Biografia Figlio di Giuseppe Solera, un magistrato che appoggiò il dominio napoleonico e che nel 1802 prese parte alla Consulta di LioneGiovanni Antonucci, «Antonio Solera», Bergomum, XL(1):6-14, 1946, Antonio Solera entrò anch'egli nei ranghi della magistratura del Regno d'Italia napoleonico. Nel 1810 era giudice presso la corte di giustizia di Ferrara e, quando nel 1815 Ferrara venne assegnata dal Congresso di Vienna allo Stato Pontificio, Solera esercitò per qualche tempo la professione di avvocato. Rientrò successivamente nei ranghi della magistratura del Regno Lombardo-Veneto e più tardi fu pretore a Lovere. Nello stesso 1815 Antonio Solera, che aveva sposato Marianna Borni (o Bormi) di Iseo, divenne padre di Temistocle, il futuro librettistaPiero Faustini, Il libretto romantico come testo d'uso: indagine sui melodrammi di Temistocle Solera (1816 ca.-1878), poeta e compositore. Tesi di laurea. Università di Bologna a.a. 2002-2003 ().

Probabilmente già nel 1815 Solera fu affiliato alla Carboneria, una organizzazione alla quale aderivano molti fra gli scontenti della situazione politica imposta in Italia dalla Restaurazione e detestavano il dominio austriaco. Come nelle organizzazioni di Buonarroti, anche nella Carboneria gli adepti erano divisi in vari gradi: i membri dei gradi superiori aderivano a un programma radicale giacobino, quelli dei gradi inferiori a un programma costituzionale liberaleGiampiero Carocci, Il risorgimento, Roma: Newton Compton, pp. 46-48, ISBN 88-541-0580-5. Secondo la testimonianza di Foresti, Solera apparteneva alla struttura superiore della setta, detta Guelfia, con compiti di direzione teorica, mentre la carboneria vera e propria possedeva un ruolo puramente esecutivoGiuseppe Monsagrati, «FORESTI, Felice Eleuterio». In: Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. XLVIII, Roma: Istituto della Enciclopedia italiana, 1997. Solera fu arrestato il 16 gennaio 1820, assieme ai carbonari di Fratta Polesine, con l'accusa di alto tradimento e cospirazione contro il governo austriaco. In base alla testimonianza di Piero Maroncelli nelle «Addizioni alle Mie Prigioni» del Pellico, durante gli interrogatori Antonio Solera mostrò grande coraggio e abilità nel difendere sé e i suoi compagni dalle accuse degli inquirentiPiero Maroncelli, «Addizioni alle Mie Prigioni». In: Silvio Pellico, Opere compiute di Silvio Pellico da Saluzzo, Lipsia: Ernesto Fleischer, 1834, p. 76 (Google libri). Condannato a morte nel marzo 1821, l'11 dicembre 1821 ebbe commutata la pena alla reclusione di vent'anni di carcere duroDino Felisati, I dannati dello Spielberg: un'analisi storico-sanitaria, Milano: F. Angeli, 2011, pp. 25-27, ISBN 9788856837834 (Google libri). Fu detenuto nella fortezza dello Spielberg, dove fu compagno di cella dapprima di Antonio Oroboni, poi di don Marco Fortini. Fu liberato infine nel maggio 1828, dopo otto anni di reclusione; la grazia gli fu concessa per le continue istanze, presso la corte di Vienna, del fratello Rinaldo e del vescovo di BresciaMario Menghini, Op. cit.

Nel 1838 uscirono in Francia le memorie di Alexandre-Philippe Andryane, recluso anch'egli per otto anni nello SpielbergMémoires d'un prisonnier d'état, par A. Andryane, compagnon de captivité de l'illustre comte Confalonieri, Paris, Ladvocat, 1838. Secondo Andryane, allo Spielberg Antonio Solera sarebbe stato una spia degli austriaci. Solera protestò la propria innocenza, citando in giudizio l'Andryane, aiutato in ciò dalla nipote LauraPaolo Colussi, Storia di Milano, Laura Solera Mantegazza. Scrisse inoltre un memoriale che conteneva in appendice una lettera di solidarietà e amicizia di Federico Confalonieri, ma la censura austriaca ne vietò la pubblicazione e il memoriale poté uscire solo nel 1848Risposta di Antonio Solera alle calunnie appostegli dal signor Andryane nel suo libro Mémoires d'un prisonnier d'état au Spielberg, Brescia: Tipografia del Pio Istituto in S. Barnaba, 1848. Andryane fu costretto a una ritrattazione pubblicata nelle edizioni successive, in franceseMémoires d'un prisonnier d'état par Alexandre Andryane, IV ed.; revue par l'auteur et augmentée d'une correspondance inédite de Confalonieri, Paris : Gaume et Duprey, 1862 (Google libri) e in italianoMemorie d'un prigioniero di stato nello Spielberg, di Alessandro Andryane, compagno di prigionia di Confalonieri e Silvio Pellico; unica traduzione italiana, coll'aggiunta di documenti inediti e rari non compresi nell'originale francese, pubblicata coll'assenso dell'autore dal prof. abate Francesco Regonati, 4 Voll. Milano: Libreria di F. Sanvito, 1861 (Google libri).

Nella cultura di massa Antonio Solera sarà il protagonista di un dramma giovanile di Pier Paolo Pasolini, La sua gloria (1938). In realtà Pasolini ne modificherà il nome di battesimo, attribuendogli, in luogo di Antonio, quello di "Guido", il nome del proprio fratello Guido, all'epoca tredicenne, il quale nel 1945 sarà trucidato nell'eccidio di PorzûsStefano Casi, «Prime considerazioni su "La sua gloria"». In: Guido Guglielmi et al., Su Pier Paolo Pasolini con il testo inedito "La sua gloria", Bologna: Pendragon, 1996, pp. 71-75, ISBN 88-86366-27-2 (Google libri).

Note

Bibliografia Mario Menghini, «SOLERA, Antonio». In: Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti, Vol. XXXI, Roma: Istituto Treccani, 1936 «Antonio Solera». In: Atto Vannucci, I martiri della libertà italiana nel secolo XIX: memorie, Firenze: Società editrice fiorentina, 1848, pp. 5-9 (Google libri)

Altri progetti

Categoria:Personalità del Risorgimento Categoria:Studenti dell'Università degli Studi di Pavia Categoria:Carbonari