Le NASCAR Cup Series sono un campionato automobilistico riservato alle stock car, organizzato, gestito e di proprietà della NASCAR (National Association for Stock Car Auto Racing).
Nel corso degli anni la serie ha avuto diverse denominazioni: al suo esordio, nel 1949, assume il nome di Strictly Stock Series, per poi denominarsi Grand National Series dal 1950 fino al 1970. Nel 1971 la NASCAR conclude un contratto di sponsorizzazione con la R.J. Reynolds Tobacco Company e il campionato assume la denominazione di Winston Cup Series fino al 2003. Quando lo stesso contratto venne stipulato con la Sprint Nextel Corporation la serie diventò NEXTEL Cup Series (2004–2007). Dal 2008 la NEXTEL decise di promuovere il marchio Sprint, di sua proprietà, ed alla serie venne attribuito il nome di Sprint Cup Series. Nel dicembre 2016 fu annunciato che dal 2017 la serie avrebbe preso la denominazione di Monster Energy NASCAR Cup Series. Dal 2020, sulla scorta delle altre leghe sportive professionistiche statunitensi, la NASCAR prende la decisione di non affiancare al nome della propria competizione alcun marchio, denominando la serie NASCAR Cup Series, pur avendo come premier partners Busch Beer, Coca-Cola, GEICO e Xfinity.
Il vincitore del campionato piloti è determinato da un sistema di punteggio in cui i punti vengono assegnati in base ai piazzamenti al termine della gara e al numero di giri in cui il pilota è stato in testa alla gara stessa. La stagione è divisa in due parti. Dopo le prime 26 gare, il regolamento seleziona 16 piloti (essenzialmente sulla base dei risultati della regular season) che vengono classificati in una graduatoria a parte e che competono per il campionato nelle restanti 10 gare della stagione, che costituiscono i playoffs.
La serie ha radici profonde nel sud-est degli Stati Uniti d'America, area in cui si corrono metà delle 36 gare stagionali. Nel 2009 la Daytona 500, la gara più prestigiosa, è stata seguita in TV, di circa 16 milioni di spettatori nei soli Stati Uniti. Nonostante tutte le gare si tengano negli Stati Uniti d'America, in passato alcune gare si sono corse in Canada, e alcune gare di spettacolo (promozionali, fuori campionato) si sono svolte sia in Giappone che in Australia.
Le vetture della Cup Series sono uniche nel mondo dell'automobilismo. I motori sono sufficientemente potenti da permettere di raggiungere velocità superiori ai 320 km/h (200 mph), ma il peso elevato, unito a un pacchetto aerodinamico (relativamente) semplice, rende le auto poco maneggevoli. Il regolamento riguardante la forma delle vetture e i telai è molto restrittivo per garantire la parità tra le squadre e l'elettronica è generalmente spartana.
Storia Le origini: Strictly Stock e Grand National Dopo aver fondato nel 1948 il Whelen Modified Tour e altre competizioni per roadster car, nel 1949 la NASCAR decide di creare il progenitore delle attuali Cup Series, la Strctily Stock Series. Il primo campionato si corre su otto ovali sterrati e nel percorso misto di Daytona Beach.
La corsa inaugurale viene organizzata nel Charlotte Speedway il 19 giugno 1949, che vede la vittoria di Jim Roper dopo che il primo pilota a tagliare il traguardo di quella corsa, Glenn Dunaway, viene squalificato per aver montato degli ammortizzatori posteriori non regolamentari. L'anno successivo, nel 1950, la NASCAR vuole dare un'impostazione al campionato più nazionale e professionistica e cambia subito nome alla serie, rinominandola Grand National Series, nome che rimane invariato fino al 1971. Il campionato del 1949 rimane comunque ufficialmente riconosciuto nell'albo d'oro della NASCAR e il circuito di Martinsville, protagonista della gara inaugurale, è l'unico circuito ancora attualmente utilizzato tra quelli dove vi sono state gare nella prima stagione delle Cup Series.
A differenza delle normali competizioni automobilistiche che si svolgono su diverse gare ognuna organizzata in un weekend di gara, i primi anni delle Grand National Series si caratterizzano per un elevatissimo numero di gare, che in alcuni casi raggiungono anche il numero di sessanta a stagione (con due o tre gare corse per fine settimana o con due gare organizzate contemporaneamente lo stesso giorno).
Inoltre, nei primi anni la maggior parte delle corse delle Grand National Series si tengono su ovali sterrati di lunghezza variabile dal quarto di miglio al miglio intero (fino al miglio gli ovali vengono denominati negli Stati Uniti come short tracks): nelle prime 221 gare appartenenti alle Grand National Series, ben 198 sono state disputate su ovali sterrati. La prima pista asfaltata utilizzata nelle Cup Series è quella di Darlington, inaugurata nel 1950 e lunga 1,6 miglia. Ancora nel 1959, quando viene inaugurato il circuito di Daytona, la maggior parte delle gare del campionato si disputa su piste sterrate. Soltanto a partire dagli anni '60 il numero dei circuiti sterrati utilizzati si riduce notevolmente, soprattutto a causa della costruzione dei superspeedway asfaltati (come quello di Talladega) o dell'asfaltatura dei circuiti precedentemente utilizzati.
L'ultima gara appartenente alle Grand National Series ad essere disputata su un circuito sterrato (fino ad un temporaneo ritorno, avvenuto tra il 2021 e il 2023) si tiene il 30 settembre 1970 presso lo State Fairgrounds Speedway di Raleigh (North Carolina): a vincere la "gara di addio" allo sterrato è Richard Petty alla guida di una Plymouth.
L'inizio dell'era moderna: le Winston Cup Series Il 1971 è l'anno della svolta per le Cup Series. Il Public Health Cigarette Smoking Act, approvato l'anno precedente dal Congresso degli Stati Uniti, vieta esplicitamente la pubblicità del tabacco e dei suoi prodotti derivati in televisione. Le grandi aziende produttrici, per aggirare il divieto, cambiano quindi strategia per promuovere i loro prodotti, riversandosi anche nel mondo dell'automobilismo. Nel 1971, appunto, la NASCAR conclude un accordo di sponsorship con la R.J. Reynolds Tobacco Company per promuovere il proprio marchio Winston, con la conseguenza che il campionato da quel momento in poi fino al 2003 prende il nome ufficiale di Winston Cup Series (con l'appellativo Grand National che scompare a partire dal 1986).
È l'inizio di quella che viene considerata l'era moderna delle Cup Series, dovuta al grande afflusso di denaro sulla competizione (e quindi ad un aumento dei montepremi) ma anche ad altri avvenimenti, tra cui la successione avvenuta nella gestione della NASCAR tra Bill France Sr. e suo figlio Bill France Jr., che porta un'ondata di rinnovamento nella competizione. La NASCAR decide innanzitutto di ridurre il numero delle gare previste per ogni stagione, portandole dalle 48 del 1971 a 31 nel campionato 1972 e di eliminare completamente le gare disputate su ovali sterrati o inferiori al quarto di miglio. Nel 1975 viene quindi introdotto un nuovo sistema di punteggio su suggerimento del giornalista Bob Latford (richiesto dallo stesso Bill France Jr.), che obbliga ogni pilota che vuole competere per il campionato a partecipare ad ogni singola gara, senza selezionare (come avveniva in precedenza) le gare a cui partecipare in funzione dei punti che venivano attribuiti ad ogni singolo evento. Il sistema di punteggio approvato nel 1975 rimane invariato fino al 2004, quando vengono introdotti i playoff.
Contemporaneamente è l'inizio dell'epoca dello sport in generale trasmesso in televisione. Fino al 1970 è la ABC Sports a trasmettere in diretta alcune gare delle Cup Series, ovvero quelle di Talladega, North Wilkesboro, Darlington, Charlotte e Nashville. Il numero di telespettatori non è soddisfacente per la rete, che decide dunque di trasmettere soltanto dei segmenti registrati in altre trasmissioni sportive. Quindi, nel 1979 i diritti televisivi passano alla CBS, che come primo evento trasmette la Daytona 500 di quell'anno in diretta senza alcuna interruzione. La gara si decide all'ultimo giro: Cale Yarborough e Donnie Allison sono in testa alla gara e si scontrano nel tentativo di superarsi a vicenda, con la gara che viene vinta dal "terzo incomodo" Richard Petty. Subito dopo la conclusione della gara, Yarborough, Allison e suo fratello Bobby si scontrano fisicamente in diretta televisiva nazionale: un vero e proprio spot per promuovere il campionato, coincidente anche con uno straordinario successo di pubblico in televisione (dovuto anche ad una notevole ondata di maltempo che colpisce buona parte della costa orientale degli Stati Uniti).
Per aumentare ancora più il livello della competizione, oltre ad attribuire un notevole premio in denaro per il vincitore del campionato, nel 1985 la R.J. Reynolds e la NASCAR offrono un premio di 1 milione di dollari, denominato Winston Million, al pilota in grado di vincere nello stesso anno almeno tre delle quattro gare considerate più importanti dell'intero calendario delle Cup Series: la Daytona 500, la Winston 500, la Coca-Cola 600 e la Southern 500 (le cosiddette Crown Jewels delle Cup Series). Fino al 1997 (anno di dismissione del premio) soltanto due piloti sono riusciti a vincere il premio, ovvero Bill Elliott nel 1985 e Jeff Gordon nel 1997. Dal 1998 fino al 2002 viene introdotto un nuovo premio, il Winston No-Bull 5.Gli anni '90 sono il periodo di più grande successo delle Cup Series, che cominciano a disputare una gara all'anno anche nel prestigioso circuito di Indianapolis (fino a quel momento "patrimonio" quasi esclusivo delle IndyCar Series) a partire dal 1994. È il periodo in cui cresce il mito di un pilota che prende il testimone del grande Richard Petty, ovvero Dale Earnhardt, che si guadagna il nomignolo di The Intimidator per il suo stile di guida aggressivo nei confronti degli avversari. Earnhardt diventa un'icona delle Cup Series non solo per aver vinto ben sette campionati (record eguagliato solo dal già menzionato Petty e poi successivamente da Jimmie Johnson) e gareggiato anche contro suo figlio, Dale Earnhardt Jr., ma anche per la sua tragica fine avvenuta nella Daytona 500 del 18 febbraio 2001. L'incidente provoca un periodo di profondo ripensamento nella NASCAR, che da quel momento si impegna maggiormente sul fronte della sicurezza dei piloti (soltanto nel decennio 1991-2001 sono morti cinque piloti, di cui tre nel velocissimo circuito di Daytona).
Le Nextel Cup Series e le Sprint Cup Series Nel 1998 le più grandi compagnie dell'industria del tabacco, tra cui la R.J. Reynolds, concludono un mega-accordo stragiudiziale con le 46 procure federali che hanno intentato loro causa attribuendogli il dovere di risarcire di milioni di dollari il sistema sanitario federale per i danni provocati dai loro prodotti. In cambio dell'interruzione delle cause, che avrebbero comportato miliardi di dollari di risarcimento (ponendo in grave rischio le corporation del tabacco), le compagnie accettano non solo di risarcire dei danni, ma anche di interrompere diverse pratiche di sponsorizzazione e promozione dei loro prodotti, tra cui la sponsorizzazione di grandi eventi sportivi.
In conseguenza di questo, e nonostante il rinnovo dell'accordo con la NASCAR per un ulteriore quinquennio, nel 2002 arriva l'annuncio da parte della R.J. Reynolds di non voler essere più main sponsor della competizione a partire dalla stagione 2004 esercitando una clausola nel contratto appena concluso che autorizza la R.J. Reynolds di ritirarsi dalla sponsorship nel caso la NASCAR avesse trovato un altro sponsor. Per rimpiazzare il marchio Winston, la NASCAR annuncia di aver chiuso un nuovo accordo di sponsorizzazione la compagnia di telecomunicazioni Nextel e a partire dalla stagione 2004 il campionato assume la denominazione di Nextel Cup Series. Appena quattro anni dopo, nel 2008, arriva una nuova denominazione, Sprint Cup Series, dopo la fusione tra Nextel e Sprint.