Etna () è un personaggio della mitologia greca e siceliota. È la ninfa eponima del vulcano Etna.
Etimologia
Il nome Etna deriva dal greco antico (Aítnē), un termine fortemente legato all'elemento igneo del territorio a cui è associato. La linguistica storica riconosce due filoni principali: secondo l'ipotesi filologica classica, deriva dalla radice del verbo (aíthō), che significa "bruciare", "infiammare" o "ardere", traducendosi letteralmente come "colei che brucia" o "la splendente"; studi moderni suggeriscono anche una possibile origine pre-greca o sicula, derivata dalla radice indoeuropea *aith- (fuoco/focolare), successivamente ellenizzata.Cfr. Lorenzo Rocci, Vocabolario della lingua greca, s.v. Αἴτνη; vedi anche Pierre Chantraine, Dictionnaire étymologique de la langue grecque (DELG), s.v. αἴθω.
Genealogia
Figlia di UranoCfr. Scholia in Theocritum, VI, 107; lo scoliasta cita esplicitamente lo storico Alcimo nella sua opera perduta Sulla Sicilia. e di Gea o di Briareo o di Oceano.
Da Efesto (Adrano per i sicelioti) divenne madre dei Palici.
Mitologia
Etna è indissolubilmente legata alla sismologia e all'attività vulcanica della Sicilia arcaica, fungendo da raccordo tra i culti della fertilità della terra e le forze distruttive del sottosuolo.
L'arbitrato della Sicilia
Secondo la testimonianza del poeta lirico Simonide di Ceo, la ninfa Etna intervenne come arbitro supremo in una dura disputa che vedeva contrapposti Efesto e Demetra poiché entrambe le divinità rivendicavano il possesso ed il patrocinio della Sicilia greca. Efesto per via della sua fucina costruita nel vulcano Etna e Demetra per la straordinaria fertilità dei campi di grano dell'isola. Il giudizio della ninfa riuscì a conciliare le pretese di entrambi, sancendo una pacifica convivenza delle due forze divine sul territorio e dando inizio al duplice carattere (agricolo e vulcanico) dell'isola.Cfr. Simonide, Frammento 216 Bergk (fr. 552 Page).
Il vulcano e i miti sotterranei
Oltre al suo ruolo nell'arbitrato, il nome della ninfa si fondeva costantemente con la geografia mitica del monte omonimo.
Secondo la tradizione greca ed ellenistica, nelle profondità del Mongibello ed al di sotto della dimora della ninfa, Zeus vi aveva imprigionato un mostro (Tifone oppure il gigante Briareo) dopo averlo sconfitto nelle guerre per il dominio dell'Olimpo. L'attività eruttiva del vulcano veniva spiegata come il respiro infuocato del mostro che, intrappolato, si agitava sotto il peso della montagna ed era combinato con il calore della fucina sotterranea dove il dio Efesto ed i Ciclopi forgiavano le folgori dello stesso Zeus.
Note
Bibliografia
Collegamenti esterni
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