Il Museo archeologico nazionale di Napoli, conosciuto anche con l'acronimo di MANN, già Real Museo Borbonico e Museo nazionale, è un museo di tipo archeologico ubicato a Napoli.

Considerato uno dei più importanti al mondo nel suo genere., fu fondato nel 1777 e aperto nel 1816: fonda principalmente le sue esposizioni sulla statuaria della collezione Farnese, sui ritrovamenti provenienti dall'area vesuviana, in particolar modo Pompei, Ercolano e Stabia, e sulla collezione egizia, la prima in ordine cronologico in Italia. Tra le opere custodite al suo interno il Toro Farnese, il più grande pezzo di marmo scolpito proveniente dall'antichità., Battaglia di Isso e Flora, rispettivamente uno dei mosaici e uno degli affreschi più conosciuti dell'arte romana, pitture come la Venditrice di amorini e le Danzatrici, che influenzarono l'arte neoclassica., nonché mosaici come Musici ambulanti che ebbe influenza nel Positivismo..

Nel 2024 il museo ha fatto registrare visitatori.

Storia Real Museo Borbonico Nel 1738 Carlo di Borbone pose la prima pietra di una reggia a Capodimonte per farne un museo nel quale vennero ospitate le pitture della collezione Farnese., ereditate dalla madre Elisabetta.. Poco tempo dopo le sale espositive del Museo Ercolanese, nella reggia di Portici, risultarono sia insufficienti ad accogliere il grande numero di pitture, mosaici, sculture e suppellettili provenienti dagli scavi archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia, sia pericolose per l'incolumità delle opere minacciate dalle eruzioni del Vesuvio, come accadde nel 1767..

Nel 1777 Ferdinando IV decise quindi di riunire non solo le principali istituzioni culturali di Napoli ma anche tutte le collezioni d'arte appartenente ai Borbone in un unico museo.. La scelta cadde sul palazzo degli Studi., liberato dall'Università che era stata spostata presso la Casa del Salvatore: i lavori di adeguamento e ampliamento del palazzo, che ospitava già alcune statue dal 1613 ritrovate nei Campi Flegrei., furono affidati a Ferdinando Fuga., il quale li curò fino alla sua morte, avvenuta nel 1782; successivamente vennero affidati a Pompeo Schiantarelli. Nel 1787 le collezioni borboniche si arricchirono delle statue fatte trasferire a Napoli da palazzo Farnese a Roma e dalle altre residenze della famiglia da Ferdinando nonostante fosse vietato sia delle leggi dello Stato Pontificio che dal testamento di Alessandro Farnese. Nello stesso anno Johann Wolfgang von Goethe nella sua opera Viaggio in Italia scriveva:

Durante il decennio francese iniziò il trasferimento delle opere: nel 1805 toccò a quelle di Portici. e la statuaria della collezione Farnese., mentre l'anno successivo fu la volta dei dipinti da Capodimonte; nel 1807 Giuseppe Bonaparte nominò Michele Arditi. come primo direttore del museo.. Nel 1808 proseguirono i trasferimenti da Portici, in particolar modo gli oggetti in marmo e bronzo; dalla stessa data e fino al 1813 vennero inoltre posati come pavimenti, nelle sale occidentali del primo piano, i mosaici rinvenuti negli scavi archeologici vesuviani..

Con la restaurazione dei Borbone il Real Museo Borbonico fu ufficialmente inaugurato il 22 febbraio 1816: per l'occasione Antonio Canova realizzò una statua dedicata al re, posta sullo scalone monumentale.. Continuò inoltre l'opera di ampliamento delle collezioni con l'acquisizione di quella della regina Carolina Bonaparte nel 1816. e quella Borgia nel 1817, comprendente le antichità egizie; nello stesso anno ritornarono da Palermo. le opere che i Borbone avevano trasferito in Sicilia durante il decennio francese. Nel 1819 l'Arditi allestì il Gabinetto Segreto, ossia quelle pitture e sculture di carattere erotico, visibili solo su autorizzazione; tra il 1820 e il 1821 fu effettuato un riallestimento delle sale. Nel 1826 si completarono i trasferimenti da Portici. mentre tra il 1827 e il 1828 furono completati i lavori di ampliamento dell'edificio e il riordino delle collezioni., a cui parteciparono sia l'architetto Pietro Bianchi che Vincenzo Camuccini, quest'ultimo impiegato principalmente nella riorganizzazione delle pitture. Camuccini realizzò il desiderio di re Carlo di vedere affiancati gli affreschi pompeiani con i quadri della collezione Farnese; in una lettera al ministro Fabrizio Ruffo infatti scriveva:

Tuttavia l'elevato numero di opere d'arte provocò fin da subito una saturazione degli spazi: fu così che l'Accademia di belle arti venne spostata in un'altra ala dell'edificio consentendo alle pitture antiche di essere esposte al piano terra, in alcuni ambienti del lato meridionale; in un'incisione dell'epoca di Raffaello Morghen è possibile notare come le pareti siano completamente rivestite di quadri da pochi centimetri sopra il pavimento fino a un'altezza di due metri..

Museo nazionale

A seguito dell'unità d'Italia il museo mutò la propria denominazione in Museo nazionale.; la statua di Ferdinando I che era posta nello scalone fu rimossa: verrà riposizionata nella sua collocazione originale nel 1997. Inoltre, Alessandro Dumas, nominato direttore direttamente da Giuseppe Garibaldi, aprì al pubblico il Gabinetto segreto, provocando sdegno e malcontento tra i visitatori del periodo.

Tra il 1863 e il 1873 con alla direzione Giuseppe Fiorelli si assistette a una riorganizzazione delle collezioni; fu in questo periodo inoltre che l'Accademia delle belle arti venne spostata nella sua sede definitiva e quella di scienza e lettere presso l'università. Altri riallestimenti si ebbero tra il 1901 e il 1904 con Ettore Pais, caratterizzati da non poche polemiche. Nel 1924 fu nominato direttore Amedeo Maiuri: nel 1925 la Biblioteca nazionale venne trasferita al palazzo Reale, liberando spazi dove poter esporre le collezioni pompeiane.

La seconda guerra mondiale non causò particolari danni al museo; poco dopo l'entrata in guerra dell'Italia, il direttore delle Antichità e Belle Arti scriveva a riguardo delle protezioni per le opere d'arte italiane:

E infatti, durante la guerra, furono verniciati in azzurro vetrate e lucernari, vennero rinforzate le volte e il tetto, reso ignifugo, fu reso visibile tramite un segno distintivo in modo tale da evitare di essere bombardato; inoltre il museo fu inserito nella lista prioritaria dei pompieri in caso d'incendio. Le opere più delicate vennero spostate nei sotterranei, quelle che presentavo maggiori difficoltà nell'essere spostate furono protette da sacchi di sabbia e involucri in legno., altre ancora vennero trasferite come ad esempio all'abbazia di Montecassino.

Museo archeologico nazionale Con il termine della seconda guerra mondiale iniziò un processo di modernizzazione: grazie ai fondi della Cassa del Mezzogiorno. venne completato il Museo nazionale di Capodimonte nel quale ritornarono i dipinti della collezione Farnese a partire dal 1957., anno in cui il museo cambiò nuovamente denominazione in Museo archeologico nazionale..

Sotto la direzione di Alfonso De Franciscis dal 1961 al 1976, il quale si fece promotore di un riallestimento nel 1973, si ampliò la sezione dedicata alla Magna Grecia e negli spazi lasciati liberi dalla quadreria, nell'ala occidentale del palazzo, al primo piano, si allestì la sezione dedicata alla villa dei Papiri; in questo periodo inoltre i sottotetti vennero adibiti a depositi, nei quali, a partire dal 1978, cominciarono a essere raccolte le opere..

Nel 2005, al di sotto del museo, fu aperta la sezione Stazione Neapolis, posizionata all'uscita della stazione Museo della Linea 1 dove si raccolsero i reperti ritrovati durante i lavori della costruzione della metropolitana.. L'autonomia dei musei nel 2014 permise la riapertura e la revisioni di numerose sezioni chiuse tra cui quella egizia, epigrafica, Magna Grecia. e Cuma., mentre nel 2026 riaprì la sezione numismatica.

Descrizione Seminterrato Al piano seminterrato sono ubicate le sezioni egizia e quella epigrafica.

Sezione egizia

La sezione egizia si costituì nel museo a partire dal 1817 per essere inaugurata da Michele Arditi nel 1821.: al momento della sua apertura era formata principalmente da 700 reperti della collezione Borgia. Tale collezione venne acquistata da Ferdinando tra il 1814 e il 1815, alla fine del decennio francese, e raccoglieva appunto reperti egizi appartenenti al cardinale Stefano Borgia, il quale, grazie all'aiuto di antiquari danesi, era riuscito a entrare in contatto con i mercati d'Oriente: tuttavia Georg Zoëga troverà alcuni falsi.. Accanto a questa collezione si affiancarono i ritrovamenti a carattere egizio avvenuti tra il 1764 e il 1768 nel tempio di Iside a Pompei e in altre parti della piana campana e l'unica statua della collezione Farnese, il Naoforo, giunto a Napoli nel 1803.. Negli anni successivi quindi la sezione andò ampliandosi grazie all'acquisto e alle donazioni di privati; tra il 1827 e il 1828 il museo iniziò ad acquistare la collezione di Giuseppe Picchianti, un viaggiatore, esploratore e mercante d'arte veneziano che assieme alla moglie, la contessa Angelica Drosso, tra il 1819 e il 1825 aveva risalito la valle del Nilo recuperando mummie, sarcofagi, canopi, ma anche oggetti facenti parte del corredo funebre come specchi, vasi per cosmetici e sandali. Insoddisfatto del ricavato dalla vendita dei reperti, Picchianti donò il resto della collezione venendo assunto dal museo in qualità di custode aggiunto, fino ad essere allontanato definitivamente nel 1833.. Nel 1842 fu donata la collezione di Carl Wilhelm Schnars.... L'interesse per la sezione egizia si andò affievolendo con l'unità d'Italia: venne spostata nei sotterranei del palazzo, sua collocazione definitiva, dove gli ambienti bassi e voltati richiamavano l'architettura delle antiche tombe egizie.. Venne riallestita nel corso degli anni 1980. per poi essere riaperta al pubblico nel 1989.; fu nuovamente chiusa nel 2007 a seguito di problemi strutturali e nuovamente aperta nel 2016..

Considerata la più antica e tra le più prestigiose d'Europa., la sezione egizia spazia tra la statuaria, ordinata per regni e dinastie, le tombe e i corredi funebri, mummie., di cui si conserva un unico sarcofago integro, quello di Ankhhapy.., e reperti legati alla religione, come la mummia di un coccodrillo.., e alla magia, con l'esempio di una statua magica...

Sezione epigrafica La sezione epigrafica, considerata una delle più importanti al mondo nell'ambito greco e romano, espone circa 200 delle oltre iscrizioni raccolte nel museo: circa sono in lingua latina, 200 in greco e 100 in lingue italiche; copre un periodo compreso tra il VI secolo a.C. fino al II secolo. La raccolta si fonda sull'unione di diverse collezione come quella Farnese, realizzata anche con l'aiuto di Fulvio Orsini, con circa 200 pezzi provenienti da Roma e dal Lazio, ospitati nei palazzi della famiglia, quella Borgia, acquistata nel 1817 e comprendente 270 pezzi provenienti da Umbria e Lazio, quella di Francesco Daniele acquistata nel 1812, quella di Andrea de Jorio acquistata nel 1827, quella di Carlo Maria Rossini, acquistata nel 1856 con epigrafi provenienti dall'area flegrea e custodita in origine presso il seminario di San Francesco a Pozzuoli, e quella di Emilio Stevens, acquistata dal 1882 al 1888 con opere provenienti da Cuma; a queste collezioni si aggiungono i ritrovamenti borbonici del XVIII e XIX secolo. Originariamente la sezione era posta nella sala del Toro Farnese: successivamente fu spostata prima nell'atrio e nei giardini e poi, nel 1929, nel porticato e negli ambienti attigui del corpo nuovo. Dopo un lungo periodo di chiusura, fu aperta nel 1995 nei locali del seminterrato ma poi nuovamente chiusa e riaperta, negli stessi ambienti, nel 2017, organizzata per lingua a seconda dei vari centri di provenienza.