione di una confederazione tra i due Stati..
Il 7 dicembre a Berlino rappresentanti dei partiti tradizionalmente al potere nella RDT incontrarono rappresentanti dei gruppi di opposizione di recente formazione, il più consistente dei quali era il Neues Forum. Tale gruppo di lavoro fu denominato "Tavola rotonda" (Zentraler Runder Tisch)La Tavola rotonda sarebbe stata attiva fino al 12 marzo 1990, cioè fino a pochi giorni prima delle elezioni del 18 marzo (cfr. Zentraler Runder Tisch in DDR-Lexicon)...
Il 9 dicembre si svolse un congresso straordinario della SED. Le dimissioni di Honecker avevano precipitato il partito in uno stato confusionale, mentre si produceva una fuga di iscritti. La SED però non si sciolse. Fu modificato il nome: inizialmente fu aggiunta alla vecchia sigla la denominazione "Partito del Socialismo Democratico" (PDS), finché non restò che il nuovo nomeIl partito continuò a chiamarsi Partito del Socialismo Democratico fino a quando, nel 2007, non confluì nella Die Linke (cfr. ).. Gregor Gysi, un avvocato membro del Neues Forum, divenne presidente della SED-PDS..
Il 17 dicembre vennero pubblicati i risultati di un sondaggio commissionato da Der Spiegel: ne risultò che il 73% dei cittadini della RDT voleva mantenere la sovranità del Paese, mentre il 27% aspirava all'unificazione con la RFG..