La filosofia medievale riguarda il pensiero filosofico sviluppatosi in Europa e nel mondo islamico ed ebraico. I principali temi affrontati furono legati a problematiche religiose, teologiche e metafisiche, come l'esistenza di Dio, i rapporti tra fede e ragione, la disputa sugli universali e la natura dell'anima. Anche l'etica, la politica e il diritto furono oggetto di riflessione, sempre in relazione a questioni religiose centrali come la grazia, il peccato originale e il libero arbitrio della volontà umana.
Sebbene cronologicamente il medioevo venga solitamente fatto iniziare intorno alla seconda metà del V secolo, Questi eruditi iniziarono a scrivere apologie per difendere la nuova fede dalle numerose accuse mosse in una società ancora fortemente pagana, ma ben presto elaborarono anche contenuti positivi per consolidare, sviluppare e omogeneizzare la giovane dottrina cristiana. Per farlo, molti si avvalsero della filosofia greca antica, che già conoscevano, reinterpretandola alla luce della Rivelazione cristiana, con particolare riferimento a Platone, il cui pensiero appariva il più compatibile. La patristica, ovvero la filosofia dei "padri della Chiesa", ebbe origine nelle regioni ellenistiche di lingua greca dell'Impero romano, ma si diffuse anche nelle regioni latine. Il suo maggior esponente fu Agostino d'Ippona, vissuto tra il IV e il V secolo, a cui si devono le basi dei concetti fondamentali della teologia cristiana, come l'anima e la grazia.
Con la crisi e la successiva caduta dell'Impero romano d'Occidente, la filosofia occidentale subì un forte rallentamento, aggravato dalla perdita di gran parte delle opere dell'antichità classica e dall'oblio quasi totale del greco antico. Solo i monasteri riuscirono a fungere da argine contro la scomparsa della cultura passata, mentre i pochi pensatori attivi, salvo rare eccezioni, non produssero opere capaci di distinguersi per originalità o profondità concettuale. Diversa fu la situazione nel mondo islamico, che tra il VII e il XIII secolo visse la propria epoca d'oro islamica. A partire dal IX secolo, sotto la dinastia abbaside, le opere dell’antichità classica tornarono a circolare grazie a vaste campagne di traduzione in lingua araba. Al-Kindi è ricordato come il primo dei filosofi peripatetici musulmani, aprendo la strada a un pensiero che integrava il sapere antico con la religione islamica. L’apice della filosofia islamica fu raggiunto con Avicenna (XI secolo) e Averroè (XII secolo), i cui commenti ad Aristotele ebbero una vasta eco anche in Occidente.
In Occidente una prima rinascita culturale si ebbe con l'istituzione, intorno al 780, della Schola Palatina, voluta da Carlo Magno e diretta da Alcuino di York. Bisognerà attendere tuttavia l'XI secolo per ritrovare una figura di spicco nel pensiero occidentale: Anselmo d'Aosta, considerato uno dei precursori della filosofia scolastica. Quest'ultima sarà la forma principale di filosofia cristiana che caratterizzò profondamente il Medioevo, sviluppatasi inizialmente nelle scuole cattedrali durante il rinascimento del XII secolo, per poi raggiungere il suo apice nel XIII secolo con la nascita delle prime università medievali. I filosofi scolastici si dedicarono principalmente alla conciliazione tra fede e ragione, attraverso lo studio dei testi antichi e il metodo della disputatio. Il culmine della filosofia medievale si ebbe nel XIII secolo, con il recupero delle opere di Aristotele nell'Occidente latino, mediato dagli autori arabi, e con la grande opera di sistemazione del pensiero cristiano operata da Tommaso d'Aquino. Nel secolo successivo il pensiero medievale conobbe un lento declino, mentre andava affermandosi l’Umanesimo, che avrebbe aperto la strada alla filosofia rinascimentale.
La patristica
In Europa la diffusione del cristianesimo all'interno dell'Impero romano segnò la fine della filosofia ellenistica e l'inizio della patristica, dalla quale si svilupperà la filosofia medievale.
La patristica, cioè il pensiero degli antichi padri della Chiesa, rappresentò il primo tentativo di fusione e conciliazione fra la filosofia ebraica e quella greca, di cui gran parte di costoro cercarono di assimilare il senso del logos, concetto chiave della filosofia greca, in particolare di quella stoica e neoplatonica:... logos significava la ragione e il fondamento universale del mondo,Così l'allora cardinale Joseph Ratzinger, avendo più volte ribadito che «il patrimonio greco è una parte integrante della fede cristiana», ha spiegato i motivi per cui, a suo modo di vedere, la religione cristiana poté conciliarsi con la filosofia greca: in virtù del quale la realtà terrena veniva ricondotta ad un principio intellettivo ideale, in cui risiederebbe la vera dimensione dell'essere. Soprattutto in Plotino, l'ultimo dei grandi filosofi greci, si avvertiva il tema della trascendenza dell'Idea platonica, da lui concepita come la forza spirituale che plasma gli organismi viventi secondo un progetto prestabilito.
Se i primi cristiani accolsero con accenti diversi la filosofia pagana, senza identificare automaticamente i suoi sistemi di pensiero con il messaggio evangelico, e anzi con un certo atteggiamento critico che in Tertulliano si tramuta in aperta diffidenza,Tertulliano, che si domanda: «Che cosa hanno in comune Atene e Gerusalemme? Che cosa l'Accademia e la Chiesa?» (De praescriptione haereticorum, VII, 9). Giustino fu invece tra i primi a identificare il Cristo incarnato con il logos dei greci, termine che egli trovava adoperato nel prologo di Giovanni.
La patristica, sviluppatasi inizialmente nel mondo greco ellenistico e solo successivamente in quello di lingua latina, viene solitamente suddivisa in tre periodi: l'età dei padri apologeti (dal II al III secolo), il periodo aureo (dal IV al V secolo), il periodo tardo antico del consolidamento (VI-VIII secolo).
Nel primo periodo, almeno fino al 200, la patristica si dedicò essenzialmente alla difesa del cristianesimo contro i suoi avversari... Tra costoro vi erano i cosiddetti "padri Apologisti", i primi dei quali furono Quadrato di Atene,Quadrato intorno al 124-125 scrisse un'apologia per l'imperatore Adriano, sostenendo la veridicità dei miracoli di Gesù. Aristone di Pella, Melitone di Sardi (i cui scritti sono andati perduti), Aristide Marciano, ed appunto Tertulliano, famoso per aver formulato un concetto trinitario rigoroso, anticipando il concilio di Nicea.....
Dopo la sconfitta del paganesimo, il cristianesimo dovette concentrarsi in particolare sulle avversità prodotte al suo interno, impegnandosi a definire la propria dottrina dalle eresie, di cui venivano accusate le varie correnti dello gnosticismo, sfida affrontata da Ireneo di Lione nella sua opera Adversus Haereses (Contro le eresie).
Altri apologeti furono Atenagora di Atene, Marco Minucio Felice, autore del dialogo Octavius, Ippolito di Roma, Novaziano (primo antipapa),. e Panteno, fondatore nel 180 della scuola catechetica di Alessandria.
Solo in seguito cominciarono invece a sorgere i primi grandi sistemi di filosofia. Un importante contributo in tal senso venne da Clemente Alessandrino; come Giustino, anche Clemente arrivò a sostenere che Dio aveva dato la filosofia ai Greci «come un Testamento loro proprio».Clemente Alessandrino, Stromata 6, 8, 67, 1. Per lui la tradizione filosofica greca, quasi al pari della legge mosaica per gli Ebrei, è ambito di "rivelazione": sono due rivoli che in definitiva vanno verso lo stesso logos.
Successore di Clemente, Origene guidò la sua scuola fino al 231, sviluppando una lettura allegorica della Bibbia e fondando l'Origenismo. La sua opera De Principiis rappresenta una delle prime sistematiche presentazioni della teologia cristiana.
Dopo l'Editto di Milano di Costantino del 311, che garantiva libertà di culto ai cristiani, i teologi si impegnarono maggiormente a confutare le eresie, tra cui la principale era quella del presbitero Ario, sostenitore di una dottrina subordinazionista. La lotta contro di esse culminò nel Concilio di Nicea con la formulazione del credo niceno, affermando che Cristo fosse della stessa sostanza del Padre (Homoousion). Tuttavia, l'arianesimo continuò a prosperare, in particolare in Oriente....
I tre padri cappadoci sono figure chiave della filosofia cristiana greco dopo il concilio di Nicea. Ispirati da Origine, essi crearono una cultura ellenistica cristiana, apprezzando la tradizione greca e distaccandosi dalla religione pagana. San Basilio (329-379), uomo di grande cultura, fondò un centro monastico e scrisse opere dogmatiche e ascetiche, valorizzando la cultura antica, in particolare quella platonica, per la formazione dei cristiani. Gregorio di Nazianzo, amico di Basilio, difese la dottrina nicena e sottolineò l'impossibilità di descrivere Dio con i nostri concetti. Gregorio di Nissa (335-395), fratello di Basilio, considerò la filosofia greca utile solo se purificata dagli errori profani e presentò i dogmi cristiani in modo sistematico, ispirandosi a Origene....
Anche i Padri latini del IV secolo vissero un periodo di grandi cambiamenti, con il cristianesimo che divenne la religione ufficiale dello stato. San Girolamo (347-420) tradusse la Bibbia in latino (Vulgata), mentre Tirannio Rufino tradusse i padri greci.. Arnobio (255-327), prima di convertirsi, scrisse un'apologia per chi intendeva avvicinarsi al cristianesimo, mentre Lattanzio (250-325) scrisse le Divinae institutiones, un'opera polemica contro i pagani e a favore della dottrina cristiana.. Ilario di Poitiers (310-367), con il suo De Trinitate, propose una sintesi della dottrina trinitaria, mentre Sant'Ambrogio (339-397), vescovo di Milano, contribuì alla formazione della dottrina cristiana con numerosi scritti. La sua opera De officiis ministrorum si ispira a Cicerone, rielaborando la sua concezione morale in chiave cristiana...
Nel IV secolo, i filosofi latini iniziarono a utilizzare il platonismo, influenzati dalla fede cristiana, come base per il loro pensiero. Le traduzioni e i commenti delle loro opere su Platone furono cruciali per la diffusione del pensiero platonico nel medioevo, contribuendo allo sviluppo della teologia cristiana. Macrobio (385 circa-430 circa) scrisse un commentario al Somnium Scipionis di Cicerone, radicando il pensiero neoplatonico riguardante Dio e l'anima. Macrobio reinterpretò il mito della caverna di Platone e le idee di Plotino, esprimendo una riflessione sulla mortalità del corpo e l'immortalità dell'anima, che compie un viaggio ciclico tra cielo e terra. L'anima dimentica il suo luogo originario e, attraverso l'illuminazione e la purificazione, può tornare al divino. L'intelligenza, invece, è creata da Dio e contiene tutte le idee, mentre il Bene è la causa prima di tutto..
Calcidio (fl. IV secolo) trasmise il neoplatonismo al medioevo con la sua traduzione del Timeo di Platone, offrendo un'interpretazione medio-platonica. ... Gaio Mario Vittorino (290-364) tradusse opere di Plotino e Porfirio. Inizialmente polemico contro i cristiani, la sua continua lettura delle Sacre Scritture lo portò alla conversione. Divenne un autore prolifico di trattati teologici, di cui solo alcuni sono giunti fino a noi. Nelle sue dispute contro gli ariani, sostenne le tesi nicene affermando che «il Verbo è Dio» e che il Verbo Gesù non è generato da un non-essere, ma è la manifestazione dell'essere in Dio Figlio..