Conosciuto anche con l'acronimo di Rambam (RaMBaM, , ovvero Rabbī Mōsheh ben Maymōn), Mosè Maimonide divenne, grazie al suo enorme lavoro di analisi del Talmud e sistematizzazione dell'Halakhah, il rabbino e filosofo ebreo di maggior prestigio e influenza del Medioevo; le sue opere di diritto ebraico vengono ancora oggi ritenute le migliori nell'ortodossia e sono, insieme al commentario di RashiW. Doniger; M. Eliade (a cura di). Op. cit., pag. 907., un caposaldo indispensabile della letteratura rabbinica.

Contesto storico Gli ebrei nella Spagna islamica furono tollerati, arrivando a prosperare sotto tutti i punti di vista sotto il Califfato di Cordova, nel periodo delle Taifa (le città-stato indipendenti rette da un emiro che si vennero a creare dopo la fine del Califfato di Cordova) e sotto la dinastia almoravide. Questi periodi di tolleranza vennero bruscamente interrotti dall'avvento al potere della dinastia almohade, che spodestò gli Almoravidi nel XII secoloVoce "Almohads" della Encyclopaedia Judaica. Con l'avvento degli Almohadi cessò l'epoca d'oro della cultura ebraica in Spagna.

Biografia

Nato in Spagna nel 1135 durante la dominazione musulmana, studiò la Tōrāh sotto la guida di suo padre Maimon e del rabbino Joseph ibn Migash. Nel 1148 Cordova venne conquistata dagli Almohadi che deposero i più tolleranti Almoravidi. Gli Almohadi, il cui oltranzismo li portò ad avviare contro gli ebrei e i cristiani una vera azione di persecuzione, sia in al-Andalus sia in Nordafrica, offrendo loro come alternativa alla morte l'esilio o la conversione all'Islam, in completo spregio della tradizione che nei confronti della "Gente del Libro" (Ahl al-Kitāb) esige solo la sottomissione politica e il pagamento dell'imposta di "protezione" (jizya), erano una dinastia di berberi originaria dell'attuale Marocco. Quando gli Almohadi furono a loro volta deposti, la Spagna islamica tornò alla sua politica di tolleranza verso cristiani ed ebrei.

Nei dieci anni seguenti, la sua famiglia si spostò nel sud della Spagna tentando di sfuggire la conquista almohade ma finì per fermarsi, nel 1160, a Fès nell'odierno Marocco (anch'esso sotto il controllo almohade), dove riuscì a farsi passare per musulmana, finché - anche a causa della crescente popolarità dell'ingegno di Moshe - non vennero scoperti. A Fès, Maimonide studiò nell'università al-Qarawiyyin e proprio qui iniziò una approfondita conoscenza di Ippocrate e dei suoi insegnamenti in ambito medicoMOSÈ MAIMONIDE, FILOSOFO E MEDICO NELL'OTTAVO CENTENARIO DELLA SUA MORTE, di S. Signorelli, S. Tolomelli, M. Mengoli - Unità Operativa di Medicina Interna, Ospedale San Sebastiano, Correggio (PDF)., sempre a Fès studiò l'evoluta medicina islamica del tempo.

Già attorno al 1158 iniziò la stesura di alcune opere: un trattato in ebraico sul calendario e un trattato in arabo di logica, probabilmente il suo unico scritto a carattere strettamente filosofico. Iniziò al contempo la creazione del Commento alla Mishna, trattazione giuridica dell'etica ebraica che lo vedrà impegnato per buona parte della sua vita. A Fez scrisse anche una Risāla (Epistola) contro l'apostasia.

Di fronte alla forte probabilità di finire giustiziati come apostati, i membri della sua famiglia fuggirono dal Maghreb estremo per raggiungere, toccando Acri, Hebron e Gerusalemme, l'antica città del Cairo, al-Fustāt.

In Egitto egli poté portare a compimento nel 1168 la prima versione del Mishneh Torah e, a seguito di numerosi eventi luttuosi che colpirono anche la sua famiglia, finire lo studio della medicina. Secondo la tradizione, è nel 1171 che assunse il ruolo di nagid (Principe, guida) della locale comunità ebraica, assolvendo anche ai doveri connessi di trattare la liberazione per riscatto dei prigionieri musulmani, fatti prigionieri nel corso delle Crociate dell'epoca.La carica fu mantenuta da suo figlio Avraham Maimonide e dai loro discendenti fino al XIV secolo. Negli stessi anni compose anche opere minori di carattere dottrinario e nel 1180 ca. concluse definitivamente il Mishneh, nella forma che possiede tutt'oggi, e dieci anni dopo La guida dei perplessi.

L'ultimo ventennio di Maimonide si dimostrò essere il più fecondo dal punto di vista della produzione letteraria e nei successi della carriera: dimostrò il suo attaccamento alla professione medica compilando alcuni trattati in lingua araba su diversi argomenti, dall'igiene ai veleni, e diventando attorno al 1185 medico personale del visir al-Qāḍī al-Fāḍil al-Baysāmī, ministro per l'Egitto di Saladino (Ṣalāḥ al-Dīn). I suoi trattati divennero influenti per generazioni di medici. Conosceva la medicina greca e araba, e seguiva i principi della teoria umorale nella tradizione di Galeno, senza però accettare ciecamente autorità passate ma usando invece il proprio senso di osservazione e la propria vasta esperienza. Nei suoi scritti medici Maimonide non cercava di esplorare nuove idee, bensì di interpretare opere autorevoli già esistenti nel campo, in modo da renderle accettabili. Nelle sue interazioni coi pazienti, dimostrava attributi che oggigiorno verrebbero chiamati consapevolezza interculturale e rispetto per l'autonomia del paziente. Sebbene scrivesse frequentemente del suo desiderio di solitudine per potersi avvicinare sempre di più a Dio e approfondire le sue riflessioni – elementi considerati essenziali per un'esperienza profetica secondo la sua filosofia - dedicò quasi tutto il suo tempo alla cura degli altri.Abraham Joshua Heschel, Maimonides (New York, Farrar Strauss, 1982), Cap. 15, "Meditation on God," pp. 157–162, e anche pp. 178–180, 184–185, 204 e segg. Vedi anche Isadore Twersky (ed.), A Maimonides Reader (New York, Behrman House, 1972), che inizia la sua "Introduzione" con i seguenti commenti, p. 1: "La biografia di Maimonide fa subito pensare ad un grande paradosso. Filosofo di temperamento e ideologia, devoto zelante alla vita contemplativa, descriveva eloquentemente l'ambita serenità della solitudine e l'esuberanza spirituale della meditazione, ciò nonostante condusse una vita inesorabilmente attiva, che regolarmente lo portava sull'orlo dell'esaurimento". In una famosa lettera, Maimonide descrive la sua routine quotidiana: dopo avere visitato il palazzo del Sultano, arrivava a casa stanco e affamato, e trovava "anticamere piene di gentili ed ebrei ... allora li visitavo e scrivevo ricette per curare le loro afflizioni ... fino a sera ... e diventavo estremamente debole."Responsa Pe'er HaDor, p. 143. Continua poi a scrivere in questa lettera che anche di Shabbat riceveva membri della sua comunità.

Appare rimarchevole che, nonostante tutto ciò, riuscisse anche a includere la composizione di voluminosi trattati, non solo di medicina e altri studi scientifici, ma anche alcune delle opere più influenti, profonde e sistematiche sull'Halakhah (legge rabbinica) e la filosofia ebraica che siano mai state scritte nel Medioevo.Queste opinioni critiche delle sue opere si trovano in quasi tutti gli studi accademici che riguardano l'operato, l'importanza e la figura di Maimonide. Cfr. tra gli altri l'Introduzione di Howard Kreisel, nel suo saggio "Moses Maimonides", in History of Jewish Philosophy, ed. Daniel H. Frank & Oliver Leaman, II ed. (New York e Londra, Routledge, 2003), pp. 245–246. È stato inoltre asserito che questo suo "incessante faticare" gli abbia rovinato la salute e causato una morte prematura a 69 anni.Questa osservazione sull'"incessante faticare" e le sue deboli condizioni di salute è di Salo Baron, "Moses Maimonides", in Great Jewish Personalities in Ancient and Medieval Time, edito da Simon Noveck ("B'nai B'rith Department of Adult Jewish Education", 1959), p. 227, in cui Baron cita anche parte della lettera di Maimonide a Ibn Tibbon in merito al suo regime quotidiano che includeva il sabato. I suoi scritti rabbinici sono tuttora una fonte fondamentale e "senza confronti" per gli ebrei religiosi contemporanei.

Gli ultimi anni della sua vita trascorsero in relativa pace, rispettato e onorato tanto nel mondo arabo in qualità di filosofo, quanto nelle comunità europee della diaspora come medico e maestro. Morì il 13 dicembre del 1204,La data di morte a volte è data come 12 dicembre 1204. Cfr. Hyman E. Goldin, Kitzur Shulchan Aruch – Code of Jewish Law, Premessa alla nuova ed. (New York: Hebrew Publishing Company, 1961) amato e compianto. Si crede che venisse per breve tempo sepolto nello studio (Beth midrash, , "Casa dell'Apprendimento") presso la corte della sinagoga e che, poco dopo e secondo i suoi desideri, la salma fosse esumata e portata a Tiberiade per una sepoltura definitiva.The Life of Maimonides"Jewish National and University Library". La Tomba di Maimonide sulla sponda occidentale del Mare di Galilea a Israele segna la sua collocazione, a volte contestata dagli ebrei cairoti che tradizionalmente affermano sia rimasto sepolto in Egitto."The End of the Exodus from Egypt" su hsje.org HaAretz Daily Newspaper, Israele: Amiram Barkat, 21 aprile 2005.

Maimonide e sua moglie, figlia di un certo Mishael ben Yeshayahu Halevi, ebbero un figlio che sopravvisse fino alla maturità,אגרות הרמב"ם מהדורת שילת Abraham, riconosciuto come grande studioso e che succedette a suo padre come NagidNagid, , è un termine ebraico che significa "principe" o "capo". Tale titolo veniva spesso attribuito ai leader religiosi delle comunità ebraiche sefardite durante il Medioevo, generalmente in Egitto. e medico di corte all'età di diciotto anni. Onorò grandemente la memoria del genitore e nel corso di tutta la sua carriera difese gli scritti paterni contro i critici. La funzione di Nagid venne tenuta dalla famiglia di Maimonide fino alla fine del XIV secolo.

Maimonide è grandemente rispettato in Spagna e una sua statua si trova a Cordova, presso l'unica sinagoga della città che non fu distrutta durante le persecuzioni. Non più utilizzata come luogo di culto ebraico, la sinagoga è aperta al pubblico. Sempre a Cordova, una sala della Casa de Sefarad è dedicata ai suoi studi.

Si dice che Maimonide fosse un discendente di Re David, sebbene egli non lo abbia mai affermato.

Opere religiose e mediche

Maimonide compose sia opere di ebraismo sia testi di medicina. La gran parte delle opere di Maimonide fu scritta in arabo. Il Mishneh Torah, però, venne redatto in ebraico, la lingua della Tōrāh. Di particolare importanza per lo studio dell'ebraismo sono: la Makalā fī ṣināʿat al-mantiq in arabo o Millot ha-Higgayon in ebraico (Trattato di Logica, 1158), scritto in arabo e tradotto da Moses ibn Tibbon, rabbino occitano del XIII secolo, oggetto di molte edizioni e traduzioni, una delle prime in latino (1527). Il Pirush Hamishnayot (Commentario alla Mishnah, 1158), scritto in arabo, fu uno dei primi commentari per il grande pubblico; condensa i dibattiti talmudici e offre le sue soluzioni in svariati casi dubbi. L'introduzione generale e le introduzioni alle varie sezioni sono state ampiamente citate dagli autori successivi; la più nota è quella al decimo capitolo del trattato Sanhedrin, dove elenca i tredici articoli di fede dell'ebraismo, che fu tradotta in ebraico da Samuel ben Judah ibn Tibbon, un rabbino occitano suo contemporaneo.