Per storia della Repubblica romana (264-146 a.C.) si intende il periodo repubblicano di Roma compreso tra l'inizio della prima guerra punica e la conclusione della terza guerra punica.

Qui verranno affrontati i principali aspetti sociali, le prime istituzioni, l'economia del periodo, la prima organizzazione militare, le prime forme di arte, cultura, lo sviluppo urbanistico della città, ecc.

Accadimenti politici e militari

La Repubblica romana rappresentò il sistema di governo della città di Roma nel periodo compreso tra il 509 a.C. e il 31 a.C., quando l'urbe fu governata da una oligarchia repubblicana. Nacque a seguito di contrasti interni che portarono alla fine della supremazia della componente etrusca sulla città, e al parallelo decadere delle istituzioni monarchiche.

Quella della Repubblica rappresentò una fase lunga, complessa e decisiva della storia romana: costituì un periodo di enormi trasformazioni per Roma, che da piccola città-stato, quale era alla fine del VI secolo a.C., divenne la capitale di un complesso Stato che governava l'intera Italia antica a sud della pianura padana. In questo periodo si inquadrano le conquiste romane in Italia centro-meridionale, tra la metà del III secolo a.C. e quella del II secolo a.C..

Società Forma di governo (costituzione e politica) A parte la forma di governo descritta nel periodo precedente degli anni 509-264 a.C., a partire dalla prima guerra punica ci furono importanti novità: il proconsole, magistratura creata verso la fine del IV secolo a.C., quando una guerra durava alcuni anni ed erano richiesti più di due comandanti per l'intero esercito, i consoli dell'anno precedente normalmente rimanevano in carica con gli stessi poteri dei consoli ordinari, come accadde soprattutto durante la guerra contro Annibale. Un'innovazione fu la nomina a questa magistratura, di cittadini che non avevano ancora ricoperto il consolato. Publio Cornelio Scipione, che assunse questa carica per condurre la guerra in Spagna (211 a.C.) assunse il proconsolato prima ancora di completare la carriera che lo avrebbe potuto far diventare console. nuovi pretori furono creati, quando i territori della Repubblica si estesero oltre i confini dell'Italia. Il primo esempio lo abbiamo nel 227 a.C., quando furono creati due pretori per l'amministrazione di Sicilia e Sardegna e Corsica; altri due vennero aggiunti con la formazione delle due province spagnole nel 197 a.C.. Più tardi ne furono aggiunti altri fino a raggiungere il numero complessivo di sei, due dei quali restavano nell'Urbe, mentre gli altri quattro erano inviati nelle province romane. Il Senato determinava le loro province, che venivano distribuite per sorteggio.

Cariche politiche della Repubblica

Cursus honorum Questore (30 anni) Proquestore (31 anni) Edile (36 anni) Pretore (39 anni) Propretore (40 anni) Console (42 anni) Proconsole (43 anni) Censore

Tribuno della plebe Tribuno Consolare Tribuno militare Pontefice massimo Dittatore Maestro della cavalleria Princeps Senatus Duumviri Triumviri Decemviri Vigintisexviri Tribuno erario

Classi sociali di cittadini romani Nel 241 a.C. le tribù rustiche furono aumentate fino a 31 (per un totale di 35,Famiano Nardini, Antonio Nibby, Ottavio Falconieri, Flaminio Vacca, Roma antica, p.120. comprese quelle urbane), a causa dell'aumentare della popolazione, dell'estensione della cittadinanza e della fondazione di nuove colonie, e rimasero tali fino all'età imperiale.

Dalla colonizzazione in Italia alla romanizzazione mediterranea delle province Come aveva potuto una piccola potenza regionale ancora all'inizio del IV secolo a.C. diventare caput mundiDefinizione del poeta latino Marco Anneo Lucano nella sua Pharsalia nel giro di 500 anni? La spiegazione non sta solo nell'efficienza militare delle legioni o nella determinazione politica del Senato e del popolo romano. Fu soprattutto il consenso suscitato fra le genti non romane (italiche prima e provinciali poi) a rendere stabile il dominio di Roma per secoli e secoli. I socii italici si convinsero ad aderire alla causa romana dapprima dalla spartizione del successo in guerra, poi (dopo la guerra sociale) dalla partecipazione effettiva alla vita politica dell'Urbe.Michel H. Crawford, Roma nell'età repubblicana, Il Mulino, 1984 Per quanto riguarda, invece, il consenso nelle province (che a differenza dell'Italia erano sottoposte a tributum), è interessante la definizione di Santo Mazzarino: «L'impero romano era un'unità supernazionale, di cultura romano-ellenistica, il cui ideale era la pax affidata a un esercito permanente».Santo Mazzarino, L'impero romano, Tumminelli, 1956

Roma non poteva pensare a un'occupazione permanente di tutti i territori conquistati: troppo grande era l'impero e troppo numeroso il personale necessario per un tale disegno. Fu perciò necessario, già a partire dal 241 a.C., fare ricorso all'elemento locale e in particolare alle classi elevate delle città: in cambio di una leale collaborazione (fiscale, innanzitutto), Roma rafforzò ovunque il potere delle aristocrazie urbane, affidando ai più ricchi il governo delle città e del territorio.Scrive Giorgio Ruffolo: «Una delle caratteristiche più originali e felici del sistema politico romano era rappresentato dall'autonomia dei municipia: Roma aveva lasciato il governo delle città nelle mani delle élite cittadine riconoscendo e rispettando i loro più alti esponenti, i decurioni e le loro strutture e regole amministrative, così come aveva rispettato ed in molti casi recepito i loro dèi, le loro feste, i loro costumi. La libertà delle città era la base del consenso politico» (

Il processo di romanizzazione, cioè l'assimilazione culturale e politica dei dominati entro il sistema romano, fu rapido ed esteso. Tale processo ebbe pieno successo come profondità e durata in Occidente (le province più romanizzate furono la Gallia Narbonense, la Spagna e l'AfricaColin M. Wells, L'impero romano, Il Mulino, 1984.), dove si affermarono la lingua e la cultura latina, fu invece minore in Oriente, dove la lingua greca e la cultura ellenistica rappresentarono un ostacolo insormontabile alla penetrazione della romanità.Anche perché l'opera di urbanizzazione attraverso cui Roma affermò il proprio dominio ed il proprio prestigio sulle province fu intensissima nell'Occidente europeo (nella maggioranza dei casi i centri urbani, come quelli di Londra, Parigi, Vienna e Colonia, ebbero origine dalla fondazione di colonie o di accampamenti militari, con il tempo cresciuti su sé stessi fino a trasformarsi in città), mentre l'Oriente era già notevolmente urbanizzato anche prima che arrivassero i Romani ()

Lo strumento principale di diffusione attraverso il quale Roma esercitò quell'opera di integrazione e di assimilazione delle province che assicurò per alcuni secoli stabilità e compattezza all'Impero furono le città.. Era nelle popolose città dell'impero che risiedevano i ceti privilegiati, largamente integrati al sistema di potere imperiale. Erano le città il luogo dove veniva distribuita e consumata la ricchezza prodotta dalle campagne. Erano le città, infine, il centro di diffusione dei modelli di comportamento della società imperiale. Il segreto di Roma fu, quindi, la capacità di assimilare le diverse culture su cui dominava e di integrarle in un sistema coerente, che, per quanto ricco di diversificazioni, seppe dare il senso di una comune appartenenza.Gabriella Poma, Le istituzioni politiche del mondo romano, Il Mulino, 2002

L'organizzazione dei nuovi territori annessi alla res publica romana, veniva normalmente realizzata dal generale che li aveva conquistati, per mezzo di una lex provinciae ("legge della provincia" per la "redactio in formam provinciae" o "costituzione in forma di provincia"), emanata sulla base dei poteri che gli erano stati delegati con l'elezione alla carica. La legge doveva quindi essere ratificata dal Senato, che poteva inoltre inviare delle commissioni di legati con poteri consultivi. La legge stabiliva la suddivisione in circoscrizioni amministrative (spesso denominate conventus) e il grado di autonomia delle città già esistenti. Non sempre tuttavia la legge seguiva immediatamente alla conquista, soprattutto per le province annesse in epoca più antica.

Le province erano governate da magistrati appositamente eletti (pretori) o da consoli o pretori di cui veniva prolungata la carica (prorogatio imperii o "prolungamento del comando": proconsoli e propretori), coadiuvati per l'amministrazione finanziaria da proquestori e da numerosi altri funzionari (cohors praetoria).

In questo primo periodo furono formate le seguenti province romane: Sicilia (Sicilia): annessa come provincia nel 241 a.C. e con vari mutamenti di ordinamento fino alla lex Rupilia del 131 a.C. Sardegna e Corsica (Sardinia et Corsica): costituita dalla Sardegna, annessa nel 238 a.C. e dalla Corsica, annessa l'anno seguente. Spagna Citeriore (Hispania Citerior) e Spagna Ulteriore (Hispania Ulterior): annesse nel 218 a.C. e ufficialmente costituite come province nel 197 a.C. Le province ispaniche saranno diversamente riorganizzate dopo la definitiva pacificazione di tutta la penisola iberica sotto Augusto nel 27 a.C. Macedonia (Macedonia): conquistata nel 168 a.C. (battaglia di Pidna) e inizialmente divisa in quattro "repubbliche" formalmente indipendenti (con capitali Anfipoli, Tessalonica, Pella e Pelagonia) e costituita quindi come provincia nel 146 a.C. Dopo la conquista di Corinto nel 146 a.C., anche parte della Grecia venne probabilmente annessa alla nuova provincia di Macedonia, mentre la provincia separata (con il nome di Acaia, o Achaea) venne creata solo sotto Augusto (27 a.C.). Africa (Africa): creata nel 146 a.C. dopo la distruzione di Cartagine e in seguito ampliata con parti del regno di Numidia.

Socii e regni/popoli clienti di Roma

Per regno o popolo "cliente" si intendeva un regno o un antico popolo, che si trovasse nella condizione di "apparire" ancora indipendente, ma nella "sfera di influenza" e quindi di dipendenza del vicino Impero egemonico. Si trattava di una forma di moderno protettorato, dove il regno o il territorio in questione, era controllato (protetto) da uno più forte (protettore).

I Romani intuirono che il compito di governare e di civilizzare un gran numero di genti contemporaneamente era pressoché impossibile, e che sarebbe risultato più semplice un piano di annessione graduale, lasciando l'organizzazione provvisoria affidata a principi nati e cresciuti nel paese d'origine. Nacque quindi la figura dei re clienti, la cui funzione era quella di promuovere lo sviluppo politico ed economico dei loro regni, favorendone la civilizzazione e l'economia. Così, quando i regni raggiungevano un livello di sviluppo accettabile, essi potevano essere incorporati come nuove province o parti di esse. Le condizioni di stato vassallo-cliente erano, dunque, di natura transitoria.

Un "re cliente", riconosciuto dal Senato romano come amicus populi Romani, di solito non era altro che uno strumento del controllo nelle mani della Repubblica, prima e dell'Impero romano, poi. Ciò non riguardava solo la politica estera e difensiva, dove al re cliente era affidato il compito di assumersi l'onere di garantire lungo i propri confini la sicurezza contro infiltrazioni e pericoli "a bassa intensità",E.Luttwak, La grande Strategia dell'Impero romano, Milano 1981, p. 37. ma anche le questioni interne dinastiche, nell'ambito del sistema di sicurezza imperiale.E.Luttwak, La grande Strategia dell'Impero romano, Milano 1981, pp. 40-41.