Il Governo Craxi II è stato il quarantatreesimo esecutivo della Repubblica Italiana, il secondo della IX legislatura.
Esso, nato in seguito alle dimissioni del governo precedente, rimase in carica dal 1º agosto 1986 al 18 aprile 1987 (sebbene già dimissionario dal precedente 9 aprile), per un totale di 260 giorni, ovvero 8 mesi e 17 giorni.
Ottenne la fiducia dal Senato della Repubblica il 6 agosto 1986, con 181 voti favorevoli e 114 contrari.
Ottenne la fiducia dalla Camera dei deputati l'8 agosto 1986, con 352 voti favorevoli e 227 contrari.
Diede le per la prima volta le dimissioni il 3 marzo 1987 per poi reiterarle il 9 aprile a causa del rifiuto di Craxi di accettare il Patto della staffetta fatto con De Mita.
Storia
Il secondo governo di Bettino Craxi nasce con quello che la stampa definisce il patto della staffetta. L'accordo, stretto con Ciriaco De Mita, limita l'esecutivo a guida socialista fino a marzo, mese in cui la mano dovrà essere passata a un presidente democristiano che dovrà condurre il parlamento alla scadenza naturale della legislatura. Di questo accordo, oltre ai due leader, è testimone il solo deputato democristiano Riccardo Misasi e non c'è niente di scritto. Dopo mesi di omertà sull'argomento della staffetta si comincia a parlare insistentemente alla fine dell'anno, e si fa il nome di Andreotti per la successione. Sia il PSI, sia gli altri alleati di governo, tuttavia, non considerano l'operazione automatica, la subordinano a una rinegoziazione dei patti e del programma di governo, e tutto finisce con le clamorose dichiarazioni televisive di Craxi, che manda tutto a monte e presenta le dimissioni.
Compagine di governo Appartenenza politica L'appartenenza politica dei membri del Governo, al momento dell'insediamento, si può così riassumere:
Partito Presidente Ministri Sottosegretari Totale 1 5 14 20 - 16 32 48 - 3 6 9 - 3 5 8 - 2 4 6Totale 1 29 61 91
Provenienza geografica La provenienza geografica dei membri del governo si può così riassumere: RegionePresidenteMinistriSottosegretariTotale14611 -123 -5510 -3710 -369 -448 -268 -167 -145 -224 -134 -123 -123 - -22 - -22 - -11 - -11
Situazione parlamentare Camera Collocazione Partiti SeggiCamera dei Deputati Maggioranza Pentapartito (366): DC (225), PSI (73), PRI (29), PSDI (23), PLI (16) Appoggio esterno Misto (4) Opposizione PCI (198), MSI-DN (42), PR (11), DP (7), Misto (2)Senato della Repubblica Maggioranza Pentapartito (185): DC (120), PSI (38), PRI (12), PSDI (8), PLI (6) Appoggio esterno Misto (8) Opposizione PCI (108), MSI-DN (18), Misto (1)
Il Governo godeva dell'appoggio dei seguenti partiti o gruppi presenti in Parlamento:
Democrazia Cristiana; Partito Socialista Italiano; Partito Repubblicano Italiano; Partito Socialista Democratico Italiano; Partito Liberale Italiano; Südtiroler Volkspartei (appoggio esterno); Union Valdôtaine (appoggio esterno).
Composizione CaricaTitolare SottosegretariPresidenza del Consiglio dei ministri Sottosegretari di Stato alla Presidenza del Consiglio Presidente del Consiglio dei ministri Bettino Craxi (PSI) Giuliano Amato (PSI)Segretario del Consiglio dei ministri Pasquale Lamorte (DC) Nicola Trotta (PSI)Sottosegretari con delega agli Interventi nel Mezzogiorno Vicepresidente del Consiglio dei ministri Arnaldo Forlani (DC)Ministri senza portafoglio Funzione Pubblica Remo Gaspari (DC) Coordinamento della Protezione civile Giuseppe Zamberletti (DC) Affari regionali Carlo Vizzini (PSDI) Coordinamento delle Politiche comunitarie Fabio Fabbri (PSI) Coordinamento delle iniziative per la Ricerca scientifica e tecnologica Luigi Granelli (DC) Rapporti con il Parlamento Oscar Mammì (PRI) Interventi straordinari nel Mezzogiorno Salverino De Vito (DC) MinisteroMinistri Sottosegretari di Stato Affari esteri Giulio Andreotti (DC) Susanna Agnelli (PRI) Francesco Cattanei (DC) Bruno Corti (PSDI) Francesco Forte (PSI)Sottosegretario con delega alla fame nel mondo Mario Raffaelli (PSI) Interno Oscar Luigi Scalfaro (DC) Paolo Barsacchi (PSI)(fino al 4 ottobre 1986) Valdo Spini (PSI)(dal 26 novembre 1986) Adriano Ciaffi (DC) Raffaele Costa (PLI) Angelo Pavan (DC) Grazia e Giustizia Virginio Rognoni (DC) Luciano Bausi (DC) Cesarino Dante Cioce (PSDI) Salvatore Frasca (PSI) Bilancio e Programmazione economica Pier Luigi Romita (PSDI) Alberto Aiardi (DC) Alberto Ciampaglia (PSDI) Finanze Bruno Visentini (PRI) Franco Bortolani (DC) Carlo Merolli (DC) Raffaele Russo (DC) Domenico Susi (PSI) Tesoro Giovanni Goria (DC) Beniamino Finocchiaro (PSI) Carlo Fracanzani (DC) Gianni Ravaglia (PRI) Eugenio Tarabini (DC) Difesa Giovanni Spadolini (PRI) Tommaso Bisagno (DC) Vittorio Olcese (PRI) Giuseppe Pisanu (DC) Silvano Signori (PSI) Pubblica istruzione Franca Falcucci (DC) Domenico Amalfitano (DC) Luigi Covatta (PSI) Mario Dal Castello (DC) Giuseppe Fassino (PLI) Lavori Pubblici Franco Nicolazzi (PSDI) Gaetano Gorgoni (PRI) Mario Tassone (DC) Agricoltura e Foreste Filippo Maria Pandolfi (DC) Giulio Santarelli (PSI) Mariotto Segni (DC) Trasporti Claudio Signorile (PSI) Niccolò Grassi Bertazzi (DC) Giuseppe Santonastaso (DC) Poste e Telecomunicazioni Antonio Gava (DC) Giuseppe Avellone (DC) Giorgio Bogi (PRI) Giuseppe Demitry (PSI) Industria, Commercio ed Artigianato Valerio Zanone (PLI) Angelo Cresco (PSI) Savino Melillo (PLI) Nicola Sanese (DC) Giorgio Santuz (DC) Lavoro e Previdenza sociale Gianni De Michelis (PSI) Andrea Borruso (DC) Gianfranco Conti Persini (PSDI) Pietro Mezzapesa (DC) Commercio con l'Estero Rino Formica (PSI) Gianfranco Rocelli (DC) Alberto Rossi (DC) Marina mercantile Costante Degan (DC) Silvano Costi (PSDI) Antonino Murmura (DC) Partecipazioni statali Clelio Darida (DC) Delio Meoli (PSI) Angelo Picano (DC) Sanità Carlo Donat-Cattin (DC) Paola Cavigliasso (DC) Saverio D'Aquino (PLI) Gualtiero Nepi (DC) Turismo e Spettacolo Nicola Capria (PSI) Luciano Faraguti (DC) Beni culturali ed ambientali Antonino Pietro Gullotti (DC) Giuseppe Galasso (PRI) Ambiente Francesco De Lorenzo (PLI) Giorgio Postal (DC)
Cronologia 1986 Giugno 28 giugno: nelle prime ore successive alle dimissioni Craxi si dichiara disponibile al reincarico e pone la condizione di un ampio rimpasto nella composizione dell'esecutivo. La DC si dichiara favorevole ma pone la condizione di un governo a termine, che traghetti il parlamento fino alla legge finanziaria per poi lasciare il posto a un democristiano.Il messaggero, 29 giugno 1986 30 giugno: su ricorso presentato da un gruppo di genitori il TAR del Lazio sospende l'efficacia delle circolari predisposte dal ministro uscente della pubblica istruzione, Franca Falcucci. Tra le altre disposizioni è sospeso l'obbligo di scegliere se avvalersi o meno dell'insegnamento religioso entro il 7 luglio. I moduli, secondo i giudici amministrativi, non prevedono l'indicazione della materia alternativa, ed inoltre non è contemplato il caso in cui non venga espressa alcuna scelta. Il ministero fa ricorso al Consiglio di Stato.
1-3 luglio: il capo dello Stato riceve le delegazioni di tutti i partiti. In quella del partito Radicale Enzo Tortora, detenuto ai domiciliari, può recarsi al Quirinale con l'autorizzazione del giudice e con l'obbligo di rientrare a Milano in serata. Per la DC Ciriaco De Mita dichiara di voler risolvere il problema del voto segreto e di voler salvare la legislatura senza però accettare tutte le richieste dei socialisti; Alessandro Natta sostiene che il pentapartito non ha prospettive e dice no ad un ipotetico governo balneare. Il PCI appoggerà un esecutivo che rappresenti l'alternativa di sinistra o un governo in cui sia rappresentato con propri ministri; socialdemocratici, repubblicani e liberali accusano DC e PSI di aver voluto di fatto la crisi ma non trovano l'accordo per presentarsi come un polo laico-socialista unito.Il ministro uscente della pubblica istruzione ignora la sospensione del TAR e dichiara che tutto procederà come stabilito dalle circolari. Quasi tutti i partiti chiedono che si riveda l'intesa tra la Conferenza Episcopale Italiana e lo Stato italiano.Il messaggero, 2-4 luglio 1986 4 luglio: dopo il fallimento di un vertice tra Craxi e De Mita il capo dello Stato affida un mandato esplorativo al presidente del Senato, Amintore Fanfani. Le previste reazioni contrariate dei partiti minori, che al momento concordano unicamente sul reincarico al presidente uscente, fanno ritenere che la decisione di Cossiga sia finalizzata a prendere tempo.Il messaggero, 5 luglio 1986 7 luglio: dopo un'ipotesi di rinvio del governo alle camere, seppure con una squadra rinnovata, la crisi di governo torna in alto mare. La DC è disponibile a rinnovare la fiducia a Craxi a condizione che il governo non vada oltre il 31 dicembre, e comunque non oltre l'approvazione della legge finanziaria. Ciriaco De Mita dichiara in un'intervista che la posizione socialista è funzionale solo al reincarico del presidente; Claudio Martelli risponde che i governi a termine non esistono nella Costituzione.La giunta per il regolamento della Camera riprende l'esame della riforma del voto segreto. Le opposizioni, contrarie alle modifiche, sostengono che garantisce la libertà dei parlamentari sancita dalla Costituzione, e rifiutano tutte le proposte emerse in precedenti riunioni.Il messaggero, 8 luglio 1986
10 luglio: dopo una informale esplorazione di Giovanni Spadolini, che come Fanfani ha preso atto del no di Craxi a guidare un governo a tempo, il capo dello Stato affida a Giulio Andreotti l'incarico di formare un nuovo governo. Il mandato è il più ampio possibile per le poche probabilità di riuscita. A nome del PSI, che ha riunito la propria direzione, Salvo Andò minaccia rotture nelle giunte a cinque locali (a cominciare da quella di Nicola Signorello a Roma, già minata da contrasti nella DC capitolina) mentre Enrico Manca si dichiara stupito dell'iniziativa e che il ministro degli Esteri uscente abbia accettato.Il messaggero, 11 luglio 1986 17-21 luglio: dopo quasi una settimana di consultazioni infruttuose Andreotti sale al Quirinale per chiedere a Cossiga una proroga del suo incarico. L'alternativa del momento è il rinvio del governo alle camere (sostenuto da socialdemocratici, repubblicani e liberali) o il ricorso a elezioni anticipate (chieste da tutte le opposizioni, comunisti esclusi). Il fine settimana passa tuttavia senza ulteriori novità; il presidente incaricato ne prende atto e comunica ufficialmente la propria rinuncia. Contro il parere della DC il capo dello Stato rinuncia ad un nuovo giro di consultazioni e conferisce un secondo incarico al presidente del consiglio uscente. A nome dell'ufficio politico democristiano Clemente Mastella, portavoce di De Mita, esprime rispetto per la decisione ma precisa che la DC restituirà al leader socialista tutti i no che ha rivolto ad Andreotti.Il messaggero, 18-22 luglio 1986 21 luglio: la Corte dei conti rende nota l'analisi del bilancio dello Stato per il 1985. I giudici contabili paragonano l'Italia ad un padrone di casa sprovveduto che non programma le spese, lascia prolificare i debiti e ricorre ai risparmi per fronteggiare uscite non previste. Il saldo netto da finanziare è peggiorato del 17,8% sfiorando i 125.000 miliardi, conseguenza di una maggiore spesa di 56.500 miliardi (+19%) compensata da soli 23.000 miliardi (+11,2%) di incremento nelle entrate. Nonostante i provvedimenti adottati in materia tributaria anche nel 1985 si è aumentata l'imposizione diretta a scapito del potenziamento dell'IVA e non si è messa mano all'evasione fiscale.Il messaggero, 22 luglio 1986