Il governo Segni II è stato il quattordicesimo esecutivo della Repubblica Italiana, il secondo della III legislatura.
Esso, nato in seguito alle dimissioni del governo precedente, rimase in carica dal 16 febbraio 1959 al 26 marzo 1960 (sebbene già dimissionario dal precedente 24 febbraio), per un totale di 404 giorni, ovvero 1 anno, 1 mese e 10 giorni.
Compagine di governo
Appartenenza politica L'appartenenza politica dei membri del Consiglio dei ministri si può così riassumere: Partito Presidente Ministri Commissari Sottosegretari Totale 1 23 2 39 65Totale 1 23 2 39 65
Provenienza geografica La provenienza geografica dei membri del Consiglio dei ministri si può così riassumere: RegionePresidenteMinistriCommissariSottosegretariTotale11 -13 -2 -57 -1 -67 -1 -45 - - -55 -3 -14 -2 -24 -2 -24 - - -44 -2 -13 -2 -13 -1 -23 -1 -23 - -123 - -112 -1 - -1 -1 - -1 - - -11
Situazione parlamentare Camera Collocazione Partiti SeggiCamera dei Deputati Governo DC (273) Appoggio esterno MSI (24), PLI (17), PMP (14), PNM (11), Misto (4) Opposizione PCI (140), PSI (84), PSDI (22), PRI (6), Misto (1)Senato della Repubblica Governo DC (123) Appoggio esterno PLI (8), MSI (5), Misto (8) Opposizione PCI (60), PSI (36), PSDI (5), Misto (1)
Composizione Presidenza del Consiglio dei ministri CaricaTitolare Sottosegretari di Stato alla Presidenza del Consiglio Presidente del Consiglio dei ministri Antonio Segni (DC) Carlo Russo (DC)Sottosegretario del Consiglio dei ministri Crescenzo Mazza (DC)Sottosegretario con delega per la stampa e le informazioni Alfredo Amatucci (DC)Sottosegretario con delega per la riforma della pubblica amministrazione Domenico Magrì (DC)Sottosegretario con delega per lo sport ed il turismoMinistri senza portafoglio Riforma della Pubblica amministrazione Giorgio Bo (DC) Cassa del Mezzogiorno Giulio Pastore (DC) Rapporti con il Parlamento Giuseppe Maria Bettiol (DC) Sport e Turismo(soppresso) Umberto Tupini (DC)Fino al 31/07/1959 MinisteroMinistri Sottosegretari di Stato Affari esteri Giuseppe Pella (DC) Carmine De Martino (DC) Alberto Folchi (DC) Interno Antonio Segni (DC) Guido Bisori (DC) Oscar Luigi Scalfaro (DC) Bilancio Fernando Tambroni (DC) Angelo De Luca (DC) Finanze Paolo Emilio Taviani (DC) Athos Valsecchi (DC) Giacomo Piola (DC) Tesoro Fernando Tambroni (DC)(ad interim) Alfonso Tesauro (DC) Guglielmo Schiratti (DC) Antonio Maxia (DC) Alfonso De Giovine (DC) Grazia e Giustizia Guido Gonella (DC) Lorenzo Spallino (DC) Difesa Giulio Andreotti (DC) Giovanni Bovetti (DC) Edoardo Martino (DC) Italo Giulio Caiati (DC) Industria e Commercio Emilio Colombo (DC) Eugenio Gatto (DC) Filippo Micheli (DC) Commercio con l'Estero Dino Del Bo (DC) Giovanni Spagnolli (DC) Agricoltura e Foreste Mariano Rumor (DC) Salvatore Mannironi (DC) Giacomo Sedati (DC) Lavori Pubblici Giuseppe Togni (DC) Tommaso Spasari (DC)Sottosegretario con delega ai rapporti con la Cassa del Mezzogiorno Antonio Pecoraro (DC) Lavoro e Previdenza sociale Benigno Zaccagnini (DC) Ferdinando Storchi (DC) Amos Zanibelli (DC) Angela Gotelli (DC) Trasporti Armando Angelini (DC) Giuseppe Garlato (DC)Fino al 24/02/1959 Domenico Colasanto (DC)Dal 24/02/1959 Augusto Fanelli (DC) Marina mercantile Angelo Raffaele Jervolino (DC) Francesco Turnaturi (DC) Poste e Telecomunicazioni Giuseppe Spataro (DC) Dario Antoniozzi (DC) Antonio Romano (DC) Pubblica Istruzione Giuseppe Medici (DC) Giovanni Battista Scaglia (DC)Fino al 15/12/1959 Maria Badaloni (DC)Dal 15/12/1959 Angelo Di Rocco (DC) Partecipazioni statali Mario Ferrari Aggradi (DC) Fiorentino Sullo (DC)Fino al 23/02/1959 Giuseppe Garlato (DC)Dal 24/02/1959 Sanità Camillo Giardina (DC) Beniamino De Maria (DC) Turismo e Spettacolo(istituito) Umberto Tupini (DC)Dal 29/08/1959 Domenico Magrì (DC)Dal 28/09/1959 Domenico Larussa (DC)Dal 28/09/1959Alti CommissariatiTurismo(soppresso) Pietro Romani (DC)Fino al 28/09/1959 Domenico Larussa (DC) Vice Alto Commissario<small>Fino al 28/09/1959<small>
Cronologia 1959
6 febbraio: Dopo lunghe consultazioni il capo dello Stato Giovanni Gronchi affida l'incarico di formare il nuovo governo ad Antonio Segni. Negli stessi giorni si svolge un congresso della sinistra del PSDI cui prendono parte, tra gli altri, Mario Zagari, Matteo Matteotti, Ezio Vigorelli, Corrado Bonfantini. Viene fondato il Movimento unitario di iniziativa socialista. Secondo i promotori del distacco il congresso del PSI ha realizzato compiutamente tutte le condizioni che erano state poste come premessa per la riunificazione dei due partiti socialisti. La defezione di questo gruppo rende impossibile un governo DC-PSDI. Emerge la possibilità di un tripartito coi liberali, cui Giovanni Malagodi si è detto disponibile ad alcune condizioni sulla parte economica del programma di governo.Stampa Sera, 9 febbraio 1959 10 febbraio: l'assemblea dei parlamentari DC conferisce a Segni un ampio mandato relativamente alla formula di governo. I monarchici dei due partiti che fanno capo ad Alfredo Covelli e ad Achille Lauro e i missini si dichiarano possibilisti nei confronti di un monocolore democristiano. PRI e PSDI sostengono un esecutivo di centro-sinistra. 12 febbraio: Segni presenta al capo dello Stato il nuovo governo, un monocolore DC 16 febbraio: si dimette la giunta siciliana guidata da Silvio Milazzo. Si forma una nuova giunta sostenuta dai voti della DC, del PLI, dei monarchici e del MSI. 20 febbraio: il ministro degli esteri Giuseppe Pella conferma il rifiuto opposto dalle autorità di frontiera italiane all'ingresso di due politici tirolesi per il centenario dell'insurrezione guidata da Andreas Hofer. Il governo deve inoltre smentire che esista una lista di tirolesi indesiderabili. L'Austria, da parte sua, smentisce il richiamo del proprio ambasciatore ventilata dalla stampa di Vienna. 21 febbraio: il cancelliere austriaco Julius Raab protesta ufficialmente per il divieto di ingresso in Italia dei due politici austriaci. Dichiara che il gesto getta un'ombra sulle relazioni dei due paesi e annuncia un ricorso all'ONU per l'applicazione integrale del Trattato di Parigi.Adone Zoli temporeggia sulla convocazione del Consiglio Nazionale della DC (previsto entro 20 giorni dalla costituzione di un nuovo governo) che deve affrontare la situazione interna del partito dopo le dimissioni dalla segreteria di Amintore Fanfani.Il Messaggero, 22 febbraio 1959 23 febbraio: consiglio dei ministri: sono approvate le linee programmatiche che Segni presenterà l'indomani alle due camere.Palmiro Togliatti evoca la costituzione di un nuovo Fronte Nazionale per combattere la collaborazione di fatto esistente tra la DC e la destra monarchica e missina. 24 febbraio: inizia alla Camera il dibattito sulle comunicazioni del Governo. Il 27 febbraio è approvata la fiducia con 333 voti favorevoli, 248 contrari e la sola astensione dell'on. Adriano Olivetti. Il Governo conta sull'appoggio esterno dei liberali. Votano a favore anche i monarchici dei due partiti di Covelli e Lauro e i missini e i tre rappresentanti della Südtiroler Volkspartei che non mancano, tuttavia, di protestare ufficialmente per il mancato ingresso in territorio italiano dei due politici austriaci.Inizia a Roma il primo congresso del Partito Radicale: a tre anni dalla fondazione non ha ancora lo statuto, una struttura organizzativa e una vera e propria linea politica. L'avv. Arrigo Olivetti, segretario nazionale, sostiene la necessità di battersi contro la clericalizzazione del Paese da parte della DC promuovendo uno schieramento di sinistra democratico. Tra le esigenze primarie dei radicali c'è l'abrogazione anche unilaterale dei Patti Lateranensi. 1º marzo: Palmiro Togliatti e Luigi Longo ribadiscono la necessità di formare un nuovo Fronte popolare, cui invitano PSI, PSDI e PRI. I tre partiti rifiutano ufficialmente. Giuseppe Saragat, ribadendo la necessità di una politica di centro-sinistra, dichiara che escludere i comunisti dal governo non è un atto di discriminazione ma un dovere per la legittima ed indispensabile difesa delle istituzioni democratiche. Benigno Zaccagnini, a sua volta, ribadisce la richiesta della DC al PSI di troncare i residui legami col PCI nei sindacati e nelle cooperative. Ezio Vigorelli solleva il problema della divisione interna del PSI, con una sinistra interna affine al PCI che di fatto isola il partito dal gioco democratico. Secondo Vigorelli Pietro Nenni può dare un buon esempio con un accordo o una separazione da quelli che d'ora in poi saranno chiamati i "carristi" del PSI.Il Messaggero, 2 marzo 1959 3 marzo: inizia al Senato il dibattito sulle comunicazioni del Governo: il 6 marzo è approvata la fiducia con 147 voti favorevoli e 97 contrari. 14-15 marzo: la corrente interna democristiana Iniziativa democratica, guidata da Amintore Fanfani è maggioritaria nella DC, si riunisce nel convento delle suore di Santa Dorotea, a Roma. In vista del consiglio nazionale la componente si spacca in due. Nasce la corrente dorotea, cui aderiscono, tra gli altri, Paolo Emilio Taviani, Mariano Rumor, Emilio Colombo, Benigno Zaccagnini, Aldo Moro, Luigi Gui e Antonio Segni. Alla corrente dorotea si contrappone Nuove cronache, nuovo nome di quanto rimane dei sostenitori di Fanfani, che vede fra i principali leader Arnaldo Forlani, Ettore Bernabei, Franco Maria Malfatti e Giovanni Gioia.
15-16 marzo: consiglio nazionale DC: a conclusione di un agitato dibattito e un forte scontro tra le varie posizioni interne le dimissioni di Amintore Fanfani sono accolte con 54 voti favorevoli e 37 contrari. Aldo Moro è eletto segretario del partito con 64 voti favorevoli e 26 schede bianche. La corrente di base di Fiorentino Sullo si schiera con Fanfani mentre i sindacalisti di Giulio Pastore si astengono da entrambe le votazioni. L’immissione di esponenti fanfaniani nella direzione nazionale ricompone i dissensi.
16 marzo: comitato centrale del PCI: Palmiro Togliatti, tornato dall'URSS, riferisce sul XXI congresso del PCUS e sostiene che in Unione Sovietica si è aperta la fase del passaggio dal socialismo al comunismo. 25 marzo: nella prospettiva della riunificazione socialista iniziano i colloqui tra dirigenti del PSI e i dissidenti del PSDI riuniti nel Movimento Unitario di Iniziativa socialista. 30 marzo-2 aprile: il governo dichiara che è in corso di perfezionamento l'accordo tra il governo italiano e gli Stati Uniti per l'installazione di basi missilistiche nel territorio italiano. I particolari dell'accordo rimangono segreti. Insorge l'opposizione comunista: mentre un editoriale de l'Unità definisce "utili idioti" i componenti del governo e della maggioranza si svolgono iniziative politiche e scioperi in tutta Italia contro l'accordo. 4 aprile: il cardinale Alfredo Ottaviani rinnova la scomunica contro i comunisti emessa nel 1949 e la estende ai socialisti e ai cattolici che, come Milazzo in Sicilia, favoriscono i comunisti. 10 aprile: il ministro degli esteri Giuseppe Pella dichiara alla commissione esteri della Camera che se la propria figlia dovesse correre il rischio di vivere in un regime comunista preferirebbe affrontare quello delle bombe atomiche americane. Il PCI ne chiede le immediate dimissioni. Palmiro Togliatti ritiene che un qualsiasi accordo di questo tipo doveva presupporre una trattativa, o almeno una consultazione, coi paesi del Patto di Varsavia. Il governo, chiamato a rispondere a decine di interrogazioni, rifiuta di sottoporre l'accordo sui missili al vaglio del parlamento. 11 aprile: dopo lunghe e laboriose trattative il Partito Nazionale Monarchico e il Partito Monarchico Popolare, divisi dal 1955 per volontà di Achille Lauro, si riuniscono nel Partito Democratico Italiano allo scopo di affrontare uniti la forte crisi elettorale del movimento, eroso nel sud dalla DC e nel nord dal PLI.Sciopero dei metalmeccanici, organizzato unitariamente da FIM, FIOM e UILM. Si registra una partecipazione del 95%.