Gli aragonesi, successivi dominatori della Sardegna, estesero l'ambito territoriale di applicazione della Carta de Logu a quasi tutta l'isola. La normativa rimase in vigore per secoli, fino alla sostituzione col codice di Carlo Felice di Savoia (il 16 aprile 1827), ormai alle soglie della fusione perfetta con la terraferma sabauda e del Risorgimento. Il significato simbolico che localmente è attribuito alla figura e alla reggenza di Eleonora è evidenziato dal fatto che il giudicato d'Arborea è stato l'ultimo Stato sardo autoctono a essere ceduto a regnanti esterni all'isola. Questo fa sì che, soprattutto nell'ambito dell'indipendentismo sardo, sia spesso vista come principale eroina nazionale della Sardegna, assieme a Giovanni Maria Angioy.

Biografia Primi anni

Eleonora nacque a Molins de Rei. (Principato di Catalogna, Corona d'Aragona), intorno al 1347, da Mariano IV dei de Serra Bas e dalla nobile catalana Timbora di Roccaberti, figlia del visconte Dalmazio. Sorella di Ugone e di Beatrice, visse i primi anni della giovinezza ad Oristano e nel castello del Goceano. Quando nel 1347 morì il giudice Pietro III di Arborea senza discendenti, la Corona de Logu del giudicato (un'assemblea dei notabili, prelati, funzionari delle città e dei villaggi) elesse il padre di Eleonora Mariano IV, fratello dello scomparso, che resse il giudicato dal 1347 al 1376Pitzorno, p. 12..

Relazioni dinastiche

Eleonora sposò prima del 1376 il quarantenne Brancaleone Doria, dell'influente casato genovese. Il suo matrimonio rientrava nel più generale disegno di un'alleanza tra gli Arborea ed i Doria, che già controllavano vasti territori della Sardegna in funzione antiaragonese. Dopo le nozze, abitò a Castelgenovese (l'attuale Castelsardo), dove si dice nacquero i figli Federico e Mariano.

Sembra ormai accertato che nel 1382 Eleonora abbia elargito un prestito di 4.000 fiorini d'oro a Nicolò Guarco, doge della Repubblica di Genova, e che questi da parte sua s'impegnasse a restituire la somma nel termine di dieci anni; in caso contrario, avrebbe pagato il doppio. Accessoriamente fu sottoscritta la condizione che, se nel frattempo fosse pervenuto alla pubertà Federico (primogenito di Eleonora), la figlia del doge Bianchina avrebbe dovuto sposarlo e, nel caso che tale matrimonio non si fosse potuto celebrare (per causa di morte o altro caso fortuito), l'atto sarebbe diventato nullo..

Un simile prestito ad una potente famiglia di Genova, e questa clausola del contratto, segnalano un disegno dinastico di Eleonora la quale, accordando tal credito, insieme mantenne alto il prestigio della sua stirpe e riconobbe l'importanza degli interessi dei liguri. In più, pose le basi per un'alleanza che le avrebbe consentito il ricorso a risorse logistiche e di collegamento (mediante la potente flotta doriana) presso buona parte dei porti del Mediterraneo. In sostanza, si immise con rango paritario nel gioco della politica europea.

L'assassinio nel 1383 del fratello Ugone III e della figlia Benedetta pose immediati problemi di successione. Questa morte improvvisa e violenta poteva avere diverse motivazioni e giovare a vari interessi. I pretendenti al trono arborense erano i figli delle sorelle dello scomparso giudice, Beatrice ed Eleonora. Ma Beatrice era morta nel 1377 e il suo erede, lontano. Eleonora più vicina e presente si diede da fare per assicurare l'elezione da parte della Corona de Logu al proprio giovanissimo figlio. Recenti studi (vedasi voce Mariano IV, in "Dizionario Biografico degli Italiani", vol. 70/2007), sulla base di una lettera di Aimerico VI di Narbona, marito di Beatrice, al re Pietro IV d'Aragona, in cui reclamava il trono arborense per il figlio Guglielmo I (Archivi Reali di Barcellona), subito dopo la morte di Ugone III), accertano che Eleonora fu la terzogenita di Mariano e di Timbora..

Le ragioni esterne del delitto erano quelle degli aragonesi e dei nemici di Arborea, le interne potevano individuarsi nel malcontento delle classi dei proprietari e dei mercanti, in reazione all'atteggiamento autoritario di Ugone III e per le vessatorie contribuzioni (necessarie a mantenere i mercenari tedeschi, provenzali e borgognoni).

La successione al giudicato di Arborea

In questo clima di crisi e di malcontento, con l'Aragona già scopertamente intenzionata a conquistare l'intera isola, nel 1383 Eleonora scrisse al re una relazione sulle condizioni della Sardegna e chiese appunto che riconoscesse il proprio figlio Federico come legittimo successore di Ugone. Inviò quindi il marito Brancaleone a trattare direttamente col sovrano. Al tempo stesso inviò una missiva alla regina, chiedendole di intercedere presso il consorte a favore del figlio perché potesse così terminare il disordine che regnava nell'isola..

Eleonora intendeva riunire nelle mani del figlio quei due terzi della Sardegna che Ugone, prima della sua uccisione, aveva occupato. Questo disegno insospettì il re, che non ritenne conveniente avere una famiglia tanto potente nel suo regno, tanto più che non essendoci erede diretto maschio di Ugone, quei possedimenti, "iuxta morem italicum", avrebbero dovuto essere incamerati dal fisco.Brancaleone fu trattenuto col pretesto di farlo rientrare in Sardegna non appena una flotta fosse stata allestita, ma effettivamente era divenuto un vero e proprio ostaggio (e strumento di pressione contro la giudicessa ribelle).

Eleonora non si perse d'animo e confermò la sua politica di guerra: partì all'azione e non appena fece rientro ad Oristano, punì i congiurati e si autoproclamò giudicessa di Arborea secondo le disposizioni dettate dal nonno Ugone II, per cui le donne potevano succedere al trono in mancanza di eredi maschiAnna Maria Oliva, La successione dinastica femminile nei troni giudicali sardi, in Miscellanea di studi medievali sardo-catalani, CNR, 1981, p. 29.. In pratica, la prassi elettiva era l'opposto dell'infeudazione regia e discordava dalla linea politica aragonese. Gli Arborea richiamavano invece la loro antica autonomia di origine alto medievale e l'esercizio di una piena sovranità nei propri territori, situazione spesso contestata o non riconosciuta della Corona d'AragonaPitzorno, p. 21..

Eleonora era infatti molto preoccupata perché anche il cognato Aymeric VI de Narbonne (1341-1388), vedovo di sua sorella Beatrice, si era industriato presso il re Pietro IV di Aragona per convincerlo a riconoscere come giudice d'Arborea il figlio Guglielmo I (1388-97).

La ragione che il visconte portava avanti consisteva nel determinante fatto che la moglie era la secondogenita di Mariano IV e di Timbora di Roccaberti, dopo Ugone III e prima, dunque, di Eleonora. La successione spettava pertanto ai Narbona-de Serra Bas, come detto e documentato sopra: il fatto che le si diede il nome della madre di Timbora, Beatrice, ne è, inoltre, un'ulteriore prova..

Il monarca aragonese, infine, decise che all'assassinato sovrano d'Arborea subentrasse il nipote Federico, primogenito di Eleonora (che avrebbe tenuto la reggenza) e di Brancaleone Doria (che fece imprigionare).

La politica di Eleonora d'Arborea Per quanto riguarda la politica, la prassi e gli orientamenti di governo, la giudicessa, dunque, si riallacciò direttamente all'esperienza del padre, abbandonando definitivamente la politica autoritaria del fratello Ugone III, garantì la difesa della sovranità e dei confini territoriali del giudicato e attuò un'opera di riordino e di sistemazione definitiva degli ordinamenti e degli istituti giuridici locali, revisionando la Carta de Logu a suo tempo promulgata dal padre.

Eleonora non mostrò mai la visione assolutista del signore al vertice di un'oligarchia e lontano dalle ragioni del popolo, ma piuttosto quella di chi ritiene di avere la propria legittimazione a regnare proprio nel popolo. Per ragioni politiche, venivano contestati gli stessi diritti alla successione, addotto il pretesto che gli Arborea erano figli "bastardi", ma le ragioni dinastiche sembrarono avere per lei minor valore della legittimazione popolare e, semmai, avrebbero avuto vigore per quella parte dei territori ricevuti dal re a titolo personale e non per quelli che facevano parte del giudicato..

Gli interessi della giudicessa furono legati a quelli dello Stato con un nodo gordiano e fu sempre lei a riportare la legge e l'ordine per porre un freno al dilagare della violenza dei sardi durante la guerra. Le regole, le leggi garantirono la pace, cioè l'ordine nel tempo, il futuro.

Il controllo del potere fu per Eleonora un punto vitale, la scelta tra la vita e la morte. Dopo essere riuscita a completare il progetto del padre di riunire quasi tutta l'isola sotto il suo scettro di giudicessa reggente, tenendo in scacco e ricacciando ai margini dell'isola (in alcune fortezze sulla costa) le truppe aragonesi, vide crollare il suo progetto in seguito a un'imprevedibile incognita della sorte: la peste, che consegnò senza combattere la Sardegna agli aragonesi. Negli ultimi anni Eleonora si mise un po' in disparte dalla politica attiva, lasciandola al marito e al giovane figlio Mariano V, che era succeduto al fratello Federico. Secondo la tradizione la giudicessa morì, intorno al 1404, forse di peste, in un luogo imprecisato: anche sulla sua tomba si possono fare solo supposizioni...

La Carta de Logu

Una delle azioni più notevoli svolte da Eleonora durante il suo regno fu l'aggiornamento della Carta de Logu, a suo tempo promulgata dal padre e rivista dal fratello, con la quale diede una sistemazione stabile e duratura agli ordinamenti ed agli istituti giuridici del regno. Nella Carta vi è l'apertura alla modernità di talune norme e la saggezza giuridica che contiene elementi della tradizione romano-canonica, di quella bizantina, della giurisprudenza bolognese e del pensiero dei glossatori della stessa cultura curiale catalana, soprattutto dell'elaborazione giuridica locale delle consuetudini sarde compiute dal diritto sardo di tipo municipale..

I sovrani di Arborea, nel reagire ai tentativi di infeudazione aragonese, emanarono una nuova disciplina giuridica nei loro territori, che pure erano in uno stato di perenne agitazione politica. Tale normativa si segnalò come la componente di una più vasta politica tesa allo sviluppo del giudicato arborense e fu nettamente avanzata rispetto alle legislazioni giuridiche ed amministrative del tempo.

Eleonora dimostrò con la sua reggenza di voler uscire dal Medioevo puntando anche sulla liberazione dei servi, i lieros, e di voler adibire alla propria lotta di tipo nazionale, oltre alle truppe mercenarie, quelle costituite dai suoi concittadini.

Si tratta del periodo in cui il concetto di Sardegna territoriale sta per mutare in quello statuale, con l'Isola divisa in varie entità politiche sovrane. I quattro regni giudicali di Càlari, Torres, Gallura e Arborea, sono complesse singolari costruzioni istituzionali. Piuttosto che da elementi preesistenti, essi sembrano avere origine dalla "capacità dei Sardi, liberi da dominazioni straniere ad autogestirsi" mediante forme complesse quali quelle del sistema curatoriale, l'amministrazione assembleare delle coronas de logu..

Le prerogative regie giudicali, che non sono riscontrabili in nessun territorio continentale di formazione bizantina o barbarica, hanno una connotazione tale da togliere importanza alla matrice di provenienza e ne fanno una originale organizzazione di governo.Come tutti gli stati centrali, l'Arborea dovette sempre combattere per non soccombere alle pressioni degli stati confinanti.

Le residenze di Eleonora d'Arborea Problema a lungo dibattuto è quello della residenza di Eleonora d'Arborea. Ormai è accertato che nacque in Catalogna (terra di origine della madre Timbora), nel Castellciurò..