Le capitolazioni dell'Impero ottomano erano contratti conclusi tra l'Impero ottomano e varie potenze europee e costituivano contratti giuridici veri e propri per cui i sultani ottomani accordavano diritti e privilegi agli stati cristiani in favore dei sudditi di questi ultimi, presenti a diverso titolo sul territorio ottomano, come una sorta di estensione dei diritti e privilegi di cui quelle stesse potenze europee avevano goduto all'epoca dell'Impero bizantino, poi conquistato dagli Ottomani.
Status La natura delle capitolazioni va esaminata in base a due aspetti distinti: in turco-ottomano la parola utilizzata era ʿahd nameh, mentre un "trattato" era indicato come muʿahad. La prima parola aveva un significato di "concessione", mentre la seconda indica un impegno reciproco. Tuttavia, anche se, per la loro controversa natura, non si possa comprendere le capitolazioni turche nell'ambito del diritto internazionale, a seguito delle successive e reiterate conferme pattizie, esse finirono per attribuire dei diritti perfetti e non mere concessioni octroyées del sultano.
Le capitolazioni turche, infatti, pur definite ʿahd nameh, erano in genere atti giuridici bilaterali in cui trovavano acconcia sistemazione gli accordi intervenuti tra le parti contraenti, e facevano quindi parte del diritto internazionale pattizio. In base alle capitolazioni e ai successivi trattati di conferma delle stesse, realizzati tra la Sublime porta e gli altri Stati, gli stranieri residenti in Turchia risultavano sottoposti alle leggi dei rispettivi Paesi.
Tale interpretazione, tuttavia, non era comunemente accettata dall'Impero ottomano, che considerava il regime capitolare come una particolare forma del diritto interno, in quanto genericamente previsto dalla legislazione islamica che accordava alle popolazioni non-musulmane una semi-autonomia per le questioni riguardanti il loro status personaleLivio Missir de Lusignan, Familles Latines de l'Empire Ottoman, Les éditions Isis, Istanbul, 2004, pag. 43.
Storia Capitolazioni tra gli Stati italiani e l'Impero ottomano Le capitolazioni traevano origine dal regime giuridico delle concessioni territoriali che le repubbliche marinare avevano ottenuto dall'Impero bizantino per la fondazione delle loro basi commerciali. In tali insediamenti, era riconosciuta ai cittadini di tali repubbliche la libertà di commercio e il diritto di essere sottoposti alle giurisdizioni nazionali.
Con la progressiva espansione del dominio ottomano, i privilegi delle antiche "colonie" straniere furono spesso confermati in base ad accordi con le autorità musulmane, le quali, infatti, erano autorizzate a concedere la speciale "protezione" (dhimma) che legislazione islamica riconosce agli Ahl al-Kitāb (), lett. "gente del libro", cioè ai fedeli di quelle religioni che fanno riferimento a testi ritenuti di origine divina dallo stesso Islam: Tōrāh per gli ebrei, Injīl per i cristiani, ecc., in cambio di una generica lealtà nei confronti della umma islamica dal punto di vista esclusivamente politico. Al cristiano (o all'ebreo) la legge islamica garantiva libertà di culto, la gestione e il restauro dei loro luoghi sacri (sia pur limitata alle sole edificazioni esistenti) e l'auto-amministrazione per quanto attiene alcuni diritti della persona, patrimoniali e commerciali. La prima di queste concessioni sembra che sia stata ottenuta dalla Repubblica di Pisa nel 1173 dal sultano SaladinoMarta Petricioli, Oltre il mito. L'Egitto degli Italiani (1917-1947), B. Mondadori, Milano, 2007.
Nel 1453, con la conquista turca di Costantinopoli, i genovesi dell'insediamento coloniale di Galata, situato nella sponda opposta del Corno d'Oro, contrattarono con il sultano Maometto II un regime capitolare che confermava tutti i privilegi esistenti e ne otteneva di nuovi, da applicarsi a tutti i cittadini della repubblica residenti nell'imperoLivio Missir de Lusignan, cit., pag. 18. L'anno successivo (1454) anche il veneziano Bartolomeo Marcello stipulò una analoga capitolazione per i cittadini della Serenissima. Anche Firenze ebbe le sue capitolazioni, come pure Ancona, e queste antiche capitolazioni furono poi di modello a quelle che stipulò la Francia nel 1535 e più tardi l'AustriaSherif El Sebaie, Gli intoccabili, in: .
Nel 1566, con la conquista turca del più importante possedimento genovese nel Mar Egeo e cioè dell'isola di Chio, il sultano ottomano concesse all'intera “nazione latina” esistente nell'Impero (cioè i cattolici) il particolare regime capitolare della giurisdizione esclusiva e diretta del papaLivio Missir de Lusignan, cit., pag. 40. Successivamente, il regime capitolare si estese anche ai sudditi del Regno delle due Sicilie e del Regno di Sardegna, e quindi del Regno d'Italia, residenti nell'Impero ottomano.
Capitolazioni con la Francia
La Francia aveva già firmato un primo trattato o capitulations con il Sultanato mamelucco del Cairo nel 1500, durante il regno di Luigi XII, con il quale il sultano d'Egitto faceva alcune concessioni ai francesi e ai catalani. Questo trattato venne confermato dall'Impero ottomano quando conquistò il Sultanato mamelucco nel 1517, a seguito della guerra turco-mamelucca.
Francesco I fu il primo re di Francia che strinse un'alleanza con l'Impero ottomano, portando all'alleanza franco-ottomana. A ciò fu sollecitato non dallo spirito crociato, ma dal desiderio di rompere in Europa il potere dominante della casa imperiale degli Asburgo d'Austria: obbligando l'Austria ad usare le sue forze per la difesa contro i turchi in Oriente, sperava di indebolirla e metterla in condizione di non aumentare o mantenere il suo potere in Occidente.
Gli altri re francesi fino a Luigi XV seguirono la stessa politica, che, qualunque siano le critiche in merito, fu favorevole al cristianesimo nel Levante; difendendo gli interessi con zelo cristiano presso la Sublime porta, speravano di giustificare la loro alleanza con gli infedeli, che era una fonte di scandalo anche in Francia. Già nel 1528, Francesco I si era appellato a Solimano il Magnifico per ripristinare ai cristiani di Gerusalemme una chiesa, che i turchi avevano trasformato in moschea. Il sultano si rifiutò sulla base del fatto che la sua religione non avrebbe permesso l'alterazione dell'uso di una moschea, ma promise di mantenere i cristiani in possesso di tutti gli altri luoghi occupati da loro e di difenderli contro ogni oppressione.
Tuttavia, la religione non fu oggetto di una convenzione formale tra la Francia e l'Impero ottomano prima del 1604, quando Enrico IV di Francia ebbe assicurato da Ahmed I l'inserimento, nelle capitolazioni del 20 maggio, di due clausole relative alla protezione dei pellegrini e dei religiosi in carica della basilica del Santo Sepolcro: «Articolo IV - Desideriamo e comandiamo che i sudditi di detto imperatore [sic] di Francia, e quelli dei principi che sono i suoi amici e alleati, possono essere liberi di visitare il Luoghi Santi di Gerusalemme, e nessuno deve cercare di impedirglielo né procurargli danno»; «Articolo V. Inoltre, per l'onore e l'amicizia di questo imperatore, desideriamo che la vita religiosa a Gerusalemme e coloro che servono la chiesa di Comane [la resurrezione] possano abitare lì, andare e venire senza alcun impedimento, ed essere ben accolti, protetti, assistiti e aiutati in considerazione di quanto sopra». È interessante notare che gli stessi vantaggi erano previsti sia per i francesi che per gli amici e alleati della Francia, ma per questi ultimi in considerazione della raccomandazione della Francia.
Il risultato di questa amicizia fu lo sviluppo delle missioni cattoliche, che iniziò a fiorire con l'assistenza di Enrico IV di Borbone e di suo figlio Luigi XIII di Francia e attraverso lo zelo dei missionari francesi. Prima della metà del XVII secolo, vari ordini religiosi (cappuccini, carmelitani, domenicani, francescani e gesuiti) inviarono, come cappellani degli ambasciatori e consoli francesi, loro rappresentanti nelle principali città ottomane (Costantinopoli, Alessandria, Smirne, Aleppo, Damasco, ecc), in Libano e nelle isole dell'Egeo. Essi si impegnarono a riunire i cattolici, ad istruirli e confermarli nella fede cattolica, aprirono scuole che erano aperte ai bambini di tutti i riti cristiani e si adoperarono per migliorare le condizioni dei cristiani nelle carceri turche e curare i malati.
Durante il regno di Luigi XIV, i missionari moltiplicarono ed estesero il campo delle loro attività. A seguito del suo sostegno, la tolleranza spesso precaria in cui si dibatteva l'esistenza delle missioni, fu riconosciuta ufficialmente nel 1673 quando, il 5 giugno, Mehmed IV non solo confermò le capitolazioni precedenti di garantire la sicurezza dei pellegrini e dei religiosi a guardia del Santo Sepolcro, ma sottoscrisse quattro nuovi articoli con i quali riconosceva tutti i benefici ai missionari. Il primo decretava in via generale «che tutti i vescovi e altri religiosi della setta latina (cfr. Millet) che sono sudditi francesi, qualunque sia la loro condizione, sono in tutto il nostro impero come sono stati fino ad ora, e possono svolgere le loro funzioni, e nessuno gli può arrecare danno o ostacolarli nelle loro attività»; gli altri assicuravano il tranquillo possesso delle loro chiese, esplicitamente ai gesuiti e cappuccini, e in generale «per i francesi a Smirne, Porto Said, Alessandria, e in tutte le altre porte dell'Impero ottomano».
Il regno di Luigi XIV segnò l'apogeo del protettorato francese sulle missioni in Oriente, non solo per i missionari latini di tutte le nazionalità, ma anche per i capi di tutte le comunità cattoliche, a prescindere dalla nazionalità o dal rito, che si appellavano al Grand Roi e alla protezione dei suoi ambasciatori e consoli presso la Sublime porta e i pascià, ottenendo protezione dai loro nemici. Anche se i missionari furono a volte in termini così amichevole con il clero non cattolico tanto da essere autorizzati a predicare nelle loro chiese, i rapporti tra le varie chiese cristiane erano di solito molto tesi. In diverse occasioni i patriarca greci e armeni non uniati, si dimostrarono dispiaciuti nel vedere una gran parte dei loro fedeli abbandonarli per i sacerdoti romani. Ciò convinse il governo turco, che con vari pretesti, decise di vietare tutte le forme di proselitismo da parte di questi ultimi, ma i rappresentanti di Luigi XIV operarono con successo contro questa cattiva volontà.
All'inizio del regno di Luigi XV la preponderanza dell'influenza francese nei confronti della Sublime porta si manifestò anche nella delega conferita ai francescani, che erano protetti dalla Francia, di riparare la cupola del Santo Sepolcro: ciò significò il riconoscimento del loro diritto di titolarità su di esso come superiore rispetto alle richieste dei greci e degli armeni.