La bioetica cattolica è la disciplina che, dal punto di vista della Chiesa cattolica, si occupa delle questioni morali sulla vita e il comportamento umano suscitate dalle scienze mediche e biologiche, e dalle loro applicazioni tecnologiche.

In questo campo convergono saperi differenti: tra le discipline biomediche, in particolare la genetica, l'embriologia, la ginecologia e la tanatologia; tra le scienze umane e sociali, la filosofia pratica, il diritto, la biopolitica e la sociobiologia; nell'interpretazione cattolica della bioetica, riveste un ruolo di fondamentale coordinamento la teologia morale (che ha, tra le sue fonti, anche la legge morale naturale).

Per sottolineare determinati aspetti della disciplina, la Conferenza Episcopale Italiana organizza ogni anno la Giornata mondiale per la vita. L'importanza della bioetica nel contesto dell'etica cattolica è esposta nell'enciclica Caritas in veritate di papa Benedetto XVI.

Posizioni della Chiesa cattolica Si riportano di seguito, per ogni problematica o area di interesse, la posizione della Chiesa cattolica o della comunità scientifica che ad essa fa riferimento.

Manipolazione del materiale genetico

Embriologia

In sintesi — Lo zigote, la prima cellula che si ottiene dall'incontro tra spermatozoo e ovulo, è un essere umano con piena dignità. Non è ammesso l'uso della pillola del giorno dopo.

La scoperta nel 1800 dell'ovulazione femminile e poi del DNA ha portato la Chiesa a modificare la sua posizione che era precedentemente basata sulla teoria di Tommaso di Aquino (coerente con una lunga tradizione iniziata con Aristotele) che riteneva il seme maschile unico principio attivo della vita umana, e la donna deputata ad accogliere e crescere questa forma di vita.

Secondo la Chiesa cattolica, dato che l'ontogenesi umana ha inizio nell'istante della fecondazione (congiunzione di uno spermatozoo maschile con un ovocita femminile a formare uno zigote, la prima cellula di un nuovo essere umano, dotata di un suo proprio patrimonio genetico e pronta a svilupparsi), e che, «una volta che il processo è cominciato, non c'è una particolare fase del suo sviluppo che sia più importante di un'altra, tutte [essendo] parte di un processo continuo»,La frase citata, spesso ripresa dai gruppi detti pro-life nel dibattito sull'aborto, e in accordo con l'insegnamento della Chiesa, è contenuta nel cosiddetto «Rapporto Warnock» (Warnock Report), del 1984. Esso, più precisamente intitolato «Report of the Committee of Inquiry into Human Fertilisation and Embryology», è la relazione finale stilata dall'omonimo comitato, costituito nel Regno Unito sotto la direzione della moralista inglese Mary Warnock. Il passo in questione è estratto dal par. 11.19 (a pag. 65 di questa edizione elettronica ). sin da quel momento (concepimento) la vita dell'embrione è vita umana, personale e individuale, e come tale gode della stessa dignità e degli stessi diritti riservati agli esseri umani che sono nati.Catechismo della Chiesa cattolica, §2274. (L'embrione diventa feto tra la nona e la dodicesima settimana)

Se l'argomento appena accennato è ritenuto dalla Chiesa valido a prescindere dall'adesione di fede – in quanto fondato su un'interpretazione del dato biologico, corroborata dalla legge morale naturale che la Chiesa afferma essere insita in ogni uomo –, esiste anche un altro argomento, propriamente teologico, e cogente per i cristiani. «La Chiesa insegna che ogni anima spirituale è creata direttamente da Dio – non è “prodotta” dai genitori – ed è immortale», recita il §366 del Catechismo; questa creazione (immediata) avviene proprio nel momento della fecondazione, e va a fare del prodotto materiale dell'evoluzione biologica una persona umana, «a immagine di Dio, […] un essere insieme corporeo e spirituale»Catechismo della Chiesa cattolica, §362. – il cui maltrattamento o soppressione hanno quindi almeno la stessa gravità che avrebbero su un uomo pienamente sviluppato (con l'aggravante della sua debolezza).

Su questi presupposti si fonda la tutela piena che la Chiesa riserva a zigoti, embrioni e feti. In particolare, il loro diritto alla vita è reputato assoluto, alla stregua di quello di un essere umano sviluppato, e la sua difesa è fino alla nascita assegnata totalmente alla madre; esso prevale necessariamente in tutti i casi di conflitto sul diritto all'autodeterminazione di quest'ultima, e sulla sua eventuale volontà di non impegnarsi in una gravidanza. Questa posizione porta conseguentemente al rifiuto dell'aborto procurato, ma anche di ogni mezzo di contraccezione post-coitale (quale per esempio la cosiddetta pillola del giorno dopo), che potrebbe determinare la morte di uno zigote già formato. Su questo punto discordano alcuni medici di area cattolica.Prescrivo la pillola del giorno dopo anche se sono contrario all'aborto , ne L'espresso, 16 aprile 2008.Contact Support .

Aborto

In sintesi — L'aborto procurato è sempre gravemente contrario alla legge morale, ed è considerato un omicidio.

I cattolici, sulla base di riferimenti scritturali e apostolici, hanno sempre considerato la vita un dono del Signore, e dunque un bene in sé di cui all'uomo non è dato disporre: ne consegue che l'aborto, in quanto «uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita»[Enciclica "Evangelium vitae", n°58]. è un omicidio ed è considerato un peccato mortale particolarmente grave, in quanto con questa scelta l'uomo si oppone alla virtù della giustizia e viola direttamente il precetto divino «non uccidere». Allo stesso modo i cosiddetti metodi di contraccezione d'emergenza, che impediscono l'annidamento del concepito nell'utero materno, vengono considerati abortivi poiché pongono fine alla vita del nascituro nella primissima fase del suo sviluppo. Papa Giovanni Paolo II ha spiegato la posizione cattolica nell'enciclica Evangelium Vitae, specialmente nei numeri 58-63 e 68-74.

Nella Costituzione pastorale Gaudium et Spes, uno dei principali documenti del Concilio Vaticano II, al riguardo dell'aborto si afferma:

Nella nota del 1993 Circa l'"isolamento uterino" ed altre questioni,Circa L'"Isolamento Uterino" Ed Altre Questioni. emessa dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, guidata dall'allora cardinale Joseph Ratzinger, si afferma che è lecito eseguire l'asportazione dell'utero nel solo caso in cui il suo danneggiamento (in seguito al parto, per esempio) rappresenti un grave pericolo attuale per la vita o la salute della donna. Questa pratica (o l'equivalente legatura delle tube) non è ammessa in mancanza di un pericolo in atto, come misura preventiva per la salute della donna in caso di gravidanza futura, perché, mancando una ragione terapeutica attuale, tale pratica si configurerebbe come «sterilizzazione diretta», sempre vietata dalla morale cattolica.Humanae Vitae, 14.

Controllo delle nascite

In sintesi — La Chiesa è contraria all'uso di qualsiasi mezzo contraccettivo, mentre consente di pianificare le nascite ricorrendo ai metodi definiti naturali basati sull'astinenza durante i periodi fertili.

Pio XI e l'enciclica Casti Connubii Il primo pontefice ad affrontare la questione del controllo delle nascite all'interno del matrimonio cristiano fu papa Pio XI con l'enciclica Casti Connubii del 31 dicembre 1930. Nell'enciclica si condannano quanti sostengono che la procreazione dev'essere evitata non con l'«onesta continenza, permessa anche nel matrimonio, quando l'uno e l'altro coniuge vi consentano, ma viziando l'atto naturale».Casti Connubii, II. Inoltre afferma che «l'atto del coniugio è, di sua propria natura, diretto alla generazione della prole, coloro che nell'usarne lo rendono studiosamente incapace di questo effetto, operano contro natura, e compiono un'azione turpe e intrinsecamente disonesta».

Paolo VI e l'enciclica Humanae Vitae Successivamente gli stessi temi furono trattati in modo più ampio e dettagliato nell'enclicica Humanae Vitae di papa Paolo VI del 25 luglio 1968. L'enciclica considera inscindibili «i due significati dell'atto coniugale: il significato unitivo e il significato procreativo».Humanae Vitae, 12. Parlando del rifiuto di trasmettere la vita l'enciclica ammonisce che l'uso del «dono divino» del coniugio «distruggendo, anche soltanto parzialmente, il suo significato e la sua finalità è contraddire alla natura dell'uomo come a quella della donna e del loro più intimo rapporto, e perciò è contraddire anche al piano di Dio e alla sua santa volontà».Humanae Vitae, 13. Dopo questa premessa di ordine morale, l'enciclica passa in rassegna i metodi «illeciti» di regolazione della natalità: la sterilizzazione diretta o indiretta dell'uomo o della donna; ogni azione prima, dopo o durante l'atto coniugale che abbia lo scopo di impedire la procreazione.

Stabilisce anche che questi metodi sono sempre illeciti, anche all'interno di un matrimonio fecondo.

È sempre in quest'enciclica che si ammette il ricorso ai periodi infecondi, giudicato un metodo rispettoso «dell'ordine da Dio stabilito».Humanae Vitae, 16. È anche lecito il ricorso esclusivo ai periodi infecondi «Se dunque per distanziare le nascite esistono seri motivi, derivanti dalle condizioni fisiche o psicologiche dei coniugi, o da circostanze esteriori, la Chiesa insegna essere allora lecito tener conto dei ritmi naturali immanenti alle funzioni generative per l'uso del matrimonio nei soli periodi infecondi».

Secondo l'enciclica i metodi «naturali» e i metodi «artificiali» sono intrinsecamente diversi, perché «nel primo caso i coniugi usufruiscono legittimamente di una disposizione naturale; nell'altro caso essi impediscono lo svolgimento dei processi naturali». Un elemento di novità nel magistero è la liceità dei rapporti matrimoniali non a fini procreativi, ma «a manifestazione di affetto e a salvaguardia della mutua fedeltà».

Per contro il ricorso ai metodi «artificiali» viene considerato un pericolo che condurrebbe all'«abbassamento generale della moralità», al mancato rispetto della donna, alla possibile imposizione di pratiche anticoncezionali da parte dello Stato.Humanae Vitae, 17. La Chiesa «amica sincera e disinteressata degli uomini»Humanae Vitae, 18. e «madre e maestra di tutte le genti»Humanae Vitae, 19. esorta l'uomo «a non abdicare alla propria responsabilità per rimettersi ai mezzi tecnici».

Giovanni Paolo II e l'enciclica Evangelium Vitae Nell'enciclica Evangelium Vitae datata 25 marzo 1995 papa Giovanni Paolo II affronta il rapporto tra la contraccezione e l'aborto, giudicati «frutti di una medesima pianta»,Evangelium Vitae, 13. perché «la cultura abortista è particolarmente sviluppata proprio in ambienti che rifiutano l'insegnamento della Chiesa sulla contraccezione». Tuttavia, la gravità di contraccezione e aborto non è la stessa: «l'una contraddice all'integra verità dell'atto sessuale come espressione propria dell'amore coniugale, l'altro distrugge la vita di un essere umano; la prima si oppone alla virtù della castità matrimoniale, il secondo si oppone alla virtù della giustizia e viola direttamente il precetto divino «non uccidere».».

Si rinnova comunque la condanna della contraccezione e dell'aborto, associando le due pratiche in quanto «affondano le radici in una mentalità edonistica e deresponsabilizzante nei confronti della sessualità e suppongono un concetto egoistico di libertà che vede nella procreazione un ostacolo al dispiegarsi della propria personalità. La vita che potrebbe scaturire dall'incontro sessuale diventa così il nemico da evitare assolutamente e l'aborto l'unica possibile risposta risolutiva di fronte ad una contraccezione fallita.».