La guerra sovietico-polacca (in polacco: wojna polsko-bolszewicka; ), nota anche come guerra polacco-bolscevica, fu un conflitto armato che vide contrapposti, tra il 1919 e il 1921, da una parte la Repubblica di Polonia, appena ricostituitasi come Stato indipendente dopo più di un secolo di dominazione straniera, e il governo nazionalista ucraino in esilio, e dall'altra la Russia sovietica già in lotta contro le armate controrivoluzionarie.
La guerra ebbe inizio con l'invasione polacca di Lituania, Bielorussia e Ucraina allo scopo di ricreare una Grande Polonia; tuttavia, l'Armata Rossa sovietica si riorganizzò e passò alla controffensiva infliggendo pesanti sconfitte all'esercito polacco, liberando i territori occupati e avanzando nel cuore della Polonia in direzione di Varsavia. Quando ormai la caduta della capitale polacca sembrava imminente e l'avanzata delle truppe bolsceviche russe inarrestabile, una controffensiva polacca portò alla sconfitta dei sovietici alle porte di Varsavia (il cosiddetto "miracolo della Vistola") e consentì alla Polonia di riguadagnare una parte del terreno perduto. La guerra si concluse con un compromesso tra le parti sancito dal trattato di Riga del marzo 1921 che portò a una spartizione della Bielorussia e dell'Ucraina tra la Russia sovietica e la Polonia. Alla neonata repubblica di Lituania, invece, i polacchi riuscirono a strappare la capitale, Vilnius.
Antefatti I motivi del conflitto Il conflitto scoppiò pressoché contemporaneamente alla decisione del febbraio 1919 dell'Oberkomando-Ostfront, l'alto comando dell'esercito tedesco dislocato lungo i confini orientali stabiliti dal trattato di Brest-Litovsk del 3 marzo 1918 fra l'Impero tedesco e la Russia bolscevica, di smobilitare facendo seguito all'armistizio di Compiègne dell'11 novembre 1918, i circa uomini schierati lungo i di frontiera, fra il golfo di Finlandia e il Mare d'Azov, lasciando vasti territori della Bielorussia e dell'Ucraina privi di controllo..
Il 6 novembre del 1916, nel pieno della prima guerra mondiale, l'Austria-Ungheria e l'Impero tedesco, nel tentativo di controllare il risorgente nazionalismo polacco, si erano accordati per la creazione di un "Regno di Polonia" autonomo nell'ex territorio russo del Regno del Congresso, che era stato occupato dagli Imperi centrali. Il 7 ottobre 1918, con gli Imperi centrali in via di disfacimento e la Russia precipitata nel caos della guerra civile seguita alla rivoluzione, il Consiglio di reggenza del "Regno di Polonia" a Varsavia proclamò l'indipendenza polacca con la riunificazione delle tre porzioni di territorio che prima della guerra erano sotto dominazione tedesca, russa e austro-ungarica, chiamando alla presidenza del nuovo Stato Józef Klemens Piłsudski che assunse subito dopo il grado di maresciallo e il ruolo di comandante in capo delle forze armate. Alla conferenza di Versailles l'assenza della Russia, per via della pace separata conclusa da Lenin con la Germania a Brest-Litovsk e del mancato riconoscimento della Russia sovietica da parte delle potenze vincitrici, impedì un accordo sulle frontiere orientali del nuovo Stato polacco.
Nella visione politica del neo-presidente polacco Piłsudski, la Polonia per poter sopravvivere nel nuovo ordine europeo, sorto sulle rovine della guerra, avrebbe dovuto diventare una potenza regionale: «La Polonia sarà una grande potenza, oppure non potrà esistere».. Egli pensava di poter raggiungere questo obiettivo legando a sé le piccole nazionalità che si estendevano a est e nord-est (Lituania, Bielorussia e Ucraina), le quali dovevano essere sottratte all'orbita d'influenza russa e portate in quella polacca. Per raggiungere tale obiettivo, Piłsudski tentò di far risorgere l'idea, cara al nazionalismo romantico polacco, della Confederazione polacco-lituana fondata nel XIV secolo dai re della dinastia degli Jagelloni: nell'idea di Piłsudski sarebbe dovuta nascere una nuova federazione, detta Międzymorze, formata dalle repubbliche indipendenti di Ucraina, Bielorussia e Lituania unite alla Polonia sotto il predominio di quest'ultima.
Questa ambiziosa idea naufragò immediatamente: i lituani, che nell'antica confederazione medievale erano la controparte politica della Polonia, erano animati da forte nazionalismo e per nulla disposti a rinunciare all'appena acquisita indipendenza; l'Ucraina era in uno stato di guerra civile e di caos istituzionale, segnato dall'esistenza di più entità statali separate con continui cambi di fazioni al potere, e teatro della lotta fra le truppe bolsceviche e le armate controrivoluzionarie, mentre i bielorussi erano poco interessati sia all'idea dell'indipendenza sia alle proposte di unione di Piłsudski..
Con sorprendente simmetria rispetto al diverso atteggiamento che gli storici polacchi e tedeschi avevano nei confronti della Drang nach Osten (la spinta dell'espansionismo tedesco verso oriente), a partire dal XIX secolo, mentre ucraini e bielorussi sottolineavano il carattere aggressivo e colonizzatore della spinta espansionista polacca, i polacchi ponevano l'accento sulla loro missione civilizzatrice nelle terre orientali, poco sviluppate e in ritardo rispetto al resto d'Europa.. Sotto la Confederazione polacco-lituana, l'aristocrazia polacca aveva colonizzato quella ucraina facendone scaturire due modelli di civiltà: quella signorile (polonizzata) e quella contadina (ruteno-ucraina).. Ma, nell'Impero russo, il risorgimento nazionale delle popolazioni ucraine e bielorusse coincise con la rivolta delle masse contadine contro la classe dei proprietari terrieri, polacchi o "polonizzati" se di origine lituana e ruteno-ucraina; per cui, mentre da una parte si faceva strada all'inizio del XX secolo un rinnovato sentimento polacco che trascendeva le frontiere imposte da Austria-Ungheria, Russia e Prussia, dall'altra venivano meno i rapporti tra le diverse nazioni precedentemente unite nell'Unione della Corona polacca e del Granducato di Lituania che rifiutavano questo nuovo processo di "polonizzazione" appunto perché invadeva il processo di maturazione della coscienza nazionale ucraina, lituana e bielorussa.. Questo carattere aggressivo del nazionalismo polacco sarebbe stato confermato già a partire dalla Costituzione polacca del 1921, per la quale i non polacchi erano formalmente cittadini a pieno titolo, ma de facto venivano considerati cittadini di serie B, con meno diritti dei polacchi veri e propri. Col passare degli anni i governi polacchi combatterono in modo sempre più fermo gli ucraini e i bielorussi che aspiravano a sviluppare la propria cultura: agli ucraini e ai bielorussi venne proibito di servirsi delle loro lingue nelle scuole. Le riforme agrarie nei territori orientali vennero bloccate dal timore che la redistribuzione delle terre avrebbe potuto avvantaggiare ucraini e bielorussi a danno dei proprietari terrieri polacchi. Agli ebrei venne preclusa la possibilità di accedere ai diritti collettivi come minoranza e vennero respinte le rivendicazioni autonomistiche ucraine nella Galizia orientale..
Oltretutto, la proposta di Piłsudski era alquanto ambigua: egli non precisò mai che cosa intendesse effettivamente realizzare, per cui la sua idea di federazione restò qualcosa di astratto, una specie di sogno trasferito nel nuovo secolo direttamente dal nazionalismo romantico polacco dell'Ottocento, come lo era d'altra parte la sua idea di "nazione polacca", slegata sia dal concetto di etnia sia da quello di territorio. Nell'idea di Piłsudski le due entità della vecchia confederazione, Polonia e Lituania, avrebbero dovuto avere in comune difesa e politica estera mantenendo la propria indipendenza amministrativa, ma una tale idea aveva ben poca attrattiva per i lituani, gli ucraini e i bielorussi contemporanei di Piłsudski che in essa videro semplicemente una maschera dell'imperialismo polacco.. Infatti, molti di loro sospettarono che la proposta di federazione, alla fine, non fosse altro che scambiare la tutela delle grandi potenze con qualcosa che li avrebbe tutelati meno rendendoli nel contempo mero "oggetto" di una sfera d'influenza polacca..
D'altra parte Piłsudski, nei fatti, era ben poco romantico quanto piuttosto molto realista e ben conscio che le frontiere all'interno degli ex imperi russo, tedesco e austro-ungarico sarebbero state decise con la forza delle armi.. Nel 1919 scrisse all'amico Leon Wasielewski:.
E riguardo alla Russia:.
In più, gli Alleati occidentali erano contrari alla proposta di Piłsudski, nella quale intravedevano null'altro che il tentativo della Polonia di espandersi a spese della Russia. Sia i francesi sia i britannici chiesero ai polacchi, almeno in un primo momento, di limitare le frontiere orientali a quelle corrispondenti a una divisione etnica, vedendo nella Russia bolscevica solo uno stato temporaneo di cose che presto sarebbe stato spazzato via dalle armate bianche da essi attivamente supportate.
Sul versante sovietico, non esistendo una definita strategia di politica estera su base nazionale, la situazione era molto più fluida: la sopravvivenza stessa della rivoluzione era a rischio e per molti i polacchi, in collusione con le armate bianche e le potenze occidentali, tentavano di distruggere militarmente la Russia bolscevica o quantomeno di privarla di un'ampia parte del suo territorio al fine di indebolirla economicamente e ridurla alla mercé degli Stati confinanti: correlato a questo timore, era il desiderio di spingere le frontiere il più lontano possibile dal centro della Russia. Invece, quella parte dellélite sovietica che non credeva nella possibilità della rivoluzione di sopravvivere senza diffondersi, vide nell'invasione polacca e nella susseguente guerra l'opportunità di esportare la rivoluzione in Europa. Questi obiettivi in qualche modo contrastavano l'uno con l'altro: il desiderio di espandere la rivoluzione incoraggiò l'assunzione di posizioni rischiose e precluse il consolidamento delle posizioni territoriali raggiunte; le preoccupazioni riguardo alla sopravvivenza del regime esacerbarono i sospetti sui reali obiettivi polacchi e sulla possibilità di una grande coalizione antibolscevica minando la possibilità di raggiungere un accordo..
In sostanza, mentre la Russia era indebolita dalla guerra civile, la Polonia intravide l'opportunità di espandersi verso est: i polacchi colsero l'occasione e avanzarono; mentre per i sovietici la guerra fu sia una risposta all'aggressione polacca sia un'opportunità di esportare a ovest la rivoluzione..
La situazione geo-politica