Il governo Moro I è stato il diciannovesimo esecutivo della Repubblica Italiana, il secondo della IV legislatura.

Esso, nato in seguito alle dimissioni del governo precedente, rimase in carica dal 5 dicembre 1963 al 23 luglio 1964 (sebbene già dimissionario dal precedente 26 giugno), per un totale di 231 giorni, ovvero 7 mesi e 18 giorni.

Il governo era presieduto da Aldo Moro e formato da esponenti della Democrazia Cristiana (DC), del Partito Socialista Italiano (PSI), del Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) e del Partito Repubblicano Italiano (PRI), uniti per la prima volta nella formula del cosiddetto centro-sinistra "organico".

Rassegnò le dimissioni in seguito allo strappo fra la DC e i partiti laici della maggioranza riguardo alle sovvenzioni in favore della scuola media privata.

Storia La "pausa" del governo presieduto da Giovanni Leone serve principalmente al partito socialista, che si avvicina al congresso di Napoli profondamente lacerato. La minoranza dei carristi è solo uno dei problemi della direzione. La maggioranza autonomista di Pietro Nenni deve con le riserve di Riccardo Lombardi, consapevole che l'operazione gode dell'appoggio di poteri forti come il governo statunitense e il Vaticano in funzione anti-URSS. Nella DC la maggioranza dorotea deve a sua volta fare i conti col dissenso di Fanfani, messo da parte dopo il forte calo elettorale del 1963 ad onta dei risultati raggiunti dal primo governo italiano di centro-sinistra. In entrambi i partiti corrono voci di scissione ma le pressioni delle gerarchie ecclesiastiche su Mario Scelba e Oscar Luigi Scalfaro scongiura tale eventualità per la DC.

La grande attesa è per il congresso del PSI convocato a Roma per il 25-29 ottobre, dove le due anime citate si confrontano col terzo incomodo di una mozione unitaria presentata da Sandro Pertini. La minoranza che fa capo a Tullio Vecchietti, Lelio Basso e Vittorio Foa non è pregiudizialmente ostile all'alleanza di centro-sinistra ma ritiene che questo nuovo corso sia stato lento e subordinato agli interessi elettorali della DC; dopo che quest'ultima ha visto trasmigrare una buona fetta del suo elettorato moderato al partito liberale, sostengono, l'azione del governo dovrà mirare anche al suo recupero, costringendo i socialisti a tradire la causa dei lavoratori. La maggioranza di Pietro Nenni, per contro, sostiene che il centro-sinistra rappresenta un'occasione di progresso, un corso riformistico di grande portata come la nazionalizzazione dell'industria elettrica già attuata e la riforma urbanistica da mettere a punto. Alla prova del voto, con 5.428 astensioni, la mozione di Nenni ottiene 278.324 voti, quella dei carristi 190.492, l'appello unitario di Pertini si ferma a 10.568. Forte del mandato ricevuto dal congresso Nenni si siede al tavolo delle trattative con DC, PSDI e PRI con un nuovo obiettivo. Il PSI mette da parte l'astensione, concordata all'indomani delle elezioni, per entrare nel nuovo esecutivo con propri rappresentanti, ma l'accordo definitivo richiede oltre un mese di colloqui. Moro e Nenni devono infatti fare i conti con le minoranze interne. Se Moro può permettersi di escludere la destra DC non altrettanto può fare Nenni, che deve comprendere nella lista dei ministri anche esponenti lombardiani.

L'accordo è annunciato il 26 novembre, nello stesso giorno in cui viene ratificato dal comitato centrale socialdemocratico e dal direttivo dei parlamentari democristiani. Rimangono fuori la destra democristiana (Scelba, Scalfaro, Restivo) e la sinistra socialista. Aldo Moro, superate tutte le ultime difficoltà incontrate nella scelta dei ministri, alle 18, 30 si reca dal capo dello Stato per sciogliere la riserva. Nenni (PSI) vicepresidente, Saragat (PSDI) agli Esteri, Reale (PRI) alla Giustizia. Per i dicasteri finanziari accolta la richiesta socialista: Giolitti (PSI) al bilancio, Colombo (DC) al Tesoro, Tremelloni (PSDI) alle Finanze.

Il 5 dicembre il nuovo Governo, primo centro sinistra organico (DC-PSI-PSDI-PRI) presta il giuramento nelle mani del capo dello Stato, tra il 12 e il 17 dicembre ottiene la fiducia delle camere, ma l'azione di governo è minata dalla necessità di varare numerosi provvedimenti anti-congiunturali che dovrebbero frenare le prime avvisaglie del processo inflazionistico. Mentre si cerca di portare in aula almeno le nuove leggi per le regioni e la riforma urbanistica il consiglio dei ministri è costretto a varare numerosi provvedimenti mirati a frenare i consumi (aumento delle imposte sulle auto e sui fabbricati di lusso, aumento del prezzo della benzina e limitazioni alle vendite rateali), visti da destra come demagogici e costosi, da sinistra come un sostegno agli immobilizzi speculativi della grande impresa.

Compagine di governo Appartenenza politica L'appartenenza politica dei membri del Consiglio dei ministri al momento dell’insediamento si può così riassumere: Partito Presidente Ministri Sottosegretari Totale 1 15 26 42 - 6 10 16 - 3 5 8 - 1 1 2Totale 1 25 42 68

Provenienza geografica La provenienza geografica dei membri del Consiglio dei ministri si può così riassumere: RegionePresidenteMinistriSottosegretariTotale1225 -4812 -347 -156 -415 -123 -235 -235 -134 -134 -123 -123 -112 -1 -1 - -11 - -11 - -11

Situazione parlamentare Al momento del voto di fiducia parlamentare (17 dicembre alla Camera, 21 dicembre al Senato):

Camera Collocazione Partiti SeggiCamera dei Deputati Maggioranza Centro-sinistra "organico" (360): DC (260), PSI (62), PSDI (33), PRI (5) Astensione Misto (4) Opposizione PCI (166), PLI (39), MSI (27), PDIUM (8), Misto (1) Assenti PSI- (25)Senato della Repubblica Maggioranza Centro-sinistra "organico" (179): DC (133), PSI (31), PSDI (14), Misto (1) Astensione Misto (6) Opposizione PCI (83), PLI (19), MSI (15), Misto (4) Assenti PSI- (13), Misto (2)

Composizione Presidenza del Consiglio dei ministri CaricaTitolare Sottosegretari di Stato alla Presidenza del ConsiglioPresidente del Consiglio dei ministri Aldo Moro (DC) Angelo Salizzoni (DC)Sottosegretario del Consiglio dei ministri Vicepresidente del Consiglio dei ministri Pietro Nenni (PSI)Ministri senza portafoglio Ministro senza portafoglio(per speciali compiti politici) Attilio Piccioni (DC) Cassa del Mezzogiorno Giulio Pastore (DC) Rapporti con il Parlamento Umberto Delle Fave (DC) Ricerca scientifica Carlo Arnaudi (PSI) Riforma della pubblica amministrazione Luigi Preti (PSDI)Ministeri Ministri Sottosegretari di Stato Affari esteri Giuseppe Saragat (PSDI) Arialdo Banfi (PSI) Giuseppe Lupis (PSDI) Ferdinando Storchi (DC) Interno Paolo Emilio Taviani (DC) Leonetto Amadei (PSI) Guido Ceccherini (PSDI) Crescenzo Mazza (DC) Grazia e giustizia Oronzo Reale (PRI) Riccardo Misasi (DC) Bilancio Antonio Giolitti (PSI) Giuseppe Caron (DC) Finanze Roberto Tremelloni (PSDI) Cesare Bensi (PSI) Athos Valsecchi (DC) Mario Vetrone (DC) Tesoro Emilio Colombo (DC) Luigi Anderlini (PSI) Giuseppe Belotti (DC) Lorenzo Natali (DC) Difesa Giulio Andreotti (DC) Mario Marino Guadalupi (PSI) Guglielmo Pelizzo (DC) Natale Santero (DC) Pubblica istruzione Luigi Gui (DC) Maria Badaloni (DC) Giorgio Fenoaltea (PSI) Domenico Magrì (DC) Lavori pubblici Giovanni Pieraccini (PSI) Emilio Battista (DC) Pier Luigi Romita (PSDI) Agricoltura e foreste Mario Ferrari Aggradi (DC) Dario Antoniozzi (DC) Ludovico Camangi (PRI) Venerio Cattani (PSI) Trasporti e aviazione civile Angelo Raffaele Jervolino (DC) Orlando Lucchi (PSI) Salvatore Mannironi (DC) Poste e telecomunicazioni Carlo Russo (DC) Luigi Angrisani (PSDI) Remo Gaspari (DC) Industria e commercio Giuseppe Medici (DC) Danilo De' Cocci (DC) Franco Maria Malfatti (DC) Maria Vittoria Mezza (PSI) Sanità Giacomo Mancini (PSI) Dante Graziosi (DC) Commercio con l'estero Bernardo Mattarella (DC) Girolamo Messeri (DC) Marina mercantile Giovanni Spagnolli (DC) Mariano Pintus (DC) Partecipazioni statali Giorgio Bo (DC) Carlo Donat-Cattin (DC) Lavoro e previdenza sociale Giacinto Bosco (DC) Ettore Calvi (DC) Simone Gatto (PSI) Anselmo Martoni (PSDI) Turismo e spettacolo Achille Corona (PSI) Ruggero Lombardi (DC) Pietro Micara (DC)

Cronologia

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1963 1 novembre: quando mancano due giorni alle dimissioni di Giovanni Leone i vescovi italiani rendono noto un appello contro il comunismo che si richiama alla scomunica pronunciata da Pio XII nel 1949. Nel documento non viene fatto alcun riferimento al costituendo governo di centro-sinistra e non sono espressamente citati i partiti. 7 novembre: con 134 voti favorevoli e 16 contrari il consiglio nazionale della DC approva la relazione di Moro sulle risultanze del congresso socialista e sulla rinnovata disponibilità del PSI alla formazione di un governo di centro-sinistra.Il Presidente della Repubblica conclude le consultazioni: le posizioni dei partiti sono le medesime di giugno e si delinea una maggioranza a quattro tra DC, PSI, PSDI e PRI. Giuseppe Saragat smorza i toni più estremi del PSDI precisando che l'iniziativa economica del nuovo governo non deve soffocare l'iniziativa privata, né relegarla agli interessi di quella pubblica. Ugo La Malfa, a sua volta, ammonisce che non rientra nei poteri del governo l'opposizione all'iniziativa dei grandi gruppi privati. 11 novembre: Moro riceve l'incarico e dichiara che la formula di centro-sinistra del governo non deve ingenerare equivoci sulla necessità di relegare all'opposizione il Partito Comunista. Le consultazioni del presidente incaricato si rivelano da subito difficili e laboriose per la contrapposizione interna nella DC e nel PSI per gli schemi relativi alla legge urbanistica, le regioni e la politica estera. Le trattative sono rallentate dalla difficoltà di comporre la lista dei ministri e dalla scelta di non affidare al PSI nessuno dei tre dicasteri economici. Moro riesce a sciogliere la riserva soltanto il 4 dicembre. La cerimonia del giuramento avviene il giorno dopo.Il Messaggero dal 12 al 5 novembre 1963 5 dicembre: direzione del PCI: duro giudizio sul governo Moro appena formato. Critiche alla scelta del PSI e alla possibilità di scissione della sua sinistra considerata un grave danno per il movimento operaio. 11-12 dicembre: comitato centrale PSI: Pietro Nenni, nominato vicepresidente del Consiglio, rassegna le dimissioni da segretario. Nella riunione è scontro fra la maggioranza autonomista e la sinistra di Tullio Vecchietti e Lelio Basso che, a nome della corrente, chiedono la convocazione di un Congresso straordinario e un mutamento nella politica del partito. Richieste respinte dalla maggioranza, nonostante le perplessità di Riccardo Lombardi. Dopo una contrastata discussione, sei nuovi membri sono eletti nella Direzione: Codignola, Colombo, Lauricella, Lezzi, Matteotti e Tolloy. Al termine dei lavori si riunisce la nuova Direzione che, con i voti contrari della sinistra, elegge segretario Francesco De Martino. 12 dicembre: con la votazione finale della Camera è istituita la regione Molise. 12-17 dicembre: presentazione del governo alla Camera: Il 17 dicembre 1963, al momento del voto di fiducia, 25 deputati della sinistra socialista, dopo la dichiarazione di voto espressa da Lelio Basso, escono dall’aula in segno di protesta contro la decisione della maggioranza del PSI di partecipare al governo. La mozione di fiducia è approvata con 350 sì (DC-PSI- PSDI-PRI), 233 no (comunisti e destre), 4 astenuti. 18-22 dicembre: Al Senato 13 senatori del PSI non partecipano al voto di fiducia. La mozione da Gava, Mariotti, Lami Starnuti è approvata con 175 voti a favore e 111 contrari.